Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, in occasione della cerimonia di chiusura del XXII Congresso della Centrale dei Lavoratori di Cuba, tenutasi al Palazzo dei Congressi il 27 giugno 2026, “Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz”.
Lavoratrici e lavoratori cubani;
Compagne e compagni delegati a questo Congresso:
Le mie prime parole sono rivolte a esprimere le mie congratulazioni al popolo e ai lavoratori della provincia di Pinar del Río, sede della Cerimonia Nazionale del 26 luglio; a Villa Clara e Matanzas per essere province di spicco, e a Guantánamo e Sancti Spíritus per il meritato riconoscimento del loro operato.
Lo spirito che anima questo Congresso moltiplica la nostra energia rivoluzionaria.
Questo XXII Congresso della Centrale dei Lavoratori di Cuba non poteva essere più opportuno per il Paese, sebbene sia del tutto atipico per numero di delegati e durata, date le complesse condizioni economiche ed energetiche che la patria sta attraversando e che ci impongono la massima razionalità nell’uso delle risorse; ma doveva essere tenuto.
Cuba sta attraversando uno dei momenti più gravi e impegnativi della sua storia, al quale stiamo rispondendo, come Partito e Governo, con trasformazioni economiche e sociali che non possono essere rimandate.
La CTC, i cui principali rappresentanti hanno voce in capitolo in tali decisioni – poiché questa è una società socialista in cui comandano i lavoratori –, ha partecipato al processo di analisi e approvazione, ma era indispensabile discuterne in questo Congresso che, all’insegna dello slogan «Per Cuba creiamo insieme», si è proposto proprio di affrontare le enormi sfide che la nazione si trova ad affrontare in questo momento.
Le ricche discussioni di questi due giorni lo hanno confermato e questo è, direi, il primo sostegno deciso dei nostri lavoratori a tali trasformazioni.
Senza la mobilitazione consapevole dei lavoratori nulla sarà possibile, né il grande balzo produttivo richiesto dall’economia nazionale né la qualità di tutti i processi di controllo e supervisione che devono accompagnarlo.
Rimane valida, e direi che ora si rafforza più che mai, un’affermazione di Lázaro Peña, grande Capitano della classe operaia cubana, quando disse che la nostra forza risiede in quell’unità consapevole che non ignora le difficoltà, ma si basa proprio su di esse per superarle nell’azione quotidiana.
L’atto di genocidio che costituisce la politica di massima asfissia del governo degli Stati Uniti contro Cuba colpisce la vita quotidiana dei nostri lavoratori, sia sul posto di lavoro, sia a livello produttivo, sociale e familiare.
L’assedio finanziario ed energetico senza precedenti a cui è sottoposta la patria ha portato il sistema elettrico a una grave crisi che non solo provoca insopportabili blackout nelle famiglie, ma paralizza le nostre industrie e costringe migliaia di lavoratori a operare in condizioni estreme; mentre altri hanno dovuto interrompere forzatamente la propria attività o riorientarsi professionalmente. Di fronte a questo scenario, come ha sottolineato la direzione di questo Congresso, la risposta non può essere l’inerzia, ma la ricerca costante di alternative.
Come tante volte nel corso di sei decenni di blocco, innalziamo la bandiera dell’innovazione, un modo più che collaudato per resistere in modo creativo.
Non mancano certo gli esempi di collettivi di lavoro, come hanno sottolineato alcuni qui presenti, di importanti industrie, che hanno dimostrato come affrontare la carenza cronica di componenti, pezzi di ricambio e materie prime. In tutti i settori produttivi gli operai sono stati in grado di reinventarsi e di adattare le tecnologie per continuare a produrre e a illuminarci, anche se in misura minima, con le risorse proprie del Paese.
Oggi, mentre il panorama lavorativo cubano è così duramente colpito da una grave crisi multidimensionale, causata da fattori fondamentalmente esterni, quelle risposte creative sono un’espressione concreta dell’unità consapevole che non ignora le difficoltà, ma si basa proprio su di esse per superarle, a cui si riferiva Lázaro Peña nella frase citata.
La complessità è nota e si subisce, ma può essere superata solo se affrontata con intelligenza, responsabilità, coraggio e audacia.
Per quanto riguarda le generazioni attuali, sulle quali ricade la responsabilità storica di salvare e portare avanti la Rivoluzione, ci troviamo di fronte a una sfida senza precedenti: Come dare continuità alla costruzione del socialismo in una piccola nazione dei Caraibi che è emersa dalla Rivoluzione dopo quattro secoli di colonialismo e 60 anni di neocolonialismo e che ha intrapreso un’opera di giustizia sociale senza precedenti nella regione, sotto la pressione costante di sei decenni di embargo economico, commerciale e finanziario – il più lungo nella storia dell’umanità –, aggravato da oltre 240 misure, dall’inserimento in una lista infame come presunto sostenitore del terrorismo e da sei mesi di blocco totale delle forniture petrolifere?
Le trasformazioni economiche e sociali che abbiamo approvato mirano a dare una risposta a questa domanda, a salvare la Rivoluzione e le sue conquiste sociali, ovvero l’orientamento socialista dell’economia, indipendentemente da ciò che affermi la propaganda controrivoluzionaria.
