Osservatorio dei Media di Cubadebate
Ci sono stati giorni in cui la conversazione su Cuba sembrava esplodere spontaneamente. Un ordine esecutivo, una minaccia contro il rifornimento di petrolio o una nuova lista di sanzionati appariva a Washington e, quasi immediatamente, lo spazio digitale si riempiva di titoli, allarmi, interpretazioni e copie. Ma, mettendo in ordine sette mesi di dati, la spontaneità inizia a sembrare qualcos’altro: uno schema deliberato.
La sequenza si è ripetuta in modo coordinato. Il Governo USA fissava l’evento e forniva il vocabolario. Un gruppo ristretto di media e influencer lo trasformava in narrazione. Poi, una vasta base di piccoli account moltiplicava le stesse frasi fino a produrre la sensazione di consenso. Washington stabiliva la data; i grandi nodi incorporavano il titolo; la rete di copia iniettava la folla.
Il risultato è stata una copertura con un asse politico costante: Cuba non appare come un paese sottoposto a un’escalation di coercizione da Washington (la realtà), ma come una minaccia (la menzogna). In quell’operazione, il danno non era una conseguenza: è l’argomento.
La conversazione ha avuto padroni visibili
Questa analisi è stata elaborata a partire da un campione di 83388 menzioni pubbliche su Internet relative a Cuba, raccolte tra gennaio e luglio 2026. Ogni menzione (messaggio pubblicato in formato testo, immagine fissa o video) è stata considerata un’unità di analisi ed esaminata in base alla sua data di pubblicazione, autorialità, portata potenziale, volume di interazioni, contenuto testuale e relazione con altri messaggi del corpus.
In questo campione, i dieci attori con la maggiore portata potenziale su Internet hanno totalizzato il 68,6% di tutta l’esposizione stimata; i dieci con più interazioni hanno concentrato il 59,3%. Non è stata, quindi, una conversazione orizzontale. Un piccolo gruppo ha avuto la capacità di decidere quale fatto meritasse attenzione, con quali parole dovesse essere raccontato e per quanto tempo rimanesse in circolazione.
CiberCuba, un media registrato in Spagna ma operato e finanziato fondamentalmente dagli USA, ha occupato una posizione eccezionale: 2461 menzioni, 455,4 milioni di portata potenziale, 1,73 milioni di interazioni e attività per 191 giorni. Solo questo attore ha concentrato circa il 47% della portata potenziale del campione. Lo seguono Mario Pentón, Cubanos por el Mundo, Martí Noticias, UniVista TV, Cuba en Miami, CubaNet e El Toque, finanziati direttamente o indirettamente da organizzazioni dipendenti dal governo USA e dall’industria dell’odio della Florida, che hanno completato una fascia di amplificatori persistenti e acritici della narrativa di Washington.
Nell’altro senso, teleSUR, La Jornada, Cubadebate, Canal Caribe e Cubaminrex hanno funzionato come contrappesi che hanno denunciato il blocco e l’impatto umanitario.
Grafico 1. Principali attori per portata potenziale accumulata. Fonte: Osservatorio dei Media di Cubadebate.
Attori di spicco e funzione osservabile nel corpus
| Attore e funzione | Menzioni | Portata | Interazioni |
| CiberCuba – Nodo dominante di volume e portata | 2.461 | 455,4 M | 1,73 M |
| Mario Pentón – Alto impatto e interazione | 429 | 28,9 M | 1,36 M |
| Cubanos por el Mundo – Amplificazione sostenuta | 263 | 14,8 M | 135.898 |
| Martí Noticias – Validazione e persistenza tematica | 226 | 8,0 M | 116.156 |
| teleSUR – Contrappeso narrativo | 251 | 20,0 M | 29.817 |
| La Jornada – Contrappeso regionale | 162 | 11,4 M | 94.070 |
La funzione osservabile riassume il comportamento riscontrato nel campione.
L’influenza, tuttavia, non è finita in quei nomi. Esiste una rete funzionale di tre livelli: l’agenda ufficiale USA; i nodi che producono e re-inquadrano il messaggio; e una base replicatrice che cerca di fabbricare consenso. Si osserva una relazione organica tra questi partecipanti, con una divisione del lavoro comunicazionale perfettamente visibile nei dati.
Grafico 2. Architettura funzionale dell’influenza nella conversazione. Fonte: Osservatorio dei Media di Cubadebate.
>La rete non aveva bisogno che tutti dicessero cose diverse.
>Aveva bisogno che molti ripetessero la stessa cosa.
Il contrappeso non basta
Il contrappeso alla narrativa di Washington non compete in condizioni simmetriche. I contrappesi possono disputare l’interpretazione, ma il governo USA conserva la capacità di produrre l’evento: firma l’ordine, annuncia la sanzione, fissa la data e fornisce una fonte ufficiale che attiva automaticamente la copertura internazionale. Chi origina la misura dispone di un vantaggio strutturale per determinare di cosa si parla e quando.
La seconda asimmetria è di portata e distribuzione. Lo studio mostra che i grandi nodi ostili hanno concentrato la maggior parte dell’esposizione e dell’interazione. CiberCuba, da solo, ha raccolto circa il 47% della portata potenziale del campione. teleSUR e La Jornada hanno avuto presenza rilevante, ma non hanno contato su una rete equivalente di amplificatori né sulla stessa capacità di saturare simultaneamente molteplici piattaforme.
