Cuba. Né calco né copia

Fino a che punto un’economia bloccata e priva di risorse può resistere a una tale asfissia estrema?

Jean Cruz

 

Non è un segreto che la società cubana stia sopportando la mancanza di elettricità, la scarsità di cibo, l’interruzione dei servizi medici ed essenziali, l’asfissia economica, le penalità commerciali e finanziarie, le minacce di invasione, l’assedio militare, la guerra comunicativa e l’isolamento diplomatico. Tutte queste azioni sembrano confluire con la politica di “massima pressione”, impulsata dall’amministrazione Trump per rovesciare il governo cubano attraverso la fame e la disperazione. In effetti, nell’ultimo rapporto della Strategia di Sicurezza Nazionale degli USA (2025) si propone la dialettica di un progetto storico il cui obiettivo rimane la ricolonizzazione di Cuba e dell’America Latina.

Ci si chiede: fino a che punto può un’economia piccola, bloccata e senza risorse resistere a un’asfissia estrema senza collassare in una crisi peggiore di quella del Periodo Speciale? Potrà il sistema socialista cubano risolvere gli enormi problemi della popolazione cubana e continuare a garantire il suo progetto di giustizia sociale e dignità piena? Come preservare i grandi programmi sociali della Rivoluzione, la qualità della salute e dell’istruzione senza le risorse e i materiali necessari? Il socialismo è un dogma o una costruzione dialettica?

Recentemente l’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba (Parlamento) ha approvato un pacchetto di 176 misure consistenti in 23 assi tematici di trasformazione economica e sociale. Le riforme includono forme di gestione non statale, relazioni di proprietà, pianificazione finanziaria di mercato, transizione energetica, decentramento dell’economia, autonomia municipale, flessibilizzazione del commercio estero, importazione di input e materie prime, fondo di protezione sociale, sostegno intersettoriale, parziale dollarizzazione, riforma tributaria e valutaria, politica dei prezzi, modernizzazione del sistema bancario e finanziario, controllo e ispezione contro la burocratizzazione e la corruzione, nuove modalità di investimento nel turismo ed esportazione di servizi professionali in tecnologie digitali e intelligenza artificiale.

Questa apertura economica ha generato una serie di contraddizioni e discussioni dentro e fuori l’isola. La maggior parte del popolo cubano, consapevole della propria umanità vivente – come direbbe il Che – ha avvertito che senza una ripresa e sostenibilità economica non si potrà preservare il socialismo, la sovranità e la giustizia sociale raggiunta. La tradizione marxista latinoamericana lo pone così: senza una base materiale, senza lo sviluppo delle forze produttive, senza una distribuzione delle ricchezze non è possibile garantire il miglioramento delle condizioni di vita delle persone.

Fuori dall’isola, gli USA e la destra transnazionale presentano le nuove trasformazioni come il sintomo di uno Stato fallito, incolpando il sistema socialista della crisi e di una presunta incapacità di risolvere i problemi con i propri mezzi. Questo accanimento contro il popolo cubano è manipolato da un blocco mediatico egemonico – finanziato dal Dipartimento di Stato e da diverse ONG – che promuove e alimenta l’idea di un intervento militare del Pentagono, con il pretesto di impiantare nell’isola il paradigma liberale dei Diritti Umani, della democrazia e della libertà. Tuttavia, queste azioni di restaurazione coloniale, che insistono nel considerare la nostra America come il cortile di casa, sono state caratterizzate dall’Assemblea Generale dell’ONU come una violazione flagrante e sistematica della sua Carta, del diritto internazionale e dello spirito del multilateralismo (ONU, 2022b, 2022c).

È reale, il blocco uccide

Tra il 2024 e il 2025, i danni causati dal blocco USA contro Cuba sono aumentati del 49%, provocando perdite per 7556 milioni di $. Nel corso di più di sessant’anni, il costo accumulato per la società cubana ha raggiunto i 170677 milioni di $. Per dimensionare questa cifra, osserviamo che il Piano Marshall costò circa 13 miliardi di $ dell’epoca per la ricostruzione dell’Europa del dopoguerra, equivalenti a circa 130 miliardi di $ a prezzi attuali. Queste cifre comparative rivelano perché il blocco rimane il principale ostacolo allo sviluppo materiale dell’isola, provocando gravi carenze e colpendo direttamente settori vitali come la salute, l’energia e l’alimentazione.

