Il Colloquio Internazionale “Fidel: eredità e futuro” è inizio questo lunedì al Palazzo dei Congressi dell’Avana, nell’ambito del programma di attività per il centenario della nascita dello storico leader della Rivoluzione.
NON C’È RIVOLUZIONE SENZA CONOSCENZA
Nel suo intervento durante la giornata di apertura dell’evento, il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha riflettuto sull’attualità del pensiero del Comandante in Capo e sulla necessità di studiare la sua eredità non come un insieme di idee del passato, ma come uno strumento per affrontare le sfide del presente.
«Non c’è rivoluzione senza conoscenza», ha affermato, sottolineando l’importanza che Fidel ha sempre attribuito allo studio, alla scienza e alla formazione delle nuove generazioni.
Per lo storico leader della Rivoluzione, ha detto, la Rivoluzione cubana non è mai stata intesa come un esperimento isolato, ma come parte di un processo di portata universale, legato alla difesa della sovranità, alla giustizia sociale e all’emancipazione dei popoli.
Il capo di Stato cubano ha spiegato che la concezione strategica di Fidel si è sviluppata su molteplici fronti, tra cui la difesa e la sicurezza del Paese, l’economia, l’ambito ideologico e culturale, la solidarietà internazionale, la scienza, la politica estera e le relazioni internazionali.
Riferendosi al sistema di lavoro di Fidel, Díaz-Canel ha sottolineato la priorità attribuita alla politica e lo stretto legame tra le decisioni economiche e le loro implicazioni politiche. «Ogni decisione economica è una decisione politica», ha affermato, evidenziando al contempo come principi permanenti la giustizia sociale, l’anti-imperialismo e il nazionalismo.
Ha inoltre sottolineato l’importanza che Fidel attribuiva all’organizzazione e alla partecipazione popolare. La disciplina, ha detto, doveva essere accompagnata da una partecipazione popolare assunta collettivamente, come elemento indispensabile per la costruzione rivoluzionaria. A ciò ha aggiunto l’innovazione e la capacità di osservare e interpretare i cambiamenti del mondo, in particolare i progressi della scienza e della tecnologia.
Díaz-Canel ha ricordato inoltre la passione di Fidel per la conoscenza e la sua vasta cultura, alimentata sia dalla storia nazionale che dal pensiero universale. In tal senso, ha evocato l’importanza che il leader della Rivoluzione attribuiva ai libri e allo studio come beni spirituali.
La vocazione internazionalista della Rivoluzione ha costituito un altro dei temi affrontati nella conferenza. Il presidente cubano ha sottolineato la cooperazione in ambito medico ed educativo sviluppata da Cuba, espressione concreta di una politica basata sulla solidarietà e sulla collaborazione tra i popoli.
Riferendosi alla necessità di studiare Fidel al di là delle ricorrenze commemorative, ha invitato a «considerare la sua eredità non come un archivio di citazioni per il suo compleanno, ma come una guida per superare le sfide che abbiamo davanti oggi».
In tale ottica ha sottolineato l’attualità del pensiero fidelista di fronte alle complessità dello scenario internazionale contemporaneo, caratterizzato da profonde contraddizioni, minacce alla pace e una crescente disuguaglianza.
Il presidente cubano ha affermato che Cuba continua a essere uno dei principali obiettivi imperialisti: «Non è un caso che nell’anno del centenario di Fidel si sia inasprito l’assedio economico contro il nostro Paese».
Ha riconosciuto che il blocco, intensificatosi negli ultimi anni, non è solo una misura economica, ma è una questione estremamente politica, è un atto di guerra e una punizione politica nei confronti di una nazione che ha deciso di essere libera.
Le carenze, i blackout, l’inflazione, la scarsità di beni, le code sono la prova di un genocidio silenzioso a cui è sottoposto il popolo cubano, ma la patria resisterà all’aggressione e nessuno impedirà a Cuba di mantenere accesa la fiamma della solidarietà e di continuare a costruire un paese più giusto, portando avanti l’eredità dell’opera di Fidel.
«Fidel non ci ha lasciato in eredità un dogma, ma una metodologia di lavoro e un esempio da seguire. La nostra resistenza non è passiva, è creativa».