Il terzo vantaggio è la ripetizione industriale. Il 46,8% del corpus corrisponde a testi identici pubblicati da autori diversi e sono state rilevate 229 ondate rapide di copia. Il contraddiscorso di solito spiega, contestualizza e dimostra; la rete tossica può limitarsi a ripetere una frase breve, allarmista ed emotiva. In ambienti governati da velocità, frequenza e raccomandazione algoritmica, la copia ottiene più opportunità di visibilità della spiegazione.
La quarta asimmetria è narrativa. Una sanzione è un fatto istantaneo e notiziabile; il danno umanitario è cumulativo, disperso e più difficile da condensare in un titolo. La narrativa ostile sfrutta questa differenza: elimina la causa esterna, presenta ogni blackout o carenza come una prova autonoma di “collasso” e trasforma la sofferenza provocata dalla pressione in argomento per intensificarla.
La quinta è di legittimità percepita. Cubaminrex, Cubadebate e Canal Caribe sono stigmatizzati dal cluster tossico come fonti interessate e, quindi, i loro dati vengono scartati prima di essere esaminati. Invece, le affermazioni ufficiali di Washington acquisiscono per il sistema di amplificazione l’apparenza di neutralità quando sono riprodotte da media, influencer e migliaia di account. L’accusa si rende indipendente dalla sua fonte originale e finisce per circolare come senso comune.
Infine, il contrappeso rimane più concentrato su pubblici già sensibilizzati di Cuba e dell’America Latina. Questa è un’inferenza coerente con la struttura osservata: per impedire che le matrici di Washington si consolidino non basta pubblicare più contenuti favorevoli, ma è necessario penetrare pubblici esterni, soprattutto statunitensi e anglofoni; diversificare portavoce non cubani; produrre contenuti brevi e replicabili senza perdere rigore; e coordinare la risposta prima che la prima ondata ostile fissi il quadro.
Il problema non è l’assenza di una voce alternativa, ma la disuguaglianza tra chi produce l’evento, chi domina la distribuzione e chi arriva dopo a ricostruire la causa.
La minaccia ha smesso di essere aggettivo
Il peso dei termini di minaccia e aggressione non può essere ridotto a una parola isolata. Si è organizzato come una catena di matrici che si rafforzavano a vicenda. La pressione energetica, finanziaria e imprenditoriale è apparsa in 28595 menzioni, il 34,3% del campione. Il contraddiscorso che ha parlato di blocco, aggressione e sovranità ha raggiunto 27333 menzioni, il 32,8%. Questa disputa conferma che il tema centrale del periodo è stata la coercizione contro Cuba, sebbene entrambi i campi l’abbiano nominata in modo opposto.
All’interno della narrativa offensiva, 16659 menzioni — una su cinque — hanno delegittimato il sistema politico mediante formule come “regime”, “dittatura”, “comunismo” o “tirannia”. Altre 6778 hanno presentato le sanzioni come una punizione legittima. Più di 5100 hanno parlato di presa, intervento o cambio di regime. E 4447 pubblicazioni hanno collocato direttamente Cuba nel ruolo di minaccia per la sicurezza.
La combinazione è decisiva. Prima si definisce il paese come illegittimo. Poi gli si attribuisce pericolosità. Dopo, la sanzione smette di sembrare aggressione e si trasforma in difesa. L’operazione discorsiva inverte la relazione tra chi minaccia e chi è minacciato.
Grafico 3. Peso delle principali matrici di minaccia, aggressione e coercizione. Fonte: Osservatorio dei Media di Cubadebate.
Dalla guerra economica all’orizzonte militare
La conversazione non è rimasta chiusa in banche, petrolio o commercio. Durante il periodo sono apparsi dati e messaggi che hanno spostato il conflitto verso l’aggressione diretta. Il 4 gennaio, l’aggressione USA in Venezuela è stata utilizzata da Marco Rubio come avvertimento per Cuba e ha elevato 3,6 volte la conversazione dei giorni precedenti. Il 27 febbraio, Donald Trump ha introdotto pubblicamente la formula di una “friendly takeover of Cuba”: una presa presentata come amichevole, ma pur sempre una presa.
Il 14 maggio, durante la visita del direttore della CIA all’Avana, il sequestro di Nicolás Maduro è stato usato come elemento di pressione. Quattro giorni dopo, le sanzioni hanno raggiunto la Direzione dell’Intelligence cubana. Il 4 giugno, la lista ha incorporato il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie e strutture legate alla sicurezza. In luglio, il discorso di Washington ha collegato Cuba a spionaggio, infiltrazione, estremismo, migrazione e sicurezza nazionale, prima di qualificarla come “Stato fallito”.
La retorica militare non ha sempre prodotto i picchi più grandi. La sua funzione è stata un’altra: allargare l’orizzonte di ciò che è accettabile. Quando una “presa” può apparire in una dichiarazione presidenziale e un paese si presenta come minaccia straordinaria, la sanzione economica inizia a sembrare l’opzione moderata.
Grafico 4. Sequenza di messaggi e decisioni legati all’aggressione diretta e alla sicurezza. Fonte: Osservatorio dei Media di Cubadebate
Due scene spiegano l’intera campagna
Grafico 5. I due casi più rivelatori del periodo. La x indica il moltiplicatore rispetto alla media di menzioni durante i giorni precedenti. Fonte: Osservatorio dei Media di Cubadebate.
