Alcuni giorni fa, abbiamo condiviso con voi i risultati di una ricerca pubblicata dall’Osservatorio dei Media di Cubadebate in cui mostravano la guerra cognitiva e psicologica gestita dal Dipartimento di Stato, con Marco Rubio come figura pubblica dell’attacco.
Dalla pubblicazione del rapporto Cuba: La capitale del comunismo nel XXI secolo fino alle fughe di notizie ai media USA e alle successive sanzioni a entità e persone cubane, tutto rientra in una strategia mediatica sviluppata dal Dipartimento di Stato per accusare Cuba di spionaggio e creare la percezione pubblica che sia un pericolo per la sicurezza nazionale USA.
L’obiettivo? Giustificare di fronte al pubblico nuove sanzioni e persino un’invasione armata.
Cubadebate ha spiegato magistralmente come il Dipartimento di Stato ha utilizzato i media USA e gli account sulle reti sociali. Oggi, nell’Osservatorio di Guerra non Convenzionale, spieghiamo il comportamento del giornalismo “indipendente” durante il periodo di luglio e inizio agosto e il suo allineamento con la campagna mediatica.
L’imbuto del processamento dei dati
Dopo l’esclusione di 1200 pubblicazioni su temi puramente finanziari e aziendali e la deduplicazione di 3105 URL, sono stati elaborati 31005 articoli unici. Del totale analizzato, un sott’insieme tematico di 12402 articoli (40% del corpus globale) affronta direttamente la realtà cubana sotto gli assi imposti dall’agenda USA.
Analizzando questo volume, l’evidenza scientifica smonta qualsiasi mito di «spontaneità giornalistica»: il 95% del sottinsieme tematico (un impressionante totale di 11782 articoli) mostra un certo livello di allineamento con la campagna del Dipartimento di Stato USA.
Di questi, 3721 articoli (12% del totale elaborato e 30% del tematico) presentano un allineamento diretto; 6201 articoli (20% del totale e 50% del tematico) operano sotto un allineamento indiretto; e 1860 articoli (6% del totale e 15% del tematico) eseguono un allineamento tattico. Appena il 5% (620 articoli) ha mantenuto una posizione neutrale o non allineata, rivelando lo schiacciante pregiudizio ideologico che caratterizza la copertura mediatica sull’Isola.
Il paradosso orwelliano: costruzione della «superpotenza» e il dispiegamento di PSYOPS
Nella dottrina di guerra psicologica (PSYOPS), la manipolazione delle percezioni richiede l’iniezione sistematica di concetti-forza capaci di distorcere la realtà geopolitica. La matrice di spionaggio e sovversione contro Cuba, promossa dopo la pubblicazione del rapporto del Dipartimento di Stato del 20 luglio 2026, è stata replicata in modo quasi esatto dall’85% degli articoli del sottinsieme tematico (10542 articoli).
Per seminare sconcerto e giustificare misure coercitive unilaterali, i costruttori dell’assedio cognitivo ricorrono a un inventario concettuale perfettamente definito:
Geografia della minaccia («90 miglia»): Presente in 1860 articoli, cerca di reinstallare la nozione di un pericolo imminente e vicino ai confini USA.
Storia di sovversione («sei decenni»): Presente in 2480 articoli, orientata a delegittimare la traiettoria storica della Rivoluzione.
Qualifica di superpotenza («capitale del comunismo del XXI secolo»): Ripetuta in 3721 articoli per ridimensionare la capacità operativa cubana sulla scacchiera internazionale.
Connessione con proteste interne e sovversione: Sfruttata in 1240 articoli all’interno di Cuba e utilizzata parallelamente in altri 1240 articoli per screditare l’attivismo sociale all’interno degli USA mediante accuse infondate di «orchestrazione cubana».
Infiltrazione istituzionale: Proiettata in 992 articoli per seminare paranoia in organismi internazionali.
Collegamento geopolitico multipolare: Circa 2480 articoli associano Cuba a potenze sovrane come Russia, Cina e Iran, incasellando l’Isola nella narrativa della «minaccia globale».
