Perché non rispettano neppure l’aiuto medico di Cuba in Venezuela?
Speciali Miami Fake
Cubainformación – Benvenute/i a Miami Fake, Miami, città dalla quale vengono espulse al mondo decine di menzogne ogni giorno sulla realtà di Cuba, ma anche sul Venezuela.
- Meschine menzogne sulle case popolari in Venezuela
Ora cercano di approfittare e trarre profitto politico contro il processo bolivariano e contro il Venezuela in questa situazione di catastrofe umanitaria dopo i terremoti, cercando di piazzare nella stampa internazionale e, soprattutto, nell’opinione pubblica interna ed esterna del Venezuela, la matrice secondo cui le case popolari di quel Paese non sono state costruite bene.
“I terremoti in Venezuela espongono le carenze strutturali di Misión Vivienda, il programma bandiera del chavismo”.
Questa è una menzogna, una fake news che molti media di destra e ultradestra di tutto il mondo hanno pubblicato. Il giornale ABC, in Spagna, per esempio.
Ma anche Diario de Cuba, un mezzo finanziato dal Governo USA, ci dice: “Il terremoto ha rivelato, in modo drammatico, le debolezze strutturali di decine di edifici della Gran Misión Vivienda Venezuela, programma star del Governo chavista”.
Bisogna dirlo chiaramente: menzogna.
Perché? Perché sono crollate alcune case di questa missione bolivariana. Ma, tra l’altro, perché non dicono che sono 5200000 case popolari, a bassissimo prezzo o gratuite, quelle che il processo bolivariano ha consegnato alla popolazione più umile?
Di questo non parlano.
Parlano solo del fatto che alcune case sono crollate. Ma sono crollate anche case di costruzione privata. Sono crollate case di ogni tipo. Non c’è stata differenza tra le une e le altre.
Tuttavia, loro hanno bisogno di focalizzare la questione esclusivamente su alcune case specifiche.
E, naturalmente, non dicono assolutamente nulla né spiegano l’impatto monumentale e positivo che questa Misión Vivienda ha avuto durante i governi bolivariani.
- Elogiare l’aiuto medico cubano in Venezuela? Nemmeno per sogno!
E, nel contesto della tragedia che sta vivendo il Venezuela, cosa fanno questi media che si dicono cubani?
Elogiano il fatto che la cooperazione medica cubana sia stata la prima a soccorrere le persone colpite perché è presente nel Ppaese dal 2003?
No. Nemmeno pensarci.
“Dopo i terremoti, il regime cubano conferma di mantenere medici in 24 stati del Venezuela”, dice ADN Cuba, un mezzo sovvenzionato dalla NED e dall’USAID, cioè dal Governo USA, e che agisce come portavoce del Dipartimento di Stato.
Letteralmente afferma che “il regime cubano ha confermato che queste brigate mediche sono presenti in tutto il Venezuela, una rivelazione che — secondo loro — riapre interrogativi sul perché migliaia di professionisti della salute cubani continuino a lavorare in quel Paese”.
Quello che dovrebbero dire è che, grazie al fatto che ci sono migliaia di professionisti cubani lì, migliaia di persone hanno potuto essere assistite in questa tragedia da cooperanti che erano già dispiegati sul terreno.
Ma no.
Bisogna seminare dubbi sul perché questi cooperanti siano lì, che tra l’altro, dal 2003, hanno assistito milioni di persone in Venezuela; hanno salvato milioni di vite e hanno prestato assistenza, soprattutto, nei quartieri più umili del Paese.
Questo non possono riconoscerlo.
Devono rimuovere il letamaio dei messaggi menzogneri del Governo USA.
E per farlo contano anche sul letamaio di determinate ONG finanziate da Miami da quello stesso Governo, come Archivo Cuba, diretta da María Werlau.
Questa donna è figlia di un mercenario della Baia dei Porci, di coloro che tentarono di invadere Cuba sotto la direzione della CIA e furono sconfitti in appena 72 ore.
Ora afferma: “Il Governo venezuelano continua a pagare la dittatura cubana per queste brigate. Se così fosse, si starebbe preservando una delle maggiori fonti storiche di reddito ufficiale del regime cubano”.
Che assoluta miseria morale.
Perché questa signora vive proprio del denaro che il Governo USA dà alla sua organizzazione per diffondere questo tipo di messaggi.
Bisogna ricordare che Archivo Cuba è una delle organizzazioni beneficiarie delle sovvenzioni dell’USAID destinate specificamente a screditare le brigate mediche cubane.
È incredibile che un’agenzia dedicata, presumibilmente, alla cooperazione internazionale abbia un programma specifico per finanziare inchieste giornalistiche sulla cooperazione medica cubana, non per sostenerla, ma per distruggerla.
Esiste una partita di diversi milioni di dollari all’anno destinata a questo scopo e questa organizzazione riceve fondi per elaborare i suoi rapporti, esattamente come Prisoners Defenders, quelli che hanno persino cercato di portarci in tribunale per aver denunciato pubblicamente il loro ruolo contro la cooperazione medica cubana.
Perché, in primo luogo, distruggendo queste brigate distruggono il diritto alla salute di milioni di persone in Paesi impoveriti.
In secondo luogo, danneggiano economicamente i cooperanti cubani, che grazie a queste missioni percepiscono stipendi superiori a quelli che otterrebbero lavorando a Cuba.
