Guerra, debito e decadenza: il nuovo volto dell’imperialismo USA

Solo l’unità dei popoli del Sud, l’integrazione sovrana e la difesa senza limiti della pace possono evitare la catastrofe

Raúl Antonio Capote

L’imperialismo USA ha attraversato diverse fasi: l’espansione continentale del XIX secolo, il salto oltremare del 1898, l’egemonia finanziaria di Bretton Woods e il momento unipolare sorto nel 1991.

Quest’ultimo periodo — segnato dalle “guerre preventive” (invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, ampliamento della NATO, Consenso di Washington, ecc.), dalla strutturazione di strategie per porre fine a governi “scomodi” per Washington — cominciò a erodersi dopo la crisi del 2008. Oggi assistiamo a un declino multidimensionale.

Le cause strutturali sono nitide: la deindustrializzazione ha ridotto la produzione dal 25% del PIL negli anni Sessanta a meno dell’11%, mentre il debito pubblico supera il 120% e l’economia si regge sul privilegio del dollaro; una finanziarizzazione che Lenin avrebbe definito capitalismo parassitario.

La Cina, nel frattempo, è passata da fabbrica globale a guida nel 5G, nell’intelligenza artificiale e nei veicoli elettrici, spostando il centro di gravità verso l’Indo-Pacifico.

La crisi di legittimità interna — fallimento afgano, polarizzazione, disuguaglianza obbrobriosa — e la ribellione del Sud Globale (BRICS, Shangai, rifiuto delle sanzioni contro la Russia) riflettono un’insofferenza verso l’egemonia occidentale.

Di fronte a ciò, l’imperialismo raddoppia il suo impegno bellicista. Lenin aveva già segnalato che il capitalismo nella sua fase superiore è “legato alla guerra di conquista e di rapina”.

La guerra in Ucraina, incoraggiata e sostenuta dalla NATO, cerca di indebolire la Russia e giustificare una spesa militare record: il budget per la difesa per il 2026 sfiora i 900 miliardi di $, cifra che, secondo il SIPRI, “minaccia la sicurezza e la stabilità mondiali”.

Nel Pacifico, AUKUS, la militarizzazione del Mar Cinese Meridionale e la vendita di armi a Taiwan ripetono la logica di strangolare la potenza emergente, mentre il rischio nucleare si aggrava con la modernizzazione degli arsenali e la rottura dei trattati.

L’ordine mondiale si riconfigura: l’alleanza russo-cinese e i BRICS+ – con l’incorporazione nel 2024 di Iran, Etiopia, Egitto ed Emirati – sfidano il dominio finanziario USA; così la dedollarizzazione avanza con accordi in valute nazionali, nuovi sistemi di pagamento e accumulo di oro, erodendo il pilastro del capitalismo parassitario nel mondo.

Non sono mancati gli avvertimenti. Il politologo John Mearsheimer segnala che il sistema internazionale è arrivato a “un punto di svolta critico, che segna la fine definitiva del ‘momento unipolare'”.

Se cerchiamo nel pensiero di Lenin e Fidel troveremo le chiavi: l’imperialismo è il capitalismo monopolista nella sua fase parassitaria e decadente, e il suo ricorso alla guerra non denota forza, ma debolezza strutturale.

Solo l’unità dei popoli del Sud, l’integrazione sovrana e la difesa senza limiti della pace possono evitare la catastrofe; si tratta, come insistette Fidel, di conquistare una seconda e definitiva indipendenza.

La storia, come ricordò il Comandante in Capo, non è un destino inevitabile, ma un’urgente e aperta disputa dove l’azione cosciente può ancora cambiare il corso.


Guerra, deuda y decadencia: el nuevo rostro del imperialismo estadounidense 

Solo la unidad de los pueblos del Sur, la integración soberana y la defensa irrestricta de la paz pueden evitar la catástrofe 

Raúl Antonio Capote 

El imperialismo estadounidense ha atravesado diferentes etapas, la expansión continental del siglo XIX, el salto ultramarino de 1898, la hegemonía financiera de Bretton Woods y el momento unipolar surgido en 1991. 

Este último periodo marcado por las «guerras preventivas –invasiones de Afganistán e Irak, ampliación de la OTAN, Consenso de Washington–, etc., la estructuración de nuestras estrategias para poner fin a gobiernos «incómodos» para Washington, empezó a erosionarse tras la crisis de 2008. Hoy asistimos a un declive multidimensional. 

Las causas estructurales son nítidas, la desindustrialización redujo la producción del 25 % del PIB en los sesenta a menos del 11 %, mientras la deuda pública supera el 120 % y la economía se sostiene sobre el privilegio del dólar; una financiarización que Lenin habría definido como capitalismo parasitario. 

China, entretanto, pasó de fábrica global a liderar 5g, inteligencia artificial y vehículos eléctricos, desplazando el centro de gravedad hacia el Indo-Pacífico. 

La crisis de legitimidad interna –fracaso afgano, polarización, desigualdad obscena– y la rebelión del Sur Global (Brics, Shanghái, negativa a las sanciones contra Rusia) reflejan un hartazgo de la hegemonía occidental. 

Ante ello, el imperialismo redobla su apuesta belicista, Lenin ya señaló que el capitalismo en su fase superior está «vinculado con la guerra de conquista y de rapiña». 

La guerra en Ucrania, alentada y sostenida por la OTAN, busca debilitar a Rusia y justificar un gasto militar récord: el presupuesto de defensa para 2026 roza los 900 000 millones de dólares, cifra que, según el Sipri, «amenaza la seguridad y la estabilidad mundiales». 

En el Pacífico, Aukus, la militarización del Mar de China Meridional y la venta de armas a Taiwán repiten la lógica de estrangular a la potencia emergente, mientras el riesgo nuclear se agrava con la modernización de arsenales y la ruptura de tratados. 

El orden mundial se reconfigura, la alianza ruso-china y el Brics+ –con la incorporación en 2024 de Irán, Etiopía, Egipto y los Emiratos– desafían el dominio financiero estadounidense, así la desdolarización avanza con acuerdos en monedas nacionales, nuevos sistemas de pago y acumulación de oro, erosionando el pilar del parasitismo capitalista en el mundo. 

No han escaseado las advertencias, el politólogo John Mearsheimer señala que el sistema internacional ha llegado a «un punto de inflexión crítico, marcando el fin definitivo del “momento unipolar”». 

Si buscamos en el pensamiento de Lenin y Fidel encontratremos las claves: el imperialismo es el capitalismo monopolista en fase parasitaria y decadente, y su recurso a la guerra no denota fortaleza sino debilidad estructural. 

Solo la unidad de los pueblos del Sur, la integración soberana y la defensa irrestricta de la paz pueden evitar la catástrofe, se trata, como insistió Fidel, de conquistar una segunda y definitiva independencia. 

La historia, como recordó el Comandante en Jefe, no es un destino inevitable, sino una urgente y abierta disputa donde la acción consciente puede aún cambiar el rumbo.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.