Disegno Yoemnis Batista del Toro (**)
Nelle ultime date tre paesi, i loro governi e i loro popoli, hanno manifestato la loro presenza al di sopra di molti altri argomenti, sebbene i tre abbiano una storia propria di fronte all’azione dell’imperialismo: Cuba, Venezuela e Iran.
1. Cuba, rispetto al Venezuela, ha un aneddoto che credo sia poco conosciuto: è la prima manifestazione del popolo venezuelano in sostegno alla Rivoluzione Cubana. Il 23 gennaio 1959 Fidel fece la sua prima uscita all’estero dopo il trionfo sulla dittatura di Batista, il tiranno al servizio degli USA, e arriva in un aereo venezuelano all’aeroporto di Maiquetía, Caracas. Indossa la sua tenuta da campagna e scende dall’aereo con un fucile in spalla, la canna sporge sulla sua schiena, tutto un simbolo che indica la base da cui parte una rivoluzione, il cambio di coloro che devono prendere il potere, quelli di sotto, la classe operaia e contadina. Lo aspetta una grande folla fin dal mattino presto. In Fidel è rappresentato il più genuino rivoluzionario. La folla che occupa Maiquetía, nel vederlo uscire e mettere piede all’inizio della scaletta, esplode di emozione e supera i limiti per arrivare esultante ai piedi della scaletta, mentre grida ¡Viva Fidel! ¡Viva Cuba! Il comandante saluta dall’alto e si rivolge ai presenti, che lo integrano nella folla incoraggiante, speranzosa e che sente la vittoria. Tutta quella manifestazione di riconoscimento lo accompagnerà corpo a corpo durante la sua permanenza.
Ecco un piccolo frammento del suo discorso al popolo venezuelano che lo circondava: “Questo popolo d’America sa che la sua forza interna sta nell’unione, e che la sua forza continentale sta anch’essa nell’unione. Bisogna unirsi sempre di più, bisogna stringere sempre di più i legami da popolo a popolo, e a questo sono venuto in Venezuela, a portare un messaggio da popolo a popolo.” Di seguito potete consultare in dettaglio la notizia: http://www.fidelcastro.cu/es/articulos/enero-de-1959-fidel-en-venezuela-en-historica-visita
Se questa fu la sua prima uscita da Cuba, possiamo comprendere la trascendenza che sia in quell’avvenimento, la solidarietà tra i due paesi dall’arrivo del Comandante Chávez, lo scambio, la solidarietà, la collaborazione, l’amicizia tra i due dirigenti, … l’emozione di Fidel nell’ascoltare la canzone di addio al suo amico,
Fidel y Chávez: Una amistad entrañable (+ Fotos y Videoclip canción a Chávez)
Cosa vedeva Fidel del futuro del Venezuela? Quanto avvertì il Comandante Chávez di ciò che l’impero voleva. Quanto sapeva Chávez e avvertì Nicolás Maduro.
2. Tra i molti momenti di trascendenza storica della vita del Comandante Fidel voglio evidenziare la sua presenza il 26 settembre 1960 all’Assemblea Generale dell’ONU. Non vollero accoglierlo in nessun hotel, così manifestavano i commercianti del capitale alberghiero la loro distanza, il loro odio, la loro inimicizia con la Rivoluzione, e i modesti solidali lo accolsero nella zona impoverita della città di New York. Ma se i nemici speravano di danneggiare il suo animo, gli umili gli fecero vedere che lo attendevano nelle loro braccia con il calore manifestato a Caracas, e giunto il momento della sua esposizione all’Assemblea Generale dell’ONU fu così estremamente significativa che si è arrivati a dire che il suo discorso è il più importante che sia stato pronunciato nell’organismo che riunisce tutti i paesi del mondo. Riascoltarlo è immergerci nei principi più umani, più rivoluzionari, più attuali. Qui vi lascio un paio di indirizzi che contengono la notizia, e dove trovate una piccola registrazione dello storico discorso:
https://cubaminrex.cu/es/node/3400 , http://www.cubadebate.cu/noticias/2015/09/26/el-memorable-discurso-de-fidel-en-la-onu-hace-55-anos-video/
Per la sua universalità, per la sua attualità, riproduco un piccolo frammento:
(…) “Le guerre, dall’inizio dell’umanità, sono sorte, fondamentalmente, per una ragione: il desiderio di alcuni di spogliare altri delle loro ricchezze. Scompaia la filosofia dello spoglio, e sarà scomparsa la filosofia della guerra! (APPLAUSI.) Scompaiano le colonie, scompaia lo sfruttamento dei paesi da parte dei monopoli, e allora l’umanità avrà raggiunto una vera tappa di progresso!” “Bisogna smascherare coloro che commerciano con la guerra, coloro che si arricchiscono con la guerra. Bisogna aprire gli occhi al mondo, e insegnargli chi sono coloro che commerciano con il destino dell’umanità, coloro che commerciano con il pericolo della guerra, soprattutto quando la guerra può essere così spaventosa che non rimangano speranze di liberazione, di salvarsi, al mondo.”
