Oltre 100 esperti negano la “brogli” elettorali in Bolivia

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“Chiediamo che le istituzioni e i processi democratici della Bolivia siano rispettati”. Recita così il manifesto firmato da oltre 100 esperti internazionali in economia e statistica, che fanno “un appello all’OSA affinché ritiri le sue dichiarazioni fuorvianti sulle elezioni, che hanno contribuito al conflitto politico e sono state una delle ‘giustificazioni’ più utilizzate per portare a compimento il colpo di Stato militare”.

I firmatari, provenienti da istituti come l’Economic Policy Institute e varie università degli Stati Uniti, Australia, Messico e India, tra gli altri, condannano il fatto che Donald Trump abbia sostenuto apertamente e fermamente il colpo di Stato militare del 10 novembre che ha rovesciato il governo del presidente Evo Morales “e spiegano attraverso la loro conoscenza in Statistica perché la ”narrazione sui brogli” non è corretta.

Ancora una volta la realtà confuta una narrazione tossica ripetuta a spron battuto e reti unificate per occultare che in Bolivia si è consumato un golpe. L’unica strada per allontanare dalla presidenza Evo Morales, presidente indigeno e socialista, sostenuto dalla maggioranza dei boliviani come hanno mostrato anche le ultime elezioni dove Morales aveva ottenuto ancora un trionfo.

Gli esperti spiegano che non c’è stato nessun broglio

“C’è stata una pausa nel ‘conteggio rapido’ dei risultati delle votazioni – quando era stato raggiunto l’84% dei voti – e il vantaggio di Morales era di 7,9 punti percentuali. Con il 95% del conteggio totale dei voti, il suo margine era aumentato a poco più del 10%, circostanza che consentiva a Morales di vincere al primo turno senza dover andare al ballottaggio.

Alla fine, il conteggio ufficiale ha mostrato un vantaggio del 10,6%, spiegano gli esperti, basandosi su un rapporto pubblicato dal Center for Economic and Political Research (CEPR), un think tank con sede a Washington che ha già messo seriamente in discussione in un rapporto pubblicato il 10 novembre il ruolo della missione elettorale dell’OSA in Bolivia.

I firmatari ricordano che “non è insolito che i risultati di un’elezione presentino una distorsione in base alla posizione geografica, il che significa che i risultati possono variare a seconda di quando vengono conteggiati i voti nelle diverse aree”. La dichiarazione cita l’esempio delle ultime elezioni per il Governatore in Louisiana, in cui il candidato democratico ha vinto 2,6 punti percentuali dopo essere apparso perdente per quasi tutta la notte. “Il cambiamento nella leadership di Morales non è stato affatto ‘drastico’; faceva parte di un costante e continuo aumento del vantaggio di Morales che è iniziato ore prima dell’interruzione”, affermano.

Secondo questi esperti, la spiegazione dell’aumento del margine è “abbastanza semplice” e “si basa sul fatto che le aree che hanno visto conteggiati i loro voti in seguito erano più pro-Morales rispetto alle aree i cui voti erano stati contati in precedenza”. Un risultato finale che qualificano come “abbastanza prevedibile in base al primo 84% dei voti riportati”. “Ciò è stato dimostrato attraverso un’analisi statistica e anche attraverso un’analisi più semplice delle differenze tra le preferenze politiche delle aree scrutinate”, sottolineano.

Il manifesto si conclude con un appello al Congresso degli Stati Uniti affinché indaghi “sul comportamento dell’OSA” e contrasti il “colpo di Stato militare” e le violazioni dei diritti umani del governo di fatto”, oltre a sottolineare la responsabilità dei media che dovrebbero cercare analisti indipendenti “invece di basarsi solo sui funzionari dell’OSA”. “Molte vite possono dipendere dal chiarimento di questa storia”, concludono, riferendosi a un conflitto in cui, secondo l’ultimo resoconto del Defensor del Pueblo, il bilancio parziale delle vittime ascende a 32.

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