Pérez-Oliva: gli USA cercano di creare una dipendenza economica di Cuba

 sulla base della minaccia e del ricatto alle compagnie straniere

Cubadebate

Il vice primo ministro e titolare del Commercio Estero e dell’Investimento Straniero, Óscar Pérez-Oliva Fraga, ha concesso un’intervista esclusiva all’agenzia di stampa Reuters in cui ha affermato che l’obiettivo delle misure USA, “in particolare con l’inaspettato inasprimento a livelli senza precedenti del blocco economico, commerciale e finanziario”, è “trasformare l’ordine politico, economico e sociale del nostro paese”. “Non ci sono riusciti né ci riusciranno”, ha sottolineato.

Pérez-Oliva ha ricordato che si tratta di “un blocco di lunga data, un crudele blocco genocida”, in vigore dal 1962. Ha riconosciuto che, soprattutto con le ordinanze esecutive del 29 gennaio e del 1 maggio, “si è favorito che aziende straniere, che hanno lavorato a Cuba per molti anni, si ritirino totalmente o parzialmente dagli affari con il nostro paese”.

Ha spiegato che ciò è avvenuto “a partire dalla creazione di un clima di minaccia diretta contro molte di queste compagnie e di azioni dirette di coercizione perché abbandonino i loro affari a Cuba”, oltre alle minacce di sanzione contro alcuni dei settori contemplati in quelle ordinanze.

“Questo ha generato incertezza e timore in molte aziende straniere nel lavorare, investire e sviluppare affari con Cuba”, ha detto.

Ha precisato che “il fenomeno non è nemmeno massiccio, come molte volte si pretende far vedere nelle dichiarazioni dei funzionari dell’amministrazione statunitense”. Ha ammesso che “alcune compagnie si sono ritirate dal nostro paese, basicamente quelle conosciute nel settore del turismo”.

**L’assedio energetico**

In materia di carburante, il vice primo ministro ha segnalato che con l’assedio energetico stabilito dall’ordinanza esecutiva 14380, del 29 gennaio, e rafforzato poi dalla 14404, “si è imposto, praticamente de facto, un blocco navale su Cuba in materia di carburante”. Di conseguenza, i fornitori tradizionali, che rifornivano il paese “in condizioni lecite, rispettando le regole del commercio internazionale e mediante operazioni legittime”, hanno smesso di farlo.

A ciò si aggiunge il timore tra le compagnie navali e gli armatori di navi, poiché, anche quando esiste un fornitore disposto a commercializzare, “non trovano un’imbarcazione disposta a toccare le coste cubane e portare carburante”.

Secondo quanto ha denunciato, l’amministrazione USAe ha autorizzato discrezionalmente, “in modo restrittivo e, direi, illecito e irregolare”, alcune compagnie nordamericane a vendere carburante a Cuba. “Ma non si tratta di vendere carburante come si fa a qualsiasi paese del mondo, rispettando le norme del commercio”, ha chiarito. Ha spiegato che il prodotto non può arrivare in navi complete, ma mediante meccanismi di fornitura “altamente costosi, poco efficienti e che rincarano direttamente l’economia cubana”.

“Semplicemente, un paese come Cuba, per le sue dimensioni, non può funzionare adeguatamente con una fornitura di carburante basata su isocontainer, che è ciò che sta accadendo oggi”, ha sentenziato.

Ha precisato che si ricevono “quantità molto limitate di carburante in isocontainer e a prezzi alti”, sia per il modo in cui si acquista sia perché, essendo un prodotto scarso che Cuba “praticamente ha proibito di acquistare”, le aziende “approfittano anche di queste opportunità e i prezzi tendono a salire”. A ciò si aggiunge la situazione del mercato internazionale dei carburanti per ciò che accade in Medio Oriente.