Diaz-Canel ha esortato i partecipanti stranieri al convegno a diffondere la verità su Cuba e a coordinarsi efficacemente sui social media, ad approfondire il pensiero critico e a continuare a sostenere la Rivoluzione cubana come risposta all’aggressione imperialista.
VLADÍMIR PUTIN INVIA I SUOI SALUTI A RAÚL E A DÍAZ-CANEL IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DEL COMANDANTE IN CAPO FIDEL CASTRO RUZ
Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha inviato lunedì un commovente messaggio di congratulazioni in occasione del centenario della nascita del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, che ha definito «simbolo di libertà, giustizia e patriottismo» e di cui ha sottolineato il contributo decisivo al rafforzamento dei legami di amicizia tra le due nazioni.
Nelle sue lettere, indirizzate al Generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz e al Primo Segretario del Partito Comunista e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, il capo di Stato russo ha sottolineato che la vita dello storico leader della Rivoluzione cubana è stata dedicata al «servizio disinteressato alla patria» e ha ricordato i suoi colloqui personali con Fidel, di cui conserva «i ricordi più brillanti».
Attraverso Mikhail E. Shvydkoy, che ha trasmesso il messaggio, Putin ha affermato che «in Russia la memoria di Fidel Castro è onorata come sacra».
Ha sottolineato che il Comandante in Capo ha dato «un contributo immenso alla costruzione delle relazioni multiformi di partenariato tra L’Avana e Mosca», un legame che risale a decenni di cooperazione e solidarietà.
Nel secondo messaggio, indirizzato al presidente Díaz-Canel, ha ribadito la «solidarietà incrollabile» della Russia nei confronti del popolo cubano e ha associato il nome di Fidel Castro agli «eventi più importanti della storia recente di Cuba» e ai «grandi progressi in ambito economico-sociale» raggiunti sotto la sua guida.
Il presidente russo ha inoltre sottolineato nella sua missiva che Fidel «godeva di sincero rispetto» nel suo Paese per la sua instancabile lotta a favore di «un ordine mondiale giusto e veramente democratico».
Nelle sue parole, il leader russo ha inoltre augurato «buona salute, benessere e buon umore» al generale d’armata Raúl Castro Ruz e «successi nelle attività di Stato» a Miguel Díaz-Canel.
CUBA CONTINUERÀ AD ESSERE UN FARO PER IL MONDO
Paulo Raimundo, segretario generale del Partito Comunista Portoghese, ha espresso i saluti del suo partito e del popolo lavoratore del suo Paese, oltre al sostegno ai cubani di fronte all’escalation dell’aggressione imperialista.
Ha riconosciuto che: «Fidel non appartiene al passato, Fidel è il futuro e nel suo pensiero e nella sua eredità si trovano le risposte per la costruzione di una Cuba migliore e di un mondo più umano».
Ha sottolineato l’importanza di ricordare il comandante in capo nel centenario della sua nascita e il valore del convegno come strumento per sostenere il progetto di uguaglianza e giustizia sociale che il popolo cubano difende.
Ha affermato che il socialismo mondiale si trova in una fase di resistenza di fronte a un impero in decadenza e che oggi è necessario stare al fianco del popolo cubano, così come Cuba non ha mai lasciato sole le diverse nazioni oppresse nel mondo.
«È stato con Fidel che Cuba ha raggiunto risultati notevoli nella costruzione del socialismo e lui stesso ci ha insegnato a rialzarci di fronte alle circostanze più difficili, perché nella lotta e nella resistenza sta la via della vittoria».
Ha ricordato che mentre altri impongono blocchi e guerre genocidarie, Cuba mantiene la sua politica estera incentrata sulla solidarietà e la fratellanza tra i popoli, come esempio di patria e di umanità.
Si è congratulato con il popolo cubano per il suo coraggio e la sua dignità e ha affermato che gli uomini di buona volontà di tutto il mondo sono dalla sua parte: «Cuba è un faro per il mondo e continuerà ad esserlo per molti anni, ne sono certo».