Sin dalla loro approvazione nella seduta plenaria del Comitato Centrale e dell’Assemblea Nazionale, abbiamo prestato grande attenzione alle decine di migliaia di pareri raccolti tra la popolazione e sui social media, alle opinioni degli esperti e persino alla propaganda sempre tendenziosa e malevola dei media finanziati dagli Stati Uniti che perseguono la loro agenda nei confronti di Cuba.
È chiaramente visibile la concertazione dei nemici della Rivoluzione per attaccare questo processo, cercando di promuovere proposte di orientamento neoliberista ed esigendo cambiamenti nel modello politico cubano, che non troveranno mai spazio nel piano di trasformazioni economiche e sociali che abbiamo intrapreso.
Desidero rivolgermi soprattutto ai compatrioti che esprimono dubbi, preoccupazioni e aspettative sincere su questo processo di fondamentale importanza per la patria, e non c’è luogo migliore di questa numerosa rappresentanza della classe operaia, pilastro e garanzia fondamentale della Rivoluzione.
Inizio insistendo su un punto: si tratta di trasformazioni economico-sociali. Non permettiamo mai che, per la necessità di abbreviare le parole, si tralasci il termine «sociale», perché non si tratta solo di trasformare l’economia nel rispetto dell’ambiente, ma di farlo in funzione dello sviluppo sociale e con giustizia sociale, che è l’essenza stessa della Rivoluzione.
Nessuno fino ad oggi ha spiegato, e tanto meno dimostrato nella pratica, come si costruisca il socialismo in una nazione nelle condizioni di assedio che Cuba subisce da parte della maggiore potenza mondiale sin dagli stessi inizi del trionfo della Rivoluzione, il primo gennaio 1959, fino ai giorni incerti di questi anni in cui le relazioni politiche ed economiche internazionali hanno smesso di essere guidate da regole minime e il multilateralismo è diventato un’aspirazione di molti che pochi frustrano costantemente.
In questo contesto, minato da minacce e politiche di forza contro qualsiasi processo sovrano ed emancipatorio come la Rivoluzione cubana, risulta fondamentale rivisitare il pensiero del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, e in particolare le sue idee sulla costruzione del socialismo nelle difficili circostanze vissute da Cuba durante i duri anni Novanta del Periodo Speciale, quando furono intraprese importanti trasformazioni nell’economia.
Ricordiamo il suo storico discorso del 17 novembre 2005, e cito: «Una conclusione a cui sono giunto dopo molti anni: tra i tanti errori che tutti abbiamo commesso, l’errore più grave è stato credere che qualcuno sapesse cosa fosse il socialismo, o che qualcuno sapesse come si costruisce il socialismo. Sembrava una scienza consolidata […] Ma siamo degli idioti se crediamo, per esempio, che l’economia – e che mi perdonino le decine di migliaia di economisti presenti nel Paese – sia una scienza esatta ed eterna […] Si perde tutto il senso dialettico quando qualcuno crede che l’economia di oggi sia uguale a quella di 50 anni fa, o di 100 anni fa, o di 150 anni fa, o che sia uguale a quella dell’epoca di Lenin o a quella di Karl Marx».
Voglio ribadire una cosa, affinché sia ben chiaro ai nostri compatrioti, agli amici e persino ai nemici: non intendiamo, né sarà mai tra i nostri propositi, la restaurazione del capitalismo a Cuba!
Si tratta, e nessuno ne dubiti, di salvare la Rivoluzione e le sue innegabili conquiste sociali, perché non rinunceremo mai all’aspirazione maggioritaria alla costruzione socialista. Ma per avere giustizia sociale, per mantenere e ampliare le conquiste della Rivoluzione nella sanità, nell’istruzione, nello sport, nella scienza, nella cultura e in tanti altri campi dello sviluppo umano, è necessario generare e disporre di risorse materiali e finanziarie, di cui lo Stato cubano viene sempre più privato, per garantire una giusta ridistribuzione.
Il progetto di trasformazioni economiche e sociali in corso si propone, in sostanza, di liberare le forze produttive della nazione per generare ricchezza e distribuirla con la massima giustizia sociale possibile.
Questo processo che stiamo avviando è complesso e urgente, ma dobbiamo portarlo avanti con competenza, agilità e grande senso di responsabilità, per garantirne l’efficacia auspicata, difendendo sempre, prima di tutto, il mantenimento della massima protezione sociale in tutto ciò che andremo ad attuare.
Le trasformazioni economiche e sociali che stiamo pianificando non sono nuove né sono sorte dal nulla, né sono una proiezione improvvisata dell’ultimo minuto, né tantomeno il frutto di concessioni di fronte alle minacce degli Stati Uniti. Non rispondono, lo ribadisco, a un’esigenza del recente processo di colloqui bilaterali.
Non ci interessa cosa pensi il governo statunitense di tali misure. Non sono state concepite per accontentarli. Si tratta di una decisione sovrana di Cuba, dei cubani e delle cubane.
Se le si esamina attentamente, se ne potrà constatare la corrispondenza con le Linee guida della politica economica e sociale della Rivoluzione approvate al Sesto Congresso del Partito, nel 2011, e successivamente aggiornate nel Settimo e nell’Ottavo Congresso.