Prima scena: il petrolio trasformato in conto alla rovescia
Il 29 gennaio, l’Ordine Esecutivo 14380 ha creato un meccanismo per punire i paesi che fornissero petrolio a Cuba. Il giorno dopo, la conversazione ha raggiunto 1.414 menzioni: 9,1 volte la media della settimana precedente, il più alto moltiplicatore di tutto il periodo. Una disposizione giuridica complessa è stata tradotta in una narrazione elementare: “blocco totale di petrolio”, asfissia immediata e crollo imminente.
Qui è apparso uno dei pregiudizi fondamentali. L’extraterritorialità della misura e la punizione a terzi sono rimaste in secondo piano. Al loro posto, la possibile carenza è stata presentata come evidenza della fragilità cubana. La sanzione è stata cancellata come causa ed è riapparsa come prova del fallimento della sua vittima.
Seconda scena: la notizia è arrivata prima della sanzione
Il 3 giugno sono state registrate 4659 menzioni, il massimo giornaliero dei sette mesi. Il nuovo giro di sanzioni è stato annunciato il giorno 4. La narrazione si era già scatenata prima. Una versione che assicurava la sospensione dei pagamenti internazionali “come conseguenza diretta” delle sanzioni è stata ripetuta da 2235 account. Un’altra catena ha attribuito l’uscita degli hotel alla pressione USA.
Il dato cambia la lettura dell’episodio. Non è stata solo una reazione mediatica a una decisione ufficiale: c’è stato un precondizionamento. Prima è stata installata l’immagine di un sistema finanziario rotto e di un “regime che barcolla”; dopo è arrivata la sanzione ed è stata ricevuta come conferma. La minaccia è diventata notizia prima di diventare misura.
Il pregiudizio non stava solo in ciò che si diceva
Stava anche in come si organizzavano i fatti.
– C’è stato pregiudizio di fonte quando le accuse di Washington sono state riprodotte come certezze.
– Pregiudizio causale quando un blackout, una difficoltà di pagamento o una decisione imprenditoriale sono stati attribuiti automaticamente al “fallimento del regime”, senza spiegare la pressione esterna.
– Pregiudizio lessicale quando “dittatura”, “collasso”, “massima pressione” o “Stato fallito” hanno funzionato come etichette precedenti a qualsiasi analisi.
– E c’è stato un pregiudizio di urgenza. La parola “URGENTE” è apparsa 4798 volte. Questa ripetizione non aggiungeva informazioni: imponeva un’emozione. Cuba doveva sembrare sempre a ore dal finale, sebbene la stessa profezia fosse riciclata per settimane.
La copia è stata parte del messaggio
Il 50,5% del campione è rimasto all’interno di gruppi di contenuto ripetuto. Il 46,8% ha corrisposto a testi identici pubblicati da autori diversi. Sono state rilevate 229 ondate rapide in cui dieci o più account hanno copiato lo stesso messaggio in meno di 72 ore. Sono cifre troppo grandi per essere trattate come un’anomalia marginale.
Grafico 6. Indicatori di ripetizione, coordinazione e allarmismo. Fonte: Osservatorio dei Media di Cubadebate.
La ripetizione esatta non dimostra da sola un comando centrale. Può rispondere a catene di inoltro, campagne partitiche, istruzioni condivise o comportamenti automatizzati. Ma quando migliaia di account pubblicano le stesse parole, gli stessi segnali d’allarme e persino gli stessi errori, la spiegazione di una circolazione puramente spontanea si indebolisce.
Le maggiori ondate hanno avuto, inoltre, pubblici individuali molto piccoli. La loro funzione non era convincere separatamente, ma riempire lo spazio. Un account contribuiva poco; migliaia di account producevano l’illusione che “tutti” stessero dicendo la stessa cosa. La moltitudine non era sociale: era editoriale.
Ciò che realmente è stato costruito
L’analisi permette di arrivare a cinque conclusioni.
La prima: gli USA hanno avuto la capacità di marcare il calendario della conversazione. In 11 dei 17 momenti chiave studiati, il massimo di pubblicazioni è avvenuto lo stesso giorno; in cinque, il giorno dopo. L’agenda ufficiale non ha controllato tutte le interpretazioni, ma ha deciso di cosa si parlava e quando.
La seconda: la coercizione è stata più redditizia del dialogo. Gli annunci punitivi hanno generato picchi 3,46 volte superiori alla media precedente, mentre i contatti o i messaggi di negoziazione hanno raggiunto 1,55. La conversazione ha premiato la minaccia e penalizzato la complessità.
La terza: la rete è stata concentrata in alto e massiccia in basso. Pochi nodi hanno fornito legittimità, portata e interazione; una lunga coda di account ha fornito ripetizione e saturazione. Questa combinazione ha reso possibile che una matrice prodotta da pochi sembrasse condivisa da molti.
La quarta: la campagna è avanzata per gradini. È iniziata con il petrolio e la pressione economica, si è estesa a banche, imprese, turismo, porti, estrazione mineraria e servizi medici, ed è finita avvolta in una dottrina di spionaggio, estremismo, migrazione e sicurezza nazionale. Ogni sanzione era un fatto nuovo, ma tutte raccontavano la stessa storia.