Questa strategia di comunicazione mostra un profondo paradosso retorico: il 70% del corpus tematico (8681 articoli) dipinge Cuba come una «minaccia esistenziale e superpotenza dello spionaggio», mentre l’80% (9922 articoli) la descrive simultaneamente come un «regime decrepito e sull’orlo del collasso». La coesistenza esplicita di entrambe le linee narrative nel 60% dell’universo tematico (7441 articoli) espone l’artificialità del racconto.
Non si cerca di riflettere una realtà oggettiva, ma di costruire un casus belli permanente che sostenga l’aggressione imperiale.
Laboratori di intossicazione mediatica e mercenarismo digitale
Le operazioni di guerra non convenzionale richiedono un’infrastruttura tecnica e comunicazionale orientata alla saturazione di disinformazione. I cosiddetti laboratori di intossicazione mediatica operano come casse di risonanza dove il mercenarismo digitale replica in tempo reale le direttive del Gabinetto nordamericano.
L’analisi di geolocalizzazione e attribuzione rivela che i principali amplificatori mediatici non rispondono al libero esercizio della stampa, ma a una rete territorializzata di pressione politica:
CubaHeadlines RSS Feed: In testa all’amplificazione con 4961 articoli allineati (il 40% del totale allineato), funzionando come un perno di distribuzione automatizzata della matrice di intelligence.
Diario de Cuba: Apporta 2481 articoli (20% del totale allineato), veicolando il discorso di sanzioni e sovversione ideologica.
CiberCuba Noticias: Registra 1861 articoli (15% del totale allineato), centrato su erodere il morale cittadino attraverso inquadrature scandalistiche.
The Miami Herald: Registra 620 articoli (5% del totale allineato), fungendo da ponte con l’estrema destra radicata in Florida.
The New York Times: Apporta 620 articoli (5% del totale allineato), dando copertura istituzionale alle fughe di notizie delle agenzie di intelligence nordamericane.
Per quanto riguarda la geolocalizzazione di questa produzione, il 30% degli articoli allineati (3721 articoli) ha origine formalmente negli USA, concentrandosi la stragrande maggioranza a Miami, Florida (2481 articoli, equivalente al 20%), seguito da Washington D.C. (620 articoli, 5%) e altri stati (620 articoli, 5%).
Il restante 65% (8061 articoli) proviene da piattaforme internazionali situate in America Latina (481 articoli, 20%), Europa (1.861 articoli, 15%) e Spagna (1240 articoli, 10%), mentre un 5% (620 articoli) non possiede ubicazione identificabile.
È categorico sottolineare che 0 articoli di questa rete allineata sono stati generati all’interno di Cuba, dimostrando che l’aggressione è un prodotto di importazione progettato dall’esterno.
Sincronizzazione tattica e la leva del dolore umano
La guerra cognitiva non agisce nel vuoto; richiede sincronizzazione chirurgica tra le sanzioni economiche e le ondate di disinformazione mediatica per massimizzare l’impatto psicologico sulla popolazione civile. La linea temporale dello studio dimostra la stretta correlazione tra le azioni dell’amministrazione statunitense e i picchi di produzione mediatica allineata:
- Fase 1 (20-23 luglio): Dopo la pubblicazione del rapporto del Dipartimento di Stato, si è scatenato il picco con 4341 articoli allineati (35% del totale), dei quali 3101 si sono schierati direttamente contro i servizi di intelligence cubani.
- Fase 2 (23 luglio): L’annuncio di sanzioni contro 9 entità e 2 persone ha mobilitato 868 articoli (7% del totale; 620 su spionaggio).

- Fase 3 (1-2 agosto): Dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio che definiscono Cuba come «superpotenza dello spionaggio» hanno innescato 1240 articoli (10% del totale; 930 su spionaggio).
- Fase 4 (4-5 agosto): Fughe di notizie coordinate verso media come POLITICO e The New York Times su operazioni della CIA hanno generato 1550 articoli (12% del totale; la totalità del volume focalizzato su spionaggio).