“IO SONO FIDEL”, COME SI DICE ANCHE IN EUROPA, SIGNIFICA: “IO SONO CUBANA, IO SONO CUBANO”
José Luis Centella, presidente del Partito Comunista Spagnolo, è intervenuto lunedì davanti al pubblico del I Colloquio Internazionale «Fidel: Eredità e Futuro», dove ha ribadito che le idee del Comandante in Capo saranno sempre al di sopra di qualsiasi culto della personalità.
A tal proposito, ha ricordato la decisione del leader di non far intitolare a lui nessuna via, piazza o ente, anche se il suo pensiero, ha sottolineato, sarà sempre presente in ogni scuola e in ogni luogo erede della sua eredità.
Il comunista spagnolo ha sottolineato l’importanza di Fidel per affrontare oggi la difficile congiuntura che il mondo sta attraversando, segnata dall’aggressività dell’imperialismo e del capitalismo internazionale nel loro disperato tentativo di salvarsi.
Centella ha sottolineato che il popolo cubano si è guadagnato, già da molto tempo, il diritto di decidere del proprio presente e del proprio futuro. Per difendere questo diritto, ha lanciato un appello a una solidarietà mondiale attiva, con iniziative in grado di rompere i blocchi.
Il militante europeo ha evidenziato il carattere fascista di coloro che oggi vogliono convincere la comunità internazionale che Cuba sostiene il terrorismo e che la sinistra in generale è sinonimo di estremismo e barbarie.
A sua volta, ha lanciato un messaggio al mondo: quando si attacca Cuba, «si attacca tutti e tutte. Il grido “Io sono Fidel”, gridato anche in Europa, significa allo stesso modo “Io sono cubana”, “Io sono cubano”», ha affermato.
José Luis Centella ha espresso solidarietà al generale dell’Esercito Raúl Castro di fronte alle attuali campagne che, dal sud della Florida, cercano di screditarlo. «Bisogna anche gridare “Viva Raúl!”», ha detto.
Infine, ha insistito sulla necessità di rafforzare la solidarietà internazionale e ha ribadito il grido «Viva Cuba, viva la rivoluzione, viva Fidel!».
IL VIETNAM SOTTOLINEA L’ATTUALITÀ DELL’EREDITÀ DI FIDEL E L’AMICIZIA CON CUBA
Vu Hai Ha, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista del Vietnam e vicepresidente della Commissione per la Difesa, la Sicurezza e gli Affari Esteri dell’Assemblea Nazionale vietnamita, ha sottolineato l’attualità dell’eredità di Fidel, che ha definito un leader eccezionale e un simbolo dello spirito indomito, dell’eroismo rivoluzionario e dell’internazionalismo.
Nel suo intervento al I Colloquio Internazionale «Fidel: eredità e futuro», ha sottolineato che il leader cubano incarnava valori essenziali quali l’indipendenza nazionale, la sovranità e la giustizia sociale, e ha osservato che il suo pensiero ha varcato i confini di Cuba per ispirare i popoli dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia. «Fidel è stato uno dei leader più rappresentativi del XX secolo», ha affermato.
Ha sottolineato in particolare il contributo di Fidel allo sviluppo dei legami tra Vietnam e Cuba. «A nome del Partito, dello Stato e del popolo vietnamita, mi permetta di esprimere rispettosamente la profonda gratitudine a Fidel Castro, grande amico del Vietnam», ha dichiarato, ricordando la sua storica affermazione: «Per il Vietnam, Cuba è disposta a dare persino il proprio sangue».
Vu Hai Ha ha sottolineato che entrambi i popoli hanno coltivato per decenni un rapporto basato sulla fiducia politica, la solidarietà e il sostegno reciproco, e ha ribadito la volontà di continuare a rafforzare tali legami. «Il Vietnam e Cuba continueranno ad accompagnarsi, a cooperare e a svilupparsi insieme», ha concluso.
ABBATTIAMO IL FASCISMO IN AMERICA LATINA: QUESTO È IL MIGLIOR REGALO PER FIDEL NELL’ANNO DEL SUO CENTENARIO
Joao Pedro Stédile, leader dei popoli indigeni del Brasile, ha ricordato l’internazionalismo di Fidel e la sua capacità di comprendere la situazione politica per reagire e colpire l’imperialismo nei suoi punti più deboli.