I danni di questa politica si traducono in un impatto diretto sulla vita umana. Cuba, storicamente riconosciuta a livello mondiale per l’eccellenza del suo sistema sanitario e la sua collaborazione medica internazionale, manteneva nel 2017 un tasso di mortalità infantile di 4 per 1000 nati vivi; tuttavia, questo indicatore ha registrato un allarmante incremento fino a raggiungere il 9,9 per 1000 alla fine del 2025. D’altra parte, la scarsità di energia e di forniture mediche ha provocato che la sopravvivenza di pazienti pediatrici con trattamenti oncologici diminuisca dall’85 al 65% in quello che va del presente anno. Questa crisi sanitaria accumulata mantiene più di 100000 persone in liste d’attesa chirurgiche e di trattamento, colpendo gravemente 5152 pazienti con cancro e 12000 bambini che attendono cure mediche tempestive (MINREX, 2026).

Per il suo dichiarato proposito e l’impalcatura politica, legale e amministrativa su cui si sostiene, il blocco USA costituisce un atto di genocidio, in virtù della Convenzione per la Prevenzione del Delitto di Genocidio del 1948 (ONU, 2022a).

La costruzione del socialismo

Quando il mondo fu testimone della capitolazione di bandiere, del crollo di idee e utopie, Cuba rimase sola illuminando con la sua stella solitaria. Evidentemente, il culto delle e dei cubani rimane quello della dignità piena – apotegma martiano -. Allora, una rivoluzione socialista che nel pieno del XXI secolo si autocritica, si rettifica, si approfondisce e si aggiorna, non è forse una rivoluzione che porta molte rivoluzioni dentro di sé?

Oggi, Cuba non è più la stessa nazione degli anni ’80 che disponeva del sostegno del campo socialista; non è nemmeno il Paese dell’inizio del XXI secolo che seppe costruire alleanze trasversali con governi progressisti e rivoluzionari. In effetti, all’interno dell’isola si proclama un chiaro slogan: “Vincere il blocco senza aspettare che lo tolgano”. Di fronte alle nuove trasformazioni economiche e sociali, la forza ideologica del popolo e del governo deve puntare a quanto sancito nell’articolo 4 della sua Carta Magna: «Il sistema socialista che questa Costituzione sancisce è irrevocabile».

La storia cubana ha dimostrato che è possibile innestare l’eredità decoloniale, autoctona e latinoamericanista con il potente lascito martiano, marxista, leninista e fidelista. È, come seppe indicare il pensatore peruviano José Carlos Mariátegui: “Né calco né copia, ma creazione eroica”.

Magister in Studi Sociali Latinoamericani (UBA). Coordinatore dell’Area di Studi su Cuba del CEFMA.

Fonte: Tiempo Argentino


Cuba. Ni calco ni copia

¿Hasta qué punto puede una economía bloqueada y sin recursos resistir tal asfixia extrema?

 

No es ningún secreto que la sociedad cubana está soportando la falta de electricidad, la escasez de alimentos, la interrupción de los servicios médicos y esenciales, la asfixia económica, las penalidades comerciales y financieras, las amenazas de invasión, el cercamiento militar, la guerra comunicacional y el aislamiento diplomático. Todas estas acciones parecen confluir con la política de “máxima presión”, impulsada por la administración Trump para derrocar al gobierno cubano por medio del hambre y la desesperación. De hecho, en el último informe de la Estrategia de Seguridad Nacional de los EE UU (2025) se plantea la dialéctica de un proyecto histórico cuyo objetivo sigue siendo la recolonización de Cuba y América Latina.

Cabe preguntarnos, ¿Hasta qué punto puede una economía pequeña, bloqueada y sin recursos resistir una asfixia extrema sin colapsar en una crisis peor que la del Periodo Especial? ¿Podrá el sistema socialista cubano resolver los enormes problemas de la población cubana y continuar garantizando su proyecto de justicia social y dignidad plena? ¿Cómo preservar los grandes programas sociales de la Revolución, la calidad de la salud y educación sin los recursos y materiales necesarios? ¿Es el socialismo un dogma o una construcción dialéctica?

Recientemente la Asamblea Nacional del Poder Popular de Cuba (Parlamento) aprobó un paquete de 176 medidas consistentes en 23 ejes temáticos de transformación económica y social. Las reformas incluyen formas de gestión no estatal, relaciones de propiedad, planificación financiera de mercado, transición energética, descentralización de la economía, autonomía municipal, flexibilización del comercio exterior, importación de insumos y materias primas, fondo de protección social, apoyo intersectorial, dolarización parcial, reforma tributaria y cambiaria, política de precios, modernización del sistema bancario y financiero, control e inspección contra la burocratización y corrupción, nuevas modalidades de inversión en turismo y exportación de servicios profesionales en tecnologías digitales e inteligencia artificial.