3. È da evidenziare la sua visione politica sugli avvenimenti, conoscitore dei principi e dello sviluppo storico, faceva proiezioni in tutti gli ordini. Per il momento critico che viviamo ho scelto la notizia della sua visita in Iran l’11 maggio 2001, in essa si raccolgono alcune delle sue parole: “Me ne vado pieno di speranza nel futuro dell’Iran, un grande paese, un grande popolo”, espresse il Comandante in Capo Fidel Castro poco prima di concludere la sua visita ufficiale a quella Repubblica Islamica. In dichiarazioni alla stampa nel Palazzo della Repubblica, manifestò di sentirsi felice al pensare che d’ora in poi “saremo molto più amici e la nostra amicizia sarà più stretta”. Sulla strada per l’aeroporto, Fidel si fermò nella casa dove visse l’Imam Ruhollah Khomeini dopo il suo ritorno dall’esilio al trionfare della rivoluzione islamica.
Dopo il percorso, il Presidente cubano scrisse nel libro dei visitatori: “Ho avuto il privilegio di conoscere da vicino, molto vicino, una delle personalità più grandiose della storia, nell’intimità degli ultimi anni, degli ultimi giorni e minuti della sua vita insieme ai suoi familiari e amici più cari. Mi sento estremamente onorato ed emozionato; riesco solo a ripetere: esempio, esempio, un vero esempio, dal più profondo del mio cuore.” Nella visita alla casa, Fidel fu accompagnato da Hassan Khomeini, il nipote del leader della rivoluzione islamica. http://www.fidelcastro.cu/es/articulos/lleno-de-esperanza-en-el-futuro-de-iran
Quando la propaganda di USA e Israele dopo il 1979, anno del trionfo della Rivoluzione Islamica, creava una barriera nella mente delle popolazioni “occidentali” con i cliché e le falsità su un Iran senza civiltà, il cui “regime” uccideva e manteneva schiacciate le donne, il Comandante Fidel si riversava nella conoscenza della realtà del popolo iraniano, attraversato da minacce e aggressioni costanti da parte degli imperialisti.
4. Il nostro maestro di sovranità e dignità delle nazioni, scriveva l’8 giugno 2010: “… L’Iran non si piegherà alle minacce di Israele. … Le conseguenze degli intrighi imperiali degli USA potrebbero essere catastrofiche e colpirebbero tutti gli abitanti del pianeta, molto più di tutte le crisi economiche messe insieme”.
Di fronte alla situazione estremamente difficile, il giorno 24 scrive, notate che è il 2010, in un articolo che intitola “Come mi piacerebbe sbagliarmi”: “Oggi, nel 2010, sia gli USA che Israele, dopo 31 anni, sottovalutano il milione di uomini delle Forze Armate dell’Iran e la loro capacità di combattimento terrestre, e le forze aeree, marittime e terrestri dei Guardiani della Rivoluzione. A queste si aggiungono i 20 milioni di uomini e donne, tra i 12 e i 60 anni, scelti e addestrati sistematicamente dalle loro diverse istituzioni armate tra i 70 milioni di persone che abitano il paese. Il governo degli USA elaborò un piano per realizzare un movimento politico che, appoggiandosi al consumismo capitalista, dividesse gli iraniani e rovesciasse il governo. Tale speranza è ormai innocua. Risulta ridicolo pensare che, con le navi da guerra statunitensi, unite a quelle israeliane, si risveglino le simpatie di un solo cittadino iraniano”.