Fin dalla fine del 2025, quando abbiamo discusso l’aggiornamento del Piano di Governo, abbiamo posto l’accento su azioni che oggi sembrano sorprendere alcuni, sebbene fossero state proposte già allora, come l’autonomia delle imprese statali e dei comuni; i rapporti tra il Piano Economico e il mercato; le trasformazioni relative agli investimenti esteri diretti o l’apertura di possibilità di investimento agli emigrati, tra le tante altre che abbiamo discusso in questi giorni.
Stiamo agendo in modo coerente sulla base di azioni per le quali avremmo già dovuto essere preparati, in grado di attuarle, vista la frequenza con cui sono state menzionate e analizzate.
A questo punto è d’obbligo l’autocritica che tutti noi dobbiamo fare, a cominciare dai massimi dirigenti del Paese e delle sue organizzazioni e istituzioni, per il ritardo accumulato nell’attesa di una maggiore consapevolezza collettiva riguardo alla necessità dei cambiamenti e di un contesto più favorevole.
Non ci è permesso ripetere quell’errore in questa circostanza; per questo abbiamo imposto che ogni misura abbia dei responsabili e delle scadenze, e che se ne rendano conto periodicamente in merito ai progressi compiuti.
In funzione di tale obiettivo, è necessario accompagnare il processo con un serio piano di comunicazione, che includa informazioni sistematiche sui progressi o sulle difficoltà, tenendo conto di tutto ciò che deve essere modificato o eliminato. La missione fondamentale di chi è incaricato di questo compito sarà quella di tenere il popolo aggiornato su come e in quali tempi viene rispettato quanto concordato.
Tutte quelle misure o decisioni che contribuiscono a liberare immediatamente le forze produttive devono essere applicate senza indugio. A tal fine, tutti gli attori economici devono operare con una dinamica diversa da quella attuale, e occorre dare priorità a ciò che contribuisce in tale direzione, mantenendo la protezione sociale.
Le imprese statali e gli attori economici non statali devono ricevere lo stesso trattamento in funzione del loro contributo all’economia e alla società. È necessario coordinare armoniosamente tutti nell’interesse dello sviluppo della nazione, del contributo al Paese e della generazione di ricchezze indispensabili per una giusta ridistribuzione.
Come ho già detto, c’è una condizione chiara: abbiamo la responsabilità di prestare attenzione a ogni passo che compiamo, in modo da non aumentare le disuguaglianze, e nei casi in cui si preveda che ciò possa accadere, occorre prevedere piani di sostegno per le famiglie, le comunità o i segmenti più vulnerabili.
Allo stesso tempo, man mano che procediamo con la loro attuazione, dobbiamo prepararci a spiegare qual è l’origine di queste trasformazioni, cosa rappresentano, perché devono essere applicate e quali sono i loro potenziali impatti.
Non riusciremo ad attuare correttamente queste trasformazioni se, come popolo, non ci impegneremo tutti e non parteciperemo in modo consapevole ed entusiasta; né se non lo farete voi, leader della nostra classe operaia, in quanto parte indissolubile di questo popolo. Per raggiungere questo obiettivo è necessario mettere in atto un piano politico e comunicativo efficiente che mobiliti, spieghi e informi.
Non si tratta di ripetere meccanicamente ogni misura di trasformazione, ma di argomentare azione per azione. Spiegare come ciascuna di esse sostenga la costruzione socialista, come contribuirà alla crescita economica del Paese, come, nella misura in cui saremo in grado di generare più ricchezza, la distribuiremo meglio con giustizia sociale, come arriverà sollievo alle famiglie cubane, a quelle di tutti.
La discussione sulle misure non è esaurita. Se qualcuno propone qualcosa di migliore di quanto abbiamo previsto, sarà accolto, analizzato e incorporato nella misura in cui contribuisca al senso politico, economico e sociale delle trasformazioni.
Al Paese serve il dibattito, ma affinché risulti proficuo ed efficace occorre ascoltare tutti e costruire consensi, perché ci stiamo avviando verso un processo molto complesso che risponde a una situazione altrettanto complessa.
Bisogna lavorare sulla base dei pareri degli esperti, cercare la conoscenza ovunque si trovi e che contribuisca ad attuare e guidare questo impegno. Dobbiamo avvalerci della saggezza di tutti coloro che sono disposti a lavorare per i propri obiettivi, con l’unica condizione che rispettino le posizioni di principio.
L’uso dell’intelligenza artificiale costituisce uno strumento indispensabile. Pur riconoscendone i limiti, non può essere utilizzata acriticamente, ma non possiamo rinunciarvi perché il volume delle azioni da intraprendere, il loro controllo e la loro graduale attuazione, nonché la loro ottimizzazione, comportano variabili e matrici che è possibile snellire solo con gli algoritmi forniti da queste nuove tecnologie; fare in pochi giorni ciò che con i metodi convenzionali richiederebbe anni.
La Cuba rivoluzionaria non ha mai voltato le spalle ai progressi della scienza. È necessario precisare che stiamo già lavorando con modelli cubani di intelligenza artificiale progettati dai nostri competenti professionisti dell’informatica e delle comunicazioni.
Cito solo un esempio: il confronto delle 176 misure con l’ordinamento giuridico cubano, effettuato utilizzando un modello di IA cubano, ha notevolmente abbreviato questo processo. Con i metodi tradizionali non saremmo stati in grado di discuterle, approvarle e pensare già oggi alla loro attuazione.