**Minacce dirette e selettive**

Alla domanda sull’uscita dal paese di società del settore turistico come Meliá e Iberostar, ha risposto che “sono state costrette a uscire dal paese per minacce e per coercizione diretta dell’amministrazione statunitense”. Ha affermato che Cuba ha “totale consapevolezza delle minacce dirette” che quelle compagnie e i loro principali dirigenti hanno ricevuto dal Dipartimento di Stato, “che li ha istigati, anche dando loro scadenze, a ritirarsi da Cuba”.

“Questa situazione esiste, è reale ed è nota”, ha riconosciuto, ma ha avvertito che nelle dichiarazioni e nei media “molte volte si magnifica, perché posso assicurarti che non c’è una fuga di investitori stranieri né di aziende che se ne stanno andando da Cuba”.

Ha aggiunto che molte aziende, a partire da quelle minacce, “sono state persino selezionate caso per caso, cercando a quali settori rivolgersi”. “Si è minacciato i settori che lavorano in aree dell’economia cubana dove otteniamo ingressi esterni che ci permettono di mantenere funzionante la nostra economia”, ha precisato. Ha aggiunto che, insieme a quell’azione selettiva, il modo in cui sono concepite le ordinanze esecutive “infonde, in modo generale, timore e incertezza e, in alcuni casi, esercita coercizione perché le aziende si ritirino da Cuba”.

**”Cuba non tornerà a essere colonia”**

Alla domanda se il Governo cubano teme un ritorno a un’epoca di colonialismo o di dipendenza economica dagli USA, ha risposto: “Cuba non tornerà a essere colonia di nessun paese mai. Cuba ha conquistato la sua indipendenza, la sua sovranità e la sua autodeterminazione. E quello scenario non tornerà”.

Ha riconosciuto che, senza blocco, “le relazioni commerciali con gli Stati Uniti avrebbero un grande peso nel nostro commercio, nella nostra economia generale e negli investimenti, perché Stati Uniti e Cuba sono paesi vicini”. Ha aggiunto che “c’è un mercato naturale negli Stati Uniti per molti prodotti cubani” e che “molti statunitensi desiderano viaggiare a Cuba come turisti, godere delle nostre spiagge, della nostra natura, della nostra storia e della nostra cultura, e ne hanno precisamente il divieto per il blocco”. Molte imprese di quella nazione, ha detto, “desidererebbero, senza dubbio alcuno, lavorare, investire e avere affari con Cuba, come abbiamo potuto constatare nei nostri scambi con numerosi imprenditori”.

Tuttavia, tutto ciò oggi avviene “in uno scenario restrittivo a causa della stessa esistenza del blocco”. Le imprese USA che hanno relazioni con Cuba “devono farlo sotto licenze specifiche che le autorizzano e stabiliscono una portata limitata per i loro legami con il nostro paese”. “È qui che sta l’irregolare, l’illegale e il coercitivo di queste azioni”, ha spiegato.

Da un lato, ha aggiunto, si minaccia le aziende internazionali, partner tradizionali di Cuba in tutto il mondo, perché si astengano dal continuare la loro relazione economica e commerciale con il paese. Dall’altro, “si tratta di potenziare l’azione delle aziende statunitensi”.

**Compagnie aeree e navali**

Come esempio, si è riferito alle compagnie aeree. A partire dal blocco energetico e di fronte “all’impossibilità di acquistare il carburante avio che le compagnie aeree necessitano per rifornirsi a Cuba”, alcune, a causa dell’incremento dei costi, non hanno potuto sostenere i loro voli verso l’Isola. Ciò ha avuto un impatto diretto sul turismo internazionale, “una delle principali fonti di ingresso della nostra economia e precisamente uno degli obiettivi di quell’assedio energetico”.

“Tuttavia, le compagnie aeree statunitensi continuano a volare a Cuba senza alcuna preoccupazione”, ha segnalato. Anzi, alcune “hanno incrementato o modificato le loro frequenze in funzione del mercato”.

Allo stesso modo, ha indicato, è accaduto in ambito marittimo. Le principali compagnie navali internazionali che lavoravano da decenni con Cuba “hanno interrotto totalmente o limitato il trasporto di carichi a Cuba a causa di restrizioni imposte dagli Stati Uniti, che sono anch’esse illegali e si contrappongono alle norme del commercio internazionale”.

