Vecchietti con medaglie

Harold Cardenas Lema https://jovencuba.com

img_2071Il signore arriva con un passato alle spalle, si avvicina al bancone e controlla le medaglie della sua epoca. Non sappiamo a cosa pensa, quale sarà la sua fierezza, i suoi rimpianti. L’unica cosa chiara è il simbolismo di un vecchietto che incontra le sue nostalgie. Questa scena si svolge nel boulevard di una ex repubblica sovietica, ma ho visto altre simili nei paesi analoghi ed è difficile non trovare riscontro in quello specchio.

E’ difficile non pensare ai nostri vecchietti, le nostre medaglie e i simboli che a Cuba cominciano ad essere anacronistici. Senza la capacità di costruirne altre nuove, a quanto pare.

Un anziano col berretto che fa la guardia nel CDR (Comitato di Difesa della Rivoluzione), è dei clichè più diffusi nell’isola. Il mio stesso nonno non ha smesso di farlo fino a quando la famiglia è intervenuta dopo il primo infarto, da allora finirono le guardie e le attività del Partito. Se guardiamo qualsiasi giornalaio lo vedremo con i loro vecchietti all’alba, lo stesso nelle code o discutendo i loro argomenti preferiti: il baseball e la Rivoluzione.

In questi tempi incerti è difficile essere una persona anziana. Il paese non ha le infrastrutture necessarie per loro, i decenni precedenti non ci sembrano più perfetti e la sua eredità è in pericolo davanti all’incapacità evolutiva di alcuni decisori. L’unica cosa che sono esclusivamente dedicate a loro sono i notiziari, quelli si sono destinati a loro, nel suo linguaggio e forma. L’unico problema è che non funzionano con nessun altro.

La questione della eredità è particolarmente preoccupante. Si osserva una necessità di legittimare le gesta conseguite nel periodo rivoluzionario, addirittura a costo della negazione totale di altri periodi. Fenomeno assurdo per essere superfluo, che può provocare l’effetto opposto, se non gestito correttamente. L’insegnamento della storia, mal gestita, diventa dimenticanza.

I vecchietti e le loro medaglie hanno molti meriti. Forse il più grande sia quello di aver rovesciato la nostra dittatura più sanguinosa, o cercando la sovranità, aver affrontato il paese più potente del mondo. Ma, il più grande di tutti i meriti è non arrendersi, di ciò non potremo mai accusare i nostri nonni.

Diceva Machiavelli che la soluzione ad ogni problema genera la nascita di un altro, Hegel ha confermato ciò con la dialettica. Al processo liberatore dei sessanta e le mostre di resistenza dell’America Latina, sono seguiti incistamenti e nuovi errori. Fanno parte dei successi e debolezze dei miei nonni. I primi si ripetono fino alla nausea e i secondi vengono omessi internamente o pubblicati sporadicamente dall’ esterno, quasi sempre dal rancore.

A Budapest la curiosità mi avvicinò al bancone dove erano esposte le medaglie. Vedere gli orgogli del passato messi in vendita nel presente mi causò un brivido. Da bambino, un giorno, ho rubato la chiave dell’armadio dei miei nonni. Cercando tra lenzuoli e ricordi, ho trovato la scorta di medaglie che ha nonno Ramon, e giocare con queste mi valse un rimprovero. Quando è arrivato il signore, quel giorno, e cominciò a guardare le medaglie, ho pensato a Ramon.

A Cuba c’è un problema generazionale. Negarlo sarebbe coprire il sole con un dito, usarlo per criticare il costruito sarebbe un opportunismo a buon mercato.

Non so se l’anziano di Budapest pensava alle cose buone del passato, o a quelle negative e agli errori che in Europa sono stati superiori ai nostri. Forse erano le sue proprie medaglie e si è visto costretto a venderle, forse quelle di un censore che gli ha reso la vita impossibile per un orientamento assurdo. So solo che non vorrei vedere Ramòn guardare i suoi ricordi su un bancone, con la sconfitta che causano le rotture.

Siamo in tempo per le continuità, tutto dipende da che il passato diventi lezione e non zavorra, ma ancora sta vincendo il secondo. E non vorrei essere io un vecchietto che guarda le medaglie socialiste in un mercato capitalistico. Il sacrificio di diverse generazioni merita un finale migliore, meritiamo simboli di successi, non sogni perduti nella nostalgia. E mi spaventa pensare che siamo su questa strada.

