Intervento di M. Díaz-Canel – ALBA-TCP

Stimato Presidente Nicolás Maduro Moros;

Distinti Capi di Stato e di Governo;

Capi di delegazione;

Stimate autorità economiche dei paesi dell’Alleanza e invitati che si accompagnano:

Voglio iniziare ringraziando il fraterno presidente Nicolás Maduro Moros per la sua convocazione a questa Conferenza economica dell’ALBA-TCP.

È molto importante scambiare esperienze e unire posizioni per affrontare insieme gli effetti della COVID-19, una pandemia che minaccia d’approfondire significativamente la crisi multi settoriale che soffrono le nostre società, in particolare, nell’ambito economico.

Nonostante la previsione di un danno globale, nessuno indica che coloro che soffriranno di più le conseguenze della crisi sono le nazioni del Sud, perchè alla pesante zavorra del sottosviluppo e al debito si aggiungono le misure coercitive unilaterali alle quali alcuni tra noi siamo sottoposti nel contesto di un ordine internazionale ingiusto che compromette lo sviluppo sostenibile dei nostri popoli.

Dall’inizio dell’anno abbiamo assistito a una dolorosa lezione d’Economia Politica globale.

Ogni nave alla quale è stato chiuso il porto, ogni aereo che non ha incontrato una pista per atterrare, ogni persona contagiata alla quale è stato chiesto denaro per ricevere assistenza o per i mezzi di protezione che tutti necessitiamo, ogni richiesta d’aiuto senza risposta, ogni morto senza tomba conosciuta – tutte tragedie rese note dai più diversi media – sono espressione dell’egoismo e dell’ingiustizia dei modelli economici di un sistema il cui unico fine è arricchire una minoranza a spese delle sofferenze della maggioranza.

Incredibilmente, il mondo super sviluppato, quello che ruba i cervelli e abbaglia con lo splendore di produzioni sofisticate, si è mostrato incapace d’usare le sue immense risorse nella costruzione di un fronte globale contro la pandemia, che si può affrontare solo con due forze alla portata di tutti: cooperazione e solidarietà.

In nazioni sviluppate dell’Unione Europea, terribilmente colpite dalla pandemia, molte persone parlano di separazione dal blocco, perché sentono che l’integrazione comunitaria non ha funzionato di fronte all’emergenza.

Quello che poteva essere una forza aggiunta per i paesi economicamente forti, è diventato una debolezza nella percezione di molti cittadini, per carenze etiche fondamentali.

Oggi si possono vedere chiaramente le differenze tra i Governi che hanno difeso e rinforzato lo Stato come garante di stabilità sociale  e quelli che, spinti dalle teorie neoliberali, lo hanno rimpicciolito tagliando le prestazioni sociali, i servizi pubblici di salute e le investigazioni scientifiche.

La Cina, con la sua efficace risposta all’epidemia nel paese più popolato del Pianeta e i suoi apporti all’Organizzazione Mondiale della Salute e ad altre nazioni, mostra la differenza. Anche coloro che parlano con malignità di un  «virus cinese» sono stati favoriti dalla pratica solidale della grande nazione.

Al contrario, governi che erano presumibilmente moto efficaci nell’integrazione dei loro mercati, delle loro finanze e delle loro truppe, e anche per organizzare invasioni extra regionali, hanno fallito nell’articolazione degli sforzi per salvare i propri cittadini.

Oggi il mondo intero paga il prezzo degli abusi del capitalismo nella sua versione salvaggia. L’esempio più vicino lo offre l’America Latina, che è diventata l’epicentro della pandemia per rivelarci, in tutta la sua crudezza, il costo di porre il destino dei popoli nelle mani del mercato.

Il  modello neoliberale, esteso nella nostra regióone, non ha potuto risolvere le necessità della pandemia nè potrà affreontare lo scenario post-COVID-19.

I popoli sottomessi al fondamentalismo economico di destra, oggi soffrono gli effetti della riduzione dei bilanci destinati al settore della salute, alla protezione sociale, all’investigazione scientifica e alla formazione del personale medico e paramedico.