Ciò ha avuto come conseguenza che “queste compagnie navali abbandonano in porti della nostra regione alimenti di base e medicinali”. Ha citato come esempio che “le materie prime per la produzione di siero e i contenitori per la sua fabbricazione nel nostro paese sono rimasti bloccati in container a Panama”. Ciò ha obbligato a compiere “ingenti sforzi per evitare la carenza del siero che richiede la nostra popolazione”, in un momento in cui, per le caratteristiche del clima, si producono focolai di dengue, chikungunya e altre patologie che ne incrementano il consumo.

Si sono verificati anche “ritardi nell’arrivo di materie prime e input per i pazienti che ricevono trattamento permanente di emodialisi”, con “danni diretti a questo tipo di pazienti come conseguenza delle minacce alle compagnie navali internazionali”. Ha chiarito che alcune compagnie navali hanno cominciato a trasportare discretamente carichi legati ad alimenti e medicinali, “ma in modo molto limitato”.

**Una dipendenza basata sulla coercizione**

Pérez-Oliva ha ricordato che Cuba ha detto in altre occasioni che con queste azioni l’amministrazione USA cerca anche di incrementare la dipendenza economica dell’Isola rispetto agli USA, “ma sulla base della coercizione, delle minacce e del ricatto alle compagnie straniere”. Quella relazione, ha precisato, “dovrebbe prodursi in modo naturale nel caso in cui si elimini il blocco”.

Ha considerato che questo è stato uno degli effetti con “un impatto multidimensionale sui servizi di base della nostra popolazione”, e ha menzionato il caso dell’energia. Cuba sviluppa un programma di transizione energetica verso le fonti rinnovabili, con l’installazione di capacità di generazione per il Sistema Elettrico Nazionale, e le aziende hanno acquisito mezzi “per mantenere la loro vitalità nel contesto della crisi energetica”. Tuttavia, ha denunciato che le minacce alle compagnie navali “sono state dirette a evitare l’arrivo nel nostro paese o ritardare l’arrivo di componenti per l’installazione di sistemi solari fotovoltaici”.

**Il settore minerario**

Sulla situazione delle miniere, ha segnalato che il settore è “uno dei settori espressamente menzionati nell’ordinanza esecutiva 14404, del 1° maggio scorso”, insieme a quello energetico, bancario e finanziario. L’ordinanza include inoltre “una grande sezione che dice ‘Altri'”, per cui “possono essere inclusi tutti i settori che si considerino in quella ordinanza illegale da parte delle autorità statunitensi”.

Ha chiarito che “nessuna compagnia mineraria si è ritirata da Cuba”. “Sherritt rimane nel nostro paese, mantiene la sua joint venture a Cuba e anche l’altra compagnia che menzionavi lo fa”, ha detto, in riferimento ad Antilles Gold. Ciò che accade, ha spiegato, è che “è stata sanzionata direttamente una delle imprese miste a cui partecipa Sherritt”. Su Antilles Gold, ha affermato che “si trova nella stessa situazione”, e ha aggiunto che “sono state sanzionate anche aziende cubane che partecipano ad affari del settore minerario”.

Questo, ha detto, “ha generato timore, incertezza e preoccupazione tra le aziende che venivano sviluppando i loro affari con Cuba in modo naturale e legale”. Di fronte a quello scenario, “quelle aziende stanno valutando alternative per vedere come continuare i loro affari”.

Riguardo all’interesse di compagnie USA, ha affermato: “Noi, in primo luogo, non abbiamo bloccato nessuna azienda statunitense perché faccia affari con Cuba”. Ha riconosciuto che hanno informazioni che ci sono conversazioni, ma “non possiamo offrire nessun’altra precisazione al riguardo perché non abbiamo dettagli”.

