Venezuela e l’OPEC


Ken Ramírez
Magister in Scienze Politiche e Laureato in Educazione

L’errore storico di rinunciare alla sovranità, alla rendita e alla protezione del pianeta

La proposta di ritirare il Venezuela dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) costituisce una grave consegna della sovranità nazionale e un arretramento geopolitico inaccettabile.

Osservo come la cupola che guida la presidenza ad interim di Delcy Rodríguez insieme a Jorge Rodríguez e Diosdado Cabello, allineata in uno stesso tavolo di negoziazione con l’opposizione rappresentata da Dinora Figuera, María Corina Machado e Leopoldo López, ceda alle pressioni dirette di Donald Trump e del governo USA.

Questa concertazione politica obbedisce alle istruzioni di Washington per smantellare la struttura multilaterale che la Repubblica stessa contribuì a fondare.

L’OPEC non è un attore estraneo: è un’istituzione concepita nel 1960 sotto la visione di Stato di Juan Pablo Pérez Alfonzo, precisamente per rompere il dominio assoluto che le transnazionali esercitavano sulle nostre risorse non rinnovabili.

La mia posizione è netta: la proposta di ritirare il Venezuela dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio costituisce una grave consegna della sovranità nazionale e un arretramento storico inaccettabile.

Queste azioni possiamo mostrarle in tre punti nodali del nostro arretramento.

1: Il ritorno al dominio della catena del valore da parte delle grandi corporazioni

L’affare del barile a buon mercato: Le grandi compagnie petrolifere internazionali, eredi dello schema delle Sette Sorelle, gestiscono la totalità della catena del valore: l’estrazione, il trasporto marittimo, la raffinazione e la commercializzazione dei derivati.

Trasferimento di ricchezza: a queste multinazionali integrate non nuoce che il prezzo del greggio crolli alla bocca del pozzo; al contrario, l’estrazione massiccia e indiscriminata abbassa il costo della materia prima nei paesi produttori, permettendo loro di spostare i maggiori margini di profitto verso la fase di raffinazione e industrializzazione, situata nelle potenze consumatrici. Uscire dall’OPEC avvantaggia direttamente le imprese di raffinazione e impoverisce le nazioni sovrane.

  1. La falacia sugli investimenti esteri

Compatibilità provata: è completamente falso che il Venezuela debba abbandonare l’OPEC per attrarre investimenti massicci. Paesi membri come l’Arabia Saudita, l’Iraq o gli Emirati Arabi Uniti captano miliardi di dollari in capitale e tecnologia stranieri mediante alleanze strategiche, mantenendo intatta la loro quota e la loro posizione difensiva all’interno del cartello.

Sottomissione geopolitica: rinunciare all’OPEC per esigenze dettate dalla Casa Bianca equivale a smantellare il nostro principale scudo multilaterale per consegnare il ritmo di esaurimento dei nostri giacimenti all’arbitrato e alle necessità energetiche USA.

3: Il debito ecologico e lo sfruttamento indiscriminato

Il vero volto del sovrasfruttamento: prima della fondazione dell’OPEC nel 1960, le Sette Sorelle esercitarono un controllo smisurato sul pianeta, promuovendo un’estrazione indiscriminata che generò danni ecologici e ambientali colossali, le cui conseguenze ancora oggi colpiscono gravemente l’umanità.

L’OPEC come freno ambientale e storico: la creazione dell’OPEC nacque dalla presa di coscienza che il petrolio è una risorsa finita che non può essere depredata a piacimento del capitale corporativo. Rompere le barriere dell’estrazione per tornare a un modello di produzione senza limiti significa riprendere uno schema ecocida, dove i profitti si trasferiscono all’estero e le passività ambientali rimangono sul nostro territorio.

La conclusione della nostra analisi dimostra che uscire dall’organizzazione che noi stessi abbiamo creato sarebbe la destituzione della nostra forza energetica, geopolitica ed economica.

Venezuela y la OPEP

Por Ken Ramírez  Magíster en Ciencias Políticas y Licenciado en Educación

El error histórico de renunciar a la soberanía, la renta y la protección del planeta

El planteamiento de retirar a Venezuela de la Organización de Países Exportadores de Petróleo OPEP constituye una grave entrega de la soberanía nacional y un retroceso geopolítico inaceptable.

Observo cómo la cúpula que encabeza la presidencia interina de Delcy Rodríguez junto a Jorge Rodríguez y Diosdado Cabello, alineada en una misma mesa de negociación con la oposición representada por Dinora Figuera, María Corina Machado y Leopoldo López, cede ante las presiones directas de Donald Trump y el gobierno de los Estados Unidos.

Esta concertación política obedece a las instrucciones de Washington para desmantelar la estructura multilateral que la propia República ayudó a fundar.

La OPEP no es un actor ajeno es una institución concebida en 1960 bajo la visión de Estado de Juan Pablo Pérez Alfonzo precisamente para romper el dominio absoluto que ejercían las transnacionales sobre nuestros recursos no renovables.

Mi postura es contundente el planteamiento de retirar a Venezuela de la Organización de Países Exportadores de Petróleo constituye una grave entrega de la soberanía nacional y un retroceso histórico inaceptable.

Estas acciones las podemos mostrar en tres puntos medulares de nuestro retroceso.

1: El retorno al dominio de la cadena de valor por las grandes corporaciones

El negocio del barril barato: Las grandes empresas petroleras internacionales herederas del esquema de las Siete Hermanas manejan la totalidad de la cadena de valor la extracción el transporte marítimo la refinación y la comercialización de derivados.

Transferencia de riqueza  a estas multinacionales integradas no les perjudica que el precio del crudo caiga en boca de pozo, al contrario la extracción masiva e indiscriminada abarata la materia prima en los países productores, permitiéndoles desplazar los mayores márgenes de ganancia hacia la fase de refinación e industrialización, ubicada en las potencias consumidoras. Salir de la OPEP beneficia directamente a las empresas refinadoras y empobrece a las naciones soberanas.

  1. La falacia sobre la inversión extranjera

Compatibilidad probada es completamente falso que Venezuela deba abandonar la OPEP para atraer inversión masiva,  países miembros como Arabia Saudita, Irak o los Emiratos Árabes Unidos captan miles de millones de dólares en capital y tecnología extranjera mediante alianzas estratégicas, manteniendo intacta su cuota y su posición defensiva dentro del cártel.

Sumisión geopolítica Renunciar a la OPEP por exigencias dictadas desde la Casa Blanca equivale a desmantelar nuestro principal escudo multilateral para entregar el ritmo de agotamiento de nuestros yacimientos al arbitraje y las necesidades energéticas de los Estados Unidos.

3: La deuda ecológica y la explotación indiscriminada

El verdadero rostro de la sobreexplotación, antes de la fundación de la OPEP en 1960, las Siete Hermanas ejercieron un control desmedido sobre el planeta, promoviendo una extracción indiscriminada que generó daños ecológicos y ambientales colosales, cuyas consecuencias aún afectan gravemente a la humanidad.

La OPEP como freno ambiental e histórico la creación de la OPEP nació de la toma de conciencia de que el petróleo es un recurso finito que no puede ser depredado al antojo del capital corporativo, romper las barreras de extracción para volver a un modelo de producción sin límites significa retomar un esquema ecocida, donde las ganancias se transfieren al exterior y los pasivos ambientales permanecen en nuestro territorio.

La conclusión de nuestro análisis demuestra que salir de la organización que nosotros creamos sería la destitución de nuestra fortaleza energética, geopolítica y económica.

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