Operazione Caino

 la vendetta paramilitare fallita dalle misure economiche

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Le Forze di Azioni Speciali hanno smantellato il piano di omicidio politico, “Operazione Caino”, che mirava a sterminare i dirigenti del chavismo in un momento in cui lo stato approfondisce le indagini sul tentato assassinio del Presidente della Repubblica Bolivariana.

L’operazione è stata individuata quando, in mezzo ad un’attività politica del Consiglio Legislativo dello stato di Tachira ed a sostegno di Nicolas Maduro, è stato arrestato José Luis Daza Cepeda dalla squadra di sicurezza di Freddy Bernal. Daza ha dichiarato di essere legato a John Luna, deputato che aveva nel suo veicolo materiale relativo alla posizione e spostamento di Bernal, coordinatore nazionale dei CLAP.

Mappe satellitari e vie di transito del capo chavista sono state sequestrate, inoltre informazioni estratte dal cellulare di José Daza lo relaziona con determinanti agenti delle mafie del contrabbando di benzina, alimenti e droga della regione di confine. E’ il caso di Juan D’Aveta Chacon e Branford Franceshine, che sarebbero coinvolti nel finanziamento del piano per assassinare Bernal ed altri dirigenti politici di alto livello.

Secondo la testimonianza offerta dal detenuto, l’ “Operazione Caino” si sarebbe sviluppata in due fasi: la prima avrebbe avuto come teatro di operazioni lo stato di Táchira e avrebbe cercato di porre fine alla vita delle figure che hanno ottenuto il contenimento della penetrazione del paramilitarismo nell’area: Freddy Bernal, che è stato recentemente nominato Protettore dello stato di Táchira; la ministra per gli affari penitenziari, Iris Varela; le autorità militari Manuel Bernal, capo della REDI di Los Andes, e José Noroño Torre, capo della ZODI di Táchira.

Una seconda fase si sarebbe stata amplificata in relazione ad attori politici centrali, i leader del PSUV: Diosdado Cabello, Jorge Rodríguez e Héctor Rodríguez.

In un documento elaborato dalla Polizia Nazionale Bolivariana, è stata determinata la complicità di due membri della polizia di Táchira, Jhonny Molina e José Vivas, entrambi ufficiali, che hanno collaborato all’indagine clandestina per ottenere informazioni classificate sulle FAES in merito al prelievo e contrabbando di banconote e l’ubicazione della residenza di Bernal.

Caratteristiche fondamentali dei finanzieri locali

 

E’ noto che la criminalità economica che domina la zona di confine di Táchira con il dipartimento di Santander ha rafforzato, negli ultimi cinque anni, i canali del contrabbando di esportazione grazie alle politiche legali che ha promosso lo stato colombiano, favorendo queste pratiche.

In questo senso, la classe commerciante ed imprenditoriale che dirige le mafie del contrabbando vedono una seria minaccia negli annunci fatti dal Governo venezuelano sulle misure riguardanti la distribuzione ed il sussidio della benzina nel paese.

Per questo vengono alla luce nomi come quello di Juan D’Aveta, uomo d’affari venezuelano stabilito nella città di San Cristóbal e proprietario della distributrice di alimenti Canarias.

D’Aveta, nel 2009, è stato messo in prigione preventiva dopo essersi trovato, nel suo veicolo, 150 mila $ in contanti, una tonnellata di cibo e armi da fuoco, mentre si recava al confine con la Colombia

A questo speculatore all’ingrosso furono sequestrate, nel 2017, 25 tonnellate di cibo nel suo negozio ubicato a La Concordia, San Cristobal, nel corso di un operativo da parte della Sundde, il governo regionale e la ZODI Tachira.

La partecipazione di imprenditori della para-economia cucuteña in azioni terroristiche all’interno del territorio venezuelano, fantasma locale di gesti del narcotraffico, è intesa come una risposta alla controffensiva che le istituzioni e le autorità nazionali hanno intrapreso per contrastare gli effetti sulla normalità economica e sociale del paese , rafforzata proprio nell’asse andino, dopo i danni commessi nelle guarimbe del 2017.

Coincidenze con la banda Los Rastrojos

 

Ciascuno degli obiettivi fissati nella prima fase della fallita operazione fa parte della struttura di sicurezza nazionale, che ha ridotto l’infiltrazione del paramilitarismo, braccio esecutivo degli interessi transnazionali a cui obbedisce il governo colombiano di turno.

E’ attraverso le Forze di Azioni Speciali che sono state fatte operazioni per individuare e detenere gruppi irregolari nella zona di Tachira, mettendo in evidenza i ricorrenti scontri con la cellula paramilitare Los Rastrojos, che hanno aumentato la loro presenza nella regione di confine.

Questa banda criminale si è resa protagonista, nel 2017, delle aggressioni necessarie per mediatizzare la falsa storia di un attacco della Forza Armata Nazionale Bolivariana verso l’esercito colombiano, al fine di screditarli e giustificare un conflitto armato, mentre si sopprimono le prove del rafforzamento paramilitare nella periferia del paese. Ha anche avuto una presenza nella rivoluzione colorata dell’anno scorso in quella zona.

Le falcate di questi poteri di fatto stanno nell’impiegare piccole cellule mercenarie private per eseguire le azioni della nuova fase del conflitto. Di consultazione permanente, ci sarà bisogno, per la vasta storia di esperienze raccolte nelle loro, per niente timide, incursioni terroristiche precedenti.

Eliécer Otaiza e Robert Serra sono le prove a cui ricorrono gli operatori intellettuali della multidimensionale guerra contro il Venezuela, per imporre condizioni allo Stato attraverso sanzioni economiche e persecuzioni internazionali; non ha dato frutti. Pressante è la raccomandazione del presidente Nicolás Maduro allo Stato Maggiore per creare un corpo di protezione specializzato contro il terrorismo proveniente dalla Colombia.