Ha insistito che Cuba non ha “come politica nessun divieto che impedisca che aziende statunitensi investano a Cuba, commercino con il nostro paese o realizzino affari di qualsiasi tipo”. “Ciò che impedisce quella possibilità è precisamente l’esistenza del blocco”, ha sostenuto, poiché qualsiasi partecipazione di un’azienda statunitense “richiederà l’autorizzazione espressa dell’amministrazione statunitense”. “È qui che stanno le principali limitazioni degli Stati Uniti per relazionarsi in modo normale con Cuba nel commercio, negli investimenti e nella cooperazione in generale”, ha affermato.

**Cuba mantiene la sua attrattiva per i soci commerciali**

Quando gli è stato chiesto come Cuba eviti che gli USA beneficino di un mercato senza concorrenti, ha risposto che “non abbiamo smesso di ricevere manifestazioni di interesse di affari e aziende di tutte le regioni del mondo”, anche in questo scenario di incertezza. Ha attribuito quell’interesse alle trasformazioni economiche e sociali che il paese implementa “in modo accelerato e responsabile”

Ha spiegato che alcune di quelle firme erano già nel paese e vogliono ampliare la loro partecipazione, e altre sono nuove. “Una parte importante di esse è anche legata a cubani residenti all’estero che hanno visto in queste trasformazioni un’opportunità per contribuire al nostro sviluppo economico e sociale e, naturalmente, per ottenere un beneficio economico, come permette qualsiasi affare”, ha detto.

Ha reiterato che l’azione del Governo USA “è diretta a creare una dipendenza economica forzosa di Cuba”, ma che “noi continuiamo a lavorare con compagnie straniere”. Non menziona nomi, ha spiegato, “perché c’è una guerra economica diretta contro Cuba”, e chiunque “può essere oggetto di sanzione il giovedì della prossima settimana o il giovedì di questa settimana”. Ha assicurato che molte aziende e imprenditori “si avvicinano tutti i giorni al nostro paese per presentare interessi e proposte di affari”, e che si lavora “con una dinamica abbastanza positiva di approvazione di nuovi progetti”.

Alla domanda sul presunto avvicinamento di aziende legate al presidente Donald Trump, tra cui un gruppo chiamato Dominari, ha risposto: “Non ho notizia dell’avvicinamento a Cuba di compagnie legate al presidente Trump in questa fase”. Ha reiterato che il paese non ha bloccato la partecipazione di nessuna azienda, “sempre che queste contribuiscano, come è previsto, allo sviluppo economico e sociale del nostro paese e si realizzino in conformità e rispetto delle nostre leggi”, e che Cuba rispetta anche “le norme e i meccanismi del commercio internazionale”.

**Una nuova politica immobiliare**

Sulle opportunità per un investitore interessato a costruire, per esempio, nella zona costiera di Miramar, il vice primo ministro ha spiegato che “in materia immobiliare è stata aggiornata la politica del paese”, in due direzioni fondamentali. Da un lato, “si è esteso il tempo per il quale si concedono i diritti reali sui beni statali”, inclusi i diritti di superficie sul terreno, che “possono essere concessi per 99 anni e anche, in alcuni casi, sotto la modalità di ciò che si denomina diritto perpetuo di superficie”. Dall’altro, la recente modifica del Codice Civile permette di estendere il tempo dei diritti di usufrutto su installazioni già esistenti.

Quella combinazione, unita alla possibilità di vendere unità immobiliari quando un’azienda sviluppa affari in questo settore, “ha creato un ambiente interessante per la realizzazione di affari immobiliari nel nostro paese”. È stata anche aggiornata la politica per sviluppare affari in zone di conservazione e aree patrimoniali, un interesse di molti imprenditori. Ha menzionato particolarmente L’Avana Vecchia, “che suscita molto interesse”, e ha segnalato che la zona del Malecón “risulta anche di grande attrattiva per imprenditori che lavorano nel settore immobiliare”.

