Rubio disposto al danno più devastante contro Cuba

Juana Carrasco Martín – Juventud Rebelde

La squadra trumpiana della Casa Bianca ricicla ora piani, che includono fino alla CIA, per dominare questo caimano verde dei Caraibi e piegare i cubani; ma dal nord non sono riusciti a domarci in quasi sette decenni, né ci riusciranno per quanto stringano.

Nessuno aveva dubbi al riguardo, ma lo ha avvertito molto chiaramente: “Io non lavoro per Cuba, lavoro per gli Stati Uniti”. Più vicino al vero, si potrebbe dire: “io lavoro per essere Presidente degli Stati Uniti”, obiettivo di quell’ambizioso sussurratore nel seguito trumpiano, che vede nell’assedio a Cuba e nei danni catastrofici che quotidianamente provoca al nostro popolo, una via spedita verso la vetta della Casa Bianca.

L’assedio a questa piccola nazione caraibica è forse nella sua fase più brutale, sebbene nuove disposizioni vengano in mente ogni giorno a Marco Rubio e Donald Trump per chiudere qualsiasi sollievo in una guerra economica che dura da più di sei decenni e ha avuto varianti di ogni tipo. Nonostante la sua crudeltà e la sua durata nel tempo, non sono riusciti a vincere. Cuba c’è, sopravvive e non si arrende, anche in circostanze così terribili.

Per tentare un cambio di regime, il duo stringe a partire dall’ordine esecutivo 14404, dal quale si aspettano il successo annunciato in “Il declino e la caduta di Castro”, il memorandum scritto da Lester D. Mallory, sottosegretario aggiunto di Stato per gli Affari Interamericani del presidente Dwight Eisenhower, nell’aprile del 1960.

Non ci riuscirono allora, nemmeno con l’invasione mercenaria della Baia dei Porci, né con la minaccia di guerra nucleare durante la Crisi di Ottobre del 1962, né con piaghe o epidemie, sabotaggi, azioni terroristiche, isolamento regionale sotto le pressioni della Dottrina Monroe e della screditata OSA, tra le altre operazioni.

Hanno fatto molto danno con le leggi del blocco e altre simili nei loro propositi (dichiarazione di Stato Patrocinatore del Terrorismo, la Legge Torricelli sulla Democrazia Cubana del 1992, la Legge Helms-Burton del 1996 e altre), impedendo o ostacolando il commercio, i viaggi, le transazioni finanziarie, anche attraverso l’extraterritorialità imposta ad altri paesi. Ma nulla ha avuto il risultato desiderato.

Così ora comprimono al massimo per “provocare fame, disperazione e il rovesciamento del Governo”, come stabiliva quel piano originario, ampliato nella sua crudeltà con l’esclusione energetica di zero petrolio per Cuba che mantengono in questo 2026, perché non abbiamo nemmeno un barlume di luce e sì la maggiore sofferenza umana.

È persino emersa la CIA, che in qualche momento del lungo scontro riconobbe che le sue azioni occulte e le sanzioni non avevano raggiunto nessuno dei loro obiettivi, e ora ricreano un gruppo operativo segreto, vista l’Ordine Esecutivo in cui si afferma che Cuba “costituisce una minaccia inusuale e straordinaria” per la sicurezza nazionale e la politica estera USA.

Al riguardo, Marc Polymeropoulos, ex vicecapo delle operazioni della CIA per Europa ed Eurasia, ha affermato ai giornalisti che il gruppo dell’Agenzia Centrale di Intelligence USA probabilmente “sta preparando il terreno per fare, o un’azione militare, o un’azione occulta, e azione occulta non significa un colpo di Stato. Può significare operazioni di influenza”.

E Trump continua a firmare e sanzionare nel tempo trascorso in questo 2026 che, a quanto pare, aveva come obiettivo per risolvere il problema.

Marco Rubio si è compiaciuto, al punto che non escludeva l’opzione militare; lo entusiasmò il successo ottenuto in Venezuela il 3 gennaio scorso, e non cessa di proferire minacce. Ma i giorni passano e ci sono sfumature. Ora parla di transizione, ma che richiederà tempo.

