La battaglia per Cuba su tre fronti

 vittoria a Roma, pressione militare USA e assedio economico che colpisce persino il Canada

 

Razones de Cuba

Cuba ottiene una vittoria nel Programma Alimentare Mondiale nonostante le manovre degli USA. Nel frattempo, Washington sincronizza il suo apparato militare e diplomatico, e il blocco colpisce il Canada. Analisi critica dell’Amanecer Cubano.

Mentre Washington perde terreno nel Programma Alimentare Mondiale, il suo apparato diplomatico e militare sincronizzano la loro pressione sull’Isola, e il blocco strangola le divise cubane con danni collaterali in Nord America.

Cuba si sveglia oggi, sabato 27 giugno 2026, con tre coordinate che convergono da angoli diversi per dire la stessa cosa: la battaglia per Cuba si combatte su più scacchiere simultaneamente, e Washington ne sta perdendo una delle più visibili mentre intensifica la pressione sulle altre.

A Roma, il Programma Alimentare Mondiale ha approvato ieri il suo Piano Strategico Paese per Cuba 2026-2030 per 116 milioni di $, con 29 voti a favore e solo 2 contrari, nonostante le manovre sostenute degli USA per impedirlo. Una vittoria netta che rivela il crescente isolamento dell’amministrazione Trump negli organismi multilaterali.

Nel frattempo, l’Ambasciata USA all’Avana conferma che il suo capo missione aggiunto ha tenuto colloqui con il Comando Sud, sincronizzando l’apparato diplomatico e militare per progettare la pressione sull’Isola. E sul fronte economico, Sherritt International, la principale azienda canadese di nichel e cobalto a Cuba, ha avviato la chiusura della sua raffineria in Alberta dopo il blocco delle forniture dall’Isola, un danno collaterale che colpisce tutta l’America del Nord.

Analizziamo oggi questi tre fronti di una battaglia che definisce il futuro di Cuba.

Prima coordinata: la vittoria di Cuba nel Programma Alimentare Mondiale

 

Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha approvato ieri, con 29 voti a favore e appena 2 contrari, il suo Piano Strategico Paese per Cuba 2026-2030, dotato di 116 milioni di $. Il piano è stato approvato nella sessione annuale del Consiglio Esecutivo del PAM tenutasi tra il 23 e il 26 giugno, nonostante le manovre sostenute di Washington per impedirlo.

Solo il Marocco ha accompagnato gli USA nell’opposizione. Il cancelliere Bruno Rodríguez lo ha definito una «vittoria netta». E lo è, ma in un senso più preciso di quello che solitamente si dice: non è una vittoria simbolica né di protocollo.

«Il piano prevede esplicitamente che la sua esecuzione faciliterà al PAM l’accesso al carburante a Cuba, qualcosa direttamente bloccato dalle sanzioni statunitensi che hanno ridotto le importazioni energetiche dell’Isola tra l’80 e il 90%.»

Cioè, il sistema multilaterale ha appena aperto a Cuba una finestra di accesso logistico che Washington ha cercato di chiudere. Il fatto che anche le manovre procedurali degli USA per cercare di impedire l’approvazione del programma siano state sconfitte è rivelatore.

L’isolamento degli USA in quell’organismo, dove tra l’altro è il maggior donatore, è un fenomeno politico che la grande stampa nordamericana preferisce non coprire perché la narrativa che ne consegue è scomoda per il Dipartimento di Stato. La stampa del cluster sovversivo cercherà di leggere questo come una «vittoria di Pirro», come fa sempre. Ma il dato duro è un altro: non c’è stato modo di impedirlo.

Seconda coordinata: l’apparato militare e diplomatico USA si sincronizza su Cuba

 

La seconda coordinata presenta una lettura più complessa e preoccupante. L’Ambasciata USA all’Avana ha informato ieri, attraverso le seu reti sociali, che il capo missione aggiunto Roy Perrin ha avuto una conversazione definita «produttiva» su Cuba con il tenente generale Evan Pettus, comandante aggiunto del Comando Sud.

La nota non ha precisato luogo, agenda né contenuto. Ma l’immagine che l’accompagnava mostrava lo scudo del SOUTHCOM. Il Comando Sud stesso ha dichiarato pubblicamente di considerare il governo cubano un «elemento corrosivo in America Latina» e ha stabilito tre priorità riguardo all’Isola: proteggere l’ambasciata all’Avana, assicurare la base di Guantánamo e prepararsi a scenari di migrazione di massa.