Viejitos con medallas

Harold Cárdenas Lema

El señor viene con un pasado a sus espaldas, se acerca al mostrador y revisa las medallas de su época. No sabemos qué pensará, cuáles serán los orgullos, los arrepentimientos. Lo único claro es el simbolismo de un viejito que se encuentra con sus nostalgias. Esta escena ocurre en el boulevard de una ex república soviética pero vi otras parecidas en países similares y es difícil no verse reflejado en ese espejo. Es difícil no pensar en nuestros viejitos, nuestras medallas y los símbolos que en Cuba comienzan a ser anacrónicos. Sin capacidad para construir otros nuevos, aparentemente.

Un anciano con boina haciendo la guardia del CDR es de los clichés más comunes en la isla. Mi propio abuelo no dejó de hacerlo hasta que la familia intervino después del primer infarto, entonces se acabaron las guardias y las tareas del Partido. Si miramos un estanquillo de periódicos lo veremos con sus viejitos al amanecer, igual en las colas o hablando de sus temas favoritos: la pelota y la Revolución.

En estos tiempos inciertos es duro ser una persona mayor. El país no tiene la infraestructura necesaria para ellos, las décadas anteriores dejan de parecernos perfectas y su legado peligra ante la incapacidad evolutiva de algunos decisores. Lo único que le dedicamos exclusivamente son los noticieros, esos sí son pensados para ellos, en su lenguaje y forma. El único problema es que no funcionan con nadie más.

La cuestión del legado es particularmente preocupante. Se observa una necesidad de legitimar las hazañas alcanzadas en el período revolucionario, incluso a costa de la negación total de otros períodos. Fenómeno absurdo por innecesario, que puede provocar el efecto contrario de no manejarse correctamente. La enseñanza de la historia, mal manejada, se convierte en olvido.

medallas_chequiaLos viejitos y sus medallas tienen muchos méritos. Quizás el mayor sea haber derrocado nuestra dictadura más sangrienta, o en busca de la soberanía, haberse enfrentado al país más poderoso del mundo. Pero el mayor de todos los méritos es no claudicar, de eso no podremos acusar nunca a nuestros abuelos.

Decía Maquiavelo que la solución de cada problema genera el surgimiento de otro, Hegel lo confirmó con la dialéctica. Al proceso liberador de los sesenta y las muestras de resistencia latinoamericana, siguieron enquistamientos y errores nuevos. Forman parte de los aciertos y desaciertos de mis abuelos. Los primeros son repetidos hasta la saciedad y los segundos son omitidos internamente o publicados esporádicamente desde el exterior, casi siempre desde el rencor.

En Budapest la curiosidad me acercó al mostrador donde se exhibían las medallas. Ver los orgullos del pasado puestos a la venta en el presente me provocó un escalofrío. Cuando era niño un día robé la llave del closet de mis abuelos. Registrando entre sábanas y recuerdos encontré el alijo de medallas que tiene abuelo Ramón y el jugar con ellas me valió un regaño. Cuando llegó el señor ese día y empezó a mirar las medallas, pensé en Ramón.

En Cuba hay un problema generacional. Negarlo sería tapar el sol con un dedo, utilizarlo para criticar lo construido sería un oportunismo barato.

simbolos_en_ventaNo sé si el anciano de Budapest estaba pensando en lo bueno del pasado, o lo malo y sus errores que en Europa fueron mayores que los nuestros. Quizás eran sus propias medallas y se vio obligado a venderlas, quizás las de un censor que le hizo la vida imposible por una orientación absurda. Solo sé que no quisiera ver a Ramón mirando sus recuerdos en un mostrador, con la derrota que provocan las rupturas.

Estamos a tiempo para continuidades, todo depende de que el pasado se convierta en lección y no en lastre, pero todavía va ganando lo segundo. Y no quisiera ser yo un viejito mirando medallas socialistas en un mercado capitalista. El sacrificio de varias generaciones merece un mejor final, merecemos símbolos de logros alcanzados, no sueños perdidos en la nostalgia. Y me aterra pensar que vamos por ese camino.

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