Insisto ancora una volta: bisogna utilizzarla con spirito critico, con criteri da esperti e, soprattutto, coinvolgere tutti quei compagni che sono già preparati all’uso di questi strumenti, preparandoci tutti a conoscerne l’uso e a poterli impiegare nei nostri processi.
Un elemento fondamentale, su cui si sta già lavorando a ritmo serrato, è quello della certezza giuridica delle trasformazioni economiche e sociali, con regole chiare su tutto ciò che è possibile fare.
È necessario, al contempo, creare meccanismi efficaci che favoriscano la trasparenza e facilitino il controllo popolare, dei lavoratori e delle istituzioni, in particolare su tutto ciò che richiede procedure di gara per beni immobili o attività. Sono necessarie piattaforme pubbliche che indichino cosa è disponibile, chi presenta domanda, a chi viene assegnato e perché.
Per quanto riguarda il percorso critico, sul piano tattico è urgente attuare immediatamente tutto ciò che abbiamo già individuato come realizzabile senza indugio, quali le competenze attribuite ai comuni e all’azienda statale, la riorganizzazione delle OSDE per liberare le forze produttive e altre misure.
A livello strategico, è fondamentale procedere con passo deciso nel consolidamento giuridico. Senza il sostegno della componente giuridica sono destinati al fallimento la garanzia politica e comunicativa, il ridimensionamento dello Stato, la protezione sociale e due temi che incideranno direttamente sull’uguaglianza degli attori economici: il mercato dei cambi e il sistema tributario. Di fatto, sto indicando qui quali sono le priorità strategiche per attuare queste misure.
Compagne e compagni:
Non possiamo ignorare il processo democratico rappresentato dalla consultazione di massa sul progetto di legge del Codice del Lavoro.
In un’iniziativa che onora la tradizione di partecipazione della nostra classe operaia, più di due milioni di lavoratori, tra settembre e novembre 2025, hanno avuto la possibilità di plasmare la legge.
Questo Congresso ha raccolto il sentimento della base, dove i dibattiti non sono stati semplici formalità, ma un termometro delle preoccupazioni attuali. I lavoratori hanno sottolineato con forza che il nuovo Codice deve essere un vero e proprio scudo di fronte alle nuove dinamiche che il Paese si trova ad affrontare.
Meritano riconoscimento le richieste affinché la nuova normativa garantisca la tutela in caso di cessazione del rapporto di lavoro per motivi non imputabili ai lavoratori, sia nel settore pubblico che in quello privato; o il modo in cui si tiene conto di chi subisce un’interruzione lavorativa, affinché, attraverso la creazione di brigate comunitarie, possa mettersi al servizio dei quartieri e dei territori per tutta la durata dell’interruzione. Questo è un modo dignitoso di dare il proprio contributo senza rimanere privi di tutela.
Sono inoltre incoraggianti, soprattutto in vista del prossimo scenario di trasformazioni economiche e sociali, le richieste affinché il Codice non si limiti a regolamentare i doveri, ma formalizzi la partecipazione reale e propositiva dei lavoratori.
I lavoratori esigono di avere voce in capitolo nella determinazione dei salari, nella distribuzione degli utili e nella trasparenza della gestione economica delle loro aziende.
Non posso inoltre non riconoscere le proposte che puntano alla flessibilità e alla modernità del lavoro, per il sostegno che ha ricevuto l’introduzione del telelavoro, anche dall’estero, e l’eliminazione degli ostacoli al pluriimpiego dei professionisti.
Questi riferimenti, nell’ambito più ampio dei vantaggi offerti dal Codice, ci dimostrano che si tratta di una normativa al passo con i tempi, con le attuali condizioni di sviluppo e, soprattutto, con il modello di società giusta a cui non rinunciamo e che intendiamo continuare a costruire.
Il socialismo è opera dei lavoratori. Per questo motivo, i nostri leader sindacali devono smettere di essere semplici trasmettitori di indicazioni per diventare voci autorevoli nell’ambito della partecipazione effettiva al processo decisionale amministrativo.
Non rinunciamo all’idea che il Piano Economico venga costruito dal basso, a partire dalle imprese e dagli attori economici, con la voce e il voto dei lavoratori, e che siano proprio i lavoratori i più zelanti custodi della sua attuazione.
Dal punto di vista del movimento operaio cubano, il ruolo dei lavoratori nella difesa della Rivoluzione è storico, multiforme ed essenziale per la sopravvivenza del progetto di costruzione socialista.
Gli assi fondamentali di questo ruolo del movimento operaio nella difesa della Rivoluzione possono essere riassunti in cinque pilastri fondamentali: la difesa della sovranità nazionale e del socialismo; la produzione e l’innovazione crescente e costante; la partecipazione e il controllo, con un occhio molto attento ai vizi e alle pratiche che aprono spazio alla corruzione; il contributo comunitario al quartiere, alla località e la continuità storica.
In questi cinque pilastri si riassume l’essenza che ha guidato questo Congresso.
Ci congratuliamo per l’elezione di questo nuovo Consiglio Nazionale e del suo Segretario Generale. Confidiamo nel loro impegno verso la Rivoluzione, nel lavorare senza sosta affinché il Sindacato abbia la credibilità e la rappresentanza reale che i nostri lavoratori meritano.
Raggiungere tutto ciò che ci siamo prefissati con questo Congresso e con le trasformazioni economiche e sociali in corso richiede volontà e la profonda convinzione che possiamo farcela. Significa essere all’altezza del momento storico che ci è toccato vivere.
