Buenos Aires va alla guerra (finanziaria) senza Cristina

Alessia Lai http://megachip.globalist.it

argeCristina Kirchner è fuori gioco, ricoverata per una grave infezione. Qualcuno, a noi italiani molto noto, disse tempo fa che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre. E il pensiero maligno che in questo caso non smette di fare capolino è che la Presidenta, già sopravvissuta a un cancro alla tiroide, versi in condizioni di salute sempre più cagionevoli e che queste vadano di pari passo con gli attacchi politici e speculativi contro l’Argentina.

L’ultimo ricovero segue alle recenti prese di posizione della Kirchner e alle sue accuse lanciate in faccia agli Stati Uniti pochi mesi fa, quando il 24 settembre, di fronte alla sessantanovesima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, aveva affermato che «Non sono terroristi solo quelli che piazzano le bombe. Ma lo sono anche coloro che destabilizzano l’economia di un paese» causando «fame, miseria e povertà». Un attacco molto chiaro ai fondi speculativi USA che non hanno sottoscritto la ristrutturazione del debito argentino e che grazie alle recenti sentenze del giudice nordamericano Thomas Griesa stanno assediando Buenos Aires pretendendo il pagamento a tassi usurai dei bond da loro detenuti.

La Kirchner aveva apertamente accusato i«fondi avvoltoio che molestano, generano voci, infamie e calunnie e si comportano da destabilizzatori, come una sorta di terroristi finanziari»e aveva rincarato la dose qualche giorno dopo, alla Casa Rosada, dichiarando:«Vogliono affondare la ristrutturazione» del debito argentino.

L’accusa era stata implicitamente estesa dai “fondos buitres” a Washington, la sentenza di insolvenza emessa dal tribunale statunitense era infatti «arrivata giusto il giorno prima del secondo pagamento (la seconda tranche stabilita dagli accordi stipulati con la maggioranza dei detentori del debito argentino, ndr)». In quegli stessi giorni era stato divulgato dall’Ambasciata USA a Buenos Aires un documento che metteva in guardia i suoi cittadini da una presunta insicurezza in Argentina. «Non sono ingenua, tutto questo non è casuale» aveva commentato la Kirchner, concludendo poi, riguardo a presunte minacce alla sua incolumità arrivate da integralisti islamici e riportate da alcuni giornali, che se fosse accaduto qualcosa non si sarebbe dovuto guardare al Medio Oriente ma «al Nord». Che sia un caso o meno, qualcosa le è accaduto: la Presidenta è ricoverata e i medici parlano della necessità di riposo assoluto.

Tuttavia, poco prima della nuova malattia, la Kirchner ha fatto in tempo, ai primi di ottobre, a mettere mano alla presidenza della Banca Centrale argentina, da troppo tempo in disaccordo con la linea politica del governo in materia finanziaria. La moneta argentina è sotto attacco da lungo tempo e la BCRA, sotto la direzione Juan Carlos Fábrega, non ha agito nell’interesse del Paese.

Fábrega si era limitato ad aumentare i tassi di interesse per contrastare l’inflazione, senza fare niente per cercare di porre un freno al cambio parallelo del dollaro, del quale – tra l’altro – pare abbia beneficiato suo fratello, collegato a due banche che hanno portato fuori dal Paese enormi capitali in dollari (la cui scarsità affligge il Paese) attraverso il meccanismo detto del “contante con liquidità”, che consiste nell’acquisto di titoli in pesos e la sua vendita immediata all’estero in dollari.

