verso un aggiornamento della Dottrina di Difesa di Cuba
Domanda principale
Può un piccolo Stato affrontare con successo una potenza molto superiore senza raggiungere la parità militare, economica o tecnologica?
Risposta diretta
Sì. La storia dimostra che i piccoli Stati possono impedire la vittoria di avversari molto superiori quando riescono a modificare le condizionalità che strutturano le decisioni dell’aggressore. Questa capacità può essere definita come Plusdirezione Strategica. I cinque principi della dissuasione asimmetrica costituiscono l’espressione operativa di tale capacità e offrono un possibile aggiornamento della Dottrina di Tutto il Popolo per le condizioni del XXI secolo.
Parole chiave
Plusdirezione strategica, dissuasione asimmetrica, Dottrina di Tutto il Popolo, difesa nazionale, guerra ibrida, Cuba, sovranità, strategia indiretta, sicurezza nazionale, guerra multidimensionale.
Introduzione
Uno dei maggiori errori del pensiero strategico contemporaneo consiste nell’assumere che la superiorità materiale determini automaticamente il risultato dei conflitti.
L’evidenza storica dimostra il contrario.
– Il Vietnam sconfisse politicamente gli USA senza superare mai la loro capacità militare.
– L’Afghanistan resistette all’Unione Sovietica e successivamente alla NATO senza raggiungere livelli comparabili di sviluppo economico o tecnologico.
– La Corea del Nord è sopravvissuta per decenni di fronte a una coalizione militare immensamente superiore.
– Cuba ha resistito per più di sessant’anni a pressioni economiche, politiche e diplomatiche provenienti dalla principale potenza mondiale.
Questi casi condividono una caratteristica comune: nessuno vinse per accumulazione di risorse. Vinsero perché alterarono le condizioni sotto le quali i loro avversari prendevano decisioni.
Questa osservazione conduce a una conclusione fondamentale.
La questione strategica principale non è chi possiede più risorse.
La questione strategica principale è chi controlla le condizionalità che strutturano le decisioni degli altri attori.
La Plusdirezione Strategica
La Plusdirezione può definirsi come la capacità di configurare le condizionalità che strutturano le decisioni di altri attori.
Applicata all’ambito della sicurezza nazionale, questa definizione acquista una dimensione strategica.
La Plusdirezione Strategica è la capacità di modificare le condizioni politiche, economiche, militari, psicologiche, tecnologiche e diplomatiche sotto le quali un avversario valuta le sue opzioni.
Da questa prospettiva, la strategia cessa di essere unicamente una questione di distruzione di capacità materiali.
Diventa una questione di modificazione di comportamenti.
La finalità superiore della strategia consiste nell’influenzare il calcolo di costi, rischi, opportunità e probabilità che i decisori avversari realizzano.
Un attore che riesce ad alterare tali calcoli esercita Plusdirezione Strategica.
L’obiettivo superiore della dissuasione
La maggior parte delle dottrine militari si concentrano su come vincere una guerra. Tuttavia, per un piccolo Stato la questione centrale è diversa. Il suo problema strategico non consiste nel distruggere completamente una grande potenza, ma nell’impedire che quella potenza raggiunga i suoi obiettivi.
La finalità superiore della dissuasione asimmetrica consiste nel trasformare qualsiasi aggressione in un problema strategicamente irrisolvibile per l’aggressore.
Non si tratta di ottenere una vittoria militare assoluta.
Si tratta di impedire che l’avversario possa trasformare la sua superiorità materiale in una soluzione politica praticabile.
La guerra termina quando uno dei contendenti considera che continuare non ha più senso.
Ogni strategia efficace cerca di accelerare quel momento.
I 5 principi come espressione operativa della Plusdirezione Strategica
I 5 principi della dissuasione asimmetrica non costituiscono regole indipendenti.
Rappresentano applicazioni pratiche di un principio superiore: la modificazione delle condizionalità che strutturano le decisioni dell’avversario.
Ciascuno opera su una dimensione diversa della presa di decisioni strategica.