La quinta: la narrativa aveva bisogno di cancellare la causa. Il blocco appariva come semplice “sanzione”; le sue conseguenze diventavano “collasso”; e il collasso veniva usato per giustificare nuove sanzioni. Il cerchio si chiudeva da solo: si stringe il paese, si presenta il danno come incapacità e si usa quell’incapacità per stringere ancora.
> La sanzione è stata presentata come medicina;
> la sofferenza, come diagnosi.
Non tutte le pubblicazioni hanno risposto a un ordine unico e i dati non permettono di affermare una direzione centralizzata di tutto l’ecosistema. Ciò che rivelano invece è una struttura coerente di produzione di senso: la voce ufficiale ha fornito legittimità; i grandi nodi hanno fabbricato il quadro; la ripetizione ha moltiplicato l’apparenza di consenso; e il linguaggio della minaccia ha reso politicamente immaginabile un’escalation sempre maggiore.
Per questo, la domanda giornalistica non può limitarsi a se una notizia su Cuba è vera o falsa. Deve anche chiedere chi ha imposto la narrazione iniziale, quale contesto è stato eliminato e a chi giova che l’aggressione appaia normale. Quando la minaccia detta il titolo, informare può diventare preparare il terreno per un’aggressione.
I risultati di questa ricerca sono coerenti con altre analisi che hanno documentato la capacità delle reti di ultradestra di amplificare discorsi d’odio e convertire quadri prodotti da attori minoritari in una apparente opinione maggioritaria. La coordinazione, la ripetizione massiccia e l’uso di messaggi emotivi permettono di saturare lo spazio digitale, normalizzare idee estreme e fabbricare una percezione di consenso che non necessariamente riflette la diversità reale della società.
Questi meccanismi contribuiscono anche a disumanizzare popoli interi e possono servire a legittimare la guerra, la violenza sistematica e il genocidio.
Allegato: cronologia dell’escalation di Washington
I 17 momenti chiave seguenti riassumono le principali dichiarazioni, ordini esecutivi, designazioni, azioni giudiziarie e operazioni politico-comunicazionali promosse dal Governo USA tra gennaio e luglio 2026.
Principali momenti dell’escalation politica, economica, giuridica e comunicazionale
| Data | Annuncio o misura di Washington |
| 4 gennaio | Dopo l’invasione USA in Venezuela, Marco Rubio ha affermato che Cuba era “in seri problemi” e ha presentato quanto accaduto a Caracas come un avvertimento rivolto anche all’Avana. |
| 11 gennaio | Donald Trump ha annunciato che non ci sarebbe stato “più petrolio né denaro” per Cuba e ha chiesto un accordo con gli USA “prima che fosse troppo tardi”. |
| 29 gennaio | Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14380, ha dichiarato una “emergenza nazionale” riguardo a Cuba e ha creato un meccanismo per imporre dazi ai paesi che fornissero petrolio direttamente o indirettamente all’Isola. |
| 25 febbraio | Marco Rubio ha riconosciuto contatti con rappresentanti cubani, ma ha condizionato qualsiasi intesa a cambiamenti economici e politici all’interno di Cuba. |
| 27 febbraio | Donald Trump ha confermato colloqui di alto livello, ha indicato Rubio come responsabile della questione cubana e ha introdotto pubblicamente la possibilità di una “friendly takeover of Cuba”. |
| 1° maggio | Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14404, che ha ampliato l’architettura sanzionatoria e ha autorizzato il blocco di attivi di persone, imprese e banche straniere legate a settori strategici cubani. |
| 7 maggio | Il Dipartimento di Stato ha designato il GAE sotto il nuovo ordine esecutivo e ha avvertito che banche, imprese e persone straniere potevano esporsi a sanzioni per operare con il conglomerato o le sue filiali. |
| 14 maggio | Il direttore della CIA, John Ratcliffe, è viaggiato all’Avana con un messaggio di Trump: Washington avrebbe affrontato solo questioni economiche e di sicurezza se Cuba avesse realizzato “cambiamenti fondamentali”. |
| 18 maggio | OFAC ha sanzionato nove alti funzionari cubani, ha incorporato la Direzione dell’Intelligence nella sua lista di designati e ha aggiornato le sanzioni contro il Ministero dell’Interno e la Polizia Nazionale Rivoluzionaria. |
| 20 maggio | Il Dipartimento di Giustizia ha reso pubblica un’accusa federale contro il GE Raúl Castro e altri cinque cittadini cubani per l’abbattimento, nel 1996, di due aerei dell’organizzazione terroristica Hermanos al Rescate, incorporando la via penale alla campagna di pressione. |
| 4 giugno | OFAC ha sanzionato il presidente Miguel Díaz-Canel, familiari e persone legate a dirigenti cubani, oltre al Ministero delle Forze Armate, l’ICAP, Amistur, i CDR e Minera La Victoria. |
| 11 giugno | OFAC ha incorporato CUPET nella sua lista di designati, ha bloccato i suoi beni sotto giurisdizione statunitense e ha elevato il rischio di sanzioni per banche, compagnie di navigazione, assicurazioni e commercializzatrici straniere. |
| 23 giugno | Gli USA hanno sanzionato Annalie Lilliam Rueda Cardero e cinque entità legate alla logistica, alla banca, alla siderurgia, all’estrazione mineraria e all’amministrazione di attivi. |
| 13 luglio | OFAC ha sanzionato dieci entità statali, imprenditoriali, militari e sociali, e ha esteso la pressione al turismo, al commercio estero, al trasporto marittimo e portuale e alle strutture di difesa territoriale. |
| 20 luglio | Il Dipartimento di Stato ha pubblicato il rapporto Cuba: The Capital of 21st Century Communism, che ha accusato Cuba di spionaggio, infiltrazione politica e influenza ideologica e ha costruito una giustificazione di sicurezza nazionale per nuove misure. Ha criminalizzato cittadini USA per idee politiche progressiste. |
| 22 luglio | Marco Rubio ha qualificato Cuba come “Stato fallito”, ha collegato la sua situazione alla sicurezza nazionale statunitense e ha affermato che Washington era disposta a promuovere un “cambiamento positivo”. |
| 23 luglio | OFAC ha sanzionato due funzionari e nove entità legate ai servizi medici, alla cooperazione sanitaria, al petrolio, all’energia e all’infrastruttura finanziaria, marittima e portuale. |
Washington dicta el guion y la red tóxica simula el consenso
Por: Observatorio de Medios de Cubadebate
Hubo días en que la conversación sobre Cuba parecía estallar de forma espontánea. Una orden ejecutiva, una amenaza contra el suministro de petróleo o una nueva lista de sancionados aparecía en Washington y, casi de inmediato, el espacio digital se llenaba de titulares, alarmas, interpretaciones y copias. Pero, al ordenar siete meses de datos, la espontaneidad empieza a parecer otra cosa: un patrón deliberado.