Negli ultimi mesi Cristina Fernández aveva duramente criticato l’inattività della BCRA il cui risultato era stato l’accumularsi di 80 mila denunce – inevase – di presunte illegalità nel mercato dei cambi. Il conseguente passo indietro di Fábrega ha aperto la strada alla nomina al BCRA di Alejandro Vanoli, ex presidente della Commissione nazionale valori. Da allora il sistema del “contante con liquidità” è al centro di una vera e propria campagna. Proprio lunedì scorso, il 5 novembre, la Banca Centrale argentina ha comminato una multa di 160 milioni di pesos al Banco de Valores ed ai suoi dirigenti per irregolarità in operazioni di questo genere. La sanzione fa riferimento ad una indagine iniziata a partire dalla registrazione di operazioni irregolari tra giugno e ottobre 2008 da parte di Banco de Valores. Il BCRA ha trovato insufficiente la giustificazione data per l’origine dei fondi di operazioni legate al giro di valute all’estero a partire da operazioni di “contante con liquidità”.

«La Banco de Valores ha realizzato in maniera incompleta i fascicoli dei clienti che compravano titoli. Non chiedeva informazioni sull’origine dei fondi, nonostante esistesse la possibilità di essere di fronte a manovre di riciclaggio. Ci sono state infrazioni finanziarie per un importo totale di 194 milioni di dollari» ha spiegato una fonte ufficiale della Banca Centrale al quotidiano argentino Página12.

All’assunzione di Vanoli al BCRA fanno da supporto altri cambiamenti che vanno anch’essi nella direzione di incrementare il controllo sul sistema finanziario: Cristian Girard lo ha rimpiazzato alla CNV e ha immediatamente sospeso la finanziaria Mariva Bursátil SA, per non avere fornito le informazioni richieste in merito ad operazioni con buoni che permettono di fare manovre di “contante con liquidità”. Mariva era stata citata dalla stessa Presidenta Cristina Fernández, assieme a Balanz Capital, Banco Macro ePatagonia, nel discorso che aveva preceduto l’uscita di Juan Carlos Fábrega dal BCRA, per aver mosso in un anno 11.782 milioni di dollari attraverso operazioni di “contante con liquidità”, quasi la metà del totale di valute operate attraverso questo meccanismo. E l’operazione trasparenza continua: il 22 ottobre, la Banca Centrale ha coordinato una mega operazione di controllo su una dozzina di entità finanziarie tra agenzie di cambio, società di Borsa e cooperative di credito. Pochi giorni fa ha invece sospeso per due mesi la finanziaria Cambio América per vincoli con una società di borsa – proprietà della stessa società – già sospesa, la Valores América, sempre per operazioni di “contante con liquidità”.

Gli speculatori finanziari, insomma, sono nel mirino del governo argentino, e visto che spesso questi hanno stretti collegamenti con le grosse aziende multinazionali, anche queste sono finite sotto la lente di ingrandimento. Pochi giorni fa, il capo di Gabinetto argentino, Jorge Capitanich, usando gli stessi termini adoperati dalla Kirchner di fonte all’Assemblea Onu, ha denunciato che nel Paese esistono imprese che «esercitano attivamente il terrorismo economico attraverso azioni di speculazione sistematica». Durante la sua relazione bimensile dalla Camera di Deputati, Capitanich ha denunciato come parte di questa trama le imprese General Electric SA, Maltería Pampa SA, il laboratorio Monte Verde S. A. e la Procter & Gamble. Le manovre denunciate, e che sono oggetto di investigazione amministrativa da parte dell’AFIP (l’Amministrazione Federale delle Entrate erariali), includono sotto fatturazione di esportazioni, sovra fatturazione di importazioni e la manipolazione dei prezzi di trasferimento con l’obiettivo di evadere o evitare il pagamento di imposte nel paese.

Secondo le stime la fuga di valuta nel 2012 attraverso i prezzi di trasferimento (un prezzo attribuito a beni o servizi trasferiti fra imprese diverse di uno stesso gruppo industriale o commerciale sottoposti a differenti regimi fiscali avendo sede legale in Paesi diversi) è stata di 13.218 milioni di dollari, il 9 per cento del totale del commercio estero.

