Un anno dopo, il blocco è ancora lì

obama cuba sin bloqueoL’atterraggio dell’Apollo sulla Luna, la revoca del divieto dell’alcol nel Mississippi e la fine dell’apartheid, sono tematiche dei libri di storia negli USA. Tuttavia, questi tre eventi sono successivi all’attuazione del blocco economico, politico e finanziario contro Cuba.

Molti si chiedono come è possibile che sia ancora in piedi una reliquia della Guerra Fredda, che ogni anno viene rifiutata all’ONU dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale, soprattutto dopo che l’Avana e Washington hanno aperto un nuovo capitolo nella loro relazione bilaterale.

I suoi danni economici vengono stimati in centinaia di miliardi di dollari, ma è quasi impossibile misurare il costo umano di una politica progettata al fine di fare arrendere i cubani per fame e disperazione.

Dopo più di mezzo secolo, i principali funzionari USA riconoscono che questa politica non è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi ed è tempo di “provare qualcosa di diverso”.

Esperti, accademici e politici, su entrambi i lati dello Stretto della Florida, hanno condiviso con Granma le loro opinioni sul futuro del blocco e la possibilità che i suoi giorni siano contati.

Un colpo di grazia

Anche se il presidente mantiene ampi poteri esecutivi per cambiare l’applicazione del blocco, è il Congresso USA il solo che può completamente abrogarlo, poiché dal 1996 è codificato nella legge Helms-Burton.

Lo scenario attuale nel legislativo USA è teso, con i repubblicani a capo di entrambe le camere in forte opposizione all’Esecutivo democratico.

“Una politica di più di mezzo secolo non può essere rimossa in una sola volta, richiederebbe un consenso straordinario che è ormai impensabile nel Congresso USA, in particolare per il fenomeno della polarizzazione politica che si osserva” ha dichiarato Carlos Akira de la Puente, professore e ricercatore presso il Centro degli Studi Emisferici e sugli USA, dell’Università di L’Avana (Cehseu).

Akira afferma che è importante considerare che ci sono settori all’interno del partito repubblicano che sono a favore di detta abrogazione, ciò che indica un nuovo approccio all’interno di quel partito, tradizionalmente contrario ad un riavvicinamento con Cuba.

Lo stesso presidente Barack Obama ha riconosciuto, in una recente intervista, che è cresciuto il sostegno bipartitico al cambiamento di politica nei confronti di Cuba, ciò che apre nuove possibilità per azioni da parte del Congresso.

L’avvocato statunitense Robert Muse, specializzato sul tema Cuba, ricorda che nel sistema politico USA è molto più difficile abrogare una legislazione che approvarla. Cita come esempio una sentenza sulla tutela del marchio Havana Club, che è passata dal Congresso in un progetto di bilancio di centinaia di pagine, ma che più di 20 anni dopo sopravvive in violazione dei trattati internazionali e nonostante i tentativi di renderla inefficace.

“L’inerzia è la caratteristica principale del Congresso USA”, reitera Muse.

Il professore, ospite del Centro per gli Affari Globali dell’Università di New York, Arturo Lopez-Levy, ha detto che “un colpo significativo” potrebbe smantellare il blocco nel suo complesso, a causa del livello di connessione delle sue rispettive parti. “L’embargo (blocco) è una nave che sta per affondare, nell’attesa di un siluro che le rompa la linea di galleggiamento”.

Lopez-Levy punta in particolare al divieto di viaggiare a Cuba (almeno come turista), che rimane valido ed è nello strato della politica di aggressione contro Cuba.

Smontaggio passo a passo

Attualmente nel legislativo USA ci sono diversi disegni di legge volti a smantellare alcune parti del blocco. Il livello di supporto e possibilità di successo varia per ognuno di essi.