La secuencia se repitió de manera coordinada. El Gobierno de Estados Unidos fijaba el acontecimiento y entregaba el vocabulario. Un grupo reducido de medios e influenciadores lo convertía en relato. Después, una base extensa de cuentas pequeñas multiplicaba las mismas frases hasta producir sensación de consenso. Washington ponía la fecha; los grandes nodos incorporaban el titular; la red de copia inyectaba a la multitud.
El resultado ha sido una cobertura con un eje político constante: Cuba no aparece como un país sometido a una escalada de coerción desde Washington (la realidad), sino como una amenaza (la mentira). En esa operación, el daño no era una consecuencia: es el argumento.
La conversación tuvo dueños visibles
Este análisis se elaboró a partir de una muestra de 83.388 menciones públicas en Internet relacionadas con Cuba, recopiladas entre enero y julio de 2026. Cada mención (mensaje publicado en formato de texto, imagen fija o video) fue considerada una unidad de análisis y examinada en función de su fecha de publicación, autoría, alcance potencial, volumen de interacciones, contenido textual y relación con otros mensajes del corpus.
En esta muestra, los diez actores con mayor alcance potencial en Internet reunieron el 68,6% de toda la exposición estimada; los diez con más interacciones concentraron el 59,3%. No fue, por tanto, una conversación horizontal. Un pequeño grupo tuvo capacidad para decidir qué hecho merecía atención, con qué palabras debía contarse y cuánto tiempo permanecía en circulación.
CiberCuba, un medio registrado en España pero operado y financiado fundamentalmente desde Estados Unidos, ocupó una posición excepcional: 2.461 menciones, 455,4 millones de alcance potencial, 1,73 millones de interacciones y actividad durante 191 días. Solo ese actor concentró cerca del 47% del alcance potencial de la muestra. Le siguen Mario Pentón, Cubanos por el Mundo, Martí Noticias, UniVista TV, Cuba en Miami, CubaNet y El Toque, financiados directa o indirectamente por organizaciones dependientes del gobierno de Estados Unidos y la industria del odio de la Florida, completaron una franja de amplificadores persistentes y acríticos de la narrativa de Washington.
En el otro sentido, teleSUR, La Jornada, Cubadebate, Canal Caribe y Cubaminrex funcionaron como contrapesos que denunciaron el bloqueo y el impacto humanitario.
Gráfico 1. Principales actores por alcance potencial acumulado. Fuente: Observatorio de Medios de Cubadebate.
Actores destacados y función observable en el corpus
Actor y función Menciones Alcance Interacciones
CiberCuba
Nodo dominante de volumen y alcance 2.461 455,4 M 1,73 M
Mario Pentón
Alto impacto e interacción 429 28,9 M 1,36 M
Cubanos por el Mundo
Amplificación sostenida 263 14,8 M 135.898
Martí Noticias
Validación y persistencia temática 226 8,0 M 116.156
teleSUR
Contrapeso narrativo 251 20,0 M 29.817
La Jornada
Contrapeso regional 162 11,4 M 94.070
La función observable resume el comportamiento encontrado en la muestra.
La influencia, sin embargo, no terminó en esos nombres. Existe una red funcional de tres niveles: la agenda oficial estadounidense; los nodos que producen y reencuadran el mensaje; y una base replicadora que intenta fabricar consenso. Se aprecia relación orgánica entre estos participantes, con una división del trabajo comunicacional perfectamente visible en los datos.
Gráfico 2. Arquitectura funcional de la influencia en la conversación. Fuente: Observatorio de Medios de Cubadebate.
La red no necesitó que todos dijeran cosas distintas. Necesitó que muchos repitieran lo mismo.
El contrapeso no basta
El contrapeso a la narrativa de Washington no compite en condiciones simétricas. Los contrapesos pueden disputar la interpretación, pero el gobierno de Estados Unidos conserva la capacidad de producir el acontecimiento: firma la orden, anuncia la sanción, fija la fecha y entrega una fuente oficial que activa automáticamente la cobertura internacional. Quien origina la medida dispone de una ventaja estructural para determinar de qué se habla y cuándo.