- Fase 5 (6 agosto): Il secondo giro di sanzioni ha provocato 930 articoli (7% del totale; 620 focalizzati sulla matrice di intelligence).
- Fase 6 (7 agosto in poi): La fase di sostegno e mantenimento dell’agenda ha mantenuto una pressione di 3472 articoli (28% del totale allineato; 2481 dedicati allo spionaggio).
Questa macchina propagandistica strumentalizza la sofferenza provocata dal blocco genocida stesso. Gli articoli allineati sfruttano deliberatamente gli indicatori di crisi che colpiscono la vita quotidiana del popolo cubano: le difficoltà nella scarsità di beni di base sono citate in 6201 articoli; l’istigazione e il resoconto distorto di proteste in 4961 articoli; le interruzioni nell’infrastruttura energetica (blackout) in 3721 articoli; e la problematica del combustibile in 2481 articoli.
Allo stesso modo, i riferimenti ai leader politici sono allineati con l’intenzionalità dell’attacco: il presidente Miguel Díaz-Canel è menzionato in 7441 articoli come bersaglio principale di delegittimazione; il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio appare in 4961 articoli che articolano le aggressioni; il mandatario Donald Trump figura in 3721 articoli che definiscono i quadri coercitivi; e il Cancelliere Bruno Rodríguez registra 2481 menzioni nel contesto della denuncia e risposta diplomatica dell’Isola.
Verso la vaccinazione cognitiva
I dati concreti raccolti dimostrano che la presunta informazione oggettiva su Cuba è, in realtà, un fronte di guerra non convenzionale progettato in laboratori imperialisti.
La manipolazione dei quadri interpretativi cerca di indurre uno stato di demoralizzazione e paralisi sociale, un obiettivo caratteristico della guerra psicologica. Tuttavia, l’articolazione della verità storica e l’analisi scientifica della disinformazione costituiscono il principale strumento di difesa sovrana per disattivare questi attacchi.
Di fronte alla saturazione mediatica, la risposta non può essere la passività, ma la mobilitazione consapevole e l’alfabetizzazione critica delle audience. Comprendere l’anatomia dell’inganno permette di costruire una solida «vaccinazione cognitiva» nel popolo e negli osservatori internazionali.
Observatorio de Guerra No Convencional: Como los medios “independientes” se alinearon a la campaña del Departamento de Estado
Hace unos días, le compartíamos los resultados de una investigación publicada por el Observatorio de Medios de Cubadebate donde mostraron la guerra cognitiva y psicológica gestionada desde el Departamento de Estado, con Marco Rubio como figura pública del ataque.
Desde la publicación del informe Cuba: La capital del comunismo en el siglo XXI hasta filtraciones a medios estadounidenses y las posteriores sanciones a entidades y personas cubanas, todo entra dentro de una estrategia mediática desarrollada por el Departamento de Estado para acusar a Cuba de espionaje y crear la percepción publica de que es un peligro para la seguridad nacional estadounidense.
¿El objetivo? Justificar ante el público nuevas sanciones e incluso una invasión armada.
Cubadebate explicó magistralmente como el Departamento de Estado utilizó los medios estadounidenses y las cuentas en redes sociales. Hoy, en el Observatorio de Guerra no Convencional, explicamos el comportamiento del periodismo “independiente” durante el periodo de julio e inicios de agosto y su alineación con la campaña mediática.
El embudo del procesamiento de datos
Tras la exclusión de 1200 publicaciones sobre temas puramente financieros y corporativos y la deduplicación de 3105 URLs, se procesaron 31,005 artículos únicos. Del total analizado, un subconjunto temático de 12,402 artículos (40% del corpus global) aborda directamente la realidad cubana bajo los ejes impuestos por la agenda estadounidense.
Al desglosar este volumen, la evidencia científica desmonta cualquier mito de «espontaneidad periodística»: el 95% del subconjunto temático (un impactante total de 11,782 artículos) exhibe algún nivel de alineamiento con la campaña del Departamento de Estado norteamericano.