E, in terzo luogo — la cosa più importante per loro —, distruggono un’importante fonte di ingresso per il sistema sanitario pubblico cubano.
Così si trova oggi il sistema sanitario di Cuba, con gravi difficoltà di accesso ai medicinali, grazie anche al lavoro di questi mercenari al servizio del Governo USA.
Una notizia collegata ci permette di fare alcuni calcoli.
Qualche giorno fa, ADN Cuba titolava: “Dei 1600 $ che pagava il Governo dell’Honduras per ogni medico cubano, ne ricevevano solo 700, ha denunciato un viceministro della Salute”.
Si tratta di un’intervista a un viceministro appartenente all’attuale Governo honduregno di destra, che afferma che il precedente Governo del Partito Libero pagava 1600 $ per ogni medico cubano e che ogni professionista ne riceveva 700.
Cioè, secondo questa impostazione, lo Stato cubano si terrebbe il 56% del denaro.
Ma è opportuno spiegare diverse cose.
In primo luogo, il denaro che uno Stato paga per ogni medico o cooperante cubano non remunera unicamente il lavoro di quella persona.
Copre anche spese amministrative, personale di supporto, logistica, trasporti, coordinamento e molti altri costi associati al funzionamento di una missione internazionale.
Pertanto, non si può affermare che lo Stato cubano si limiti a trattenere quella percentuale dallo stipendio del professionista.
E, inoltre, facciamo un paragone.
Supponiamo, per un momento, che quel 56% rimanga interamente allo Stato cubano e che sia destinato a finanziare la sanità pubblica.
In Belgio, lo Stato trattiene circa il 53% dello stipendio lordo di un lavoratore tra contributi sociali versati dall’azienda e dal lavoratore stesso.
Perché allora nessuno dice che il Belgio fa un grande affare con i suoi lavoratori?
Perché nessuno afferma che i lavoratori belgi sono schiavi, come invece dicono dei medici cubani?
Le risate si sentirebbero fino alla Casa Bianca.
Ma, trattandosi di Cuba, tutto è permesso.
Hanno costruito un’immensa menzogna intorno alla cooperazione medica cubana con un duplice obiettivo: distruggere il diritto alla salute di milioni di persone e, inoltre, privare Cuba degli ingressi con cui sostiene il suo sistema sanitario.
E, tra l’altro, questo è esattamente ciò che hanno ottenuto.
- Anche la demagogia sui farmaci cubani
Abbiamo altri titoli che vanno esattamente nella stessa direzione.
Diario de Cuba pubblica: “Mentre i cubani sono privi di medicinali, il regime cubano li offre agli Stati Uniti”.
E aggiunge che il Governo cubano è “aperto a parlare di tutto”. Secondo questo mezzo, finanziato dal Governo USA, “nella sua disperazione per raggiungere un accordo con Washington senza introdurre cambi politici, il Governo cubano avrebbe offerto persino farmaci efficaci contro l’Alzheimer (di brevetto cubano), mentre per la popolazione cubana trovare medicinali costituisce un’autentica odissea”.
Ma che demagogia a buon mercato!
Cuba possiede una potente industria biofarmaceutica. Nonostante il blocco, l’asfissia economica e la guerra permanente contro la sua economia, è riuscita a sviluppare un’industria di alto livello, con successi scientifici come questo farmaco contro l’Alzheimer.
Quello che Cuba cerca è ottenere valuta estera attraverso l’esportazione di quei farmaci.
Il vero problema è che il blocco rende estremamente difficile la vendita internazionale di quei prodotti e, quindi, impedisce di ottenere le valute necessarie per acquistare altri farmaci destinati alla popolazione cubana.
Ma questi media ribaltano completamente la questione.
Sono così demagoghi, così senza vergogna e così bugiardi che cercano di far credere che, se quei farmaci vengono esportati, non potranno più essere somministrati al popolo cubano.
Menzogna. Un’enorme menzogna.
Quei farmaci sono garantiti per la popolazione cubana e, inoltre, vengono prodotti in quantità sufficienti per poter esportare parte di essi, ottenere valuta e acquistare altri farmaci di cui il Paese ha bisogno.
Questo, naturalmente, non lo raccontano.
- Perseguitare, sanzionare e reprimere la solidarietà con Cuba
Uno dei principali obiettivi di tutti questi media mercenari finanziati dal Governo USA è perseguitare, sanzionare e reprimere la solidarietà con Cuba. Cioè, accompagnare la politica sostenuta da Marco Rubio di sanzioni e di segnalazione contro tutto il movimento internazionale di solidarietà con l’Isola.
“Marco Rubio annuncia l’arresto di un ex funzionario dell’ICAP e accusa l’organizzazione di spionaggio”.
L’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), ricordiamo, è stato recentemente oggetto di sanzioni da parte del Governo USA.
Tuttavia, l’ICAP è un’istituzione che mantiene relazioni con il meglio della solidarietà internazionale.
Quando viaggiamo a Cuba e visitiamo le sue strutture, incontriamo persone di tutti i continenti che portano tonnellate di aiuti umanitari, medicinali, materiale scolastico e che lavorano tutto l’anno per sostenere il popolo cubano.
Nel frattempo, ora sanzionano l’ICAP e minacciano di sanzionare anche tutte quelle persone solidali.