La segunda asimetría es de alcance y distribución. El estudio muestra que los grandes nodos hostiles concentraron la mayor parte de la exposición y la interacción. CiberCuba, por sí solo, reunió cerca del 47 % del alcance potencial de la muestra. teleSUR y La Jornada tuvieron presencia relevante, pero no contaron con una red equivalente de amplificadores ni con la misma capacidad para saturar simultáneamente múltiples plataformas.
La tercera ventaja es la repetición industrial. El 46,8 % del corpus correspondió a textos idénticos publicados por autores distintos y se detectaron 229 oleadas rápidas de copia. El contradiscurso suele explicar, contextualizar y demostrar; la red tóxica puede limitarse a repetir una frase breve, alarmista y emocional. En entornos gobernados por velocidad, frecuencia y recomendación algorítmica, la copia obtiene más oportunidades de visibilidad que la explicación.
La cuarta asimetría es narrativa. Una sanción es un hecho instantáneo y noticiable; el daño humanitario es acumulativo, disperso y más difícil de condensar en un titular. La narrativa hostil explota esa diferencia: elimina la causa externa, presenta cada apagón o carencia como una prueba autónoma de “colapso” y convierte el sufrimiento provocado por la presión en argumento para intensificarla.
La quinta es de legitimidad percibida. Cubaminrex, Cubadebate y Canal Caribe son estigmatizados por el clúster tóxico como fuentes interesadas y, por tanto, sus datos son descartados antes de ser examinados. En cambio, las afirmaciones oficiales de Washington adquieren para el sistema de amplificación apariencia de neutralidad cuando son reproducidas por medios, influenciadores y miles de cuentas. La acusación se independiza de su fuente original y termina circulando como sentido común.
Finalmente, el contrapeso permanece más concentrado en audiencias ya sensibilizadas de Cuba y América Latina. Esta es una inferencia coherente con la estructura observada: para impedir que las matrices de Washington se consoliden no basta con publicar más contenido favorable, sino que es necesario penetrar audiencias externas, especialmente estadounidenses y anglófonas; diversificar vocerías no cubanas; producir contenidos breves y replicables sin perder rigor; y coordinar la respuesta antes de que la primera oleada hostil fije el encuadre.
El problema no es la ausencia de una voz alternativa, sino la desigualdad entre quien produce el acontecimiento, quien domina la distribución y quien llega después a reconstruir la causa.
La amenaza dejó de ser adjetivo
El peso de los términos de amenaza y agresión no puede reducirse a una palabra suelta. Se organizó como una cadena de matrices que se reforzaban entre sí. La presión energética, financiera y empresarial apareció en 28.595 menciones, el 34,3% de la muestra. El contradiscurso que habló de bloqueo, agresión y soberanía alcanzó 27.333 menciones, el 32,8%. Esa disputa confirma que el tema central del período fue la coerción contra Cuba, aunque ambos campos la nombraran de manera opuesta.
Dentro de la narrativa ofensiva, 16.659 menciones —una de cada cinco— deslegitimaron el sistema político mediante fórmulas como “régimen”, “dictadura”, “comunismo” o “tiranía”. Otras 6.778 presentaron las sanciones como un castigo legítimo. Más de 5.100 hablaron de toma, intervención o cambio de régimen. Y 4.447 publicaciones colocaron directamente a Cuba en el papel de amenaza para la seguridad.
La combinación es decisiva. Primero se define al país como ilegítimo. Luego se le atribuye peligrosidad. Después, la sanción deja de parecer agresión y se transforma en defensa. La operación discursiva invierte la relación entre quien amenaza y quien es amenazado.
Gráfico 3. Peso de las principales matrices de amenaza, agresión y coerción. Fuente: Observatorio de Medios de Cubadebate.
De la guerra económica al horizonte militar
La conversación no quedó encerrada en bancos, petróleo o comercio. Durante el período aparecieron datos y mensajes que desplazaron el conflicto hacia la agresión directa. El 4 de enero, la agresión estadounidense en Venezuela fue utilizada por Marco Rubio como advertencia para Cuba y elevó 3,6 veces la conversación de los días previos. El 27 de febrero, Donald Trump introdujo públicamente la fórmula de una “friendly takeover of Cuba”: una toma presentada como amistosa, pero toma al fin.
El 14 de mayo, durante la visita del director de la CIA a La Habana, el secuestro de Nicolás Maduro fue usado como elemento de presión. Cuatro días después, las sanciones alcanzaron a la Dirección de Inteligencia cubana. El 4 de junio, la lista incorporó al Ministerio de las Fuerzas Armadas Revolucionarias y estructuras vinculadas con la seguridad. En julio, el discurso de Washington conectó a Cuba con espionaje, infiltración, extremismo, migración y seguridad nacional, antes de calificarla como “Estado fallido”.
La retórica militar no siempre produjo los picos más grandes. Su función fue otra: ensanchar el horizonte de lo aceptable. Cuando una “toma” puede aparecer en una declaración presidencial y un país se presenta como amenaza extraordinaria, la sanción económica comienza a parecer la opción moderada.
Gráfico 4. Secuencia de mensajes y decisiones vinculados con agresión directa y seguridad. Fuente: Observatorio de Medios de Cubadebate.