Sono numerosi gli articoli in cui Fidel avverte dell’aggressione imperialista alla nazione iraniana e del pericolo di quell’attacco che farebbe esplodere un conflitto mondiale dando il via all’impiego di armamento nucleare con il conseguente pericolo per tutta l’umanità. La grande capacità intellettuale di Fidel gli permetteva di mostrare il futuro come se accadesse nei giorni in cui scriveva, e oggi, sebbene non si trovi tra noi, quelle sue parole su ciò che stava per accadere ci scoprono di nuovo una personalità di visione politica profondamente strategica, sempre impegnata con il futuro dei popoli.
https://cubasi.cu/es/noticia/en-video-recuerdan-en-cuba-vaticinio-de-fidel-castro-sobre-conflicto-nuclear
5. La storia di Fidel comincia nel 1926, alle porte della grande crisi capitalista del 1929, 10 anni dopo scoppierà la cosiddetta 2ª Guerra Mondiale, la cui fine, nel 1945, lascerà esauste le potenze imperiali europee e l’Unione Sovietica, che diede per la sconfitta del nazismo 26-27 milioni di vite umane. Come percepirebbe quanto accaduto il nostro giovane protagonista? La fine della guerra e le condizioni che si presentarono furono sfruttate dal nascente impero per il suo sviluppo a spese di tutti coloro che si opponevano all’URSS. Quanto grande e pericolosa vedevano l’Unione Sovietica affinché tutto l’orbe imperiale si unisse sui suoi eserciti per combatterla comandati dagli USA.
6. Come avrebbe seguito gli avvenimenti Fidel per crescere nella sua coscienza politica e rivoluzionaria? Il declino degli imperi europei aprì anche le porte ai più legittimi desideri di indipendenza delle colonie in tutto il mondo, e nel 1947, quando l’Inghilterra si apprestava a consegnare più della metà della Palestina alle orde finanziarie sioniste, nella neonata ONU si oppose al nuovo colonialismo insieme ai paesi arabi. Fidel allora aveva 21 anni. Possiamo chiederci quali fossero le sue preoccupazioni politiche, ma forse la migliore risposta la troviamo nella sua giovane vita, poiché nel 1953, a 26 anni, il 26 luglio, dirigeva-partecipava all’assalto alle caserme Moncada e Céspedes. La presa delle caserme fallì e lui fu fatto prigioniero. Il 16 ottobre fu messo davanti a un tribunale militare, davanti al quale dichiarò per 4 ore e rispose con quello che sarebbe stato il futuro, espose il programma politico della Rivoluzione, ricordate la frase con cui terminò: “La storia mi assolverà”. Il suo esempio ha acquisito tale magnitudo che ogni 26 luglio si celebra a Cuba il “Giorno della Ribellione Nazionale”.
7. In Piazza della Rivoluzione a Pinar del Río, il Presidente Díaz-Canel ha dichiarato: “Cuba combatte oggi un nuovo Moncada. Essere cubano implica un dovere, non adempierlo è un crimine ed è tradimento. Lasciate che Cuba viva in pace e il nobile popolo nordamericano. Cuba non è una minaccia né per gli USA né per nessuno stato sulla faccia della terra.” Queste parole raccolgono la storia della lotta per l’indipendenza e la sovranità, per l’uguaglianza tra nazioni e popoli, per ciò che oggi è la base del multilateralismo, e raccolgono quelle parole di José Martí: “Trincee di idee valgono più che trincee di pietra”, ciò che il Comandante sostenne per tutta la vita, senza abbandonare il fucile come l’altro piede della visione realistica che lo spingeva a vivere tra il popolo cubano e tra i popoli del mondo.