Marco Rubio annunciava qualche giorno fa — e tutti questi media, come ADN Cuba, lo celebravano e applaudivano — l’arresto di Carlos Antonio Yoga Domínguez, che, secondo quel media, ha lavorato per più di un decennio per l’ICAP e, già “residente negli Stati Uniti, continuava a mantenere legami con detta istituzione”.
E cosa c’è di straordinario in questo?
Forse una persona che decide di vivere fuori da Cuba non può mantenere rapporti con il suo precedente luogo di lavoro, con i suoi ex compagni/e?
Da quando costituisce un reato?
È una vera vergogna.
ADN Cuba aggiunge: “Un’inchiesta esclusiva di ADN Cuba, pubblicata da The Washington Times, ha documentato che l’ICAP mantiene legami con gruppi proibiti e organizzazioni terroristiche come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.”
Terroristi siete voi.
Terrorista è il Governo di Israele.
E quelle organizzazioni fanno parte della resistenza dei popoli palestinese e libanese di fronte al genocidio che subiscono.
Continua l’accusa: “L’ICAP ha reclutato cittadini statunitensi e di altri paesi con il discorso della solidarietà con Cuba, mentre ottiene ingressi dai suoi programmi di viaggio all’Avana, dove alcuni partecipanti ricevono formazione politica.”
Ingressi?
Non saranno semplicemente le risorse necessarie per coprire i costi di quei viaggi?
Forse pretendono che sia lo Stato cubano a pagare gli spostamenti di chi viaggia solidariamente a Cuba?
Perché, se così fosse, denuncerebbero immediatamente un presunto spreco dello Stato cubano.
La realtà è molto diversa.
Chi viaggia solidariamente paga integralmente i propri viaggi e il proprio soggiorno.
E, inoltre, genera un piccolo ingresso per l’economia cubana, per gli hotel, le agenzie di viaggio e altri servizi.
Rubio ha anche avvertito che qualsiasi persona che effettui transazioni con l’ICAP potrebbe affrontare sanzioni, procedimenti giudiziari o restrizioni migratorie negli USA.
Questa è la vera faccia della cosiddetta libertà.
Questa è la repressione della solidarietà.
Che sanzionino quanto vogliono.
Un’altra notizia pubblicata da ADN Cuba affermava: “Attivisti anti-israeliani dietro le proteste all’Università di Columbia sono stati addestrati a Cuba per anni.”
Ecco un’altra enorme menzogna.
Secondo ADN Cuba: “Alcune delle proteste contro Israele nelle università statunitensi sono state sostenute da organizzazioni che hanno viaggiato nella Cuba comunista per ricevere addestramento alla resistenza.”
E quali sono le prove?
Nessuna.
Assolutamente nessuna.
L’unica cosa che possono dimostrare è che queste persone hanno viaggiato a Cuba numerose volte, hanno portato aiuti umanitari, hanno distribuito medicinali negli ospedali e hanno partecipato ad attività solidali.
Non hanno mai ricevuto alcun addestramento alla “resistenza”, come afferma quel media.
Questo non è giornalismo.
È propaganda.
Molte persone solidali di tutto il mondo — io tra loro — siamo state nelle strutture dell’ICAP, abbiamo partecipato a riunioni e attività organizzate da quell’istituzione.
Mai nessuno ci ha addestrato a nulla che non sia per comprendere e praticare lo spirito di solidarietà internazionale che Cuba rappresenta.
Tuttavia, ADN Cuba indica con nomi e cognomi persone come Manolo de los Santos e altri attivisti statunitensi, cercando chiaramente che le autorità del loro Paese agiscano contro di loro.
Li presenta come membri di una “organizzazione attivista radicale con profonde connessioni con la Cuba comunista”.
Questo è precisamente l’obiettivo di questo tipo di pubblicazioni: alimentare la persecuzione politica contro chi pratica la solidarietà internazionale.
- Soffocare Cuba: obiettivo numero uno dei media mercenari
Soffocare Cuba è il vero obiettivo di questi media. È esattamente lo stesso obiettivo che persegue il Governo USA, perché questi media sono sostenuti economicamente da lui e si dedicano ad applaudire tutta la sua politica di ricolonizzazione e di applicazione della Dottrina Monroe.
Non sono “media indipendenti cubani”, come si definiscono loro stessi?
No.
Sono media del Governo USA che rappresentano la colonizzazione e lo schiacciamento di qualsiasi indizio di sovranità per Cuba e per altri popoli.
Vediamo Martí Noticias, un media finanziato direttamente dal Governo USA e dove scrivono questi presunti “giornalisti indipendenti cubani”.
Titolano: “Trump: Cuba sta venendo dalla nostra parte”.
E spiegano che il presidente USA ha menzionato i territori che quel Paese ottenne dopo la guerra contro la Spagna nel 1898: “Guam, Filippine, Porto Rico… Li abbiamo avuti tutti”.
E, poi, parlando di Cuba, ha aggiunto: “Dopo molte decadi, stanno venendo dalla nostra parte”.
E tutti questi media ad applaudire.
Ad applaudire la riconquista USA.
Perché, prima del 1959, Cuba era un protettorato di fatto degli USA.
Quella era Cuba.
E, naturalmente, pubblicano articoli, tutti i giorni, applaudendo l’intervento, l’assedio medievale e il blocco economico.