Dos escenas explican toda la campaña
Gráfico 5. Los dos casos más reveladores del período. La x significa el multiplicador frente al promedio de menciones durante los días previos. Fuente: Observatorio de Medios de Cubadebate.
Primera escena: el petróleo convertido en cuenta regresiva
El 29 de enero, la Orden Ejecutiva 14380 creó un mecanismo para castigar a países que suministraran petróleo a Cuba. Al día siguiente, la conversación alcanzó 1.414 menciones: 9,1 veces el promedio de la semana anterior, el mayor multiplicador de todo el período. Una disposición jurídica compleja fue traducida a un relato elemental: “bloqueo total de petróleo”, asfixia inmediata y derrumbe inminente.
Ahí apareció uno de los sesgos fundamentales. La extraterritorialidad de la medida y el castigo a terceros quedaron en segundo plano. En su lugar, el posible desabastecimiento se presentó como evidencia de la fragilidad cubana. La sanción se borró como causa y reapareció como prueba del fracaso de su víctima.
Segunda escena: la noticia llegó antes que la sanción
El 3 de junio se registraron 4.659 menciones, el máximo diario de los siete meses. La nueva ronda de sanciones fue anunciada el día 4. El relato se había disparado antes. Una versión que aseguraba la suspensión de pagos internacionales “como consecuencia directa” de las sanciones fue repetida por 2.235 cuentas. Otra cadena atribuyó la salida de hoteles a la presión estadounidense.
El dato cambia la lectura del episodio. No fue solo una reacción mediática a una decisión oficial: hubo un preacondicionamiento. Primero se instaló la imagen de un sistema financiero roto y un “régimen que se tambalea”; después llegó la sanción y fue recibida como confirmación. La amenaza se volvió noticia antes de convertirse en medida.
El sesgo no estaba solo en lo que se decía
También estaba en cómo se organizaban los hechos.
Hubo sesgo de fuente cuando las acusaciones de Washington se reprodujeron como certezas.
Sesgo causal cuando un apagón, una dificultad de pago o una decisión empresarial se atribuyeron automáticamente al “fracaso del régimen”, sin explicar la presión externa.
Sesgo lexical cuando “dictadura”, “colapso”, “máxima presión” o “Estado fallido” funcionaron como etiquetas previas a cualquier análisis.
Y hubo un sesgo de urgencia. La palabra “URGENTE” apareció 4.798 veces. Esa repetición no aportaba información: imponía una emoción. Cuba debía parecer siempre a horas del desenlace, aunque la misma profecía se reciclara durante semanas.
La copia fue parte del mensaje
El 50,5% de la muestra quedó dentro de grupos de contenido repetido. El 46,8% correspondió a textos idénticos publicados por autores diferentes. Se detectaron 229 oleadas rápidas en las que diez o más cuentas copiaron el mismo mensaje en menos de 72 horas. Son cifras demasiado grandes para tratarlas como una anomalía marginal.
Gráfico 6. Indicadores de repetición, coordinación y alarmismo. Fuente: Observatorio de Medios de Cubadebate.
La repetición exacta no demuestra por sí sola un mando central. Puede responder a cadenas de reenvío, campañas partidistas, instrucciones compartidas o comportamientos automatizados. Pero cuando miles de cuentas publican las mismas palabras, los mismos signos de alarma y hasta los mismos errores, la explicación de una circulación puramente espontánea se debilita.
Las mayores oleadas tuvieron, además, audiencias individuales muy pequeñas. Su función no era convencer por separado, sino llenar el espacio. Una cuenta aportaba poco; miles de cuentas producían la ilusión de que “todo el mundo” estaba diciendo lo mismo. La multitud no era social: era editorial.
Lo que realmente se construyó
El análisis permite llegar a cinco conclusiones.
La primera: Estados Unidos tuvo capacidad para marcar el calendario de la conversación. En 11 de los 17 hitos estudiados, el máximo de publicaciones ocurrió el mismo día; en cinco, al día siguiente. La agenda oficial no controló todas las interpretaciones, pero sí decidió de qué se hablaba y cuándo.
La segunda: la coerción fue más rentable que el diálogo. Los anuncios punitivos generaron picos 3,46 veces superiores al promedio previo, mientras los contactos o mensajes de negociación alcanzaron 1,55. La conversación premió la amenaza y penalizó la complejidad.
La tercera: la red fue concentrada arriba y masiva abajo. Pocos nodos aportaron legitimidad, alcance e interacción; una larga cola de cuentas aportó repetición y saturación. Esa combinación hizo posible que una matriz producida por pocos pareciera compartido por muchos.
La cuarta: la campaña avanzó por escalones. Comenzó con el petróleo y la presión económica, se extendió a bancos, empresas, turismo, puertos, minería y servicios médicos, y terminó envuelta en una doctrina de espionaje, extremismo, migración y seguridad nacional. Cada sanción era un hecho nuevo, pero todas contaban la misma historia.
La quinta: la narrativa necesitaba borrar la causa. El bloqueo aparecía como simple “sanción”; sus consecuencias se convertían en “colapso”; y el colapso era usado para justificar nuevas sanciones. El círculo se cerraba solo: se aprieta al país, se presenta el daño como incapacidad y se usa esa incapacidad para apretar otra vez.
La sanción fue presentada como medicina;
el sufrimiento, como diagnóstico.