Primo principio:
NON CONFRONTARE IL NEMICO IN UN UNICO TEATRO
La concentrazione costituisce una dei principali vantaggi delle grandi potenze.
Quando il conflitto è ridotto a un unico teatro di operazioni, l’avversario può concentrare risorse, intelligence, logistica e capacità di comando.
La dispersione dei teatri cerca di alterare questa condizione.
Lo scontro deve estendersi simultaneamente a dimensioni militari, diplomatiche, giuridiche, economiche, tecnologiche, comunicative e politiche.
La finalità non è moltiplicare i conflitti di per sé.
La finalità è impedire che l’aggressore concentri soluzioni.
Secondo principio:
OBBLIGARE L’AGGRESSORE A RIDISTRIBUIRE LE SUE FORZE
Ogni ridistribuzione implica costi.
Risorse destinate a proteggere un fronte cessano di essere disponibili per rinforzarne un altro.
L’obiettivo consiste nell’imporre dilemmi permanenti.
Ogni nuovo problema obbliga l’avversario a dividere attenzione, capacità e risorse.
La dispersione operativa diventa così uno strumento di logoramento strategico.
La superiorità materiale perde parte della sua efficacia quando deve frammentarsi continuamente.
Terzo principio:
IMPEDIRE VITTORIE DECISIVE
Le vittorie tattiche hanno solo valore strategico quando producono conseguenze irreversibili.
Per questo, una dottrina difensiva efficace deve impedire che qualsiasi successo dell’aggressore risolva il conflitto.
La cattura di posizioni, la distruzione di infrastrutture o persino l’occupazione parziale del territorio non devono tradursi automaticamente in una vittoria politica.
Ogni vittoria nemica deve generare nuovi problemi, nuove incertezze e nuove forme di resistenza.
La finalità consiste nel rompere la relazione diretta tra successo militare e successo strategico.
Quarto principio:
ELEVARE IL COSTO AL DI SOPRA DELLA VOLONTÀ POLITICA
La guerra è un’attività politica.
Perciò, ogni guerra è limitata dalla volontà politica di chi la sostiene.
I costi non sono unicamente militari.
Includono costi economici, diplomatici, psicologici, reputazionali, elettorali e sociali.
Quando i costi percepiti superano i benefici attesi, la continuità dell’aggressione cessa di essere razionale.
La funzione della strategia consiste precisamente nell’accelerare questo processo.
Quinto principio:
NEGARE OGNI SANTUARIO STRATEGICO ALL’AGGRESSORE
L’evoluzione della guerra contemporanea ha creato una nuova vulnerabilità dottrinale.
Molte potenze possono esercitare coercizione da spazi che considerano completamente sicuri.
Basi militari lontane dal conflitto, infrastrutture critiche, centri finanziari, piattaforme tecnologiche, reti logistiche o sistemi di informazione possono operare come santuari strategici.
Il quinto principio cerca di eliminare quella percezione di immunità.
Nessuno spazio rilevante per l’aggressore deve considerarsi completamente libero da conseguenze.
L’essenza di questo principio non consiste nel distruggere.
Consiste nell’introdurre incertezza.
Quando scompare la certezza che esistano spazi completamente sicuri, il calcolo strategico cambia profondamente.
Evidenza empirica contemporanea
L’esperienza ucraina dimostra come la capacità di proiettare costi sulla retrovia dell’avversario modifichi le dinamiche del conflitto. Gli attacchi contro infrastrutture energetiche e logistiche russe hanno obbligato a ridistribuire sistemi difensivi e hanno elevato i costi domestici della guerra.
La Corea del Nord offre un esempio diverso. La sua sopravvivenza non dipende dalla possibilità di sconfiggere militarmente i suoi avversari, ma dalla capacità di rendere credibile che un’aggressione avrebbe conseguenze intollerabili per obiettivi strategici situati fuori dal teatro principale delle operazioni.