Diario de Cuba pubblica: “Il grido di soffocamento della dittatura”.
E aggiunge: “Se Cuba non attua un cambio radicale come quello di Gorbaciov in URSS, allora lo farà Washington”.
14ymedio fa lo stesso.
ADN Cuba informa che: “Il Centro per una Cuba Libera mantiene attiva la campagna per cacciare il regime cubano dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU”.
Tutto ciò non è altro che il riflesso della politica del Dipartimento di Stato in questi media che non solo controlla, ma anche finanzia.
- Stampa di delatori aiuta gli USA a imporre sanzioni a governi e imprese
E c’è, inoltre, il “giornalismo di delatori” che praticano tutti questi media con sede a Miami, Madrid e altri luoghi.
Si dedicano a segnalare imprese e governi che mantengono relazioni con Cuba affinché, successivamente, il Dipartimento di Stato o il Dipartimento del Tesoro impongano loro sanzioni.
Leggiamo in Diario de Cuba: “Geopoliticamente rischiosa è la scommessa di Claudia Sheinbaum di inviare greggio a Cuba attraverso imprese private”.
La presidentessa del Messico ha proposto di studiare la possibilità che siano imprese private messicane a vendere petrolio a Cuba.
Quel petrolio che ha smesso di arrivare negli ultimi sei mesi e la cui assenza spiega gran parte dei blackout che oggi subisce la popolazione cubana.
Ebbene, questi media presentano presunti esperti messicani che “mettono in discussione la legittimità di quella strategia del Governo di Claudia Sheinbaum per continuare a rifornire il regime dell’Avana”.
No. Non si tratta di rifornire il Governo.
Si tratta di fornire elettricità a una popolazione che oggi sopporta giornate con appena due o tre ore di luce, e anche meno.
Aggiungono inoltre che quella decisione “potrebbe scontrarsi con le sanzioni imposte dagli USA contro Cuba Petróleos (CUPET) e con il fatto che il carburante, anche se venduto da imprese private, proviene infine da PEMEX, l’azienda statale messicana”.
Cosa stanno realmente suggerendo?
Che gli USA dovrebbero sanzionare anche il Messico.
Che dovrebbero imporre dazi o nuove misure perché, in fin dei conti, il petrolio proviene da un’azienda pubblica.
Così agiscono.
Questo è giornalismo di delatori. Come quello di 14ymedio, che pubblica: “Una mipyme con capitale estero vende carburante da una nave di CUPET all’Avana”.
Cioè, stanno indicando al Dipartimento del Tesoro il prossimo obiettivo per le sanzioni: una piccola impresa privata.
El Toque chiede: “Cosa si sa di Coral Marítima, l’azienda a cui GAESA ha venduto un terminal di container del Mariel?”
Di nuovo, stanno indicando la strada di future sanzioni contro un’altra azienda.
Ricordiamo che GAESA, l’holding statale cubana sanzionata dagli USA, ha recentemente venduto il terminal di container del Mariel a un’altra azienda pubblica cubana.
E questi media si indignano perché l’operazione è stata effettuata “discretamente”.
Cosa pretendevano?
Che fosse annunciata con luci e stenografi per facilitare dal primo giorno tutte le informazioni al Governo USA?
Che enorme sfrontatezza!
- Sostenere sanzioni e il blocco petrolifero ma esigere da Cuba “modernizzare” il suo sistema elettrico
Sostengono un autentico castigo economico contro il popolo cubano e poi vivono giornalisticamente delle conseguenze di quello stesso castigo.
Perché, dopo aver sostenuto le sanzioni, l’asfissia economica e il blocco, dedicano tutti i giorni le loro pagine a mostrare le ristrettezze, la povertà e le enormi difficoltà che soffrono le famiglie cubane.
Pubblicano servizi sulla mancanza di cibo, la scarsità di medicinali, le case deteriorate dal salnitro e dal passare del tempo, gli edifici del Malecón dell’Avana, la crisi abitativa…Tutto ciò la cui gravità loro stessi contribuiscono ad aggravare sostenendo le sanzioni.
Attaccano persino il processo di transizione energetica che il Governo cubano cerca di sviluppare proprio per ridurre i blackout.
Pubblicano titoli come:”Cuba inaugura una batteria da 50 megawatt mentre i blackout superano le venti ore”.
Naturalmente.
Cosa pretendono?
Che il Governo cubano rimanga immobile?
Deve andare incorporando soluzioni parziali, investimenti e nuove tecnologie per diminuire progressivamente quei tagli elettrici.
Ma questi stessi media che sostengono il blocco petrolifero affermano poi che: “L’investimento non risolverà i blackout finché il regime non recuperi la generazione, modernizzi l’infrastruttura e garantisca carburante per i suoi impianti”.
E come farà a garantire carburante se loro stessi sostengono il blocco petrolifero?
Come pretendono che modernizzi il suo sistema elettrico mentre sostengono le sanzioni che impediscono di acquistare attrezzature, finanziamenti e carburante?
È una contraddizione così evidente quanto cinica.
Prima sostengono tutte le misure destinate a strangolare economicamente il paese.
Poi utilizzano le conseguenze di quelle stesse misure come argomento propagandistico contro la Rivoluzione cubana.
Questa è esattamente la funzione di questi media.
