BRICS Pay e sovranità monetaria

La ricetta dei paesi emergenti per fare a pezzi il blocco USA contro Cuba

Mentre Washington usa le sanzioni come arma di punizione collettiva, L’Avana trova nell’integrazione con i paesi emergenti la via d’uscita dal soffocamento del dollaro

Fabrizio Verde

New Delhi, sede del XVIII Vertice dei BRICS, si è confermata il crocevia dove si sta materializzando una nuova architettura globale multipolare. Lontano dai riflettori delle capitali occidentali, il blocco delle economie emergenti ha tracciato una linea netta: il mondo unipolare è un capitolo chiuso, e la spinta verso un ordine multipolare non è più una semplice aspirazione teorica, ma una necessità pratica e inarrestabile. I numeri parlano da soli, con un commercio interno che sfiora i milleduecento miliardi di dollari e un peso che rappresenta quasi un quarto delle esportazioni mondiali, ma è la sostanza politica a segnare il vero cambio di passo.

Per comprendere l’urgenza di questa trasformazione, basta guardare a ciò che accade ai margini di questo nuovo sistema, dove l’egemonia residua cerca ancora di imporsi attraverso la coercizione e le minacce belliche. La situazione di Cuba è diventata il simbolo più crudo di questa dinamica. Il ministro degli Esteri dell’isola, Bruno Rodríguez Parrilla, non ha usato mezzi termini di fronte ai leader del Sud Globale, descrivendo le recenti misure esecutive statunitensi del 2026 come un vero e proprio assedio energetico. Le sue parole hanno risuonato nella sala con la forza di un’accusa inappellabile: «È un genocidio silenzioso che miete vite», ha dichiarato, denunciando come le minacce di sanzioni secondarie abbiano bloccato oltre settemila container di alimenti e medicinali.

Il massimo diplomatico cubano ha ricordato che siamo di fronte a «un atto di punizione collettiva contro tutto il popolo cubano», un meccanismo studiato a tavolino per provocare sofferenza e cercare un improbabile cambio di regime. Di fronte a chi definisce L’Avana una minaccia, Rodríguez Parrilla ha risposto con una frase che riassume il paradosso delle sanzioni moderne: «Cuba non è una minaccia; il blocco sì!». La sua presenza a New Delhi, in qualità di partner del gruppo, non è solo un atto di solidarietà, ma la testimonianza di come i paesi del Sud Globale cerchino rifugio e alternative in un sistema che non tollera più quella che il diplomatico ha definito «la filosofia del saccheggio» e la «filosofia della guerra».

La Cina, che assumerà la presidenza nel 2027, guarda già al futuro tecnologico. Xi Jinping ha delineato cinque iniziative per blindare il Sud Globale nella prossima rivoluzione industriale, puntando su intelligenza artificiale, manifattura intelligente, commercio, investimenti e formazione scientifica. L’obiettivo è chiaro: evitare che i paesi emergenti subiscano passivamente il divario digitale e rimangano esclusi dai prossimi salti produttivi.

Su questa stessa frequenza si sintonizza la visione dell’Iran. Il presidente Masoud Pezeshkian ha posto l’accento sulla resistenza economica come unico scudo reale contro le sanzioni unilaterali. Per Teheran, lo sviluppo sostenibile richiede l’uso di valute nazionali negli scambi e un rafforzamento del Nuovo Banco di Sviluppo. La geografia diventa così un asset strategico, con il porto di Chabahar progettato come snodo vitale tra Oriente e Occidente, mentre la sicurezza dello Stretto di Hormuz si intreccia con la stabilità dell’intera regione e la necessità di impedire che i territori confinanti vengano usati per aggressioni.

Il documento finale, una dichiarazione storica di centoquaranta punti, cristallizza queste istanze. Il gruppo ha espresso preoccupazione profonda per le crisi umanitarie e ha chiesto la riforma di un Consiglio di Sicurezza dell’ONU che non rispecchia più gli equilibri del pianeta, esigendo una maggiore rappresentanza per Africa, Asia e America Latina. Il rifiuto del protezionismo e delle misure coercitive unilaterali si accompagna alla difesa di un sistema commerciale multilaterale, con l’OMC al centro, ma profondamente democratizzato. Non a caso, la dichiarazione condanna gli attacchi alle infrastrutture civili e nucleari e ribadisce il sostegno alla soluzione dei due Stati per la Palestina, con Gerusalemme Est come capitale.

Come ha chiarito il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, sebbene non ci siano state votazioni per nuovi membri pieni durante il vertice, la Russia sostiene pienamente l’aspirazione di Cuba a integrarsi completamente. Il formato dei partner, introdotto di recente, permette di allargare l’ombrello politico e geografico a nazioni come Cuba, Kazakistan, Vietnam e Bielorussia, senza ingessare i processi decisionali del nucleo storico dei membri effettivi.

La vertice di New Delhi dimostra che i BRICS non sono più solo un forum di coordinamento diplomatico. Si stanno trasformando in una rete tangibile di commercio, finanza, tecnologia e sicurezza. Mentre l’Occidente fatica a mantenere in piedi un ordine basato su sanzioni e dazi, il Sud Globale costruisce le fondamenta di un sistema in cui l’uguaglianza sovrana non è uno slogan, ma l’unica base possibile per la sopravvivenza e lo sviluppo.