8. L’8 gennaio 1959 entrò all’Avana trionfante con l’Esercito Guerrigliero acclamato dalla grande folla, quella immagine ricorda quella che giorni dopo, il 23 dello stesso mese di gennaio, si sarebbe ripetuta all’aeroporto di Maiquetía, Caracas, da dove abbiamo iniziato.
Quanta verità mostrò Fidel, Cuba, Castro con la sua presenza in Venezuela e Iran, quanta solidarietà, quanto avvicinamento, quanta verità storica e visione di futuro nelle sue parole e nei suoi fatti. Quanto Chávez, quanto Khomeini, quanto insegnamento per il momento attuale delle nazioni e dei popoli, quelli che oggi si iscrivono nel libro della Storia resistendo al blocco genocida, o vedendosi sotto, o di fronte agli artigli dell’imperialismo. L’Umanità conta sulla spinta della coscienza, trincea di idee, l’energia del Comandante Rivoluzionario, quel 100 su 100 antimperialista.
9. Non avevo ancora dieci anni quando, seduto sulla poltrona di un barbiere, rimanevo stupito guardando le fotografie di quel grande barbuto, mentre quel “figaro” mi arrotondava la testa. Mi aveva lasciato una rivista cubana che teneva per gli amici, primo anno di Rivoluzione, e lì visitai per la prima volta Fidel pelo per pelo, mentre tra colpi di forbice mi schiarivo la vista e l’udito. Dopo, poco dopo, alcuni anni, sarebbe venuto il barbuto più ai sensi palpitanti, dentro come trincea.
(*) Ramón Pedregal Casanova è autore dei libri: *Gaza 51 días*; *Palestina. Crónicas de vida y Resistencia*; *Dietario de Crisis*; *Belver Yin en la perspectiva de género y Jesús Ferrero*; e *Siete Novelas de la Memoria Histórica. Posfacios*. Collaboratore del canale Antiimperialistas.com, della Rete in Difesa dell’Umanità.
(**) Yoemnis Batista del Toro, DELTORO, Marianao, L’Avana. 4 settembre 1990). Caricaturista e umorista grafico del mezzo cubano Palante.
Fidel, Cuba, Castro Ruz, 100 de 100
Por Ramón Pedregal Casanova (*)
Dibujo Yoemnis Batista del Toro (**)
En las últimas fechas tres países, sus gobiernos y sus pueblos, han manifestado su presencia por encima de otros muchos asuntos, aunque los tres tienen historia propia ante la acción del imperialismo: Cuba, Venezuela e Irán.
- Cuba, respecto a Venezuela, tiene una anécdota que creo es poco conocida, es la primera manifestación del pueblo venezolano en apoyo a la Revolución Cubana. El 23 de enero de 1959 Fidel hizo la primera salida al exterior después del triunfo sobre la dictadura de Batista, el tirano al servicio de EEUU, y llega en un avión venezolano al aeropuerto de Maiquetía, Caracas, viste su ropa de campaña y baja del avión con un fusil al hombro, el cañón sobresale a su espalda, todo un símbolo que indica la base de la que parte una revolución, el cambio de los que deben tomar el poder, los de abajo, la clase obrera y campesina, le espera una gran multitud desde muy temprano en la mañana, en Fidel queda representado el más genuino revolucionario. La multitud que ocupa Maiquetía, al verle salir y pisar el principio de la escalerilla estalla de emoción y sobrepasa los límites para llegar exultante al pie de la escalerilla, mientras grita ¡Viva Fidel! ¡Viva Cuba! El comandante saluda desde lo alto y se dirige a los presentes, que le integran en la muchedumbre alentadora, esperanzada y que siente la victoria. Toda aquella manifestación de reconocimiento le acompañara cuerpo a cuerpo durante su estancia.