L’esperienza di questi mesi ci conferma che, con un’amministrazione adeguata della politica fiscale e senza tralasciare gli equilibri macro economici, lo Stato svolge il ruolo principale e non delegabile del dovere di proteggere, regolare e procurare i mezzi necessari per affrontare la crisi, salvare vite, mantenere la vitalità dell’economia e nello stesso tempo sviluppare programmi di beneficio sociale.

I pronostici economici sono tanto drammatici come i dati giornalieri della la pandemia. La Cepal –come spiegava Alicia– prevede per la fine del 2020 una caduta del  5,3 % nella attività economica dell’America Latina, con il conseguente deterioramento di importanti indici sociali.

Il tasso di disoccupazione si dovrebbe ubicare attorno al 4.4 punti percentuali e la povertà estrema aumentare a 2.6 punti percentuali rispetto al 2019.

Questo implica che la povertà coinvolgerà, in America Latina, la regione con la più forte disuguaglianza del pianeta, il 34,7 % della sua popolazione e questo equivale a 214,7 milioni di persone. Saranno in miseria  il13%, cioè 83,4 milioni di abitanti.
Magari fossero solo numeri! Ma parliamo di esseri umani, milioni di persone che si sommeranno alle grandi masse di esclusi esacerbando i gravi conflitti attuali.

Buona parte del commercio e degli investimenti sono paralizzati, sono calate le entrate fiscali e l’accesso alle fonti di  finanziamento come risultato della paralisi economica che affrontiamo, con la riduzione della domanda di servizi e delle esportazioni dei nostro prodotti.

Addizionalmente, il turismo, attività di grande importanza per diverse nazioni dell’area è notevolmente danneggiato dalla necessaria chiusura delle frontiere.

Il momento e il senso comune impongono alla comunità internazionale di mettere da parte le differenze politiche e insieme cercare soluzioni unendoci attraverso la cooperazione internazionale e l’imprescindibile solidarietà.

La priorità dei nostri governi nell’attuale congiuntura si deve dirigere al fomento e allo sviluppo della produzione di alimenti, con enfasi nella produzione locale, che garantisca l’auto rifornimento e che necessiti bassi livelli d’importazione.

È necessaria una maggiore priorità con un maggior investimento statale nel settore della Salute, avanzando nell’accesso universale e gratuito della popolazione ai servizi basici della salute.

Il nostro leader storico, Fidel Castro, lo ha detto e scritto in innumerevoli dichiarazioni: «…invece d’investire tanto nello sviluppo di armi sempre più sofisticate, quelli che hanno risorse per questo dovrebbero promuovere le investigazioni mediche e mettere al servizio dell’umanità i frutti della scienza creando strumenti di Salute e di vita e non di morte».
Cuba si salva e apporta alla salvezza di altre nazioni grazie a questa filosofia.

I paesi dell’ALBA-TCP possono fare molto. Dobbiamo identificare le potenzialità d’ognuno in funzione di un’integrazione economica regionale che dia priorità alla complementarità, producendo – ogni paese- quello che è più competitivo e scambiando beni e servizi.

Cuba ha la volontà di stimolare e ampliare la collaborazione nel fronte della Salute Pubblica nell’ALBA-TCP.

Offriamo consulenze per affrontare le nuove sfide nel settore epidemiologico con corsi e seminari, per esempio. Offriamo un ciclo di video conferenze con esperti cubani, per trasmettere la loro esperienze nella lotta alla COVID-19 e in altre situazioni epidemiologiche e mettiamo a disposizione dei paesi dell’ALBA- TCP l’Istituto di Medicina Tropicale Pedro Kourí come consulente in questa materia.

Cuba mette a disposizione dell’ALBA – TCP una messa a fuoco innovatrice per il maneggio della COVID – 19, che consideri la prevenzione e il rafforzamento dell’immunità dei pazienti con il sistema immunologico non funzionale, per via   dell’invecchiamento e morbilità e per il trattamento della difficoltà respiratoria  provocata dalla tormenta  di citochine nei pazienti positivi al virus.