Da parte nostra, continueremo a denunciare la politica genocida del Governo USA e il ruolo che svolgono questi media mercenari, finanziati per accompagnare, giustificare e amplificare quella politica di asfissia contro il popolo cubano.
Fino al prossimo programma.
¿Por qué no respetan siquiera la ayuda médica de Cuba en Venezuela?
Especiales Miami Fake
Cubainformación – Bienvenidas y bienvenidos a Miami Fake, Miami, ciudad desde la que se expulsan al mundo decenas de mentiras todos los días sobre la realidad de Cuba, pero también sobre Venezuela.
- Mezquinas mentiras sobre viviendas sociales en Venezuela
Ahora intentan aprovechar y sacar rédito político contra el proceso bolivariano y contra Venezuela en esta situación de catástrofe humanitaria tras los terremotos, tratando de colocar en la prensa internacional y, sobre todo, en la opinión pública interna y externa de Venezuela, la matriz de que las viviendas sociales de ese país no fueron bien construidas.
“Los sismos en Venezuela exponen las carencias estructurales de Misión Vivienda, el programa bandera del chavismo”.
Esto es una mentira, una fake news que han publicado muchos medios de derecha y ultraderecha de todo el mundo. El diario ABC, en España, por ejemplo.
Pero también Diario de Cuba, medio financiado por el Gobierno de Estados Unidos, nos dice: “El terremoto ha dejado al descubierto, de forma dramática, las debilidades estructurales de decenas de edificaciones de la Gran Misión Vivienda Venezuela, programa estrella del Gobierno chavista”.
Hay que decirlo claramente: mentira.
¿Por qué? Porque se han caído algunas casas de esta misión bolivariana. Pero, por cierto, ¿por qué no dicen que son 5.200.000 viviendas sociales, de muy bajo precio o gratuitas, las que el proceso bolivariano ha entregado a la población más humilde?
De eso no hablan.
Hablan únicamente de que algunas viviendas se han caído. Pero también se han caído viviendas de construcción privada. Se han caído casas de todo tipo. No ha habido diferencia entre unas y otras.
Sin embargo, ellos necesitan focalizar el asunto exclusivamente en unas viviendas concretas.
Y, por supuesto, no dicen absolutamente nada ni explican el impacto monumental y positivo que ha tenido esta Misión Vivienda durante los gobiernos bolivarianos.
- ¿Elogiar la ayuda médica cubana en Venezuela? ¡Ni soñar!
Y, en el contexto de la tragedia que vive Venezuela, ¿qué hacen estos medios que dicen ser cubanos?
¿Elogian que la cooperación médica cubana haya sido la primera en atender a las personas damnificadas porque lleva presente en el país desde el año 2003?
No. Ni pensarlo.
“Tras los terremotos, el régimen cubano confirma que mantiene médicos en 24 estados de Venezuela”, dice ADN Cuba, un medio subvencionado por la NED y la USAID, es decir, por el Gobierno de Estados Unidos, y que actúa como vocero del Departamento de Estado.
Literalmente afirma que “el régimen cubano confirmó que estas brigadas médicas están presentes en toda Venezuela, una revelación que —según ellos— reabre interrogantes sobre por qué miles de profesionales de la salud cubanos siguen trabajando en ese país”.
Lo que tendrían que decir es que, gracias a que hay miles de profesionales cubanos allí, miles de personas han podido ser atendidas en esta tragedia por cooperantes que ya estaban desplegados en el terreno.
Pero no.
Hay que sembrar dudas sobre por qué están allí estos cooperantes que, por cierto, desde 2003 han atendido a millones de personas en Venezuela; han salvado millones de vidas y han prestado asistencia, sobre todo, en los barrios más humildes del país.
Eso no pueden reconocerlo.
Tienen que remover el estercolero de los mensajes mentirosos del Gobierno de Estados Unidos.
Y para ello cuentan también con el estercolero de determinadas ONG financiadas desde Miami por ese mismo Gobierno, como Archivo Cuba, dirigida por María Werlau.
Esta mujer es hija de un mercenario de Bahía de Cochinos, de quienes intentaron invadir Cuba bajo la dirección de la CIA y fueron derrotados en apenas 72 horas.
Ahora afirma: “El Gobierno venezolano continúa pagando a la dictadura cubana por estas brigadas. De ser así, se estaría preservando una de las mayores fuentes históricas de ingresos oficiales del régimen cubano”.
Qué absoluta miseria moral.
Porque esta señora vive precisamente del dinero que el Gobierno de Estados Unidos entrega a su organización para difundir ese tipo de mensajes.
Hay que recordar que Archivo Cuba es una de las organizaciones beneficiarias de las subvenciones de la USAID destinadas específicamente a desacreditar las brigadas médicas cubanas.
Resulta increíble que una agencia dedicada, supuestamente, a la cooperación internacional tenga un programa específico para financiar investigaciones periodísticas sobre la cooperación médica cubana, no para apoyarla, sino para destruirla.
Existe una partida de varios millones de dólares al año destinada a ese fin y esta organización recibe fondos para elaborar sus informes, exactamente igual que Prisoners Defenders, aquellos que incluso trataron de llevarnos a los tribunales por denunciar públicamente su papel contra la cooperación médica cubana.
Porque, en primer lugar, destruyendo estas brigadas destruyen el derecho a la salud de millones de personas en países empobrecidos.