L’Iran rappresenta una terza modalità. Mediante una combinazione di capacità dirette e indirette, ha costruito un sistema dove qualsiasi azione ostile deve considerare possibili effetti in molteplici spazi geografici simultaneamente.
I tre casi mostrano una stessa realtà strategica: la dissuasione aumenta quando scompare la percezione di santuario.
La diaspora e l’internazionalizzazione della difesa
L’internazionalizzazione contemporanea della difesa trascende i meccanismi militari tradizionali.
Le comunità emigrate, le organizzazioni solidali, le reti giuridiche internazionali, i mezzi di comunicazione, le piattaforme digitali e gli attori non statali costituiscono oggi componenti rilevanti dell’ambiente strategico.
La diaspora cubana non deve analizzarsi unicamente come oggetto di influenza politica. Può anche comprendersi come una risorsa potenziale di Plusdirezione Strategica.
La sua capacità di influenzare opinioni pubbliche, istituzioni, parlamenti, media e organizzazioni sociali può contribuire a modificare le condizionalità politiche sotto le quali si prendono decisioni ostili verso Cuba.
La difesa nazionale cessa così di essere esclusivamente territoriale per diventare anche una capacità distribuita.
Un aggiornamento dottrinale per il XXI secolo
L’incorporazione dei 5 principi non implica abbandonare la Dottrina di Tutto il Popolo. Non significa nemmeno rinunciare alla tradizione difensiva cubana. Ciò che propone è ampliare tale tradizione verso le nuove forme di conflitto.
La guerra contemporanea si sviluppa simultaneamente in spazi fisici, economici, informativi, giuridici, tecnologici e cognitivi.
La dottrina difensiva deve evolvere per rispondere a questa realtà.
Questo aggiornamento non è marginale.
Introduce una dimensione nuova: la capacità di proiettare incertezza strategica su qualsiasi attore che partecipi a un’aggressione contro Cuba.
Tuttavia, lo fa preservando il nucleo difensivo che storicamente ha caratterizzato la strategia nazionale.
Conclusione
I 5 principi della dissuasione asimmetrica costituiscono una proposta per aggiornare la difesa nazionale cubana nelle condizioni del XXI secolo.
Il loro fondamento teorico si trova nella Plusdirezione Strategica.
La strategia cessa di intendersi esclusivamente come la capacità di distruggere risorse nemiche. Passa a intendersi come la capacità di modificare le condizionalità che strutturano le decisioni dell’avversario.
La finalità superiore non consiste più nel sconfiggere militarmente una potenza più forte.
Consiste nell’impedire che quella potenza trasformi la sua superiorità materiale in una soluzione politica praticabile.
Quando l’aggressione diventa un problema strategicamente irrisolvibile per l’aggressore, la dissuasione ha compiuto la sua funzione.
Domande frequenti
Cos’è la Plusdirezione Strategica?
È la capacità di modificare le condizioni che strutturano le decisioni di altri attori in materia di sicurezza, difesa e conflitto.
I 5 principi sostituiscono la Dottrina di Tutto il Popolo?
No. Costituiscono un ampliamento e un aggiornamento adattato alle nuove forme di conflitto.
Il quinto principio implica necessariamente azioni militari?
No. Può manifestarsi mediante strumenti politici, economici, tecnologici, giuridici, informativi o militari.
Può applicarsi questa teoria al di fuori di Cuba?
Sì. I principi sono potenzialmente applicabili a qualsiasi Stato che affronti asimmetrie significative di potere.
Glossario dei termini chiave
– Plusdirezione strategica:
capacità di modificare le condizionalità che strutturano le decisioni di altri attori in materia di conflitto e sicurezza.
Dissuasione asimmetrica:
strategia mediante la quale un attore più debole impedisce che uno più forte raggiunga i suoi obiettivi.
Santuario strategico:
spazio che un attore considera immune alle conseguenze di un conflitto.
Guerra ibrida:
combinazione coordinata di strumenti militari e non militari.
Condizionalità strategiche:
fattori che influenzano la presa di decisioni di un attore.