“L’embargo (blocco) ha molti strati imposti nel corso del tempo in diverse leggi. Penso che alcuni aspetti saranno sollevati prima di altri. Ad esempio, il diritto di viaggiare a Cuba, anche come turista, potrebbe essere ripristinato prima che la totalità dell’embargo (blocco), perché gli statunitensi hanno il diritto costituzionale di viaggiare”, dice il professore USA William M. Leogrande, co-autore del libro “Canali segreti verso Cuba. La storia nascosta dei negoziati tra Washington e L’Avana”.

Inoltre, afferma che anche il divieto di concessione crediti a Cuba per l’acquisto di alimenti può anche essere sollevato perché ha un forte sostegno da parte della lobby agricola.

“Il progetto che è più vicino ad essere approvato dal Congresso è quello che consentirebbe i viaggi a Cuba. Sondaggio dopo sondaggio mostrano quanto fortemente gli statunitensi rifiutino questo divieto. L’ultimo raccoglie che l’81%, tanto dei democratici come dei repubblicani, si oppone”, assicura James Williams, presidente di EngageCuba, una coalizione bi partitica che opera a Washington a favore della fine del blocco.

Il professore e ricercatore cubano Carlos Alzugaray, osserva che i successi parziali in viaggi e commercio agricolo, sono più probabili nel medio termine, perché fa comodo agli ampi interessi e si può sostenere in termini di diritti dei cittadini.

In una recente intervista, l’ex membro del Congresso Bill Delahunt, veterano difensore di un avvicinamento a Cuba, ha detto, a questo giornale, che si può imparare dal passato per aprire buchi nella legislazione del blocco.

Ricordò come alcuni decenni fa, non si parlava di questo argomento e rimaneva sequestrato dai rappresentanti della Florida, ma successive visite di legislatori di altri stati a Cuba e i loro incontri con Fidel cambiarono gradualmente lo scenario.

Delahunt difende che nel successo degli approcci, tanto politici come economici, c’è la chiave della vittoria. “Se abbiamo interessi dei commercianti USA qui, loro diventeranno alleati. Saranno i nostri lobbisti”.

“La nuova fase del processo ha avuto un impatto positivo nelle aspettative su Cuba negli USA ed il resto del mondo e, naturalmente, incoraggia l’interesse nelle relazioni tra i due paesi nel commercio e negli investimenti, che progressivamente avrebbero una grande portata grazie ai vantaggi di Cuba -vicinanza geografica, stabilità e sicurezza, e un’alta qualificazione della forza lavoro- per citare solo alcuni aspetti”, dice il professore e ricercatore del Cehseu, Luis Renè Fernàndez.

“Queste forze interessate ad espandere le loro relazioni con Cuba devono aumentare la loro pressione sul Congresso per aprire questa possibilità”, ha aggiunto.

Un guscio vuoto

Il presidente USA, usando i suoi poteri esecutivi, ha l’autorità di rilasciare licenze che lascino senza alcun effetto pratico la maggior parte delle sanzioni contro Cuba.

Finora, Obama ha solo usato questi poteri per influire su un piccolo gruppo di elementi dell’applicazione del blocco, soprattutto nell’invio delle rimesse, il settore dei lavoratori autonomi e le telecomunicazioni, lasciando intatto il grosso del blocco.

Diversi analisti concordano sul fatto che i settori scelti hanno evidenti interessi politici di fondo.

Il presidente ha la prerogativa di rendere possibile una sostanziale collaborazione con Cuba in materia di sicurezza tradizionale e la nuova agenda della sicurezza, l’educazione, la salute, uso dello spazio aereo di entrambi i paesi, i viaggi diretti a Cuba da molte città USA, la tutela dell’ambiente, lotta contro la criminalità e il traffico di persone e di droga, dice López-Levy

Ulteriormente indica che la cooperazione multilaterale tra i due paesi è cosi importante come quella bilaterale. “Mentre più grande e completo sia il riavvicinamento tra i due paesi, più fermi saranno gli incentivi per rafforzare la nuova direzione strategica USA verso Cuba”.