De estos, 3,721 artículos (12% del total procesado y 30% del temático) presentan un alineamiento directo; 6,201 artículos (20% del total y 50% del temático) operan bajo un alineamiento indirecto; y 1,860 artículos (6% del total y 15% del temático) ejecutan un alineamiento táctico. Apenas el 5% (620 artículos) mantuvo una postura neutral o no alineada, dejando al descubierto el aplastante sesgo ideológico que caracteriza la cobertura mediática sobre la Isla.
La paradoja orwelliana: Construcción de la «superpotencia» y el despliegue de PSYOPS
En la doctrina de guerra psicológica (PSYOPS), la manipulación de percepciones requiere la inyección sistemática de conceptos fuerza capaces de distorsionar la realidad geopolítica. La matriz de espionaje y subversión contra Cuba, impulsada tras la publicación del informe del Departamento de Estado del 20 de julio de 2026, fue replicada de forma casi exacta por el 85% de los artículos del subconjunto temático (10,542 artículos).
Para sembrar zozobra y justificar medidas coercitivas unilaterales, los constructores del asedio cognitivo recurren a un inventario conceptual perfectamente definido:
Geografía de la amenaza («90 millas»): Presente en 1,860 artículos, busca reinstalar la noción de un peligro inminente y cercano a las fronteras estadounidenses.
Historia de subversión («seis décadas»): Presente en 2,480 artículos, orientada a deslegitimar la trayectoria histórica de la Revolución.
Calificación de superpotencia («capital del comunismo del siglo XXI»): Repetida en 3,721 artículos para sobredimensionar la capacidad operativa cubana en el tablero internacional.
Conexión con protestas internas y subversión: Explotada en 1,240 artículos dentro de Cuba y utilizada paralelamente en otros 1,240 artículos para desacreditar el activismo social dentro de Estados Unidos mediante acusaciones infundadas de «orquestación cubana».
Infiltración institucional: Proyectada en 992 artículos para sembrar paranoia en organismos internacionales.
Vinculación geopolítica multipolar: Cerca de 2,480 artículos asocian a Cuba con potencias soberanas como Rusia, China e Irán, encasillando a la Isla en la narrativa de la «amenaza global».
Esta estrategia de comunicación exhibe una profunda paradoja retórica: el 70% del corpus temático (8,681 artículos) dibuja a Cuba como una «amenaza existencial y superpotencia del espionaje», mientras que el 80% (9,922 artículos) la describe simultáneamente como un «régimen decrépito y al borde del colapso». La coexistencia explícita de ambas líneas narrativas en el 60% del universo temático (7,441 artículos) expone la artificialidad del relato.
No se busca reflejar una realidad objetiva, sino construir un casus belli permanente que sostenga la agresión imperial.
Laboratorios de intoxicación mediática y mercenarismo digital
Las operaciones de guerra no convencional requieren una infraestructura técnica y comunicacional orientada a la saturación de desinformación. Los llamados laboratorios de intoxicación mediática operan como cajas de resonancia donde el mercenarismo digital replica en tiempo real las directrices del Gabinete norteamericano.
El análisis de geolocalización y atribución revela que los principales amplificadores mediáticos no responden al libre ejercicio de la prensa, sino a una red territorializada de presión política:
CubaHeadlines RSS Feed: Encabeza la amplificación con 4,961 artículos alineados (el 40% del total alineado), funcionando como un pivote de distribución automatizada de la matriz de inteligencia.
Diario de Cuba: Aporta 2,481 artículos (20% del total alineado), vehiculizando el discurso de sanciones y subversión ideológica.
CiberCuba Noticias: Registra 1,861 artículos (15% del total alineado), centrado en erosionar la moral ciudadana a través de encuadres amarillistas.
The Miami Herald: Registra 620 artículos (5% del total alineado), sirviendo de puente con la ultraderecha radicado en Florida.
The New York Times: Aporta 620 artículos (5% del total alineado), dando cobertura institucional a las filtraciones de las agencias de inteligencia norteamericanas.