http://www.cubadebate.cu/especiales/2019/01/23/fidel-en-venezuela-60-anos-video/
Aquí tienen un pequeño fragmento de su discurso al pueblo venezolano que le rodeaba: “Éste pueblo de América sabe que su fuerza interna está en la unión, y que su fuerza continental está también en la unión. Hay que unirse cada vez más, hay que estrechar cada vez más los lazos de pueblo a pueblo, y a eso he venido a Venezuela, a traer un mensaje de pueblo a pueblo.” A continuación pueden consultar en detalle la noticia: http://www.fidelcastro.cu/es/articulos/enero-de-1959-fidel-en-venezuela-en-historica-visita
Si esa fue su primera salida de Cuba, podemos entender la trascendencia que tanto en aquel acontecimiento, la solidaridad entre los dos países desde la llegada del Comandante Chávez, el intercambio, la solidaridad, la colaboración, la amistad entre los dos dirigentes, … la emoción de Fidel al escuchar la canción de despedida a su amigo,
http://www.cubadebate.cu/fotorreportajes/2013/03/13/fidel-y-chavez-una-amistad-entranable-fotos-y-videoclip-cancion-a-chavez/
https://www.youtube.com/watch?v=GXx1sZfx9U0
¿Qué vería Fidel del futuro de Venezuela? Cuánto advirtió al Comandante Chávez de lo que el imperio pretendía. Cuánto sabía Chávez y advirtió a Nicolás Maduro.
- Entre los muchos momentos de trascendencia histórica de la vida del Comandante Fidel quiero destacar su presencia el 26 de septiembre de 1960 en la Asamblea General de la ONU. No quisieron acogerlo en ningún hotel, así manifestaban los negociantes del capital hotelero su distancia, su odio, su enemistad con la Revolución, y los modestos solidarios le acogieron en la zona empobrecida de la ciudad de Nueva York. Pero si los enemigos esperaban dañar su ánimo, los humildes le hicieron ver que le esperaban en sus brazos con el calor manifestado en Caracas, y llegado el momento de su exposición en la Asamblea General de la ONU fue tan sumamente significativa que se ha llegado a decir que su discurso es el más importante que se ha dado en el organismo que agrupa a todos los países del mundo. Volver a escucharlo es meternos en los principios más humanos, más revolucionarios, más actuales. Aquí les dejo un par de direcciones que contienen la noticia, y donde encuentran una pequeña grabación del histórico discurso:
https://cubaminrex.cu/es/node/3400 , http://www.cubadebate.cu/noticias/2015/09/26/el-memorable-discurso-de-fidel-en-la-onu-hace-55-anos-video/
Por su universalidad, por su actualidad, reproduzco un pequeño fragmento:
(…) “Las guerras, desde el principio de la humanidad, han surgido, fundamentalmente, por una razón: el deseo de unos de despojar a otros de sus riquezas. ¡Desaparezca la filosofía del despojo, y habrá desaparecido la filosofía de la guerra! (APLAUSOS.) ¡Desaparezcan las colonias, desaparezca la explotación de los países por los monopolios, y entonces la humanidad habrá alcanzado una verdadera etapa de progreso!” “Hay que desenmascarar a los que negocian con la guerra, a los que se enriquecen con la guerra. Hay que abrirle los ojos al mundo, y enseñarle quiénes son los que negocian con el destino de la humanidad, los que negocian con el peligro de la guerra, sobre todo cuando la guerra puede ser tan espantosa que no queden esperanzas de liberación, de salvarse, al mundo.”
- Es de resaltar su visión política sobre los acontecimientos, conocedor de los principios y del desarrollo histórico, hacía proyecciones en todos los órdenes, por el momento crítico que vivimos he escogido la noticia de su visita a Irán el 11 del 5 de 2001, en ella se recogen algunas de sus palabras: “Me marcho lleno de esperanza en el futuro de Irán, un gran país, un gran pueblo, expresó el Comandante en Jefe Fidel Castro poco antes de concluir su visita oficial a esa República Islámica. En declaraciones a la prensa en el Palacio de la República, manifestó sentirse feliz al pensar que a partir de ahora “seremos mucho más amigos y nuestra amistad será más estrecha”. Camino al aeropuerto, Fidel se detuvo en la casa donde vivió el Imán Ruhollah Khomeini tras su regreso del exilio al triunfar la revolución islámica.