“Confido che Cuba, già quando questa amministrazione starà terminando o prima che termini questa amministrazione, sarà su un percorso irreversibile verso un futuro molto diverso”, ha detto Rubio durante il podcast della consulente politica repubblicana Katie Miller, che gli ha chiesto se, dopo Venezuela e Iran (anche se il successo non lo ha accompagnato nemmeno in quella lontana e ricca località), Cuba sarebbe la prossima.

Così sono rimaste a febbraio e marzo quell’affermazione di Trump secondo cui “Cuba cadrà presto” in una “presa di controllo amichevole”, il che permette di speculare sull’infruttuosità degli incontri esplorativi del Direttore della CIA e dei funzionari del Comando Sud, in quella pretesa di riconvertirci in vassalli, come ci fu imposto fino al 31 dicembre 1958.

Così che ancora una volta le massime pressioni seguono strade vecchie, trite e fallite, come questa della CIA, “una struttura destinata a concentrare risorse umane, tecniche e finanziarie sull’Isola, incorporando analisti, ufficiali incaricati delle fonti, specialisti in operazioni cibernetiche e personale legato a operazioni di influenza”, secondo Axios, l’agenzia di stampa trasformata in cassa di risonanza dell’amministrazione aggressiva.

Accidenti! la storia si ripete. Arriva solidarietà dai popoli con aiuti umanitari, Governi come Messico, Russia e Cina fanno la loro parte. Sebbene né l’uno né l’altro coprano i bisogni, ma gettano le basi, insieme alla resistenza e al lavoro imprescindibile del popolo, per un altro capitolo di luce, onore e gloria, anche se oggi il mio costoso e prezioso macinato si è rovinato. Io (#%/”(“{$$/&%) in Trump e Rubio, ma non cedo di un millimetro la mia Cuba, e credo nella giustizia umana e in ciò che è stato dimostrato dalla storia: gli imperi espansionisti finiscono per cadere.

Rubio, che non ha valvola di sfogo per il suo odio malsano né per la sua spudoratezza, prosegue la guerra economica contro un popolo di cui è totalmente estraneo, impegnato a ottenere “un interlocutore” compiacente alla ricerca di fessure per il “cambio di regime” con cui sogna. Tuttavia, non sta — come lui crede e dichiara — chiudendo ogni porta che si apre per noi. Cuba e i cubani apriamo ogni porta che ci viene chiusa, che non è la stessa cosa né è uguale.


Rubio dispuesto al daño más devastador contra Cuba

Juana Carrasco Martín – Juventud Rebelde

 

El equipo trumpiano de la Casa Blanca recicla ahora planes, que incluyen hasta a la CIA, para dominar a este caimán verde del Caribe y rendir a los cubanos; pero desde el norte no han podido doblegarnos en casi siete décadas, ni lo podrán por más que aprieten.

Nadie tenía duda sobre el particular, pero lo advirtió bien claro: “Yo no trabajo para Cuba, trabajo para Estados Unidos”. Más cerca de lo cierto, podría decir: “yo trabajo para ser Presidente de Estados Unidos”, objetivo de ese ambicioso susurrador en el séquito trumpiano, quien ve, en el asedio a Cuba y los catastróficos daños que a diario ocasiona a nuestro pueblo, un camino expedito hacia la cima de la Casa Blanca.

El cerco a esta pequeña nación caribeña está quizá en su fase más brutal, aunque nuevas disposiciones se les ocurren a diario a Marco Rubio y a Donald Trump para cerrar cualquier alivio en una guerra económica que dura más de seis décadas y ha tenido variantes de todo tipo. A pesar de su crueldad y prolongación en el tiempo no han logrado ganar. Cuba está, sobrevive y no se rinde, aun en tan terribles circunstancias.

Para intentar un cambio de régimen, el binomio aprieta a partir de la orden ejecutiva 14404, de la que esperan el éxito anunciado en “El declive y la caída de Castro”, el memorando escrito por Lester D. Mallory, subsecretario adjunto de Estado para Asuntos Interamericanos del presidente Dwight Eisenhower, en abril de 1960.

No lo lograron entonces, tampoco con la invasión mercenaria por Playa Girón, ni con la amenaza de guerra nuclear durante la Crisis de Octubre de 1962, ni con plagas ni epidemias, sabotajes, acciones terroristas, aislamiento regional bajo presiones de la Doctrina Monroe y la desprestigiada OEA, entre otras operaciones.