Rivolgersi a Fidel una e mille volte, soprattutto a quell’opera tanto breve quanto inestimabile che è il suo concetto di Rivoluzione. Tutte le sfaccettature di questo concetto ci indicano, in un modo o nell’altro, la via da seguire per affrontare le sfide colossali che ci attendono.
Nell’anno del Centenario del Comandante in Capo non permetteremo che la nostra generazione, sulla quale oggi ricade la responsabilità storica di salvare la Rivoluzione, deluda la storia o infanghi la memoria dei nostri eroi e martiri.
Per loro, per Cuba, per il futuro del socialismo, continueremo a resistere, a lavorare, a creare e a vincere!
Viva i lavoratori agguerriti, protagonisti della resistenza vittoriosa!
¡La Patria se defiende! ¡Por Cuba juntos creamos!
¡Socialismo o Muerte! ¡Patria o Muerte!
¡Venceremos!
Discurso pronunciado por Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primer Secretario del Comité Central del Partido Comunista de Cuba y Presidente de la República, en la clausura del XXII Congreso de la Central de Trabajadores de Cuba, en el Palacio de Convenciones, el 27 de junio de 2026, “Año del Centenario del Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz”.
Trabajadoras y trabajadores cubanos;
Compañeras y compañeros delegados a este Congreso:
Mis primeras palabras expresan una felicitación al pueblo y a los trabajadores de la provincia de Pinar del Río como sede del Acto Nacional por el 26 de Julio; a Villa Clara y Matanzas por ser provincias destacadas, y a Guantánamo y Sancti Spíritus por el merecido reconocimiento a su labor.
El espíritu presente en este Congreso nos multiplica la energía revolucionaria.
No podía ser más oportuno para el país este XXII Congreso de la Central de Trabajadores de Cuba, completamente atípico en cuanto a cantidad de delegados y tiempo de duración, dadas las complejas condiciones económicas y energéticas que atraviesa la patria y que nos exigen la máxima racionalidad en el uso de los recursos; pero tenía que realizarse.
Cuba vive uno de los momentos más graves y desafiantes de su historia, al que estamos respondiendo desde el Partido y el Gobierno con transformaciones económicas y sociales impostergables.
La CTC, cuyos principales representantes tienen voz y voto en esas decisiones, porque esta es una sociedad socialista donde mandan los trabajadores, ha participado del proceso de análisis y aprobaciones, pero era imprescindible debatirlas en este Congreso que, bajo el lema “Por Cuba juntos creamos”, se planteó, justamente, abordar los enormes desafíos de la nación en este momento.
Las ricas discusiones de estos dos días lo han confirmado y este es, yo diría, el primer apoyo contundente de nuestros trabajadores a esas transformaciones.
Sin la movilización consciente de los trabajadores nada será posible, ni el gran salto productivo que demanda la economía nacional ni la calidad de todos los procesos de control y fiscalización que deben acompañarlo.
Sigue vigente, y yo diría que se afianza más que nunca ahora, una afirmación de Lázaro Peña, gran Capitán de la clase obrera cubana, cuando dijo que nuestra fuerza radica en esa unidad consciente que no ignora las dificultades, sino que se basa en ellas para vencerlas en la acción cotidiana.
El acto de genocidio que constituye la política de máxima asfixia del Gobierno de los Estados Unidos contra Cuba golpea el día a día de nuestros trabajadores, tanto en su puesto laboral, productivo, como social y familiar.
El cerco financiero y energético sin precedentes al que se somete a la patria ha llevado al sistema electroenergético a una aguda crisis que no solo genera los insoportables apagones en el ámbito familiar, sino que paraliza nuestras industrias y obliga a miles de trabajadores a laborar en condiciones extremas; mientras que otros han debido quedar forzosamente interruptos o reorientarse laboralmente. Ante ese escenario, como planteó la dirección de este Congreso, la respuesta no puede ser la inercia, sino la búsqueda constante de alternativas.
Como tantas veces a lo largo de seis décadas de bloqueo alcemos la bandera de la innovación, una manera más que probada de resistir creativamente.
Sobran los ejemplos de colectivos laborales, como expresaron algunos aquí, de significativas industrias, que han demostrado cómo se enfrenta la falta crónica de piezas, repuestos e insumos. En todas las áreas productivas los obreros han sido capaces de reinventarse y modificar tecnologías para seguir produciendo y seguir alumbrándonos, aunque sea mínimamente, con recursos propios del país.
Hoy, cuando el escenario laboral cubano se ve tan duramente afectado por una crisis multidimensional severa, a causa de factores fundamentalmente externos, esas respuestas creativas son una expresión concreta de la unidad consciente que no ignora las dificultades, sino que se basa en ellas para vencerlas, a la que se refería Lázaro Peña en la frase citada.
La complejidad se conoce y se padece, pero solo se puede vencer si se enfrenta con inteligencia, con responsabilidad, con coraje y audacia.
En lo que toca a las generaciones actuales, en quienes recae la responsabilidad histórica de salvar y continuar la Revolución, estamos ante un desafío inédito:
¿Cómo dar continuidad a la construcción del socialismo en una pequeña nación del Caribe que emergió a la Revolución tras cuatro siglos de colonialismo y 60 años de neocolonialismo y que emprendió una obra de justicia social sin precedentes en la región, bajo la presión sostenida de seis décadas de bloqueo económico, comercial y financiero, el más prolongado en la historia de la humanidad, acentuado por más de 240 medidas, la inclusión en una lista infame como supuesto patrocinador del terrorismo y seis meses bajo un cerco petrolero total?