Luego del recorrido, el Presidente cubano escribió en el libro de visitantes: He tenido el privilegio de conocer de cerca, muy cerca, a una de las personalidades más grandiosas de la historia, en la intimidad de los últimos años, los últimos días y minutos de su vida junto a sus familiares y amigos más cercanos. Me siento sumamente honrado y emocionado; solo atino a repetir: ejemplo, ejemplo, un verdadero ejemplo, desde lo más profundo de mi corazón. En la visita a la casa, Fidel estuvo acompañado por Hassan Khomeini, el nieto del líder de la revolución islámica.
http://www.fidelcastro.cu/es/articulos/lleno-de-esperanza-en-el-futuro-de-iran
Cuando la propaganda de EEUU israel después de 1979, año del triunfo de la Revolución Islámica, hacía una barrera en la mente de las poblaciones “occidentales” con los clichés y falsedades sobre un Irán sin civilizar, cuyo “régimen”, asesinaba y mantenía aplastadas a las mujeres, el Comandante Fidel se volcaba en el conocimiento de la realidad del pueblo iraní cruzado de amenazas y agresiones constantes por los imperialistas.
- Nuestro maestro de soberanía y dignidad de las naciones, escribía el 8 de junio de 2010: “… Irán no se plegará ante las amenazas de Israel. … Las consecuencias de los enredos imperiales de EEUU podrían ser catastróficas y afectarían a todos los habitantes del planeta, mucho más que todas las crisis económicas juntas”.
Ante la situación extremadamente difícil el día 24 escribe, fíjese que es el 2010, en un artículo que titula “Cómo me gustaría estar equivocado”: “Hoy, en el 2010, tanto EEUU como Israel, después de 31 años, subestiman al millón de hombres de las Fuerzas Armadas de Irán y su capacidad de combate por tierra, y a las fuerzas de aire, mar, y tierra de los Guardianes de la Revolución. A éstas se añaden los 20 millones de hombres y mujeres, entre 12 y 60 años, escogidos y entrenados sistemáticamente por sus diversas instituciones armadas entre los 70 millones de personas que habitan el país. El gobierno de EEUU elaboró un plan para llevar a cabo un movimiento político que, apoyándose en el consumismo capitalista dividiera a los iraníes y derrocara el gobierno. Tal esperanza es ya inocua. Resulta risible pensar, que, con las naves de guerra estadounidenses, unidas a las israelitas, despierten las simpatías de un solo ciudadano iraní”.
Son numerosos los artículos en los que Fidel advierte de la agresión imperialista a la nación iraní y el peligro de ese ataque que haría estallar un conflicto mundial dando paso al empleo de armamento nuclear con el consiguiente peligro para toda la humanidad. La gran capacidad intelectual de Fidel le permitía mostrar el porvenir como si sucediese en los días en que escribía, y hoy, aunque no se encuentra entre nosotros, aquellas sus palabras sobre lo que iba a acontecer nos vuelven a descubrir a una personalidad de visión política profundamente estratégica, siempre comprometida con el futuro de los pueblos.
https://cubasi.cu/es/noticia/en-video-recuerdan-en-cuba-vaticinio-de-fidel-castro-sobre-conflicto-nuclear
- La historia de Fidel comienza en 1926, a las puertas de la gran crisis capitalista de 1929, 10 años después estallará la conocida como 2ª Guerra Mundial, cuyo final, 1945, dejará agotadas a las potencias imperiales europeas y a la Unión Soviética, que entregó para la derrota del nazismo 26-27 millones de vidas humanas. ¿Cómo percibiría lo ocurrido nuestro joven protagonista? El final de la guerra y las condiciones que se presentaron fueron aprovechados por el naciente imperio para su desarrollo a costa de todos los que se oponían a la URSS. Cómo de grande y peligrosa verían a la Unión Soviética para que todo el orbe imperial se uniese sobre sus ejércitos para combatirla comandados por EEUU.