En segundo lugar, perjudican económicamente a los cooperantes cubanos, que gracias a estas misiones perciben salarios superiores a los que obtendrían trabajando en Cuba.
Y, en tercer lugar —lo más importante para ellos—, destruyen una importante fuente de ingresos para el sistema público de salud cubano.
Así es como se encuentra hoy el sistema sanitario de Cuba, con graves dificultades para acceder a medicamentos, gracias también a la labor de estos mercenarios al servicio del Gobierno de Estados Unidos.
Una noticia relacionada nos permite hacer algunos cálculos.
Hace unos días, ADN Cuba titulaba: “De los 1.600 dólares que pagaba el Gobierno de Honduras por cada médico cubano, solo recibían 700, denunció un viceministro de Salud”.
Se trata de una entrevista a un viceministro perteneciente al actual Gobierno hondureño de derecha, que afirma que el anterior Gobierno del Partido Libre pagaba 1.600 dólares por cada médico cubano y que cada profesional recibía 700.
Es decir, según ese planteamiento, el Estado cubano se quedaría con un 56 % del dinero.
Pero conviene explicar varias cosas.
En primer lugar, el dinero que un Estado paga por cada médico o cooperante cubano no remunera únicamente el trabajo de esa persona.
También cubre gastos administrativos, personal de apoyo, logística, desplazamientos, coordinación y muchos otros costes asociados al funcionamiento de una misión internacional.
Por tanto, no puede afirmarse que el Estado cubano simplemente retenga ese porcentaje del salario del profesional.
Y, además, hagamos una comparación.
Supongamos, por un momento, que ese 56 % sí quedara íntegramente para el Estado cubano y que se destinara a financiar la sanidad pública.
En Bélgica, el Estado retiene aproximadamente un 53 % del salario bruto de un trabajador entre cotizaciones sociales aportadas por la empresa y por el propio trabajador.
¿Por qué nadie dice entonces que Bélgica hace un gran negocio con sus trabajadores?
¿Por qué nadie afirma que los trabajadores belgas son esclavos, como sí dicen de los médicos cubanos?
Las carcajadas se oirían hasta en la Casa Blanca.
Pero, tratándose de Cuba, todo vale.
Han construido una inmensa mentira alrededor de la cooperación médica cubana con un doble objetivo: destruir el derecho a la salud de millones de personas y, además, privar a Cuba de los ingresos con los que sostiene su sistema sanitario.
Y, por cierto, eso es precisamente lo que han conseguido.
- También la demagogia con los medicamentos cubanos
Tenemos otros titulares que van exactamente en el mismo sentido.
Diario de Cuba publica: “Mientras los cubanos carecen de medicinas, el régimen cubano las ofrece a Estados Unidos”.
Y añade que el Gobierno cubano está “abierto a hablar de todo”. Según este medio, financiado por el Gobierno estadounidense, “en su desesperación por alcanzar un acuerdo con Washington sin introducir cambios políticos, el Gobierno cubano habría ofrecido incluso medicamentos eficaces contra el Alzheimer (de patente cubana), mientras que para la población cubana encontrar medicinas constituye una auténtica odisea”.
¡Pero qué demagogia más barata!
Cuba posee una potente industria biofarmacéutica. A pesar del bloqueo, de la asfixia económica y de la guerra permanente contra su economía, ha conseguido desarrollar una industria de alto nivel, con logros científicos como este medicamento contra el Alzheimer.
Lo que Cuba pretende es obtener divisas mediante la exportación de esos medicamentos.
El verdadero problema es que el bloqueo dificulta enormemente la venta internacional de esos productos y, por tanto, impide obtener las divisas necesarias para comprar otros medicamentos destinados a la población cubana.
Pero estos medios le dan completamente la vuelta.
Son tan demagogos, tan sinvergüenzas y tan mentirosos que pretenden hacer creer que, si esos medicamentos se exportan, ya no podrán administrarse al pueblo cubano.
Mentira. Una enorme mentira.
Esos medicamentos están garantizados para la población cubana y, además, se producen en cantidades suficientes para poder exportar parte de ellos, obtener divisas y adquirir otros medicamentos que el país necesita.
Eso, naturalmente, no lo cuentan.
- Perseguir, sancionar y reprimir la solidaridad con Cuba
Uno de los principales objetivos de todos estos medios mercenarios financiados por el Gobierno de Estados Unidos es perseguir, sancionar y reprimir la solidaridad con Cuba. Es decir, acompañar la política impulsada por Marco Rubio de sanciones y de señalamiento contra todo el movimiento internacional de solidaridad con la Isla.
“Marco Rubio anuncia el arresto de un exfuncionario del ICAP y acusa a la organización de espionaje”.
El Instituto Cubano de Amistad con los Pueblos (ICAP), recordemos, ha sido recientemente objeto de sanciones por parte del Gobierno estadounidense.
Sin embargo, el ICAP es una institución que mantiene relaciones con lo mejor de la solidaridad internacional.
Cuando viajamos a Cuba y visitamos sus instalaciones nos encontramos con personas de todos los continentes que llevan toneladas de ayuda humanitaria, medicamentos, material escolar y que trabajan durante todo el año para apoyar al pueblo cubano.
Mientras tanto, ahora sancionan al ICAP y amenazan con sancionar también a todas esas personas solidarias.