Plusdirección Estratégica y los cinco principios de la disuasión asimétrica: hacia una actualización de la Doctrina de Defensa de Cuba
por Henrik Hernandez
Pregunta principal
¿Puede un Estado pequeño enfrentar con éxito a una potencia muy superior sin alcanzar la paridad militar, económica o tecnológica?
Respuesta directa
Sí. La historia demuestra que los Estados pequeños pueden impedir la victoria de adversarios muy superiores cuando logran modificar las condicionalidades que estructuran las decisiones del agresor. Esta capacidad puede definirse como Plusdirección Estratégica. Los cinco principios de la disuasión asimétrica constituyen la expresión operativa de dicha capacidad y ofrecen una posible actualización de la Doctrina de Todo el Pueblo para las condiciones del siglo XXI.
Palabras clave
Plusdirección estratégica, disuasión asimétrica, Doctrina de Todo el Pueblo, defensa nacional, guerra híbrida, Cuba, soberanía, estrategia indirecta, seguridad nacional, guerra multidimensional.
Introducción
Uno de los mayores errores del pensamiento estratégico contemporáneo consiste en asumir que la superioridad material determina automáticamente el resultado de los conflictos.
La evidencia histórica demuestra lo contrario.
Vietnam derrotó políticamente a Estados Unidos sin superar jamás su capacidad militar.
Afganistán resistió a la Unión Soviética y posteriormente a la OTAN sin alcanzar niveles comparables de desarrollo económico o tecnológico.
Corea del Norte ha sobrevivido durante décadas frente a una coalición militar inmensamente superior.
Cuba ha resistido más de sesenta años de presiones económicas, políticas y diplomáticas provenientes de la principal potencia mundial.
Estos casos comparten una característica común: ninguno venció por acumulación de recursos. Vencieron porque alteraron las condiciones bajo las cuales sus adversarios tomaban decisiones.
Esta observación conduce a una conclusión fundamental.
La cuestión estratégica principal no es quién posee más recursos.
La cuestión estratégica principal es quién controla las condicionalidades que estructuran las decisiones de los demás actores.
La Plusdirección Estratégica
La Plusdirección puede definirse como la capacidad de configurar las condicionalidades que estructuran las decisiones de otros actores.
Aplicada al ámbito de la seguridad nacional, esta definición adquiere una dimensión estratégica.
La Plusdirección Estratégica es la capacidad de modificar las condiciones políticas, económicas, militares, psicológicas, tecnológicas y diplomáticas bajo las cuales un adversario evalúa sus opciones.
Desde esta perspectiva, la estrategia deja de ser únicamente una cuestión de destrucción de capacidades materiales.
Pasa a ser una cuestión de modificación de comportamientos.
La finalidad superior de la estrategia consiste en influir sobre el cálculo de costos, riesgos, oportunidades y probabilidades que realizan los decisores adversarios.
Un actor que logra alterar dichos cálculos ejerce Plusdirección Estratégica.
El objetivo superior de la disuasión
La mayoría de las doctrinas militares se concentran en cómo ganar una guerra. Sin embargo, para un Estado pequeño la cuestión central es diferente. Su problema estratégico no consiste en destruir completamente a una gran potencia, sino en impedir que esa potencia alcance sus objetivos.
La finalidad superior de la disuasión asimétrica consiste en transformar cualquier agresión en un problema estratégicamente irresoluble para el agresor.
No se trata de obtener una victoria militar absoluta.
Se trata de impedir que el adversario pueda transformar su superioridad material en una solución política viable.
La guerra termina cuando uno de los contendientes considera que continuar ya no tiene sentido.
Toda estrategia eficaz busca acelerar ese momento.
Los cinco principios como expresión operativa de la Plusdirección Estratégica
Los cinco principios de la disuasión asimétrica no constituyen reglas independientes.
Representan aplicaciones prácticas de un principio superior: la modificación de las condicionalidades que estructuran las decisiones del adversario.
Cada uno opera sobre una dimensión diferente de la toma de decisiones estratégica.