Ha sottolineato l’impegno del Comandante nei processi di integrazione internazionale per coordinare e promuovere la lotta dei popoli, aggiungendo che i popoli oppressi non dimenticheranno mai questa eredità.
«Solo un saggio ha potuto scommettere sulla creazione della Scuola Latinoamericana di Medicina, perché i popoli non possono lottare né creare se sono malati, e oggi, nel pieno del 2026, esistono comunità indigene per le quali l’unico medico che abbiano mai visto in vita loro è cubano», ha affermato.
«Solo un visionario ha potuto puntare sull’alfabetizzazione dei popoli e sulla campagna “Yo Sí Puedo”, ed è per questo che l’abbiamo portato in Brasile per istruire migliaia di operai, contadini e indigeni», ha aggiunto.
Ha inoltre sottolineato la visione di Fidel di fronte alle sfide del cambiamento climatico e come le sue parole siano una guida per i movimenti progressisti ed ecologisti nella difesa della natura contro gli attacchi del capitale.
Ha chiarito che il fulcro della lotta di classe nel mondo, in questo momento, è l’anti-imperialismo, e che essere anti-imperialisti significa stare dalla parte di Cuba. Ha esortato i presenti a unirsi all’eroica resistenza del popolo cubano e a non cedere mai.
Ha lanciato un appello a sconfiggere la destra nazionale in America Latina e a fermare il fascismo, come miglior regalo che possiamo fare a Fidel nell’anno del suo centenario: «Quest’anno lo faremo in Brasile e rieleggeremo Lula, ne sono sicuro».
Infine, ha coniato lo slogan «Anch’io sono cubano» come simbolo della lotta antimperialista, affinché funga da messaggio di solidarietà internazionale a sostegno del popolo cubano e della sua giusta lotta.
FIDEL, SIMBOLO DELLA SOVRANITÀ CARAIBICA E DELLA SOLIDARIETÀ SENZA CONFINI
La figura del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz e la sua impronta indelebile nella storia contemporanea sono state esaltate anche dall’ex presidente della Repubblica Cooperativa della Guyana, Donald Ramotar, il quale ha sottolineato il ruolo della Grande delle Antille come faro di dignità e sovranità per i popoli del Sud.
Nelle sue parole, l’illustre intellettuale guyanese ha collocato Fidel tra «i più grandi rivoluzionari del XX secolo e uno straordinario leader di questo XXI secolo», tracciando un necessario parallelismo con la stirpe dei liberatori del continente. «Tra i leader di Haiti, di Bolívar, del Venezuela, di José Martí», ha elencato Ramotar, per ricordare che le lotte per la dignità umana e contro l’oppressione imperialista hanno radici comuni nella Nostra America.
Ramotar ha ripercorso le condizioni che regnavano a Cuba negli anni ’50, sotto la dittatura di Fulgencio Batista, quando la disuguaglianza e il degrado della vita umana erano all’ordine del giorno.
Quella realtà, ha spiegato, ha portato alla formazione del Movimento 26 luglio e dell’Esercito Ribelle, il cui obiettivo fondamentale era trasformare il destino dei cubani.
«Non c’è alcun dubbio che la Rivoluzione cubana, con il suo indispensabile Comandante in Capo, abbia avuto un impatto enorme in tutto il mondo», ha affermato.
L’ex capo di Stato ha sottolineato la ferma difesa che Fidel Castro ha fatto dei principi di autodeterminazione e di risoluzione pacifica dei conflitti internazionali, nonché il suo categorico rifiuto delle minacce e dell’uso della forza contro qualsiasi Stato.
Ha affermato che lo storico leader ha saputo guidare la politica estera cubana all’insegna della solidarietà internazionalista. «Ciò è stato evidente in ambiti quali il sostegno militare fornito da Cuba alla liberazione dei popoli dell’Africa subsahariana», ha ricordato.
UN LEGAME STORICO CON I CARAIBI
Riguardo alla fratellanza tra Cuba e i Caraibi, ha ricordato che Cheddi Jagan, fondatore del Partito Progressista del suo Paese, è stato uno dei primi leader dell’emisfero a riconoscere la Rivoluzione cubana e a denunciare il criminale blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti, una politica che ha definito genocida e che è stata condannata dalla comunità internazionale.