- ¿Cómo seguiría los acontecimientos Fidel para crecer en su conciencia política y revolucionaria?La decadencia de los imperios europeos también abrió las puertas a los más legítimos deseos de independencia de las colonias en todo el mundo, y en 1947, cuando Inglaterra se disponía a entregar más de la mitad de Palestina a las hordas financieras sionistas, en la recién creada ONU se opuso al nuevo colonialismo junto a los países árabes. Fidel entonces tenía 21 años. Nos podemos preguntar por sus preocupaciones políticas, pero quizás la mejor respuesta la encontremos en su joven vida, pues en 1953, con 26 años, el 26 de julio, dirigía-participaba en el asalto a los cuarteles Moncada y Cespedes, la toma de los cuarteles fracasó y él fue hecho prisionero. El 16 de octubre era puesto frente a un tribunal militar, ante el que declaró durante 4 horas y respondió con lo que sería el futuro, expuso el programa político de la Revolución, recuerden la frase con la que terminó: “La historia me absolverá”. Su ejemplo ha adquirido tal magnitud que cada 26 de julio se celebra en Cuba el “Día de la Rebeldía Nacional”.
- En la Plaza de la Revolución en Pinar del Río, el Presidente Díaz Canel ha declarado: “Cuba libra hoy un nuevo Moncada. Ser cubano implica un deber, no cumplirlo es un crimen y es traición. Dejen a Cuba vivir en paz y al noble pueblo norteamericano. Cuba no es una amenaza ni para los EEUU ni para ningún estado sobre la faz de la tierra.” Esas palabras recogen la historia de la lucha por la independencia y la soberanía, por la igualdad entre naciones y pueblos, por lo que hoy es la base del multilateralismo, y recogen aquellas palabras de José Martí: “Trincheras de ideas valen más que trincheras de piedra”, lo que el Comandante sostuvo durante toda su vida, sin abandonar el fusil como el otro pie de la visión realista que le impulsaba a vivir entre el pueblo cubano y entre los pueblos del mundo.
- El 8 de enero de 1959 entró en La Habana triunfante con el Ejercito Guerrillero aclamado por la gran multitud, esa imagen recuerda la que días después, el 23 de ese mismo mes de enero, se repetiría en el aeropuerto de Maiquetía, Caracas, por donde hemos empezado.
Cuánta verdad mostró Fidel, Cuba, Castro con su presencia en Venezuela e Irán, cuánta solidaridad, cuánto acercamiento, cuánta verdad histórica y visión de futuro en sus palabras y sus hechos. Cuánto Chávez, cuánto Khomeini, cuánta enseñanza para el momento actual de las naciones y pueblos, los que hoy se inscriben en el libro de la Historia resistiendo al bloqueo genocida, o viéndose bajo, o frente a las garras del imperialismo. La Humanidad cuenta con el empuje de la conciencia, trinchera de ideas, la energía del Comandante Revolucionario, ese 100 de 100 antiimperialista.
- No alcanzaba mi primera decena de años cuando sentado en el sillón de un peluquero me asombraba viendo las fotografías de ese gran barbudo, al tiempo en que aquel “fígaro” me redondeaba la cabeza. Me había dejado una revista cubana que guardaba para los amigos, primer año de Revolución, y ahí visité por primera vez a Fidel pelo a pelo, mientras entre tijeretazos me aclaraba vista y oído. Después, poco después, algunos años, vendría barbudo más a los sentidos palpitantes, dentro como trinchera.
(*) Ramón Pedregal Casanova es autor de los libros: Gaza 51 días; Palestina. Crónicas de vida y Resistencia; Dietario de Crisis; Belver Yin en la perspectiva de género y Jesús Ferrero; y, Siete Novelas de la Memoria Histórica. Posfacios. Colaborador del canal Antiimperialistas.com, de la Red en Defensa de la Humanidad.
(**) Yoemnis Batista del Toro, DELTORO, Marianao, La Habana. 4 de septiembre de 1990). Caricaturista e humorista gráfico del medio cubano Palante.