Riguardo la General Electric, Capitanich ha accusato i suoi dirigenti di applicare una «sovra fatturazione di importazioni ed aumento di prezzi, il che implica maggiore uscita di dollari ed incremento della struttura di costi per generare un impatto nel bilancio fiscale».

La situazione denunciata dal capo di Gabinetto non è ancora arrivata in tribunale ma è emersa da un’indagine fatta direttamente dall’AFIP. La compagnia Maltería Pampa S. A., che fa parte del gruppo multinazionale Ambev – dedito alla produzione globale di birre – ha invece realizzato una «sotto fatturazione nelle esportazioni, che provoca minore entrata di dollari nel paese ed una diminuzione di utili della filiale locale».

La frode stimata si aggirerebbe intorno ai 234 milioni di dollari e per porla in atto si sarebbe usato un sistema di triangolazione mediante imprese collegate, alcune con sede in Uruguay. Inoltre gli amministratori della Maltería Pampa fanno parte anche del direttivo di Hohneck S.A., impresa dedita ai servizi di finanziamento e di Lambic Holding S. A., altra finanziaria. Il che porta a pensare che il denaro sottratto all’erario sia stato utilizzato da queste società.

L’altra azienda denunciata è stata Monte Verde S. A., impresa controllata dai Laboratori Raffo. Secondo Capitanich, le operazioni illecite si aggirerebbero intorno ai 16 milioni di dollari e sarebbero frutto di una sotto fatturazione: «In questo caso è stato rilevato l’utilizzo di un accordo di cooperazione commerciale firmato col Perù col quale si esposta ad un terzo di quello che vale il prodotto», ha dichiarato il ministro.

L’ AFIP, dal canto suo, ha reso noto che una volta concluse le indagini amministrative «nella misura in cui il risultato delle indagini darà impulso a una causa in sede giudiziale» si procederà a rendere pubblica l’informazione, come è stato fatto nel caso di Procter & Gamble che il 3 novembre è stata sospesa. All’impresa multinazionale, accusata di frode fiscale e fuga di valuta, è stata congelata l’iscrizione nel registro degli importatori ed esportatori, così come la possibilità di operare nel mercato del cambio di valute. L’organismo di controllo ha dettagliato in un comunicato che la misura è stata presa in seguito a sovra fatturazione di importazioni per 138 milioni di dollari: P&G realizzava acquisti in Brasile, ma li fatturava attraverso una filiale dell’azienda registrata in Svizzera – un paradiso fiscale – per pagare meno imposte a Buenos Aires. «Il nostro obiettivo principale è che P&G restituisca alla Banca Centrale le valute sottratte e che paghi le sanzioni doganiere e l’Imposta sui Guadagni evasi per la manipolazione dei prezzi di trasferimento», ha sottolineato il presidente dell’AFIP, Ricardo Echegaray, aggiungendo che «le compagnie multinazionali non possono gestire i loro guadagni ingannando lo Stato, evadendo imposte e favorendo la fuga di valuta, poiché questa condotta irregolare ostacola lo sviluppo della Nazione, privando i suoi cittadini di risorse per i servizi pubblici, salute, educazione, giustizia, trasporto, pensione ed altri investimenti sociali».

Nel mirino delle agenzie di controllo governative ci sono anche le grandi imprese cerealicole: per ora le multinazionali Bunge e Cargill sono sottoposte a verifiche per la triangolazione realizzata attraverso Zonamérica, la zona franca ubicata a Montevideo, in Uruguay. È noto che nell’economia globalizzata commercio e finanza si intreccino, come pure che i loro interessi spesso coincidano con quelli del primo nemico dell’Argentina, gli Stati Uniti.

Sarebbe eccessivo rintracciare un piano stilato a tavolino per mettere in ginocchio Buenos Aires attraverso gli interessi di imprese private, ma è un dato di fatto che questi coincidano con le mire nordamericane sull’Argentina.