Marco Rubio anunciaba hace unos días —y todos estos medios, como ADN Cuba, lo celebraban y aplaudían— la detención de Carlos Antonio Yoga Domínguez, quien, según ese medio, trabajó durante más de una década para el ICAP y, ya “residiendo en Estados Unidos, seguía manteniendo vínculos con dicha institución”.
¿Y qué tiene eso de extraordinario?
¿Acaso una persona que decide vivir fuera de Cuba no puede mantener relación con su antiguo centro de trabajo, con sus antiguos compañeros y compañeras?
¿Desde cuándo eso constituye un delito?
Es una auténtica vergüenza.
ADN Cuba añade: “Una investigación exclusiva de ADN Cuba, publicada por The Washington Times, documentó que el ICAP mantiene vínculos con grupos prohibidos y organizaciones terroristas como el Frente Popular para la Liberación de Palestina.”
Terroristas sois vosotros.
Terrorista es el Gobierno de Israel.
Y esas organizaciones forman parte de la resistencia de los pueblos palestino y libanés frente al genocidio que sufren.
Continúa la acusación: “El ICAP ha reclutado ciudadanos estadounidenses y de otros países bajo el discurso de la solidaridad con Cuba, mientras obtiene ingresos de sus programas de viaje a La Habana, donde algunos participantes reciben formación política.”
¿Ingresos?
¿No serán simplemente los recursos necesarios para cubrir los costes de esos viajes?
¿Pretenden acaso que sea el Estado cubano quien pague los desplazamientos de quienes viajan solidariamente a Cuba?
Porque, si así fuera, inmediatamente denunciarían un supuesto despilfarro del Estado cubano.
La realidad es muy distinta.
Quienes viajan solidariamente pagan íntegramente sus viajes y su estancia.
Y, además, generan un pequeño ingreso para la economía cubana, para los hoteles, las agencias de viajes y otros servicios.
Rubio advirtió también que cualquier persona que realice transacciones con el ICAP podría enfrentarse a sanciones, procesos judiciales o restricciones migratorias en Estados Unidos.
Esta es la verdadera cara de la llamada libertad.
Esta es la represión de la solidaridad.
Pues que sancionen cuanto quieran.
Otra noticia publicada por ADN Cuba afirmaba: “Activistas antiisraelíes detrás de las protestas en la Universidad de Columbia fueron entrenados en Cuba durante años.”
Veamos otra enorme mentira.
Según ADN Cuba:”Algunas de las protestas contra Israel en universidades estadounidenses han sido apoyadas por organizaciones que viajaron a la Cuba comunista para recibir entrenamiento en resistencia.”
¿Y cuáles son las pruebas?
Ninguna.
Absolutamente ninguna.
Lo único que pueden demostrar es que esas personas han viajado a Cuba numerosas veces, han llevado ayuda humanitaria, han distribuido medicamentos en hospitales y han participado en actividades solidarias.
Jamás han recibido entrenamiento alguno en “resistencia”, como afirma ese medio.
Eso no es periodismo.
Es propaganda.
Muchas personas solidarias de todo el mundo —yo entre ellas— hemos estado en las instalaciones del ICAP, hemos participado en reuniones y actividades organizadas por esa institución.
Jamás nadie nos ha entrenado para nada que no sea para comprender y practicar el espíritu de solidaridad internacional que Cuba representa.
Sin embargo, ADN Cuba señala con nombres y apellidos a personas como Manolo de los Santos y otros activistas estadounidenses, buscando claramente que las autoridades de su país actúen contra ellos.
Los presenta como integrantes de una “organización activista radical con profundas conexiones con la Cuba comunista”.
Ese es precisamente el objetivo de este tipo de publicaciones: alimentar la persecución política contra quienes practican la solidaridad internacional.
- Ahogar Cuba: objetivo número uno de los medios mercenarios
Ahogar a Cuba es el verdadero objetivo de estos medios de comunicación. Es exactamente el mismo objetivo que persigue el Gobierno de Estados Unidos, porque estos medios son sostenidos económicamente por él y se dedican a jalear toda su política de recolonización y de aplicación de la Doctrina Monroe.
¿No son “medios independientes cubanos”, como ellos mismos se definen?
No.
Son medios del Gobierno de Estados Unidos que representan la colonización y el aplastamiento de cualquier indicio de soberanía para Cuba y para otros pueblos.
Veamos Martí Noticias, un medio financiado directamente por el Gobierno estadounidense y donde escriben estos supuestos “periodistas independientes cubanos”.
Titulan: “Trump: Cuba está viniendo de nuestro lado”.
Y explican que el presidente de Estados Unidos mencionó los territorios que ese país obtuvo tras la guerra contra España en 1898: “Guam, Filipinas, Puerto Rico… Los tuvimos a todos”.
Y, a continuación, hablando de Cuba, añadió: “Después de muchas décadas, están viniendo de nuestro lado”.
Y todos estos medios aplaudiendo.
Aplaudiendo la reconquista de Estados Unidos.
Porque, antes de 1959, Cuba era un protectorado de facto de Estados Unidos.
Eso era Cuba.
Y, por supuesto, publican artículos todos los días jaleando la intervención, el asedio medieval y el bloqueo económico.
Diario de Cuba publica: “El grito de ahogado de la dictadura”.
Y añade: “Si Cuba no implementa un cambio radical como el de Gorbachov en la URSS, entonces lo hará Washington”.