«Per questo motivo, il nostro Paese ha subito forti pressioni», ha confessato Ramotar, raccontando come la Guyana abbia affrontato gli attacchi dell’amministrazione statunitense, anche durante la crisi dei missili dell’ottobre 1962.
Ha sottolineato che Fidel Castro aveva compreso con estrema chiarezza che il futuro di Cuba era legato geograficamente, storicamente e culturalmente ai Caraibi. «Ha svolto un ruolo fondamentale nel sostenere lo sviluppo dei popoli dei Caraibi», ha affermato.
Allo stesso modo, ha riconosciuto che i movimenti di sinistra e socialisti della regione hanno tratto ispirazione diretta dall’esempio del Comandante e della Rivoluzione cubana, e per questo «per un certo periodo, i Caraibi potevano essere descritti come un blocco di piccoli Stati», grazie alla loro coesione e resistenza di fronte alle pressioni egemoniche, un’eredità che, secondo le parole del leader della Guyana, rimane attuale nella lotta per la sovranità e lo sviluppo indipendente dei popoli.
Ha concluso affermando che il popolo della Guyana intende inviare container di aiuti a Cuba, perché «bisogna contribuire materialmente e infondere speranza. È per questo che Fidel ha lottato. Viva la memoria di Fidel!».
XI JINPING INVIA UNA LETTERA A RAÚL E DÍAZ-CANEL
Il segretario generale del Partito Comunista Cinese e presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha inviato una missiva al generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz e al suo omologo cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez, in occasione del centenario della nascita di Fidel.
Nella lettera, il massimo leader cinese ha rivolto i propri saluti ai militanti del Partito Comunista cubano e a tutto il popolo dell’isola, ricordando che il Comandante in Capo ha dedicato tutta la sua vita alla difesa della sovranità nazionale e alla costruzione del socialismo, con preziosi contributi alla causa comunista mondiale.
L’indipendenza e la giustizia sono rimaste impresse nel monumento storico di Cuba, ha sottolineato il presidente asiatico.
Ha inoltre ricordato il ruolo di Fidel nella creazione e nello sviluppo delle relazioni con la Cina e ha ricordato che la Grande delle Antille è stata il primo paese dell’America Latina a stabilire relazioni diplomatiche con la Cina.
Xi Jinping ha sottolineato che le relazioni tra Cuba e la Cina sono diventate un punto di riferimento per la cooperazione tra paesi socialisti e tra nazioni del Sud del mondo, ed ha espresso la propria opposizione a qualsiasi ingerenza esterna.
L’eredità di Fidel rimarrà nella storia, ha concluso nella sua lettera il segretario generale del Partito Comunista Cinese, letta da Liu Haixing, membro del Comitato Centrale e capo del Dipartimento Internazionale.
Nel suo intervento davanti ai partecipanti al Primo Colloquio Internazionale «Fidel: Eredità e Futuro», Haixing ha ricordato anche Mao Zedong, leader della Rivoluzione cinese, il quale a suo tempo affermò che le esperienze e le lotte comuni hanno unito per sempre i nostri due popoli.
L’inviato ha sottolineato la lotta della sua nazione per la multipolarità nelle relazioni internazionali e la ricerca di un brillante orizzonte di pace, solidarietà e progresso.
Ricordiamo Fidel non solo per mantenere viva la memoria, ma per dare continuità ai suoi sforzi e creare un futuro migliore per la società, ha aggiunto, concludendo con l’affermazione che lo spirito del Comandante in Capo è eterno.
Viva l’amicizia tra Cuba e la Cina!, ha esclamato.
WALTER BAIER: L’EREDITÀ DI FIDEL È UNA RESPONSABILITÀ PER TUTTI
A nome del Partito della Sinistra Europea, il suo presidente Walter Baier ha sottolineato l’attualità dell’eredità di Fidel Castro e l’importanza della Rivoluzione cubana per le forze progressiste di tutto il mondo.