Tuttavia, alcuni degli analisti intervistati riferiscono che il Presidente sarebbe in grado di misurare la portata delle sue azioni Esecutive sulla base di circostanze politiche. Lo stesso Obama ha detto che sarà “prudente e selettivo” in questo senso.

Un punto chiave, su cui gli esperti concordano, è che il presidente potrebbe concentrarsi sugli aspetti che ostacolano l’attuazione delle misure già adottate.

“Probabilmente le sue prossime decisioni devono essere dirette ad allentare alcune delle restrizioni che sono diventate più visibili nei negoziati bilaterali, che possono ad esempio, essere associate all’uso del dollaro USA, o il divieto di concedere prestiti alle imprese cubane da parte di banche USA”, dice il professor Luis Rene Fernandez.

Aggiunge che gli ostacoli alle relazioni monetarie e finanziarie, come gli investimenti, sarebbero anche tra gli elementi più importanti sui quali può agire l’amministrazione prima di finire il suo incarico.

Il fattore tempo

Il fattore tempo è un’altra chiave nel processo in corso tra Cuba e gli USA, con le elezioni presidenziali all’orizzonte e con poco più di un anno di permanenza di Obama alla Casa Bianca.

Inoltre, dal momento che i cambiamenti nella politica verso Cuba sono arrivati dall’Esecutivo, un presidente con una posizione diversa potrebbe invertire ciò che è stato fatto finora.

Tutti gli analisti intervistati concordano sul fatto che la cosa più importante è quella di avanzare e ottenere risultati concreti.

Il professor Luis René Fernández, rileva che l’incremento degli scambi e delle trattative, persino a livello limitato dal blocco, contribuisce alla sua più rapida eliminazione perché agisce sulla visione su Cuba dentro e fuori gli USA.

“Bisogna andare avanti e dimostrare che siamo in grado di negoziare e concordare su tutto ciò che ci sia nel nostro interesse”, ha detto Alzugaray.

“Anche se le sfide sono grandi, le condizioni socio-economiche di Cuba e il miglioramento del suo sistema sono in vero consolidamento e progresso; e questa è la variabile fondamentale per spiegare il corso della politica USA verso Cuba”, conclude il professor Luis René.

Un año después, el bloqueo sigue ahí

El aterrizaje de la nave Apolo en la Luna, el levantamiento de la prohibición del alcohol en Misisipi y el fin de la segregación racial, son materia de los libros de historia en Estados Unidos. Sin embargo, esos tres acontecimientos son posteriores a la implantación del bloqueo económico, político y financiero contra Cuba.

Muchos se preguntan cómo es posible que aún esté en pie una reliquia de la Guerra Fría que cada año es rechazada en la ONU por la inmensa mayoría de la comunidad internacional, especialmente después que La Habana y Washington abrieran un nuevo capítulo en su relación bilateral.

Sus daños económicos se calculan en cientos de miles de millones de dólares, pero resulta casi imposible medir el costo humano de una política diseñada para rendir a los cubanos por hambre y desesperación.

Tras más de medio siglo, las principales autoridades nortea­mericanas reconocen que esa política no ha logrado cumplir sus objetivos y es hora de “probar algo distinto”.

Expertos, académicos y políticos de ambos lados del Es­trecho de la Florida compartieron con Granma su visión sobre el futuro del bloqueo y la posibilidad de que sus días estén contados.

UN TIRO DE GRACIA

Aunque el presidente conserva amplias facultades ejecutivas para cambiar la aplicación del bloqueo, es el Congreso de Estados Unidos el único capaz de derogarlo por completo, ya que desde 1996 está codificado en la Ley Helms-Burton.

El escenario actual en el legislativo norteamericano es ten­so, con los republicanos al frente de ambas cámaras en fuerte oposición al Ejecutivo demócrata.

“Una política de más de medio siglo no es posible eliminarla de una sola vez, requeriría de un consenso extraordinario que actualmente es impensable en el Congreso estadounidense, sobre todo por el fenómeno de polarización política que se observa”, señala Carlos Akira de la Puente, profesor e investigador del Centro de Estudios Hemisféricos y sobre Estados Unidos, de la Universidad de La Habana (Cehseu).