Han hecho mucho daño con las leyes del bloqueo y otras similares en sus propósitos (declaración de Estado Patrocinador del Terrorismo, la Ley Torricelli de Democracia Cubana de 1992, la Ley Helms-Burton de 1996 y otras), impidiendo u obstaculizando el comercio, los viajes, las transacciones financieras, incluso desde la extraterritorialidad impuesta a otros países. Pero nada ha tenido el resultado apetecido.

Así que ahora comprimen al máximo para “provocar hambre, desesperación y el derrocamiento del Gobierno”, como establecía aquel plan primigenio, ampliado en su crueldad con la exclusión energética de cero petróleo para Cuba que mantienen en este 2026, para que no tengamos ni un atisbo de luz y sí el mayor sufrimiento humano.

Hasta ha salido a relucir la CIA, que en algún momento de la extensa confrontación reconoció que sus acciones encubiertas y las sanciones no habían cumplido ninguno de sus objetivos, y ahora recrean un grupo operativo secreto, habida cuenta de la Orden Ejecutiva donde se asegura que Cuba “constituye una amenaza inusual y extraordinaria” para la seguridad nacional y la política exterior de Estados Unidos.

Al respecto, Marc Polymeropoulos, exsubjefe de operaciones de la CIA para Europa y Eurasia, afirmó a periodistas que el grupo de la Agencia Central de Inteligencia estadounidense probablemente “está preparando el entorno para hacer, o bien una acción militar, o bien una acción encubierta, y acción encubierta no significa un golpe de Estado. Puede significar operaciones de influencia».

Y Trump sigue firmando y sancionando en el tiempo transcurrido en este 2026 que, al parecer, tenía como meta para solucionar el problema.

Marco Rubio se ha regodeado, hasta el punto de que no descartaba la opción militar; lo entusiasmó el éxito obtenido en Venezuela el 3 de enero pasado, y no cesa de proferir amenazas. Mas los días pasan y hay matices. Ahora habla de transición, pero que tomará tiempo.

“Confío en que Cuba ya para cuando esta administración esté terminando o antes de que concluya esta administración, estará en un camino irreversible hacia un futuro muy diferente”, dijo Rubio durante el podcast de la asesora política republicana Katie Miller, quien le preguntó si, después de Venezuela e Irán (aunque el éxito tampoco le ha acompañado en ese lejano y rico paraje), Cuba sería la siguiente.

De manera que se quedó en febrero y marzo aquella aseveración de Trump de que “Cuba caería pronto” en una “toma de control amistosa”, lo que permite especular lo infructuoso de los encuentros exploratorios del Director de la CIA y de los funcionarios del Comando Sur, en esa pretensión de reconvertirnos en vasallos, como se nos impuso hasta el 31 de diciembre de 1958.

Así que otra vez las máximas presiones andan por caminos viejos, trillados y fracasados, como este de la CIA, “una estructura destinada a concentrar recursos humanos, técnicos y financieros sobre la Isla, incorporando a analistas, oficiales encargados de fuentes, especialistas en operaciones cibernéticas y personal relacionado con operaciones de influencia”, al decir de Axios, la agencia de prensa convertida en caja de resonancia de la administración agresora.

¡Caramba!, la historia se repite. Llega solidaridad de los pueblos con ayuda humanitaria, Gobiernos como México, Rusia y China hacen lo suyo. Aunque ni lo uno ni lo otro cubren las necesidades, pero cimentan, junto a la resistencia y el trabajo imprescindible del pueblo, otro capítulo de luz, honor y gloria, aunque hoy se me echó a perder el costoso y preciado picadillo. Me (#%/”(“{$$/&%) en Trump y el Rubio, pero no cedo ni un ápice de mi Cuba, y creo en la justicia humana y aquello demostrado por la historia: los imperios expansionistas terminan cayendo.Rubio, quien carece de válvula de escape para su odio malsano ni para su desvergüenza, prosigue la guerra económica contra un pueblo del que es totalmente ajeno, empeñado en conseguir “un interlocutor” complaciente en busca de fisuras para el “cambio de régimen” con que sueña. Sin embargo, no está —como él cree y declara— cerrando cada puerta que se nos abre. Cuba y los cubanos abrimos cada puerta que se nos cierra, que no es lo mismo ni es igual

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