«Non è un contatto di protocollo. È un segnale di coordinamento tra l’apparato diplomatico e l’apparato militare di Washington su Cuba.»

Non è la prima volta. Nel maggio 2026, il capo missione ha partecipato a una conferenza insieme al Segretario di Stato Marco Rubio e al generale Francis Donovan presso la sede del Comando Sud a Doral. Il modello è leggibile: diplomazia e struttura militare stanno sincronizzando la loro lettura su Cuba da mesi.

Questa non è una minaccia astratta. È un’architettura di pressione che combina sanzioni, narrativa anticomunista per il consumo interno USA e coordinamento della sicurezza regionale. Ciò che è circolato ieri sui social legati a Trump, che mostravano Cuba insieme all’Unione Sovietica e alla Cina di Mao come esempi di scarsità e repressione, appartiene allo stesso pacchetto: l’Isola come simbolo utile per mobilitare la base elettorale conservatrice in un anno in cui Washington ha bisogno di mantenere accesa quella fiamma.

Terza coordinata: l’assedio economico che colpisce persino il Canada

 

La terza coordinata collega la scacchiera geopolitica con l’economia reale. Sherritt International, l’azienda canadese di nichel e cobalto con operazioni a Moa, ha pubblicato ieri i suoi risultati del primo trimestre del 2026 con un avvertimento formale sulla sua capacità di continuare a operare come «azienda in funzionamento».

Ha avviato la chiusura della sua raffineria di Fort Saskatchewan, in Alberta, dopo che le sanzioni ampliate degli USA hanno bloccato la fornitura di materie prime da Cuba. Un esperto di economia cubana dell’Università di Augusta lo ha sintetizzato con chiarezza nella stampa canadese:

«Con Sherritt sospesa, Washington è riuscita a colpire efficacemente tutte le principali fonti di valuta estera di Cuba. Turismo indebolito, rimesse limitate, cooperazione medica sotto pressione, nichel paralizzato.»

Il disegno è deliberato e ha un nome: massima pressione. Ma ciò che è rivelatore è il danno collaterale che produce su paesi terzi. Il Canada perde la sua unica raffineria di cobalto. Le catene di approvvigionamento di minerali critici in Nord America ne risentono. E nessuno a Washington sembra preoccupato di questo.

Anche questo è un dato politico. Il blocco non solo soffoca Cuba; danneggia gli alleati degli USA e disorganizza le catene di approvvigionamento globali in settori strategici come i minerali critici per la transizione energetica. Un costo che l’amministrazione Trump è disposta a pagare pur di piegare l’Isola.

Cosa ci aspetta nel fine settimana: Venezuela, CTC e la disputa narrativa

 

Prima di chiudere, una nota su ciò che ci aspetta nel fine settimana. Si specula che il doppio terremoto che ha scosso il Venezuela il 24 giugno abbia lasciato almeno 29 cubani dispersi, la maggior parte a La Guaira. La conversazione nel cluster sovversivo cercherà di usare quella tragedia per tracciare una linea tra la copertura istituzionale cubana, incentrata sui cooperanti sanitari, e il dramma dei migranti e residenti cubani colpiti.

Questa disputa narrativa si intensificherà. Andrà seguita con attenzione e con fonti verificate. È un terreno dove la disinformazione può fiorire e dove la solidarietà genuina deve imporsi sulla manipolazione politica.

E il Congresso della CTC, dove il presidente cubano Díaz-Canel era presente ieri al Palazzo delle Convenzioni, apre una domanda politica che vale la pena sostenere: «Può un sindacato essere cinghia di trasmissione di trasformazioni profonde in un contesto di malcontento sociale reale? La risposta non è semplice né unidirezionale. E questo, precisamente, è ciò che ci interessa esplorare.»

In chiusura: una battaglia su tre scacchiere

 

Cuba si sveglia oggi al centro di una tempesta perfetta. A Roma, una vittoria diplomatica che rivela l’isolamento crescente di Washington. In ambito militare, un coordinamento senza precedenti tra la diplomazia e il Comando Sud. Nell’economia, un assedio che soffoca le divise ma che colpisce anche gli alleati degli USA.