Akira precisa que lo importante es considerar que existen sectores dentro del partido republicano que están a favor de que se derogue, lo que indica un nuevo criterio dentro de ese partido, tradicionalmente opuesto a un acercamiento con Cuba.

El propio presidente Barack Obama reconoció en una en­trevista reciente que ha crecido el apoyo bipartidista al cambio de política hacia Cuba, lo cual abre posibilidades para acciones del Congreso.

El abogado estadounidense Robert Muse, especializado en el tema Cuba, recuerda que en el sistema político norteamericano es mucho más difícil derogar una legislación que aprobarla. Cita como ejemplo un fallo sobre la protección de la mar­ca Havana Club que pasó por el Congreso en un proyecto de presupuesto de cientos de páginas, pero que más de 20 años después sobrevive en violación de tratados internacionales y a pesar de los intentos por dejarla sin efecto.

“La inercia es la principal característica del Congreso de los Estados Unidos”, apunta Muse.

El profesor visitante del Centro de Asuntos Globales de la Universidad de Nueva York, Arturo López-Levy, señala que un “golpe significativo” podría desmontar el bloqueo como un todo debido al nivel de conexión de sus respectivas partes. “El embargo (bloqueo) es un barco a medio hundir a la espera de un torpedo que le quiebre la línea de flotación”.

López-Levy apunta en especial a la prohibición de viajar a Cuba (al menos como turista) que se mantiene vigente y está en el estrato de la política de agresión contra Cuba.

DESMONTAJE PASO A PASO

Actualmente en el legislativo norteamericano hay varios proyectos de ley con el objetivo de desmontar algunas partes del bloqueo. El nivel de respaldo y posibilidades de éxito varía en cada uno de ellos.

“El embargo (bloqueo) tiene muchas capas impuestas a lo largo del tiempo en diferentes leyes. Creo que algunos aspectos serán levantados antes que otros. Por ejemplo, el derecho a viajar a Cuba, incluso como turista, puede ser restaurado antes que la totalidad del embargo (bloqueo) porque los estadounidenses tienen un derecho constitucional a viajar”, señala el profesor estadounidense William M. Leogrande, coautor del libro Ca­nales secretos hacia Cuba. La historia oculta de las negociaciones entre Washington y La Habana.

Asimismo, asegura que la prohibición de conceder créditos a Cuba para compra de alimentos también puede ser levantada porque tiene un fuerte apoyo del lobby agrícola.

“El proyecto que está más cerca de ser aprobado por el Congreso es el que permitiría los viajes a Cuba. Encuesta tras encuesta muestran cuán sólidamente los estadounidenses rechazan esa prohibición. La última de ellas recoge que el 81 %, tanto de demócratas como republicanos, se opone”, asegura James Williams, presidente de EngageCuba, una coalición bipartidista que cabildea en Washignton por el fin del bloqueo.

El profesor e investigador cubano Carlos Alzugaray apunta que los éxitos parciales en viajes y comercio agrícola son más probables en el mediano plazo porque conviene a intereses am­plios y puede argumentarse en términos de derechos ciudadanos.

En una entrevista reciente, el excongresista Bill Delahunt, veterano defensor de un acercamiento a Cuba, dijo a este diario que se puede aprender del pasado para abrir huecos en la legislación del bloqueo.

Recordó cómo varias décadas atrás de ese tema no se hablaba y se mantenía secuestrado por los representantes de Florida, pero sucesivas visitas de legisladores de otros estados a Cuba y sus encuentros con Fidel fueron cambiando el panorama.

Delahunt defiende que en el éxito de los acercamientos, tanto políticos como económicos, está la clave de la victoria. “Si tenemos intereses de los comerciantes estadounidenses aquí, ellos se convertirán en aliados. Serán nuestros lobbistas”.