Un’azienda o un imprenditore che disponga delle risorse per sviluppare un progetto sulla base di queste politiche, “che sono totalmente in sintonia con le politiche per lo sviluppo immobiliare che esistono, in modo generale, nel mondo, può sviluppare questo tipo di affari”. L’altezza degli edifici e la loro ubicazione, ha chiarito, “dipenderanno dalle regolazioni urbanistiche che abbiamo stabilito per ciascuna delle aree della città”. Ha concluso che, con l’aggiornamento delle politiche e l’implementazione delle trasformazioni economiche e sociali, “esiste uno scenario molto interessante per lo sviluppo di affari immobiliari nel nostro paese in questo momento”.

(Con informazioni di Reuters)


Pérez-Oliva: EEUU busca crear una dependencia económica de Cuba en base a la amenaza y el chantaje a compañías extranjeras

 

El vice primer ministro y titular del Comercio Exterior y la Inversión Extranjera, Óscar Pérez-Oliva Fraga concedió una entrevista exclusiva a la agencia de noticias Reuters en la que afirmó que el objetivo de las medidas de Estados Unidos, “particularmente con el recrudecimiento a niveles sin precedentes del bloqueo económico, comercial y financiero”, es “transformar el orden político, económico y social de nuestro país”. “Eso no lo han logrado ni lo van a lograr”, subrayó.

Pérez-Oliva recordó que se trata de “un bloqueo de larga data, un cruel bloqueo genocida”, vigente desde 1962. Reconoció que, sobre todo con las órdenes ejecutivas del 29 de enero y del 1 de mayo, “se ha propiciado que empresas extranjeras, que han trabajado en Cuba durante muchos años, se retiren total o parcialmente de los negocios con nuestro país”.

Explicó que ello ocurrió “a partir de la creación de un clima de amenaza directa contra muchas de estas compañías y de acciones directas de coerción para que abandonen sus negocios en Cuba”, además de las amenazas de sanción contra algunos de los sectores recogidos en esas órdenes.

“Esto ha generado incertidumbre y temor en muchas empresas extranjeras a trabajar, invertir y desarrollar negocios con Cuba”, dijo.

Precisó que “el fenómeno tampoco es masivo, como muchas veces se pretende hacer ver en las declaraciones de los funcionarios de la administración estadounidense”. Admitió que “algunas compañías se han retirado de nuestro país, básicamente las conocidas en el sector del turismo”.

El cerco energético

En materia de combustible, el vice primer ministro señaló que con el cerco energético establecido por la orden ejecutiva 14380, del 29 de enero, y afianzado después por la 14404, “se ha impuesto, prácticamente de facto, un bloqueo naval sobre Cuba en materia de combustible”. Como consecuencia, los suministradores tradicionales, que abastecían al país “en condiciones lícitas, cumpliendo las reglas del comercio internacional y mediante operaciones legítimas”, dejaron de hacerlo.

A ello se suma el temor entre las líneas navieras y los armadores de buques, pues, aun cuando exista un proveedor dispuesto a comercializar, “no encuentran una embarcación dispuesta a tocar las costas cubanas y traer combustible”.

Según denunció, la administración estadounidense ha autorizado discrecionalmente, “de manera restrictiva y, yo diría, ilícita e irregular”, a algunas compañías norteamericanas a vender combustible a Cuba. “Pero no se trata de vender combustible como se hace a cualquier país del mundo, cumpliendo las normas del comercio”, aclaró. Explicó que el producto no puede llegar en barcos completos, sino mediante mecanismos de suministro “altamente costosos, poco eficientes y que encarecen directamente la economía cubana”.

“Sencillamente, un país como Cuba, por sus dimensiones, no puede funcionar adecuadamente con un suministro de combustible basado en isocontenedores, que es lo que está ocurriendo hoy”, sentenció.

Precisó que se reciben “cantidades muy limitadas de combustible en isocontenedores y a altos precios”, tanto por la forma en que se adquiere como porque, al ser un producto escaso que Cuba “prácticamente tiene prohibido adquirir”, las empresas “también aprovechan estas oportunidades y los precios tienden a subir”. A ello se añade la situación del mercado internacional de combustibles por lo que ocurre en el Medio Oriente.

