La strategia del Condor 2.0. Come lavora il procuratore Barr.

N. Galiè  – www.farodiroma.it

Il Presidente Nicolas Maduro e 14 alti funzionari del Venezuela sono stati accusati di traffico di droga dal Procuratore Generale statunitense William P. Barr. L’accusa è ridicola e le prove inesistenti, tant’è che il Procuratore, come nei film western più scadenti, è giunto ad offrire una taglia di 15 milioni a chi sarà in grado di racimolare uno straccio di prova.

Tuttavia, questo trattamento non è stato riservato al Presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández, l’ultimo di una serie di presidenti corrotti succedutesi a seguito del colpo di stato avallato da Washington nel 2009 nel paese centroamericano. Ad ottobre, infatti, JOH era stato indiziato da una Corte Federale degli Stati Uniti per contrabbando multimilionario di cocaina. Ovviamente, gli Stati Uniti, che esercitano un vero e proprio protettorato sull’Hunduras, non hanno chiesto né l’estradizione né tantomeno la rimozione di Hernández. Un altro stato satellite degli Stati Uniti, cui ogni anno vengono forniti ingentissimi aiuti militari, e che confina guarda caso con il Venezuela, è la Colombia. Questo paese, considerato da Hillary Clinton un modello per l’America Latina, ha il discutibile primato di essere il più grande fornitore di cocaina nel mondo. Anche in questo caso, gli USA hanno chiuso, non uno, ma tutti e due gli occhi sulle responsabilità politiche di questo traffico.

Nondimeno, tralasciando le accuse a Maduro, di cui parlarne in maniera seria piuttosto che sterile è un insulto all’intelligenza, è altresì interessante scoprire chi è questo Procuratore Generale che ha accusato il legittimo Presidente venezuelano. Chi è William P. Barr? Un giudice indipendente? Un eroe, di quelli che si vedono al cinema? Barr è in realtà un magistrato conservatore legato ai Repubblicani e soprattutto alla famiglia Bush. Qualcuno fa beneficenza per i poveri, Barr ha donato 50 mila dollari per sostenere la candidatura di Jeb Bush, il candidato delle lobbies petrolifere, alle elezioni del 2006, vinte da Trump. Ciascuno spende i propri soldi come crede. Tuttavia, Barr non è stato tutta la vita un giudice: prima faceva un altro mestiere; era consulente per la compagnia aerea Southern Air Transport. Voi direte, nulla di male, ma la Southern Air Transport era compagnia aerea, con sede a Miami (Florida) – guarda caso dove sverna la destra golpista americana – attiva dal 1947 al 1998, utilizzata dalla CIA per trasportare armi ai Contras attivi in Nicaragua. Tuttavia, la Southern Air Transport, di cui Barr è bene ricordarlo fu consulente, non riforniva di armi soltanto questi squadroni della morte dediti agli stupri, alle torture e ai massacri di poveri contadini. La Southern Air Transport è stata accusata di aver trasportato anche droga, proprio per finanziare il narcoterrorismo su cui si basava l’attività dei Contras.

Barr era stato reclutato dalla CIA nel 1973 e aveva fatto carriera con l’amministrazione Reagan, che si macchiò di gravi crimini in Centro America. Gli squadroni della morte uccisero l’Arcivescovo Santo Romero in Salvador per fare un esempio. Eclissandosi nell’ombra, per bypassare il controverso Boland Amendment con cui il Congresso degli Stati Uniti aveva limitato la possibilità di finanziare legalmente i Contras, le cui atrocità difficilmente potevano passare inosservate, Barr si impegnò a lavorare come consulente per questa compagnia aerea, impegnata a diffondere il terrore in Nicaragua, dove i Sandinisti stavano realizzando delle pericolosissime riforme agrarie.

Nonostante ciò, la carriera di Barr non sembrò risentirne: fu lui a stilare il parere legale con cui fu giustificata l’invasione di Panama nel 1989 e l’arresto del Presidente Noriega, un altro asset della CIA; anche Noriega fu accusato di narcotraffico, tuttavia questa era una verità parziale. Certamente, a differenza di Maduro, Noriega era un pupazzo in mano della CIA, con la quale aveva alacremente collaborato negli anni 80 per reprimere il dissenso in America Latina, fornendo appoggio agli squadroni della morte attivi in El Salvador e Nicaragua. Tuttavia, Noriega ha sempre sostenuto che a trafficare la cocaina, per finanziare i Contras, non fosse lui, ma proprio l’agenzia con cui Barr ha collaborato. Sono tanti che hanno visto nell’arresto di Noriega un tentativo andato a buon fine di tappargli la bocca.

Alla recente trovata, con cui l’amministrazione Trump, attraverso i servigi del giudice Barr, vorrebbe mettere in difficoltà Maduro, riproponendo lo schema con cui fu destituito Noriega, il Presidente del Venezuela ha risposto con una lettera aperta. Maduro ha ricordato proprio “la dubbia indipendenza del procuratore William Barr, che raccomandò l’invasione di Panama e aiutò ad insabbiare le irregolarità dello scandalo Iran-Contras”. La CIA vendette illegalmente, in violazione delle leggi americane sull’embargo, armi all’Iran per destinare il ricavato agli squadroni della morte attivi in Centro America. Inoltre, Maduro ha ricordato come, in questo momento, il mondo si trovi ad affrontare una sfida micidiale per cercare di mettere sotto controllo la pandemia di coronavirus. Dopo aver espresso solidarietà al popolo statunitense, che sta affrontando questo morbo, il Presidente Maduro ha denunciato la strumentalità della manovra di Trump, il quale vuole distrarre l’opinione pubblica, con accuse ridicole proprio nei confronti del Presidente Bolivariano, per nascondere “in una cortina di fumo l’improvvisato e erratico maneggio della pandemia negli Stati Uniti”.

Maduro ha sottolineato come Trump abbia prima negato, così come aveva fatto con il cambiamento climatico, e poi minimizzato la pericolosità del virus. Il Presidente degli Stati Uniti e le lobbies che lo sostengono non vogliono, ha spiegato il Presidente Bolivariano, investire le grandi risorse di cui dispone il paese per “cambiare il sistema sanitario statunitense”. Infatti, esso rimane nelle mani dei privati, i quali voglio trarre il massimo profitto dai servizi e dalle assicurazioni sanitarie. Anche le grandi aziende farmaceutiche speculano sui bisogni della gente, ha aggiunto Maduro nella missiva.

Il Venezuela non vuole, ha ripetuto l’erede di Chavez, “un conflitto” con gli Stati Uniti, ma “relazioni fraterne di cooperazione, scambio e rispetto”. Maduro non accetta “minacce di guerra e blocchi” e non può cedere di fronte ai tentativi di mettere sotto tutela esterna il Venezuela, con chiaro riferimento alla fantasiosa “road map” presentata da Pompeo nei giorni scorsi, in cui si chiedeva a Maduro di fare un passo indietro per formare un governo di transizione. Ma quello che soprattutto il Venezuela NON vuole, ha ribadito il presidente, è un’altra guerra per il petrolio. Risorsa naturale di cui il Venezuela dispone in abbondanza e che l’Eterno Presidente Chavez ha restituito al popolo, dopo che per decenni era stata in mano ad oligarchie locali senza scrupoli e al capitale privato delle multinazionali.

In questo momento, è importante unirsi alla battaglia dell’ONU, promossa dal Segretario Generale, António Gutteres e dall’Alta Commissaria per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, affinché tutti i blocchi e le sanzioni siano sospese. Il mondo ha bisogno, oggi più che mai, di solidarietà e cooperazione, non di guerre.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.