Dai BRICS, la voce di Cuba

La delegazione dell’isola che ha partecipato al XVIII vertice ha denunciato l’inasprimento senza precedenti del Bloqueo da parte del governo USA.

Nella Dichiarazione di Nuova Delhi, adottata questo fine settimana in India, nell’ambito del XVIII Vertice dei leader dei BRICS, si «esprime la profonda preoccupazione del Gruppo per la situazione a Cuba, a causa dell’inasprimento delle misure di blocco da parte degli Stati Uniti, dei loro effetti negativi sull’economia cubana, sulle forniture energetiche e del preoccupante impatto umanitario sul popolo cubano; e ribadisce la necessità di porre fine alle misure economiche, commerciali e finanziarie» contro l’isola.

Lo ha sottolineato, tramite il social network X, il membro dell’Ufficio politico e ministro degli Affari esteri Bruno Rodríguez Parrilla, che presiede la delegazione della Grande Antilla.

A tal proposito, nel suo intervento alla sessione aperta intitolata «BRICS: Costruire per la resilienza, l’innovazione, la cooperazione e la sostenibilità», ha denunciato il rafforzamento senza precedenti di tale politica, aggravato da un blocco energetico che minaccia di sanzioni secondarie l’intero pianeta.

«Ciò ha provocato una violenta interruzione delle catene di approvvigionamento del Paese», ha affermato. E lo ha definito «un genocidio silenzioso che miete vittime». «Si tratta – ha assicurato il ministro degli Esteri – di un atto di punizione collettiva contro l’intero popolo cubano. I suoi effetti indiscriminati e di natura umanitaria sono incalcolabili e provocano grande sofferenza alle famiglie cubane. È lo strumento scelto per ottenere il “cambio di regime”».

Ha affermato che è la stessa logica che sta alla base dell’ingiustificabile permanenza di Cuba nell’elenco dei paesi presunti sostenitori del terrorismo.

«Se si permettesse al governo degli Stati Uniti di distruggere una piccola nazione allo scopo di cambiarne il sistema politico, o per qualsiasi altro motivo, il mondo diventerebbe ancora più pericoloso di quanto non sia già. Cosa succederebbe dopo, chi sarebbe il prossimo?», ha chiesto.

Ha inoltre ringraziato «i paesi membri e i partner del Gruppo per le dichiarazioni a favore della revoca dell’embargo e dell’isolamento energetico contro Cuba; e per le innumerevoli e sincere manifestazioni di sostegno e solidarietà verso il nostro paese da parte dei popoli del mondo».

Rodríguez Parrilla ha affermato che Cuba è «un paese di pace. Non siamo una minaccia per nessuno» e che è pronta «a contribuire, con le nostre modeste esperienze, al rafforzamento di questo gruppo BRICS sempre più importante, al quale aspiriamo a integrarci come membri a pieno titolo».

Ha inoltre sottolineato che il Gruppo ha il potenziale per essere un fattore di pace e sicurezza per tutti, di sviluppo, giustizia e progresso del Sud del mondo, indispensabile per costruire un nuovo ordine internazionale multilaterale, equo e democratico, basato sull’uguaglianza sovrana degli Stati e sul diritto internazionale.

Nel quadro di questo incontro, al quale Cuba partecipa per il secondo anno consecutivo in qualità di paese partner di questo meccanismo di concertazione e cooperazione del Sud del mondo, il ministro degli Esteri ha tenuto diversi incontri di lavoro: con il primo ministro del Vietnam, Le Minh Hung; e con i suoi omologhi del Brasile, Mauro Vieira; dell’India, Subrahmanyam Jaishankar; e dell’Iran, Abbas Araghchi.

UNA PIATTAFORMA DI COOPERAZIONE PER IL VANTAGGIO RECIPROCO

Il blocco BRICS è diventato un meccanismo che, negli ultimi anni, ha ampliato la propria composizione e rafforzato il proprio ruolo di piattaforma di cooperazione tra economie emergenti e paesi del Sud del mondo. Proprio durante le sessioni del XVIII Vertice, il segretario generale del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping, ha sottolineato la necessità di promuovere l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, rafforzare la governance della sicurezza e perfezionare la governance in materia di clima e di intelligenza artificiale.

Ha aggiunto che il meccanismo ampliato dei BRICS deve consolidare le proprie basi di cooperazione pratica attraverso l’apertura, il vantaggio reciproco e la stabilità delle catene industriali e di approvvigionamento. A tal proposito, ha presentato cinque iniziative volte ad approfondire la cooperazione tra i membri del gruppo nei settori dell’intelligenza artificiale, del commercio e degli investimenti, delle industrie digitali, della produzione intelligente e della formazione scientifica e tecnologica.

Alla sessione hanno partecipato i presidenti della Russia, Vladimir Putin; del Sudafrica, Cyril Ramaphosa; dell’Iran, dell’Egitto, dell’Indonesia e altri leader e rappresentanti dei paesi BRICS e dei paesi partner, oltre al segretario generale dell’ONU, António Guterres, e al primo ministro indiano e ospite, Narendra Modi.

Fonte: Granma

Traduzione: italiacuba.it

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