Amenazas directas y selectivas

Al ser consultado sobre la salida del país de empresas del sector turístico como Meliá e Iberostar, respondió que “se han visto forzadas a salir del país por amenazas y por coerción directa de la administración estadounidense”. Afirmó que Cuba tiene “total constancia de las amenazas directas” que esas compañías y sus principales ejecutivos recibieron del Departamento de Estado, “que los ha instado, incluso dándoles plazos, a retirarse de Cuba”.

“Esta situación existe, es real y es conocida”, reconoció, pero advirtió que en las declaraciones y en los medios de prensa “muchas veces se magnifica, porque yo te puedo asegurar que no hay una estampida de inversionistas extranjeros ni de empresas que se estén yendo de Cuba”.

Agregó que muchas empresas, a partir de esas amenazas, “han sido incluso seleccionadas caso a caso, buscando a qué sectores dirigirse”. “Se ha amenazado a los sectores que trabajan en áreas de la economía cubana donde obtenemos ingresos externos que nos permiten mantener funcionando nuestra economía”, precisó. Añadió que, junto con esa actuación selectiva, la manera en que están diseñadas las órdenes ejecutivas “infunde, de manera general, temor e incertidumbre y, en algunos casos, ejerce coerción para que las empresas se retiren de Cuba”.

“Cuba no va a volver a ser colonia”

Preguntado sobre si al Gobierno cubano le preocupa un retorno a una época de colonialismo o de dependencia económica de Estados Unidos, respondió: “Cuba no va a volver a ser colonia de ningún país nunca. Cuba logró su independencia, su soberanía y su autodeterminación. Y ese escenario no va a volver”.

Reconoció que, sin bloqueo, “las relaciones comerciales con Estados Unidos tendrían un gran peso en nuestro comercio, en nuestra economía general y en las inversiones, porque Estados Unidos y Cuba son países cercanos”. Añadió que “hay un mercado natural en Estados Unidos para muchos productos cubanos” y que “muchos estadounidenses desean viajar a Cuba como turistas, disfrutar de nuestras playas, nuestra naturaleza, nuestra historia y nuestra cultura, y lo tienen precisamente prohibido por el bloqueo”. Muchas empresas de esa nación, dijo, “desearían, sin duda alguna, trabajar, invertir y tener negocios con Cuba, como hemos podido constatar en nuestros intercambios con numerosos empresarios”.

Sin embargo, todo eso hoy ocurre “en un escenario restrictivo debido a la propia existencia del bloqueo”. Las empresas estadounidenses que tienen relaciones con Cuba “deben hacerlo bajo licencias específicas que las autorizan y establecen un alcance limitado para sus vínculos con nuestro país”. “Ahí es donde radica lo irregular, lo ilegal y lo coercitivo de estas acciones”, explicó.

Por un lado, agregó, se amenaza a las empresas internacionales, socios tradicionales de Cuba en todas partes del mundo, para que se abstengan de continuar su relación económica y comercial con el país. Por otro, “se trata de potenciar la acción de las empresas estadounidenses”.

Aerolíneas y navieras

Como ejemplo, se refirió a las aerolíneas. A partir del bloqueo energético y ante “la imposibilidad de adquirir el combustible de aviación que necesitan las aerolíneas para reabastecerse en Cuba”, algunas, debido al incremento de los costos, no pudieron sostener sus vuelos a la Isla. Eso tuvo un impacto directo en el turismo internacional, “una de las principales fuentes de ingresos de nuestra economía y precisamente uno de los objetivos de ese cerco energético”.

“Sin embargo, las aerolíneas estadounidenses continúan volando a Cuba sin ninguna preocupación”, señaló. Incluso, algunas “han incrementado o modificado sus frecuencias en función del mercado”.

De igual forma, apuntó, ha ocurrido en el ámbito marítimo. Las principales navieras internacionales que trabajaban durante décadas con Cuba “han interrumpido totalmente o limitado el transporte de cargas a Cuba debido a restricciones impuestas por Estados Unidos, que también son ilegales y se contraponen a las normas del comercio internacional”.