Las transformaciones económicas y sociales que hemos aprobado van orientadas a dar respuesta a esa pregunta, a salvar la Revolución y sus conquistas sociales, es decir, la orientación socialista de la economía, independientemente de lo que diga la propaganda contrarrevolucionaria.
Desde su aprobación en el Pleno del Comité Central y la Asamblea Nacional hemos estado muy atentos a decenas de miles de estados de opinión recogidos en el seno del pueblo y en las redes digitales, a la opinión de expertos e incluso a la propaganda siempre tendenciosa y malintencionada de los medios financiados por Estados Unidos que cubren su agenda respecto a Cuba.
Es claramente visible la articulación de los enemigos de la Revolución para atacar este proceso, intentando promover propuestas de orientación neoliberal y exigiendo cambios en el modelo político cubano, que jamás tendrán cabida en el plan de transformaciones económicas y sociales que hemos emprendido.
Quiero hablar sobre todo a los compatriotas que expresan dudas, preocupaciones y expectativas genuinas sobre este trascendental proceso para la patria, y ningún lugar mejor que esta nutrida representación de la clase obrera, pilar y garantía fundamental de la Revolución.
Comienzo insistiendo en algo: se trata de transformaciones económico-sociales. No permitamos nunca que por la necesidad de abreviar palabras se prescinda del término “social”, porque no solo se trata de transformar la economía con respeto al medio ambiente, sino hacerlo en función del desarrollo social y con justicia social, que es la esencia misma de la Revolución.
Nadie hasta hoy explicó, mucho menos probó en la práctica, cómo se construye el socialismo en una nación bajo las condiciones de asedio que soporta Cuba por parte de la mayor potencia del mundo desde los inicios mismos del triunfo de la Revolución, el Primero de Enero de 1959, hasta los días inciertos de estos años en que las relaciones políticas y económicas internacionales han dejado de guiarse por reglas mínimas y el multilateralismo se ha convertido en una aspiración de muchos que unos pocos frustran constantemente.
En ese contexto, minado de amenazas y políticas de fuerza contra cualquier proceso soberano y emancipador como la Revolución Cubana, resulta vital revisitar el pensamiento del Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz, y particularmente sus ideas sobre la construcción del socialismo en las difíciles circunstancias de Cuba durante los duros años noventa del Periodo Especial, cuando se emprendieron importantes transformaciones en la economía.
Recordemos su histórico discurso el 17 de noviembre de 2005, y cito: “Una conclusión que he sacado al cabo de muchos años: entre los muchos errores que hemos cometido todos, el más importante error era creer que alguien sabía de socialismo, o que alguien sabía de cómo se construye el socialismo. Parecía ciencia sabida […] Pero somos idiotas si creemos, por ejemplo, que la economía –y que me perdonen las decenas de miles de economistas que hay en el país– es una ciencia exacta y eterna […] Se pierde todo el sentido dialéctico cuando alguien cree que esa misma economía de hoy es igual a la de hace 50 años, o hace 100 años, o hace 150 años, o es igual a la época de Lenin, o a la época de Carlos Marx”.
Quiero ratificar algo, para que quede bien claro a nuestros compatriotas, a los amigos y hasta a los enemigos: ¡No nos proponemos ni jamás estará en nuestros propósitos la restauración del capitalismo en Cuba!
Se trata, y nadie lo dude, de salvar la Revolución y sus innegables conquistas sociales, porque no renunciaremos nunca a la aspiración mayoritaria de construcción socialista.
Pero para tener justicia social, para mantener y ampliar las conquistas de la Revolución en la salud, la educación, el deporte, la ciencia, la cultura y en otros tantos campos del desarrollo humano, hay que generar y disponer de recursos materiales y financieros, de los cuales se priva cada vez más al Estado cubano, para garantizar una justa redistribución.
El proyecto de transformaciones económicas y sociales en marcha se propone, en esencia, desatar las fuerzas productivas de la nación para generar riqueza y distribuirla con la mayor justicia social que se pueda lograr.
Es complejo y urgente este proceso que iniciamos, pero tenemos que hacerlo bien, con agilidad y mucho sentido de responsabilidad, para garantizar la efectividad deseada, defendiendo siempre, por encima de todo, que se mantenga la máxima protección social en lo que vayamos a aplicar.
Las transformaciones económicas y sociales que estamos proyectando no son nuevas ni salieron de la nada, ni son una proyección improvisada de último minuto ni mucho menos fruto de concesiones ante las amenazas de los Estados Unidos. No responden, reitero, a una exigencia del reciente proceso de conversaciones bilaterales.
No nos importa lo que el Gobierno estadunidense crea de esas medidas. No se concibieron para complacerlos. Se trata de una decisión soberana de Cuba, de los cubanos y las cubanas.
Si se revisa bien podrá verse su correspondencia con los Lineamientos de la Política Económica y Social de la Revolución aprobados en el Sexto Congreso del Partido, en el año 2011, y que fueron actualizados sucesivamente en el Séptimo y Octavo congresos.