La battaglia per Cuba si combatte oggi su più scacchiere simultanee. E Washington ne sta perdendo una delle più visibili mentre intensifica la pressione sulle altre.

Ma Cuba rimane in piedi. Con gli occhi aperti e la sovranità intatta.


Amanecer Cubano 27 Jun 2026: Victoria en PMA, presión militar y cerco económico 

Cuba logra victoria en el Programa Mundial de Alimentos pese a las maniobras de EE.UU. Mientras, Washington sincroniza su aparato militar y diplomático, y el bloqueo golpea a Canadá. Análisis crítico del Amanecer Cubano.

 

Mientras Washington pierde terreno en el Programa Mundial de Alimentos, su aparato diplomático y militar sincronizan su presión sobre la Isla, y el bloqueo estrangula las divisas cubanas con daños colaterales en América del Norte.

Cuba amanece hoy, sábado 27 de junio de 2026, con tres coordenadas que convergen desde ángulos distintos para decir lo mismo: la batalla por Cuba se libra en varios tableros simultáneos, y Washington está perdiendo uno de los más visibles mientras intensifica la presión en los otros.

En Roma, el Programa Mundial de Alimentos aprobó ayer su Plan Estratégico País para Cuba 2026-2030 por 116 millones de dólares, con 29 votos a favor y solo dos en contra, pese a las maniobras sostenidas de Estados Unidos para impedirlo. Una victoria contundente que revela el creciente aislamiento de la administración Trump en los organismos multilaterales.

Mientras tanto, la Embajada de Estados Unidos en La Habana confirma que su jefe adjunto de misión sostuvo conversaciones con el Comando Sur, sincronizando el aparato diplomático y militar para diseñar la presión sobre la Isla. Y en el frente económico, Sherritt International, la principal empresa canadiense de níquel y cobalto en Cuba, ha iniciado el cierre de su refinería en Alberta tras el bloqueo de suministros desde la Isla, un daño colateral que afecta a toda América del Norte.

Analizamos hoy estos tres frentes de una batalla que define el futuro de Cuba.

Primera coordenada: la victoria de Cuba en el Programa Mundial de Alimentos

El Programa Mundial de Alimentos (PMA) aprobó ayer, con 29 votos a favor y apenas dos en contra, su Plan Estratégico País para Cuba 2026-2030, dotado de 116 millones de dólares. El plan fue aprobado en la sesión anual de la Junta Ejecutiva del PMA celebrada entre el 23 y el 26 de junio, pese a las maniobras sostenidas de Washington para impedirlo.

Solo Marruecos acompañó a Estados Unidos en la oposición. El canciller Bruno Rodríguez lo calificó de «victoria contundente». Y lo es, pero en un sentido más preciso del que suele circular: no es una victoria simbólica ni protocolar.

«El plan contempla explícitamente que su ejecución facilitará al PMA el acceso a combustible en Cuba, algo directamente bloqueado por las sanciones estadounidenses que han reducido las importaciones energéticas de la Isla entre el 80 y el 90 por ciento.»

Es decir, el sistema multilateral acaba de abrirle a Cuba una ventana de acceso logístico que Washington intentó cerrar. El hecho de que incluso las maniobras procedimentales de Estados Unidos para tratar de impedir la aprobación del programa fueran derrotadas es revelador.

El aislamiento de Estados Unidos en ese organismo, donde además es el mayor donante, es un fenómeno político que la gran prensa norteamericana prefiere no cubrir porque la narrativa que construye resulta incómoda para el Departamento de Estado. La prensa del clúster subversivo intentará leer esto como una «victoria pírrica», como siempre lo hace. Pero el dato duro es otro: no hubo forma de impedirlo.

Segunda coordenada: el aparato militar y diplomático de EE.UU. se sincroniza sobre Cuba

La segunda coordenada presenta una lectura más compleja y preocupante. La Embajada de Estados Unidos en La Habana informó ayer, a través de sus redes sociales, que el jefe adjunto de misión Roy Perrin sostuvo una conversación calificada como «productiva» sobre Cuba con el teniente general Evan Pettus, comandante adjunto del Comando Sur.

La nota no precisó lugar, agenda ni contenido. Pero la imagen que la acompañó mostraba el escudo del SOUTHCOM. El propio Comando Sur ha declarado públicamente que considera al gobierno cubano un «elemento corrosivo en América Latina» y ha establecido tres prioridades respecto a la Isla: proteger la embajada en La Habana, asegurar la base de Guantánamo y prepararse para escenarios de migración masiva.