14ymedio hace lo mismo.
ADN Cuba informa de que: “El Centro para una Cuba Libre mantiene activa la campaña para sacar al régimen cubano del Consejo de Derechos Humanos de la ONU”.
Todo ello no es más que el reflejo de la política del Departamento de Estado en unos medios que no solamente controla, sino que también financia.
- Prensa de chivatos ayuda a EE. UU. a imponer sanciones a gobiernos y empresas
Y está, además, el “periodismo de chivatos” que practican todos estos medios con sede en Miami, Madrid y otros lugares.
Se dedican a señalar a empresas y gobiernos que mantienen relaciones con Cuba para que, posteriormente, el Departamento de Estado o el Departamento del Tesoro les impongan sanciones.
Leemos en Diario de Cuba: “Geopolíticamente riesgosa es la apuesta de Claudia Sheinbaum de enviar crudo a Cuba a través de empresas privadas”.
La presidenta de México planteó estudiar la posibilidad de que fueran empresas privadas mexicanas las que vendieran petróleo a Cuba.
Ese petróleo que ha dejado de llegar durante los últimos seis meses y cuya ausencia explica buena parte de los apagones que hoy sufre la población cubana.
Pues bien, estos medios presentan a supuestos expertos mexicanos que “cuestionan la legitimidad de esa estrategia del Gobierno de Claudia Sheinbaum para seguir abasteciendo al régimen de La Habana”.
No. No se trata de abastecer al Gobierno.
Se trata de abastecer de electricidad a una población que hoy soporta jornadas con apenas dos o tres horas de luz, e incluso menos.
Añaden además que esa decisión “podría chocar con las sanciones impuestas por Estados Unidos contra Cuba Petróleos (CUPET) y con el hecho de que el combustible, aunque sea vendido por empresas privadas, procede finalmente de PEMEX, la empresa estatal mexicana”.
¿Qué están sugiriendo realmente?
Que Estados Unidos debería sancionar también a México.
Que debería imponer aranceles o nuevas medidas porque, al fin y al cabo, el petróleo procede de una empresa pública.
Así actúan.
Eso es periodismo de chivatos. Como el de 14ymedio, que publica: “Una mipyme con capital extranjero vende combustible desde una nave de CUPET en La Habana”.
Es decir, están señalando al Departamento del Tesoro el siguiente objetivo para las sanciones: una pequeña empresa privada.
El Toque pregunta: “¿Qué se sabe de Coral Marítima, la empresa a la que GAESA vendió una terminal de contenedores del Mariel?”
De nuevo, están indicando el camino de futuras sanciones contra otra empresa.
Recordemos que GAESA, el holding estatal cubano sancionado por Estados Unidos, vendió recientemente la terminal de contenedores del Mariel a otra empresa pública cubana.
Y estos medios se indignan porque la operación se realizó “discretamente”.
¿Qué pretendían?
¿Que se anunciara con luz y taquígrafos para facilitar desde el primer día toda la información al Gobierno de Estados Unidos?
¡Qué enorme desvergüenza!
- Apoyar sanciones y el bloqueo petrolero pero exigir a Cuba “modernizar” su sistema eléctrico
Apoyan un auténtico castigo económico contra el pueblo cubano y luego viven periodísticamente de las consecuencias de ese mismo castigo.
Porque, después de respaldar las sanciones, la asfixia económica y el bloqueo, dedican todos los días sus páginas a mostrar las penurias, la pobreza y las enormes dificultades que sufren las familias cubanas.
Publican reportajes sobre la falta de alimentos, la escasez de medicamentos, las viviendas deterioradas por el salitre y el paso del tiempo, los edificios del Malecón habanero, la crisis habitacional…
Todo aquello cuya gravedad ellos mismos contribuyen a agravar respaldando las sanciones.
Incluso atacan el proceso de transición energética que el Gobierno cubano intenta desarrollar precisamente para reducir los apagones.
Publican titulares como:
“Cuba estrena una batería de 50 megavatios mientras los apagones superan las veinte horas”.
Naturalmente.
¿Qué pretenden?
¿Que el Gobierno cubano permanezca inmóvil?
Tiene que ir incorporando soluciones parciales, inversiones y nuevas tecnologías para disminuir progresivamente esos cortes eléctricos.
Pero esos mismos medios que respaldan el bloqueo petrolero afirman después que: “La inversión no resolverá los apagones mientras el régimen no recupere la generación, modernice la infraestructura y garantice combustible para sus plantas”.
¿Y cómo va a garantizar combustible si ellos mismos apoyan el bloqueo petrolero?
¿Cómo pretenden que modernice su sistema eléctrico mientras respaldan las sanciones que impiden comprar equipos, financiación y combustible?
Es una contradicción tan evidente como cínica.
Primero apoyan todas las medidas destinadas a estrangular económicamente al país.
Después utilizan las consecuencias de esas mismas medidas como argumento propagandístico contra la Revolución cubana.
Esa es exactamente la función de estos medios.
Por nuestra parte, seguiremos denunciando la política genocida del Gobierno de Estados Unidos y el papel que desempeñan estos medios mercenarios, financiados para acompañar, justificar y amplificar esa política de asfixia contra el pueblo cubano.
Hasta el próximo programa.

One thought on “Cubainformacion: senza rispetto alcuno”