«Oggi celebriamo la vita e l’eredità di Fidel Castro: un rivoluzionario, uno statista, un internazionalista, un uomo che ha cambiato la storia», ha affermato.
Ha ricordato che, per la sua generazione, il trionfo della Rivoluzione cubana ha rappresentato molto più di un semplice evento politico, poiché ha dimostrato che la storia non è scritta solo dai potenti e che la dignità può prevalere sull’oppressione.
Baier ha sottolineato che Fidel non ha mai accettato che il mondo dovesse rimanere com’era. «Credeva che il popolo potesse cambiare la storia e anche noi lo crediamo. Credeva che le idee fossero più importanti dell’oppressione, e lo crediamo anche noi. Credeva che la solidarietà fosse più forte dell’egoismo e lo ha dimostrato», ha affermato.
Il leader europeo ha sottolineato la resistenza di Cuba per oltre sei decenni di fronte all’invasione, al sabotaggio, al terrorismo e all’embargo economico degli Stati Uniti, nonché ad altre misure di pressione.
«Molti credevano che il popolo cubano si sarebbe arreso, che avrebbe abbandonato i propri principi. Si sbagliavano, perché lui non si è mai arreso», ha sottolineato.
Cuba è rispettata nel mondo non per le sue dimensioni o la sua ricchezza, ma per aver difeso la propria dignità, ha affermato.
Il presidente del Partito della Sinistra Europea ha chiesto la fine dell’embargo contro Cuba e il rispetto della sua sovranità. «Nessuna nazione ha il diritto di decidere il futuro di un’altra», ha sostenuto, definendo l’embargo una forma di guerra economica e chiedendo che Cuba venga rimossa dalla lista statunitense dei paesi che, secondo Washington, sostengono il terrorismo.
Di fronte a uno scenario internazionale caratterizzato dall’aumento dei conflitti, dalle violazioni del diritto internazionale e dall’indebolimento dell’autorità delle Nazioni Unite, Baier ha difeso la pace e la sovranità come principi essenziali per le forze progressiste.
«Non può esserci una sicurezza duratura senza una giustizia globale. Non può esserci una pace duratura senza il rispetto della sovranità», ha affermato. In tal senso, ha sostenuto che la solidarietà con Cuba va oltre il popolo cubano e fa parte della lotta di coloro che difendono il diritto internazionale, la pace, la giustizia e la dignità umana.
IL DOTT. TJITUNGA ELIJAH NGURARE, PRIMO MINISTRO DELLA NAMIBIA, HA SALUTATO I PRESENTI
Il dott. Tjitunga Elijah Ngurare, Primo Ministro della Namibia, ha salutato i presenti rivolgendosi a loro con l’espressione «compagni e compagne» in spagnolo, ha ringraziato per il messaggio espresso dal presidente Díaz-Canel e si è assunto il compito di fungere da messaggero della verità su Cuba.
Ha espresso la solidarietà del governo del suo Paese e l’amore fraterno che il popolo namibiano nutre per il popolo cubano. Ha riconosciuto il rapporto speciale che Fidel Castro ha con l’Africa e ha sottolineato che è stato un uomo capace di plasmare la storia, che è sempre stato dalla parte dei popoli e che è stato un simbolo di solidarietà: «Fidel è Fidel», ha ribadito in perfetto spagnolo.
«Nessuno può parlare di libertà in Africa senza menzionare Cuba; Fidel è un eroe, come tutti i cubani che hanno lottato contro l’imperialismo e il razzismo. L’operazione Carlota è durata 16 anni, e quelle battaglie eroiche hanno portato all’indipendenza del mio Paese e alla fine dell’apartheid; questa piccola isola ha reso possibile tutto ciò».
«Cuba può trovarsi a più di undicimila chilometri di distanza, ma il popolo namibiano la sente più vicina che mai perché ci uniscono legami di sangue e di sacrificio; questo è ciò che abbiamo imparato dai nostri anziani, ciò che abbiamo visto quando eravamo giovani e ciò che insegneremo ai nostri figli».
Ha riconosciuto che il suo Paese non si vergognerà mai di sostenere Cuba, per quanto difficili possano essere le circostanze e nonostante qualsiasi tipo di pressione: «Il popolo cubano merita di vivere in pace e non merita la punizione collettiva che gli è stata imposta».