Desde finales del año 2025, cuando discutimos la actualización del Plan de Gobierno, enfatizamos en acciones que hoy parecen sorprender a algunos, aunque estaban planteadas desde entonces, como la autonomía de la empresa estatal y de los municipios; las relaciones entre el Plan de la Economía y el mercado; las transformaciones a la inversión extranjera directa o la apertura de las posibilidades de inversión a los emigrados, entre muchas otras que hemos debatido en estos días.
Estamos actuando de manera coherente sobre la base de acciones para las cuales debíamos estar ya preparados, en condiciones de implementarlas, por las tantas veces que han sido mencionadas y analizadas.
Vale en este punto la autocrítica que debemos hacernos todos, comenzando por los máximos dirigentes del país y de sus organizaciones e instituciones, por la dilación en el tiempo en espera de una mayor conciencia colectiva con respecto a la necesidad de los cambios y de un contexto más favorable.
Ese error no nos está permitido repetirlo en esta circunstancia, por ello la exigencia que hemos impuesto de que cada medida tenga responsables y plazos, y que se rinda cuentas periódicamente sobre su progreso.
En función de ese objetivo se precisa acompañar el proceso con un serio diseño comunicacional, que incluya información sistemática sobre su progreso o dificultades, tomando en consideración todo lo que se debe modificar o eliminar. La misión fundamental de quienes responden por esta tarea será mantener al pueblo al día de cómo y en qué tiempo se cumple lo acordado.
Todas aquellas medidas o decisiones que tributen a desatar de inmediato las fuerzas productivas hay que aplicarlas sin demora. Para ello todos los actores económicos deben trabajar con una dinámica diferente a la actual, y lo que contribuya en esa dirección hay que priorizarlo, manteniendo la protección social.
Empresas estatales y actores económicos no estatales deben recibir el mismo tratamiento en función de sus aportes a la economía y a la sociedad. Es preciso articular armónicamente a todos en aras del desarrollo de la nación, del aporte al país, de la generación de riquezas imprescindibles para una justa redistribución.
Como ya expresé, hay una condición clara: tenemos la responsabilidad de cuidar todos los pasos que demos, de manera que no se incrementen las desigualdades, y en los casos en que se prevea que puede suceder debe acompañarse de planes para la atención a las familias, comunidades o segmentos de mayor vulnerabilidad.
Al propio tiempo, en la medida en que avancemos en su implementación, hay que prepararse para explicar cuál es el origen de las transformaciones, qué defienden, por qué hay que aplicarlas y cuáles son sus potenciales impactos.
No lograremos implementar bien estas transformaciones si, como pueblo, no nos involucramos todos y participamos de manera consciente y entusiasta; tampoco si no lo hacen, como parte indisoluble de este pueblo, ustedes, líderes de nuestra clase obrera. Para lograr eso hay que desplegar un eficiente plan político y comunicacional que movilice, explique e informe.
No se trata de repetir mecánicamente cada medida de transformación, sino de argumentar acción por acción. Explicar cómo cada una de ellas defiende la construcción socialista, cómo le va a aportar al crecimiento económico del país, cómo en la medida en que seamos capaces de generar más riquezas vamos a distribuirlas mejor con justicia social, cómo llegará el alivio a los hogares cubanos, a los de todos.
La discusión sobre las medidas no está agotada. Si alguien propone algo mejor de lo que hemos previsto será recibido, analizado e incorporado en la medida en que tribute al sentido político, económico y social de las transformaciones.
Al país le hace falta debate, pero para que resulte provechoso y efectivo hace falta escuchar a todos y construir consensos, porque vamos hacia un proceso que es muy complejo y que responde igualmente a una situación muy compleja.
Hay que trabajar con criterios de expertos, buscar el conocimiento dondequiera que esté y que ayude a implementar y conducir este empeño. Debemos aprovechar la sapiencia de todos aquellos que estén dispuestos a trabajar en sus objetivos, con la única condición de que respeten las posiciones de principios.
El uso de la inteligencia artificial constituye una herramienta imprescindible. Reconociendo sus sesgos no puede ser utilizada acríticamente, pero no podemos renunciar a ella porque el volumen de acciones a emprender, su control e implementación gradual y su optimización conllevan variables y matrices que solo son posible agilizar con los algoritmos que nos proveen estas nuevas tecnologías; hacer en días lo que por las vías convencionales nos tomaría años.
Nunca la Cuba revolucionaria ha estado de espaldas a los adelantos de la ciencia. Es menester informar que ya estamos trabajando con modelos cubanos de inteligencia artificial diseñados por nuestros capaces profesionales de la informática y las comunicaciones.
Pongo solo un ejemplo: el cotejo de las 176 medidas con el ordenamiento jurídico cubano, realizado con empleo de un modelo de IA cubano, abrevió considerablemente este proceso. Con métodos tradicionales no habríamos podido discutirlas, aprobarlas y estar pensando hoy ya en su implementación.
Insisto una vez más: hay que emplearla con sentido crítico, con criterios de expertos y sobre todo trabajar y sumar a todos aquellos compañeros que ya están preparados en el uso de estas herramientas, e ir también preparándonos todos para conocer su uso y poder emplearlas en nuestros procesos.
Un elemento fundamental, en el cual ya se trabaja aceleradamente, es el de la seguridad jurídica de las transformaciones económicas y sociales, con las reglas claras de todo lo que se puede hacer.