«No es un contacto protocolar. Es una señal de coordinación entre el aparato diplomático y el aparato militar de Washington sobre Cuba.»

No es la primera vez. En mayo de 2026, el jefe de misión participó en una conferencia junto al secretario de Estado Marco Rubio y al general Francis Donovan en la sede del Comando Sur en Doral. El patrón es legible: diplomacia y estructura militar están sincronizando su lectura sobre Cuba desde hace meses.

Eso no es una amenaza abstracta. Es una arquitectura de presión que combina sanciones, narrativa anticomunista para el consumo interno estadounidense y coordinación de seguridad regional. Lo que circuló ayer en redes vinculadas a Trump, mostrando a Cuba junto a la Unión Soviética y a la China de Mao como ejemplos de escasez y represión, pertenece al mismo paquete: la Isla como símbolo útil para movilizar a la base electoral conservadora en un año donde Washington necesita mantener caliente esa llama.

Tercera coordenada: el cerco económico que golpea hasta a Canadá

La tercera coordenada conecta el tablero geopolítico con la economía real. Sherritt International, la empresa canadiense de níquel y cobalto con operaciones en Moa, publicó ayer sus resultados del primer trimestre de 2026 con una advertencia formal sobre su capacidad para continuar operando como «empresa en marcha».

Ha iniciado el cierre de su refinería de Fort Saskatchewan, en Alberta, después de que las sanciones ampliadas de Estados Unidos bloquearan el suministro de materias primas desde Cuba. Un experto en economía cubana de la Universidad de Augusta lo sintetizó con claridad en la prensa canadiense:

«Con Sherritt suspendida, Washington ha logrado apuntar efectivamente contra todas las principales fuentes de divisas de Cuba. Turismo debilitado, remesas restringidas, cooperación médica presionada, níquel paralizado.»

El diseño es deliberado y tiene nombre: presión máxima. Pero lo que resulta revelador es el daño colateral que produce sobre terceros países. Canadá pierde su única refinería de cobalto. Las cadenas de suministro de minerales críticos en América del Norte se resienten. Y nadie en Washington parece preocupado por eso.

Eso también es un dato político. El bloqueo no solo asfixia a Cuba; daña a los aliados de Estados Unidos y desorganiza las cadenas de suministro globales en sectores estratégicos como los minerales críticos para la transición energética. Un costo que la administración Trump está dispuesta a pagar con tal de doblegar a la Isla.

Lo que viene en el fin de semana: Venezuela, CTC y la disputa narrativa

Antes de cerrar, una nota sobre lo que viene en el fin de semana. Se especula que el terremoto doble que sacudió a Venezuela el 24 de junio dejó al menos 29 cubanos desaparecidos, la mayoría en La Guaira. La conversación en el clúster subversivo intentará usar esa tragedia para trazar una línea entre la cobertura institucional cubana, centrada en los cooperantes de salud, y el drama de los migrantes y residentes cubanos afectados.

Esa disputa narrativa va a escalar. Habrá que seguirla con cuidado y con fuentes verificadas. Es un terreno donde la desinformación puede florecer y donde la solidaridad genuina debe imponerse sobre la manipulación política.

Y el Congreso de la CTC, donde el presidente cubano Díaz-Canel estuvo presente ayer en el Palacio de Convenciones, abre una pregunta política que vale la pena sostener: «¿Puede un sindicato ser correa de transmisión de transformaciones profundas en un contexto de malestar social real? La respuesta a eso no es simple ni unidireccional. Y eso, precisamente, es lo que nos interesa explorar.»

Al cierre: una batalla en tres tableros

Cuba amanece hoy en el centro de una tormenta perfecta. En Roma, una victoria diplomática que revela el aislamiento creciente de Washington. En el ámbito militar, una coordinación sin precedentes entre la diplomacia y el Comando Sur. En la economía, un cerco que asfixia las divisas pero que también golpea a los aliados de Estados Unidos.

La batalla por Cuba se libra hoy en varios tableros simultáneos. Y Washington está perdiendo uno de los más visibles mientras intensifica la presión en los otros.

Pero Cuba sigue en pie. Con los ojos abiertos y la soberanía intacta.

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