Ha definito l’embargo una «ragnatela disumana» progettata per strangolare l’economia cubana e per uccidere innocenti e vulnerabili. Ha inoltre affermato che ciò che il popolo cubano sta vivendo oggi è un genocidio silenzioso che deve essere denunciato davanti al mondo.
DÍAZ-CANEL PARTECIPA ALL’APERTURA DEL I COLLOQUIO INTERNAZIONALE “FIDEL: EREDITÀ E FUTURO”
Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, partecipa questo lunedì all’inaugurazione del I Colloquio Internazionale “Fidel: eredità e futuro”, che ha avuto inizio all’Avana con la partecipazione di delegazioni provenienti da diversi paesi.
All’inaugurazione sono presenti anche i membri dell’Ufficio Politico: Esteban Lazo Hernández, presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare e del Consiglio di Stato; Manuel Marrero Cruz, primo ministro della Repubblica, e Roberto Morales Ojeda, segretario all’Organizzazione del Comitato Centrale del Partito, oltre ad altri dirigenti del Partito, dello Stato e del Governo.
L’incontro riunisce ricercatori, intellettuali, dirigenti e rappresentanti di organizzazioni e movimenti provenienti da diverse parti del mondo per confrontarsi sul pensiero, l’opera e l’eredità del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, nonché sulla sua attualità e proiezione verso il futuro.
I FIDELISTI DI CUBA E DEL MONDO RIUNITI PER ONORARE LA SUA EREDITÀ
Nel dare il benvenuto all’evento, René González Barrios, direttore del Centro Fidel Castro Ruz, ha sottolineato l’importanza dell’incontro in un momento che ha definito cruciale per l’umanità, segnato da gravi conflitti e minacce alla pace e alla sopravvivenza del pianeta.
Ha sottolineato la presenza di circa 1.500 delegati, di cui oltre 1.000 stranieri, provenienti da 63 paesi, la cui partecipazione – ha sottolineato – costituisce una dimostrazione di solidarietà con Cuba e uno stimolo a continuare a difendere il progetto emancipatorio, sovrano e solidale della Rivoluzione.
Il direttore del Centro Fidel Castro Ruz ha esortato i partecipanti ad approfondire le idee e il pensiero rivoluzionario di Fidel, come fonte per affrontare le sfide del presente e costruire il futuro.
Da questo lunedì e fino al prossimo 13 agosto, L’Avana ospiterà il I Colloquio Internazionale “Fidel: eredità e futuro”, un evento organizzato dal Centro Fidel Castro Ruz, in collaborazione con istituzioni accademiche e culturali cubane, per favorire lo scambio di idee sull’opera e il pensiero del Comandante in Capo, a cento anni dalla sua nascita.
Storici, ricercatori, accademici, leader sociali, politici, diplomatici, giornalisti, studenti e amici di Cuba, provenienti da diverse parti del mondo, parteciperanno a quattro giornate di dibattiti che cercheranno di approfondire l’attualità dell’eredità fidelista e la sua proiezione di fronte alle sfide del presente e del futuro.
Il programma prevede un incontro delle Cattedre Fidel Castro Ruz e un simposio dedicato alla Rivoluzione cubana, oltre a forum settoriali dedicati a giovani, donne, parlamentari, artisti, intellettuali e movimenti sociali in difesa dell’umanità.
Tra i temi al centro delle sessioni figurano il pensiero politico, sociale, internazionalista e umanistico di Fidel; la sua influenza sui movimenti di liberazione nazionale, sul Sud del mondo e sulla geopolitica del XX e XXI secolo; nonché l’attualità delle sue idee di fronte all’imperialismo, alle disuguaglianze, al cambiamento climatico e alla difesa della pace e della sovranità dei popoli.
Più che uno sguardo al passato, l’incontro si propone di mettere le idee di Fidel in dialogo con le sfide contemporanee e di contribuire, attraverso lo scambio internazionale, a mantenere vivo il suo pensiero come punto di riferimento per le lotte per la giustizia sociale, la sovranità, la solidarietà e la pace.
Fonte: Granma
Traduzione: italiacuba.it