Esta apertura económica ha generado una serie de contradicciones y discusiones dentro y fuera de la isla. La mayoría del pueblo cubano consciente de su humanidad viviente –como diría el Che- ha advertido que sin una recuperación y sustentabilidad económica no se podrá preservar el socialismo, la soberanía y la justicia social alcanzada. La tradición marxista latinoamericana así lo plantea, sin una base material, sin el desarrollo de las fuerzas productivas, sin una distribución de las riquezas no es posible garantizar el mejoramiento de las condiciones de vida de las personas.

Fuera de la isla, EE UU y la derecha transnacional presentan las nuevas transformaciones como el síntoma de un Estado fallido, culpando al sistema socialista de la crisis y de una supuesta incapacidad para resolver los problemas por sus propios medios. Este ensañamiento contra el pueblo cubano es manipulado por un bloque mediático hegemónico —financiado por el Departamento de Estado y diversas ONG— que promueve y alimenta la idea de una intervención militar del Pentágono, bajo el pretexto de implantar en la isla el paradigma liberal de los DD HH, la democracia y la libertad. Sin embargo, estas acciones de restauración colonial, que insisten en considerar a nuestra América como el patio trasero, han sido caracterizadas por la Asamblea General de la ONU como una violación flagrante y sistemática de su Carta, del derecho internacional y del espíritu del multilateralismo (ONU, 2022b, 2022c).

Es real, el bloqueo mata

Entre 2024 y 2025, las afectaciones causadas por el bloqueo de EE UU contra Cuba aumentaron un 49%, provocando pérdidas por 7556 millones de dólares. A lo largo de más de sesenta años, el costo acumulado para la sociedad cubana alcanzó los U$S 170.677 millones. Para dimensionar esta cifra, observamos que el Plan Marshall costó alrededor de 13 mil millones de dólares de la época para la reconstrucción de la Europa de posguerra, lo que equivale a unos 130 mil millones de dólares a precios actuales. Estas cifras comparativas revelan por qué el bloqueo sigue siendo el principal obstáculo para el desarrollo material de la isla, provocando graves carencias y golpeando directamente a sectores vitales como la salud, la energía y la alimentación.

Las afectaciones de esta política se traducen en un impacto directo sobre la vida humana. Cuba, históricamente reconocida a escala mundial por la excelencia de su sistema de salud y su colaboración médica internacional, mantenía en 2017 una tasa de mortalidad infantil de 4 por cada 1000 nacidos vivos; sin embargo, este indicador registró un alarmante incremento hasta alcanzar los 9,9 por cada 1000 al cierre de 2025. Por otra parte, la escasez de energía e insumos médicos ha provocado que la supervivencia de pacientes pediátricos con tratamientos oncológicos disminuya del 85 al 65% en lo que va del presente año. Esta crisis sanitaria acumulada mantiene a más de 100 mil personas en listas de espera quirúrgicas y de tratamiento, afectando gravemente a 5152 pacientes con cáncer y a 12 mil niños y niñas que aguardan por atención médica oportuna (MINREX, 2026).

Por su declarado propósito y el andamiaje político, legal y administrativo en el que se sustenta, el bloqueo de EE UU califica como un acto de genocidio, en virtud de la Convención para la Prevención del Delito de Genocidio de 1948 (ONU, 2022a).

La construcción del socialismo

Cuando el mundo fue testigo de la claudicación de banderas, del derrumbe de ideas y utopías, Cuba quedó sola iluminando con su estrella solitaria. Evidentemente, el culto de las y los cubanos sigue siendo el de la dignidad plena -apotegma martiano-. Entonces, una revolución socialista que en pleno siglo XXI se autocrítica, se rectifica, se profundiza y se actualiza, ¿no es acaso una revolución que lleva muchas revoluciones en su interior?

Hoy, Cuba ya no es la misma nación de los ’80 que disponía del respaldo del campo socialista; tampoco es el país de comienzos del siglo XXI que supo construir alianzas transversales con gobiernos progresistas y revolucionarios. De hecho, en el interior de la isla se proclama una consigna clara: “Vencer al bloqueo sin esperar que lo levanten”. Ante las nuevas transformaciones económicas y sociales, la fortaleza ideológica del pueblo y gobierno debe apuntar a lo refrendado en el artículo 4 de su Carta Magna: «El sistema socialista que refrenda esta Constitución es irrevocable».

La historia cubana ha demostrado que es posible entroncar la herencia decolonial, autóctona y latinoamericanista con el potente legado martiano, marxista, leninista y fidelista. Es, como supo marcar el pensador peruano José Carlos Mariátegui: “Ni calco ni copia, sino creación heroica”.

* Magíster en Estudios Sociales Latinoamericanos (UBA). Coordinador del Área de Estudios sobre Cuba del CEFMA.

Fuente: Tiempo Argentino

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