No todas las publicaciones respondieron a una orden única y los datos no permiten afirmar una dirección centralizada de todo el ecosistema. Lo que sí revelan es una estructura coherente de producción de sentido: la voz oficial aportó legitimidad; los grandes nodos fabricaron el encuadre; la repetición multiplicó la apariencia de consenso; y el lenguaje de amenaza hizo políticamente imaginable una escalada cada vez mayor.
Por eso, la pregunta periodística no puede limitarse a si una noticia sobre Cuba es verdadera o falsa. También debe preguntar quién impuso el relato inicial, qué contexto fue eliminado y a quién beneficia que la agresión parezca normal. Cuando la amenaza dicta el titular, informar puede convertirse en preparar el terreno para una agresión.
Los resultados de esta investigación son consistentes con otros análisis que han documentado la capacidad de las redes de ultraderecha para amplificar discursos de odio y convertir marcos producidos por actores minoritarios en una aparente opinión mayoritaria. La coordinación, la repetición masiva y el uso de mensajes emocionales permiten saturar el espacio digital, normalizar ideas extremas y fabricar una percepción de consenso que no necesariamente refleja la diversidad real de la sociedad.
Estos mecanismos también contribuyen a deshumanizar a pueblos enteros y pueden servir para legitimar la guerra, la violencia sistemática y el genocidio.
Anexo: cronología de la escalada de Washington
Los 17 hitos siguientes resumen las principales declaraciones, órdenes ejecutivas, designaciones, acciones judiciales y operaciones político-comunicacionales impulsadas por el Gobierno de Estados Unidos entre enero y julio de 2026.
Principales hitos de la escalada política, económica, jurídica y comunicacional
Fecha Anuncio o medida de Washington
4 de enero Tras la invasión estadounidense en Venezuela, Marco Rubio afirmó que Cuba estaba “en serios problemas” y presentó lo ocurrido en Caracas como una advertencia dirigida también a La Habana.
11 de enero Donald Trump anunció que no habría “más petróleo ni dinero” para Cuba y exigió un acuerdo con Estados Unidos “antes de que fuera demasiado tarde”.
29 de enero Trump firmó la Orden Ejecutiva 14380, declaró una “emergencia nacional” respecto de Cuba y creó un mecanismo para imponer aranceles a países que suministraran petróleo directa o indirectamente a la Isla.
25 de febrero Marco Rubio reconoció contactos con representantes cubanos, pero condicionó cualquier entendimiento a cambios económicos y políticos dentro de Cuba.
27 de febrero Donald Trump confirmó conversaciones de alto nivel, señaló a Rubio como responsable del asunto cubano e introdujo públicamente la posibilidad de una “friendly takeover of Cuba”.
1 de mayo Trump firmó la Orden Ejecutiva 14404, que amplió la arquitectura sancionatoria y autorizó el bloqueo de activos de personas, empresas y bancos extranjeros vinculados con sectores estratégicos cubanos.
7 de mayo El Departamento de Estado designó al GAE bajo la nueva orden ejecutiva y advirtió que bancos, empresas y personas extranjeras podían exponerse a sanciones por operar con el conglomerado o sus subsidiarias.
14 de mayo El director de la CIA, John Ratcliffe, viajó a La Habana con un mensaje de Trump: Washington solo abordaría asuntos económicos y de seguridad si Cuba realizaba “cambios fundamentales”.
18 de mayo OFAC sancionó a nueve altos funcionarios cubanos, incorporó a la Dirección de Inteligencia a su lista de designados y actualizó las sanciones contra el Ministerio del Interior y la Policía Nacional Revolucionaria.
20 de mayo El Departamento de Justicia hizo pública una acusación federal contra el GE Raúl Castro y otros cinco ciudadanos cubanos por el derribo, en 1996, de dos avionetas de la organización terrorista Hermanos al Rescate, incorporando la vía penal a la campaña de presión.
4 de junio OFAC sancionó al presidente Miguel Díaz-Canel, familiares y personas relacionadas con dirigentes cubanos, además del Ministerio de las Fuerzas Armadas, el ICAP, Amistur, los CDR y Minera La Victoria.
11 de junio OFAC incorporó a CUPET a su lista de designados, bloqueó sus bienes bajo jurisdicción estadounidense y elevó el riesgo de sanciones para bancos, navieras, aseguradoras y comercializadoras extranjeras.
23 de junio Estados Unidos sancionó a Annalie Lilliam Rueda Cardero y a cinco entidades vinculadas con la logística, la banca, la siderurgia, la minería y la administración de activos.
13 de julio OFAC sancionó diez entidades estatales, empresariales, militares y sociales, y extendió la presión al turismo, el comercio exterior, el transporte marítimo y portuario y las estructuras de defensa territorial.
20 de julio El Departamento de Estado publicó el informe Cuba: The Capital of 21st Century Communism, que acusó a Cuba de espionaje, infiltración política e influencia ideológica y construyó una justificación de seguridad nacional para nuevas medidas. Criminalizó a ciudadanos estadounidenses por ideas políticas progresistas.
22 de julio Marco Rubio calificó a Cuba como “Estado fallido”, vinculó su situación con la seguridad nacional estadounidense y afirmó que Washington estaba dispuesto a impulsar un “cambio positivo”.
23 de julio OFAC sancionó a dos funcionarios y nueve entidades relacionadas con los servicios médicos, la cooperación sanitaria, el petróleo, la energía y la infraestructura financiera, marítima y portuaria.