Esto ha traído como consecuencia que “estas navieras abandonen en puertos de nuestra región alimentos básicos y medicamentos”. Citó como ejemplo que “las materias primas para la producción de suero y los envases para su fabricación en nuestro país quedaron varados en contenedores en Panamá”. Ello obligó a realizar “ingentes esfuerzos para evitar el desabastecimiento del suero que requiere nuestra población”, en momentos en que, por las características del clima, se producen brotes de dengue, chikungunya y otras patologías que incrementan su consumo.

También se produjeron “atrasos en la llegada de materias primas e insumos para los pacientes que reciben tratamiento permanente de hemodiálisis”, con “afectaciones directas a este tipo de pacientes como consecuencia de las amenazas a las navieras internacionales”. Aclaró que algunas navieras han comenzado a transportar discretamente cargas relacionadas con alimentos y medicamentos, “pero de manera muy limitada”.

Una dependencia basada en la coerción

Pérez-Oliva recordó que Cuba ha dicho en otras ocasiones que con estas acciones la administración estadounidense también busca incrementar la dependencia económica de la Isla respecto a Estados Unidos, “pero sobre la base de la coerción, las amenazas y el chantaje a compañías extranjeras”. Esa relación, precisó, “debiera producirse de manera natural en caso de que se elimine el bloqueo”.

Consideró que este ha sido uno de los efectos con “un impacto multidimensional en los servicios básicos de nuestra población”, y mencionó el caso de la energía. Cuba desarrolla un programa de transición energética hacia las fuentes renovables, con la instalación de capacidad de generación para el Sistema Eléctrico Nacional, y las empresas han estado adquiriendo medios “para mantener su vitalidad en el contexto de la crisis energética”. Sin embargo, denunció que las amenazas a las navieras “han estado dirigidas a evitar la llegada a nuestro país o retrasar el arribo de componentes para la instalación de sistemas solares fotovoltaicos”.

El sector minero

Sobre la situación de las mineras, señaló que el sector es “uno de los sectores expresamente mencionados en la orden ejecutiva 14404, del pasado 1 de mayo”, junto con el energético, el bancario y el financiero. La orden incluye además “un gran apartado que dice ‘Otros’“, por lo que “pueden incluirse todos los sectores que se consideren en esa orden ilegal por parte de las autoridades estadounidenses”.

Aclaró que “ninguna compañía minera se ha retirado de Cuba”. “Sherritt se mantiene en nuestro país, mantiene su negocio conjunto en Cuba y también lo hace la otra compañía que mencionabas”, dijo, en referencia a Antilles Gold. Lo que ocurre, explicó, es que “ha sido sancionada directamente una de las empresas mixtas en las que participa Sherritt”. Sobre Antilles Gold, afirmó que “se encuentra en la misma situación”, y añadió que “también se ha sancionado a empresas cubanas que participan en negocios del sector minero”.

Esto, dijo, “ha generado temor, incertidumbre y preocupación entre las empresas que venían desarrollando sus negocios con Cuba de manera natural y legal”. Ante ese escenario, “esas empresas están evaluando alternativas para ver cómo continúan sus negocios”.

Respecto al interés de compañías estadounidenses, afirmó: “Nosotros, en primer lugar, no tenemos bloqueada a ninguna empresa estadounidense para que haga negocios con Cuba”. Reconoció que tienen información de que hay conversaciones, pero “no podemos ofrecer ninguna otra precisión al respecto porque no tenemos detalles”.

Insistió en que Cuba no tiene “como política ninguna prohibición que impida que empresas estadounidenses inviertan en Cuba, comercien con nuestro país o realicen negocios de ningún tipo”. “Lo que impide esa posibilidad es precisamente la existencia del bloqueo”, sostuvo, pues cualquier participación de una empresa estadounidense “requerirá la autorización expresa de la administración estadounidense”. “Ahí es donde están las principales limitaciones de Estados Unidos para relacionarse de manera normal con Cuba en el comercio, las inversiones y la cooperación en general”, afirmó.