“La nueva etapa del proceso ha tenido efectos favorables en las expectativas sobre Cuba en Estados Unidos y el resto del mundo y por supuesto, incentiva intereses en las relaciones entre los dos países en el comercio y las inversiones, que progresivamente tendrían un gran alcance por las ventajas de Cuba —cercanía geográfica, estabilidad y seguridad y una alta calificación de la fuerza de trabajo—, por mencionar solamente algunos aspectos”, señala el profesor e investigador del Cehseu, Luis René Fernández.

“Estas fuerzas interesadas en ampliar sus relaciones con Cuba deben incrementar su presión sobre el Congreso para abrir esa posibilidad”, añade.

UN CASCARÓN VACÍO

El presidente de Estados Unidos, utilizando sus poderes ejecutivos, tiene la potestad de emitir licencias que dejen sin efecto práctico la mayoría de las sanciones contra Cuba.

Hasta el momento Obama solo ha utilizado esas facultades para influir sobre un reducido grupo de elementos de la aplicación del bloqueo, fundamentalmente en el envío de remesas, el sector por cuenta propia y las telecomunicaciones, dejando en pie el grueso del bloqueo.

Varios analistas coinciden en que los sectores escogidos tienen evidentes intereses políticos de fondo.

El presidente tiene la prerrogativa para hacer viable una sustancial colaboración con Cuba en áreas de seguridad tradicional y la nueva agenda de seguridad, educación, salud, uso del espacio aéreo de ambos países, viajes directos a Cuba desde múltiples ciudades estadounidenses, protección am­biental, lucha contra el delito y el tráfico de personas y estupefacientes, asegura López-Levy

Asimismo, indica que la cooperación multilateral entre los dos países es tan importante como la bilateral. “Mientras ma­yor e integral sea el acercamiento entre los dos países más firmes serán los alicientes para afianzar la nueva dirección estratégica de EE.UU. hacia Cuba”.

Sin embargo, algunos de los analistas consultados refieren que el Presidente podría medir el alcance de sus acciones Ejecutivas por motivos de coyuntura política. El propio O­ba­ma dijo que será “cauteloso y selectivo” en este sentido.

Un punto clave en el que coinciden los especialistas es que el presidente se podría concentrar en los aspectos que entorpecen la aplicación de las medidas que ya se han tomado.

“Probablemente sus próximas decisiones se deben dirigir a destrabar algunas de las restricciones que se han hecho más visibles en las negociaciones bilaterales, que pueden por e­jem­plo, estar asociadas al empleo del dólar norteamericano, o la prohibición de otorgar créditos a empresas cubanas por bancos de Estados Unidos”, indica el profesor Luis René Fer­nández.

Añade que los obstáculos a las relaciones monetarias y fi­nancieras, como las inversiones, estarían también entre los elementos más importantes sobre los que puede actuar la administración antes de terminar su mandato.

EL FACTOR TIEMPO

El factor tiempo es otra clave del proceso en marcha entre Cuba y Estados Unidos, con unas elecciones presidenciales en el horizonte y con poco más de un año de permanencia de Obama en la Casa Blanca.

Además, dado que las transformaciones en la política hacia Cuba han venido del Ejecutivo, un presidente con una posición distinta podría revertir lo hecho hasta ahora.

Todos los analistas consultados coinciden en que lo más importante es avanzar y lograr resultados concretos.

El profesor Luis René Fernández, refiere que el incremento de los intercambios y las negociaciones, incluso al nivel limitado por el bloqueo, contribuye a su más rápida eliminación porque actúa sobre las visiones sobre Cuba dentro y fuera de Estados Unidos.

“Hay que avanzar y demostrar que somos capaces de ne­gociar y llegar a acuerdos en todo aquello que esté en nuestros intereses”, indica Alzugaray.

“Aunque son grandes los desafíos, las condiciones socioeconómicas de Cuba y el perfeccionamiento de su sistema están en franca consolidación y progreso; y esta es la variable decisiva para explicar el curso de la política norteamericana hacia Cuba”, concluye el profesor Luis René.

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