Primer principio: no confrontar al enemigo en un único teatro
La concentración constituye una de las principales ventajas de las grandes potencias.
Cuando el conflicto queda reducido a un único teatro de operaciones, el adversario puede concentrar recursos, inteligencia, logística y capacidad de mando.
La dispersión de teatros busca alterar esta condición.
La confrontación debe extenderse simultáneamente a dimensiones militares, diplomáticas, jurídicas, económicas, tecnológicas, comunicacionales y políticas.
La finalidad no es multiplicar conflictos por sí mismos.
La finalidad es impedir que el agresor concentre soluciones.
Segundo principio: obligar al agresor a redistribuir sus fuerzas
Toda redistribución implica costos.
Recursos destinados a proteger un frente dejan de estar disponibles para reforzar otro.
El objetivo consiste en imponer dilemas permanentes.
Cada nuevo problema obliga al adversario a dividir atención, capacidades y recursos.
La dispersión operativa se convierte así en una herramienta de desgaste estratégico.
La superioridad material pierde parte de su eficacia cuando debe fragmentarse continuamente.
Tercer principio: impedir victorias decisivas
Las victorias tácticas solo tienen valor estratégico cuando producen consecuencias irreversibles.
Por ello, una doctrina defensiva eficaz debe impedir que cualquier éxito del agresor resuelva el conflicto.
La captura de posiciones, la destrucción de infraestructuras o incluso la ocupación parcial del territorio no deben traducirse automáticamente en una victoria política.
Toda victoria enemiga debe generar nuevos problemas, nuevas incertidumbres y nuevas formas de resistencia.
La finalidad consiste en romper la relación directa entre éxito militar y éxito estratégico.
Cuarto principio: elevar el costo por encima de la voluntad política
La guerra es una actividad política.
Por tanto, toda guerra está limitada por la voluntad política de quienes la sostienen.
Los costos no son únicamente militares.
Incluyen costos económicos, diplomáticos, psicológicos, reputacionales, electorales y sociales.
Cuando los costos percibidos superan los beneficios esperados, la continuidad de la agresión deja de ser racional.
La función de la estrategia consiste precisamente en acelerar ese proceso.
Quinto principio: negar todo santuario estratégico al agresor
La evolución de la guerra contemporánea ha creado una nueva vulnerabilidad doctrinal.
Muchas potencias pueden ejercer coerción desde espacios que consideran completamente seguros.
Bases militares alejadas del conflicto, infraestructuras críticas, centros financieros, plataformas tecnológicas, redes logísticas o sistemas de información pueden operar como santuarios estratégicos.
El quinto principio busca eliminar esa percepción de inmunidad.
Ningún espacio relevante para el agresor debe considerarse completamente libre de consecuencias.
La esencia de este principio no consiste en destruir.
Consiste en introducir incertidumbre.
Cuando desaparece la certeza de que existen espacios completamente seguros, el cálculo estratégico cambia profundamente.
Evidencia empírica contemporánea
La experiencia ucraniana demuestra cómo la capacidad de proyectar costos sobre la retaguardia del adversario modifica las dinámicas del conflicto. Los ataques contra infraestructuras energéticas y logísticas rusas obligaron a redistribuir sistemas defensivos y elevaron los costos domésticos de la guerra.
Corea del Norte ofrece un ejemplo distinto. Su supervivencia no descansa en la posibilidad de derrotar militarmente a sus adversarios, sino en la capacidad de hacer creíble que una agresión tendría consecuencias intolerables para objetivos estratégicos situados fuera del teatro principal de operaciones.
Irán representa una tercera modalidad. Mediante una combinación de capacidades directas e indirectas, ha construido un sistema donde cualquier acción hostil debe considerar posibles efectos en múltiples espacios geográficos simultáneamente.
Los tres casos muestran una misma realidad estratégica: la disuasión aumenta cuando desaparece la percepción de santuario.
La diáspora y la internacionalización de la defensa
La internacionalización contemporánea de la defensa trasciende los mecanismos militares tradicionales.
