La manipolazione quasi mai consiste nell’inventare una notizia, è molto più efficace raccontare solo una parte della storia.
C’è un vecchio detto che dice che una bugia fa il giro del mondo mentre la verità si sta ancora allacciando le scarpe. Oggi potremmo aggiornarlo dicendo che un titolo percorre il pianeta molto prima che qualcuno abbia il tempo di ascoltare un discorso completo.
Questo è esattamente ciò che è successo qualche giorno fa con alcune dichiarazioni del presidente del Nicaragua Daniel Ortega: quasi immediatamente iniziarono ad apparire titoli che assicuravano che Ortega aveva annunciato che non ci sarebbero più state elezioni in Nicaragua. La notizia si propagò rapidamente attraverso giornali, portali digitali e reti sociali, e per milioni di persone rimase installata un’idea molto semplice: il governo nicaraguense aveva deciso di eliminare definitivamente le elezioni.
Tuttavia, quando si ascolta il discorso completo, si scopre che la storia è piuttosto più complessa. Ortega disse: “Qui non torneranno a esserci elezioni, ma per le persone o gruppi che ricevono finanziamenti esteri per promuovere colpi di Stato o azioni contro il paese.” Non finì lì, subito dopo spiegò che avrebbe promosso riforme legali, insieme all’Assemblea Nazionale, per impedire che possano arrivare al potere attraverso le elezioni, che si continueranno a svolgere, mancherebbe altro.
Qualcuno può pensare che questa proposta sia corretta o sbagliata; questo dibattito appartiene al terreno della politica ed è un altro tema. Ciò che qui interessa è qualcosa di diverso: i grandi media hanno riferito esattamente ciò che ha detto Ortega o hanno costruito una notizia diversa? Il ricercatore statunitense Michael Parenti, politologo e storico, ha studiato per decenni come funzionano molte delle grandi imprese di comunicazione. La sua idea principale è semplice: la manipolazione quasi mai consiste nell’inventare una notizia, è molto più efficace raccontare solo una parte della storia, come spiega nel suo articolo Metodi di manipolazione dei mezzi di comunicazione. E questo è proprio ciò che sembra essere accaduto in questo caso: tagliare una frase perché finisca per dire qualcos’altro.
Il primo espediente della manipolazione mediatica, secondo Parenti, consiste nel prendere una frase isolata e separarla dal resto del discorso. È come se qualcuno dicesse: “Se continuano a entrare armi nel quartiere, dovremo chiudere la strada”, e il giorno dopo il titolo fosse: “Il vicino propone di chiudere tutte le strade”. Le parole sono reali, ma il significato cambia completamente.
Questo è accaduto con la frase: “Qui non torneranno a esserci elezioni”. Quasi nessun titolo ha spiegato che Ortega stava parlando di impedire la partecipazione elettorale di gruppi che agiscono con finanziamenti esteri per promuovere un cambio di regime e riportare il Nicaragua nell’orbita dell’impero. Quando si elimina il contesto, il pubblico finisce per capire qualcos’altro; è come mostrare solo la metà di un puzzle.
Un’altra pratica che Parenti considera molto frequente consiste nel mostrare unicamente i pezzi che convengono. Molti media hanno evidenziato la frase più impattante del discorso, ma hanno lasciato fuori quasi tutto il resto: il riferimento alle riforme legali, la partecipazione dell’Assemblea Nazionale e la spiegazione sul finanziamento estero. Non c’è bisogno di mentire, basta mostrare solo la parte che produce l’effetto desiderato.
Parenti sostiene che molte volte la censura moderna non consiste nel nascondere una notizia, ma nel raccontarla incompleta. In gran parte della copertura internazionale, si è convenientemente dimenticato che nel 2018 ci fu un tentativo di colpo di Stato finanziato dagli USA, né si è spiegato che esistono leggi simili in altri paesi (incluso gli USA) per regolare il finanziamento politico straniero. Si può accettare questa interpretazione o rifiutarla; l’importante è che il lettore abbia il diritto di sapere perché il Governo dice ciò che dice. Senza quella parte della storia, tutto sembra nascere semplicemente dal capriccio di un governante.
Quando i grandi media occidentali presentano da anni un determinato governo come una dittatura, qualsiasi notizia nuova finisce per incastrarsi in quella stessa narrazione; non importa più tanto ciò che è accaduto, ma che l’informazione confermi una narrativa che era già costruita. Così, una proposta per modificare una legge elettorale finisce trasformata in un presunto annuncio della fine delle elezioni; è come se ogni nuovo pezzo dovesse entrare, a forza, in un puzzle che era già stato assemblato tempo prima.
Un altro espediente consiste nel ridurre problemi complessi a una sola persona. Invece di discutere se un paese debba o meno permettere finanziamenti esteri per partiti politici, tutta la conversazione finisce per ruotare intorno a Daniel Ortega. Il dibattito scompare e rimane solo il personaggio; questo facilita la costruzione di storie in cui alcuni appaiono sempre come i cattivi e altri sempre come i difensori della democrazia. Inoltre, influisce quali notizie vengono amplificate e altre passano quasi inosservate. La frase sulle elezioni ha occupato titoli internazionali per giorni; invece, le spiegazioni successive, il discorso completo e i dettagli sulle riforme legali hanno avuto scarsa diffusione; la prima impressione è rimasta installata, e tutti sappiamo che una rettifica non viaggia mai veloce come uno scandalo.