Es preciso, al mismo tiempo, crear mecanismos efectivos que tributen a la transparencia, que faciliten el control popular, obrero e institucional, particularmente de todo aquello que demande procesos de licitaciones de bienes inmuebles o activos. Se requieren plataformas públicas que digan lo que está disponible, quiénes optan, a quién se otorga y por qué.
En materia de ruta crítica, en lo táctico, urge implementar de inmediato todo lo que ya tenemos identificado que se puede hacer sin dilación, como son las facultades a municipios y empresa estatal, el rediseño de las OSDE para desatar fuerzas productivas y otras medidas.
En lo estratégico, es decisivo avanzar con paso firme en la cimentación jurídica. Sin respaldo del componente jurídico están condenados al fracaso el aseguramiento político comunicacional, el redimensionamiento del Estado, la protección social y dos temas que van a incidir directamente en la igualdad de los actores económicos: el mercado cambiario y el sistema tributario. De hecho, aquí estoy mencionando cuáles son las prioridades estratégicas para implementar estas medidas.
Compañeras y compañeros:
No podemos pasar por alto el proceso democrático que ha significado la consulta masiva del Anteproyecto de Ley del Código de Trabajo.
En un ejercicio que honra la tradición de participación de nuestra clase obrera, más de dos millones de trabajadores, entre septiembre y noviembre de 2025, tuvieron la posibilidad de moldear la ley.
Este Congreso ha recogido el sentir de la base, donde los debates no fueron meros formalismos, sino un termómetro de las preocupaciones actuales. Los trabajadores han sido enfáticos en que el nuevo Código debe ser un escudo real ante las nuevas dinámicas que enfrenta el país.
Merecen reconocimiento las exigencias de que la nueva norma garantice la protección ante el cese del vínculo laboral por razones ajenas a los trabajadores, tanto en el sector estatal como en el no estatal; o la manera en que se atiende a los interruptos para que mediante la creación de brigadas comunitarias se pongan al servicio de los barrios y de los territorios mientras dura la interrupción. Esa es una forma digna de aportar y no quedar desprotegidos.
Son también estimulantes, sobre todo en el escenario por venir de transformaciones económicas y sociales, los reclamos de que el Código no solo regule deberes, sino que formalice la participación real y propositiva de los trabajadores.
Los trabajadores exigen tener voz y voto en la formación de salarios, la distribución de utilidades y la transparencia de la gestión económica de sus empresas.
Tampoco puedo dejar de reconocer los planteamientos que apuntan a la flexibilidad y modernidad del trabajo, por el respaldo que ha recibido la incorporación del teletrabajo, incluso desde el exterior, y la eliminación de trabas para el pluriempleo de profesionales.
Estas menciones, en un universo mayor de bondades que trae el Código, nos muestran que se trata de una norma ajustada a su tiempo, a las condiciones actuales de desarrollo y, sobre todo, al modelo de sociedad justa al que no renunciamos y que nos proponemos seguir construyendo.
El socialismo es la obra de los trabajadores. Por ello, nuestros líderes sindicales deben dejar de ser unos meros transmisores de indicaciones para convertirse en voces importantes en el espacio de participación real en la toma de decisiones administrativas.
No renunciamos a la idea de que el Plan de la Economía se construya desde la base, desde las empresas, desde los actores económicos, con la voz y el voto de los trabajadores y que los trabajadores sean los más celosos guardianes de su ejecución.
Desde la visión del movimiento obrero cubano el papel de los trabajadores en la defensa de la Revolución es histórico, multifacético y esencial para la supervivencia del proyecto de construcción socialista.
Los ejes fundamentales de este papel del movimiento obrero en defensa de la Revolución podemos resumirlos en cinco pilares fundamentales: la defensa de la soberanía nacional y del socialismo; la producción y la innovación creciente y constante; la participación y el control, con el ojo muy atento a vicios y prácticas que abran espacio a la corrupción; la contribución comunitaria al barrio, a la localidad, y la continuidad histórica.
En estos cinco pilares se resume la esencia que ha guiado este Congreso.
Felicitamos la elección de este nuevo Consejo Nacional y su Secretario General. Confiamos en su compromiso con la Revolución, de trabajar sin descanso para que el Sindicato tenga la credibilidad y la representación real que nuestros trabajadores merecen.
Lograr todo lo que nos hemos propuesto con este Congreso y con las transformaciones económicas y sociales en curso demanda voluntad y convicción profunda de que sí podemos. Es estar a la altura del momento histórico que nos ha tocado vivir.
Ir a Fidel una y mil veces, sobre todo a esa obra tan breve como invaluable que es su concepto de Revolución. Todas las categorías del concepto están, de una u otra forma, mostrándonos el camino para enfrentar los colosales desafíos que tenemos por delante.
En el año del Centenario del Comandante en Jefe no dejaremos que nuestra generación, sobre la que hoy recae la responsabilidad histórica de salvar la Revolución, defraude la historia o mancille la memoria de nuestros héroes y mártires.
¡Por ellos, por Cuba, por el futuro del socialismo, seguiremos resistiendo, trabajando, creando y venciendo!
¡Vivan los aguerridos trabajadores, protagonistas de la resistencia victoriosa!
¡La Patria se defiende!
¡Por Cuba juntos creamos!
¡Socialismo o Muerte!
¡Patria o Muerte!
¡Venceremos!