Lo spirito “mercatista”, l’uso del capitalismo apolide come un’arma, fanno parte dell’essenza stessa degli Stati Uniti d’America, della loro pretesa che il resto del mondo non si possa sottrarre ai sistemi di regolamentazione creati per fare degli USA la più grande potenza mondiale.

Avere allontanato dall’Argentina le mani del FMI e della Banca Mondiale è stato il peggiore affronto che Buenos Aires potesse fare a Washington, soprattutto perché ha dimostrato che si può esistere senza il cappio al collo del prestito internazionale.

La sentenza emessa dal giudice Griesa in favore dei “fondos buitres” è la punizione per questa “insubordinazione”: un magistrato nordamericano decide di mettere in mora una intera nazione e al di là delle cifre assurde e usuraie pretese da questi “fondi avvoltoio” (il cui pagamento ridurrebbe il Paese sul lastrico) e il nocciolo della vicenda sta nel fatto che Washington ha necessità di continuare a legittimare un sistema economico globale che la pone ancora al centro del mondo. L’Argentina di Cristina Kirchner è uno dei granelli latinoamericani insinuatisi in questo meccanismo. Per ora Buenos Aires resiste, anche senza la Presidenta in prima linea, ma l’Impero sta facendo di tutto per annientarla.

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Gli speculatori dei fondi avvoltoio lavoravano per Obama

 

buiIl governo argentino ha denunciato i vincoli dei principali speculatori dei fondi avvoltoio con l’amministrazione di Barack Obama.

La protesta dell’Argentina, di fronte al fatto che una delle principali speculatrici dei fondi avvoltoio lavora per l’amministrazione di Obama, ha portato alla luce, pochi giorni fa, che altri  personaggi di questo gruppo di speculatori lo fanno.

Nancy Soderberg compie la doppia funzione d’essere la titolare nominata da Obama nel 2012 della Giunta di Declassificazione dell’Interesse pubblico del governo nordamericano e nello stesso tempo dirige la detta  American Task Force Argentina (ATFA).

Questa associazione incita il Congresso e il Governo  degli Stati Uniti a favore dei fondi avvoltoio che esigono dall’Argentina e inoltre hanno basi nei paradisi fiscali come il caso dell’Isola Caíman per evadere le imposte nei loro paesi, riporta PL.

Il caso della Soderberg non è l’unico, “è solo la punta dell’iceberg”, segnala il quotidiano  Tiempo Argentino in un dettagliato  articolo.

Tra coloro che hanno avuto vincoli politici con l’amministrazione Obama ed hanno lavorato per questi gruppi finanziari di pressione, vanno segnalati  William Wichterman, che era l’assessore principale del presidente, e Brian Gunderson, che è stato a capo del personale nel Dipartimento di Stato.

Un altro personaggio molto importante, risalta  Tiempo Argentino, è Robert Shapiro, che ha diretto l’ATFA ed ha molteplici interazioni con i politici statunitensi.

Shapiro ha lavorato come assessore economico principale nelle campagne di William Clinton, Albert Gore e John Kerry.

“Ma, attenzione,   Shapiro ha anche lavorato come consulente nelle campagne presidenziali di Obama, nel 2008 e nel 2012, ed era consigliere del primo ministro del Regno Unito, Anthony Blair”.

Dal 1997 al 2001, aggiunge, Shapiro è stato vice segretario al Commercio per i Temi Economici, incaricato di tutte le aree statistiche del governo di Washington e attualmente è assessore di congressisti statunitensi e britannici.

Tiempo Argentino commenta che Soderberg illustra fedelmente quello che negli Stati Uniti si conosce come “porta girevole”, espressione  che definisce i funzionari che stanno dalle due parti del banco, apportando benefici ai gruppi economici.

I registri dello stesso congresso degli Stati Uniti mostrano che il magnate Paul Singer, proprietario del fondo avvoltoio  NML Capital, ha assunto  direttamente e  indirettamente un esercito di speculatori a un costo di otto milioni 420.000 dollari solo per il conflitto con l’Argentina.

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