Nicaragua: Cómo se fabrica una noticia
La manipulación casi nunca consiste en inventar una noticia, es mucho más efectivo contar solo una parte de la historia
José a. Amesty Rivera
Hay un viejo dicho que dice que una mentira da la vuelta al mundo, mientras la verdad apenas se está poniendo los zapatos. Hoy podríamos actualizarlo diciendo que, un titular recorre el planeta mucho antes de que alguien tenga tiempo de escuchar un discurso completo.
Eso fue precisamente lo que pasó hace unos días con unas declaraciones del presidente de Nicaragua Daniel Ortega, casi de inmediato comenzaron a aparecer titulares asegurando que Ortega anunció que ya no habrá más elecciones en Nicaragua. La noticia se propagó rápidamente por periódicos, portales digitales y redes sociales, para millones de personas quedó instalada una idea muy simple, el Gobierno nicaragüense había decidido eliminar definitivamente las elecciones.
Sin embargo, cuando uno escucha el discurso completo descubre que la historia es bastante más compleja, Ortega dijo: Aquí no volverán a haber elecciones, pero para las personas o grupos que reciben financiamiento extranjero para promover golpes de Estado o acciones contra el país. No terminó ahí, enseguida explicó que impulsaría reformas legales, junto con la Asamblea Nacional, para impedir que puedan llegar al poder mediante elecciones, que se van a seguir realizando, faltaría más.
Alguien puede pensar que esta propuesta es correcta o equivocada, este debate pertenece al terreno de la política y es otro tema. Lo que aquí interesa es algo distinto, ¿los grandes medios informaron exactamente lo que dijo Ortega o construyeron una noticia diferente? El investigador estadounidense Michael Parenti, politólogo e historiador, llevaba décadas estudiando cómo funcionan muchas de las grandes empresas de comunicación. Su idea principal es sencilla, la manipulación casi nunca consiste en inventar una noticia, es mucho más efectivo contar solo una parte de la historia, así lo explica en su artículo Métodos de manipulación de los medios de comunicación. Y esto es justamente lo que parece haber ocurrido en este caso, cortar una frase para que termine diciendo otra cosa.
El primer recurso de la manipulación mediática, según Parenti, consiste en tomar una frase aislada y separarla del resto del discurso, es como si alguien dijera, Si siguen entrando armas al barrio, tendremos que cerrar la calle, y al día siguiente el titular fuera, Vecino propone cerrar todas las calles. Las palabras son reales, pero el significado cambia por completo.
Esto ocurrió con la frase, Aquí no volverán a haber elecciones. Casi ningún titular explicó que Ortega estaba hablando de impedir la participación electoral de grupos que actúan con financiamiento extranjero para promover un cambio de régimen y devolver a Nicaragua a la órbita del imperio. Cuando se elimina el contexto, el público termina entendiendo otra cosa, es como mostrar solo la mitad de un rompecabezas.
Otra práctica que Parenti considera muy frecuente consiste en mostrar únicamente las piezas que convienen. Muchos medios destacaron la frase más impactante del discurso, pero dejaron fuera casi todo lo demás: la referencia a reformas legales, la participación de la Asamblea Nacional y la explicación sobre el financiamiento extranjero. No hace falta mentir, basta con enseñar solo la parte que produce el efecto buscado.
Parenti sostiene que muchas veces la censura moderna no consiste en esconder una noticia, sino en contarla incompleta. En gran parte de la cobertura internacional, se olvidó convenientemente que en 2018 hubo un intento de golpe de Estado financiado desde EEUU, tampoco se explicó que existen leyes similares en otros países (incluido EEUU) para regular el financiamiento político extranjero. Uno puede aceptar esta interpretación o rechazarla, lo importante es que el lector tenga derecho a conocer por qué el Gobierno dice lo que dice. Sin esa parte de la historia, todo parece surgir simplemente del capricho de un gobernante.
Cuando los grandes medios occidentales llevan años presentando a determinado gobierno como una dictadura, cualquier noticia nueva termina encajando en ese mismo relato, ya no importa tanto lo que ocurrió, sino que la información confirme una narrativa que ya estaba construida. Así, una propuesta para modificar una ley electoral termina convertida en un supuesto anuncio del fin de las elecciones; es como si cada pieza nueva tuviera que entrar, a la fuerza, en un rompecabezas que ya estaba armado desde hace tiempo.
Otro recurso consiste en reducir problemas complejos a una sola persona. En lugar de discutir si un país debe o no permitir financiamiento extranjero para partidos políticos, toda la conversación termina girando alrededor de Daniel Ortega. El debate desaparece y solo queda el personaje, esto facilita construir historias donde unos aparecen siempre como los villanos y otros siempre como los defensores de la democracia. También influye qué noticias se amplifican y otras pasan casi desapercibidas. La frase sobre las elecciones ocupó titulares internacionales durante días, en cambio, las explicaciones posteriores, el discurso completo y los detalles sobre las reformas legales apenas tuvieron difusión; la primera impresión quedó instalada, y todos sabemos que una rectificación nunca viaja tan rápido como un escándalo.