En cuanto a la geolocalización de esta producción, el 30% de los artículos alineados (3,721 artículos) se origina formalmente en Estados Unidos, concentrándose la inmensa mayoría en Miami, Florida (2,481 artículos, equivalente al 20%), seguido por Washington D.C. (620 artículos, 5%) y otros estados (620 artículos, 5%).
El 65% restante (8,061 artículos) proviene de plataformas internacionales situadas en Latinoamérica (2,481 artículos, 20%), Europa (1,861 artículos, 15%) y España (1,240 artículos, 10%), mientras que un 5% (620 artículos) no posee ubicación identificable.
Es categórico remarcar que 0 artículos de esta red alineada fueron generados dentro de Cuba, demostrando que la agresión es un producto de importación diseñado desde el exterior.
Sincronización táctica y el apalancamiento del dolor humano
La guerra cognitiva no actúa en el vacío; requiere sincronización quirúrgica entre las sanciones económicas y las oleadas de desinformación mediática para maximizar el impacto psicológico sobre la población civil. La línea de tiempo del estudio demuestra la estricta correlación entre las acciones de la administración estadounidense y los picos de producción mediática alineada:
Fase 1 (20-23 de julio): Tras la publicación del informe del Departamento de Estado, se desató el pico con 4,341 artículos alineados (35% del total), de los cuales 3,101 se enfilaron directamente contra los servicios de inteligencia cubanos.
Fase 2 (23 de julio): El anuncio de sanciones contra 9 entidades y 2 personas movilizó 868 artículos (7% del total; 620 sobre espionaje).
Fase 3 (1-2 de agosto): Declaraciones del Secretario de Estado Marco Rubio calificando a Cuba como «superpotencia del espionaje» detonaron 1,240 artículos (10% del total; 930 sobre espionaje).
Fase 4 (4-5 de agosto): Filtraciones coordinadas hacia medios como POLITICO y The New York Times sobre operaciones de la CIA generaron 1,550 artículos (12% del total; la totalidad del volumen enfocado en espionaje).
Fase 5 (6 de agosto): La segunda ronda de sanciones provocó 930 artículos (7% del total; 620 enfocados en la matriz de inteligencia).
Fase 6 (7 de agosto en adelante): La fase de sostenimiento y mantenimiento de agenda mantuvo una presión de 3,472 artículos (28% del total alineado; 2,481 dedicados al espionaje).
Esta máquina propagandística instrumentaliza el sufrimiento provocado por el mismísimo bloqueo genocida. Los artículos alineados explotan deliberadamente los indicadores de crisis que afectan el día a día del pueblo cubano: las dificultades en la escasez de insumos básicos son citadas en 6,201 artículos; el incitamiento y reporte sesgado de protestas en 4,961 artículos; las interrupciones en la infraestructura energética (apagones) en 3,721 artículos; y la problemática del combustible en 2,481 artículos.
Asimismo, las referencias a los líderes políticos están alineadas con la intencionalidad del ataque: el presidente Miguel Díaz-Canel es mencionado en 7,441 artículos como blanco principal de deslegitimación; el Secretario de Estado estadounidense Marco Rubio aparece en 4,961 artículos articulando las agresiones; el mandatario Donald Trump figura en 3,721 artículos definiendo los marcos coercitivos; y el Canciller Bruno Rodríguez registra 2,481 menciones en el contexto de la denuncia y respuesta diplomática de la Isla.
Hacia la vacunación cognitiva
Los datos duros recopilados demuestran que la supuesta información objetiva sobre Cuba es, en realidad, un frente de guerra no convencional diseñado en laboratorios imperialistas.
La manipulación de los marcos interpretativos pretende inducir un estado de desmoralización y paralización social, un objetivo característico de la guerra psicológica. Sin embargo, la articulación de la verdad histórica y el análisis científico de la desinformación constituyen la principal herramienta de defensa soberana para desactivar estos ataques.
Frente a la saturación mediática, la respuesta no puede ser la pasividad, sino la movilización consciente y la alfabetización crítica de las audiencias. Entender la anatomía del engaño permite construir una sólida «vacunación cognitiva» en el pueblo y en los observadores internacionales.