“Operación Caín”, la venganza paramilitar fallida por las medidas económicas

 

Las Fuerzas de Acciones Especiales han desmantelado el plan de sicariato político “Operación Caín”, que apuntaba a exterminar líderes del chavismo en un momento donde el Estado profundiza las investigaciones en torno al magnicidio frustrado del Presidente de la República Bolivariana.

La operación fue detectada cuando, en medio de una actividad política del Consejo Legislativo del estado Táchira y en apoyo a Nicolás Maduro, fue detenido José Luis Daza Cepeda por el equipo de seguridad de Freddy Bernal. Daza declaró estar vinculado a John Luna, diputado que tenía en su vehículo material con relación a la ubicación y desplazamiento de Bernal, coordinador nacional de los CLAP.

Mapas satelitales y rutas de tránsito del líder chavista fueron incautados, además de información extraída del celular de José Daza que lo relaciona con agentes determinantes de las mafias de contrabando de gasolina, alimentos y droga de la región fronteriza. Es el caso de Juan D’Aveta Chacón y Branford Franceshine, que estarían involucrados en el financiamiento del plan para asesinar a Bernal y a otros altos dirigentes políticos.

Según el testimonio ofrecido por el detenido, la “Operación Caín” se desarrollaría en dos fases: la primera tendría como teatro de operaciones al estado Táchira y buscaría acabar con la vida de figuras que han logrado la contención de la penetración del paramilitarismo en la zona: Freddy Bernal, que recientemente fue nombrado Protector del estado Táchira; la Ministra para Asuntos Penitenciarios, Iris Varela; las autoridades militares Manuel Bernal, jefe de la REDI de Los Andes, y José Noroño Torre, jefe de la ZODI de Táchira.

Una segunda fase se amplificaría con relación a actores políticos centrales, los líderes del PSUV: Diosdado Cabello, Jorge Rodríguez y Héctor Rodríguez.

En un documento elaborado por la Policía Nacional Bolivariana, se determinó la complicidad de dos integrantes de la Policía del Táchira, Jhonny Molina y José Vivas, ambos oficiales, que colaboraron en la investigación clandestina para obtener información clasificada sobre las FAES con respecto a la extracción y contrabando del papel moneda y la ubicación de la residencia de Bernal.

Rasgos fundamentales de los financistas locales

Se sabe que la criminalidad económica que domina lo zona limítrofe de Táchira con el departamento de Santander ha robustecido los canales de contrabando de extracción estos últimos cinco años, gracias a las políticas legales que ha impulsado el Estado colombiano, favoreciendo estas prácticas.

En ese sentido, la clase comerciante y empresarial que dirige las mafias de contrabando ven una amenaza seria en los anuncios hechos por el Gobierno venezolano sobre las medidas con respecto a la distribución y subsidio de la gasolina en el país.

Por eso salen a relucir nombres como el de Juan D’Aveta, empresario venezolano establecido en la ciudad de San Cristóbal y dueño de la distribuidora de alimentos Canarias.

D’Aveta fue puesto en prisión preventiva en el año 2009 luego de hallarle en su vehículo 150 mil dólares en efectivo, una tonelada de alimentos y armas de fuego, mientras se dirigía a la frontera con Colombia

A este bachaquero mayorista le fueron comisados, en 2017, 25 toneladas de alimentos en su comercio ubicado en La Concordia, San Cristóbal, durante un operativo realizado por la Sundde, el gobierno regional y la ZODI Táchira.

La participación de emprendedores de la paraeconomía cucuteña en acciones terroristas dentro del territorio venezolano, celaje local de gestos del narcotráfico, se entiende como una respuesta a la contraofensiva que instituciones y autoridades nacionales han emprendido para contrarrestar los efectos en la normalidad económica y social del país, reforzada justamente en el eje andino luego de los daños cometidos en las guarimbas de 2017.

Coincidencias con la banda Los Rastrojos

Cada uno de los objetivos fichados en la primera fase de la fallida operación forma parte de la estructura de seguridad nacional que ha reducido la filtración del paramilitarismo, brazo ejecutor de los intereses transnacionales obedecidos por el gobierno de turno colombiano.

Es a través de las Fuerzas de Acciones Especiales que se han hecho operativos para situar y detener grupos irregulares en la zona del Táchira, destacando las recurrentes confrontaciones con la célula paramilitar Los Rastrojos, quienes aumentaron su presencia en la región fronteriza.

Esta banda criminal protagonizó, en 2017, las agresiones necesarias para mediatizar el falso relato de un ataque de la Fuerza Armada Nacional Bolivariana hacia el ejército colombiano, con miras a desprestigiarlas y justificar un conflicto armado, mientras se suprimen las pruebas del fortalecimiento paramilitar en la periferia del país. También tuvo presencia en la revolución de colores del año pasado en esa zona.

Las zancadas de estos poderes fácticos van por emplear pequeños células mercenarias privadas para ejecutar las acciones de la nueva etapa del conflicto. De consulta permanente, habrá que estar con el extenso historial de experiencias recogidas en sus, para nada tímidas, incursiones terroristas anteriores.

Eliécer Otaiza y Robert Serra son los ensayos a los que acuden operadores intelectuales de la multidimensional guerra contra Venezuela, para imponerle condiciones al Estado mediante sanciones económicas y acoso internacional; no ha rendido frutos. Apremiante es la recomendación del presidente Nicolás Maduro al Estado Mayor para crear un cuerpo de protección especializado contra el terrorismo proveniente de Colombia.

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