Las comunidades emigradas, las organizaciones solidarias, las redes jurídicas internacionales, los medios de comunicación, las plataformas digitales y los actores no estatales constituyen hoy componentes relevantes del entorno estratégico.
La diáspora cubana no debe analizarse únicamente como objeto de influencia política. También puede comprenderse como un recurso potencial de Plusdirección Estratégica.
Su capacidad para influir sobre opiniones públicas, instituciones, parlamentos, medios y organizaciones sociales puede contribuir a modificar las condicionalidades políticas bajo las cuales se toman decisiones hostiles hacia Cuba.
La defensa nacional deja así de ser exclusivamente territorial para convertirse también en una capacidad distribuida.
Una actualización doctrinal para el siglo XXI
La incorporación de los cinco principios no implica abandonar la Doctrina de Todo el Pueblo. Tampoco supone renunciar a la tradición defensiva cubana. Lo que propone es ampliar dicha tradición hacia las nuevas formas de conflicto.
La guerra contemporánea se desarrolla simultáneamente en espacios físicos, económicos, informativos, jurídicos, tecnológicos y cognitivos.
La doctrina defensiva debe evolucionar para responder a esa realidad.
Esta actualización no es marginal.
Introduce una dimensión nueva: la capacidad de proyectar incertidumbre estratégica sobre cualquier actor que participe en una agresión contra Cuba.
Sin embargo, lo hace preservando el núcleo defensivo que históricamente ha caracterizado a la estrategia nacional.
Conclusión
Los cinco principios de la disuasión asimétrica constituyen una propuesta para actualizar la defensa nacional cubana en las condiciones del siglo XXI.
Su fundamento teórico se encuentra en la Plusdirección Estratégica.
La estrategia deja de entenderse exclusivamente como la capacidad de destruir recursos enemigos. Pasa a comprenderse como la capacidad de modificar las condicionalidades que estructuran las decisiones del adversario.
La finalidad superior ya no consiste en derrotar militarmente a una potencia más fuerte.
Consiste en impedir que esa potencia transforme su superioridad material en una solución política viable.
Cuando la agresión se convierte en un problema estratégicamente irresoluble para el agresor, la disuasión ha cumplido su función.
Preguntas frecuentes
¿Qué es la Plusdirección Estratégica?
Es la capacidad de modificar las condiciones que estructuran las decisiones de otros actores en materia de seguridad, defensa y conflicto.
¿Los cinco principios sustituyen la Doctrina de Todo el Pueblo?
No. Constituyen una ampliación y actualización adaptada a las nuevas formas de conflicto.
¿El quinto principio implica necesariamente acciones militares?
No. Puede manifestarse mediante instrumentos políticos, económicos, tecnológicos, jurídicos, informativos o militares.
¿Puede aplicarse esta teoría fuera de Cuba?
Sí. Los principios son potencialmente aplicables a cualquier Estado que enfrente asimetrías significativas de poder.
Glosario de términos clave
Plusdirección estratégica:
Capacidad de modificar las condicionalidades que estructuran las decisiones de otros actores en materia de conflicto y seguridad.
Disuasión asimétrica:
Estrategia mediante la cual un actor más débil impide que uno más fuerte alcance sus objetivos.
Santuario estratégico:
Espacio que un actor considera inmune a las consecuencias de un conflicto.
Guerra híbrida:
Combinación coordinada de instrumentos militares y no militares.
Condicionalidades estratégicas:
Factores que influyen sobre la toma de decisiones de un actor.
Fuentes iniciales de referencia:
Beaufre, A. (1965). Introducción a la estrategia. Instituto de Estudios Políticos.
Clausewitz, C. von. (2005). De la guerra. La Esfera de los Libros.
Freedman, L. (2013). Strategy: A History. Oxford University Press.
Gray, C. S. (1999). Modern Strategy. Oxford University Press.
Hart, B. H. L. (1991). Strategy. Meridian.
Schelling, T. C. (1980). The Strategy of Conflict. Harvard University Press.