Cuba mantiene su atractivo para socios comerciales

Cuando se le preguntó cómo evita Cuba que Estados Unidos se beneficie de un mercado sin competidores, respondió que “no hemos dejado de recibir muestras de interés de negocios y empresas de todas las regiones del mundo”, incluso en este escenario de incertidumbre. Atribuyó ese interés a las transformaciones económicas y sociales que el país implementa “de manera acelerada y responsable”. 

Explicó que algunas de esas firmas ya estaban en el país y quieren ampliar su participación, y otras son nuevas. “Una parte importante de ellas también está vinculada con cubanos residentes en el exterior que han visto en estas transformaciones una oportunidad para contribuir a nuestro desarrollo económico y social y, por supuesto, para obtener un beneficio económico, como permite cualquier negocio”, dijo.

Reiteró que la acción del Gobierno estadounidense “está dirigida a crear una dependencia económica forzosa de Cuba”, pero que “nosotros continuamos trabajando con compañías extranjeras”. No menciona nombres, explicó, “porque hay una guerra económica directa contra Cuba”, y cualquiera “puede ser objeto de sanción el jueves de la próxima semana o el jueves de esta semana”. Aseguró que muchas empresas y empresarios “se acercan todos los días a nuestro país para plantear intereses y propuestas de negocio”, y que se trabaja “con una dinámica bastante positiva de aprobación de nuevos proyectos”.

Al ser preguntado por el supuesto acercamiento de empresas vinculadas al presidente Donald Trump, entre ellas un grupo llamado Dominari, respondió: “No tengo constancia del acercamiento a Cuba de compañías vinculadas con el presidente Trump en esta etapa”. Reiteró que el país no tiene bloqueada la participación de ninguna empresa, “siempre que estos contribuyan, como está previsto, al desarrollo económico y social de nuestro país y se realicen con arreglo y respeto a nuestras leyes”, y que Cuba respeta también “las normas y los mecanismos del comercio internacional”. 

Una nueva política inmobiliaria

Sobre las oportunidades para un inversionista interesado en construir, por ejemplo, en la zona costera de Miramar, el vice primer ministro explicó que “en materia inmobiliaria se ha actualizado la política del país”, en dos direcciones fundamentales. Por un lado, “se ha extendido el tiempo por el que se otorgan los derechos reales sobre los bienes estatales”, incluidos los derechos de superficie sobre el terreno, que “pueden otorgarse por 99 años e incluso, en algunos casos, bajo la modalidad de lo que se denomina derecho perpetuo de superficie”. Por otro, la reciente modificación del Código Civil permite extender el tiempo de los derechos de usufructo sobre instalaciones ya existentes.

Esa combinación, unida a la posibilidad de vender unidades inmobiliarias cuando una empresa desarrolla negocios en este sector, “ha creado un entorno interesante para la realización de negocios inmobiliarios en nuestro país”. También se actualizó la política para desarrollar negocios en zonas de conservación y áreas patrimoniales, un interés de muchos empresarios. Mencionó particularmente La Habana Vieja, “que despierta mucho interés”, y señaló que la zona del Malecón “también resulta de gran atractivo para empresarios que trabajan en el sector inmobiliario”.

Una empresa o un empresario que cuente con los recursos para desarrollar un proyecto sobre la base de estas políticas, “que están totalmente a tono con las políticas para el desarrollo inmobiliario que existen, de forma general, en el mundo, puede desarrollar este tipo de negocios”. La altura de los edificios y su ubicación, aclaró, “dependerán de las regulaciones urbanísticas que tenemos establecidas para cada una de las áreas de la ciudad”. Concluyó que, con la actualización de las políticas y la implementación de las transformaciones económicas y sociales, “existe un escenario muy interesante para el desarrollo de negocios inmobiliarios en nuestro país en estos momentos”.

(Con información de Reuters)

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