Cuba inoltre propone l’uso clinico di medicinali biotecnologici innovatori cubani, che hanno dato risultati positivi nel trattamento dei pazienti cubani della terza età, soprattutto in stato critico e grave.

La solidarietà è indispensabile e non è mancata in questi anni, ma è importante perfezionare le strutture istituzionali del fronte economico dell’ALBA-TCP per stabilire un’agenda  economica a breve e medio  tempo.

Disegnare incentivi e lavorare con maggior agilità e flessibilità all’identificazione delle opportunità e dei progetti congiunti. Abbiamo la volontà politica di farlo e la capacità dimostrata di cooperare, essere complementari, e tutto questo si può moltiplicare.

La «nuova economia reale» necessita una messa fuoco più produttiva  e meno Inclinata verso l’attività finanziaria. I finanziamenti vanno canalizzati verso la generazione di beni e servizi, facendo sì che «si guadagni di più producendo che muovendo il denaro».

E dato che i nostri storici avversari se la prendono con l’unione globale tanto indispensabile oggi, tocca a noi promuovere  e rinforzare il  multilateralismo e appoggiare la gestione dell’Organizzazione  Mondiale della Salute e dell’Organizzazione Panamericana della Salute, per coordinare una risposta collettiva, l’unica maniera efficace per vincere la lotta contro la pandemia.

Cuba offre, modestamente, le esperienze della nostra strategia nazionale per superare gli effetti della COVID – 19 e in parallelo affrontare la crisi economica che minaccia il mondo intero e sarà più grave per noi che siamo le vittime di blocchi genocidi.

Nonostante la complessa situazione che stiamo attraversando, Cuba non ha rinunciato agli obiettivi del Piano Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale sino al 2030, per il benessere, lo sviluppo e la prosperità del popolo.

L’apporto della biotecnologia cubana e d altri settori della scienza è stato determinante. I nostri talenti scientífici, con le loro investigazioni e i prodotti  farmaceutici di nuova creazione, hannno letteralmente sconfitto la morte.

Mentre nel resto del mondo l’80% dei pazienti gravi e critici muore, la Scienza e la Medicina cubana hanno salvato l’80 % dei pazienti crítici e gravi contagiati dal virus sars-cov-2. E quato lo abbiamo ottenuto senza rinunciare alla pratica internazionale di condividere quello che abbiamo.

La vergognosa e menzognera campagna del Governo degli Stati Uniti contro la Collaborazione Medica cubana, oltre a privare dei servizi di salute popolazioni vulnerabili di Brasile, Bolivia e Ecuador, permettendo che la pandemia provochi vere stragi, è stata sconfitta. In questo istante, 34 brigate mediche cubane, formate da circa 2500 cooperanti, contribuiscono in maniera solidale a mitigare lo scontro della pandemia in 26 nazioni, su richiesta dei loro governi.

Loro si sommano ai circa 28.000 professionisti della Salute che prestavano già servizio in 59 paesi prima della COVID-19.
Nessuno di questi apporti viene riconosciuto dal Governo degli Stati Uniti,  la cui amministrazione ha indurito il blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba, con nuove misure coercitive indirizzate a rendere ancora più difficile lo sforzo nazionale dello scontro alla pandemia e per il successivo recupero.

Eccellenze e amici:

La pace e la sicurezza regionali sono a loro volta minacciate.

L’amministrazione nordamericana ha rifiutato di pronunciarsi pubblicamente e con chiarezza di fronte a un’azione terrorista avvenuta nella capitale di questo paese contro l’Ambasciata di Cuba e questo conferma l’atteggiamento di complicità e accordo con cui promuovono azioni violente contro i nostri paesi, e ratifica che il linguaggio aggressivo che incita a posizioni estreme e violente, realizza gli obiettivi strategici dell’attuale governo  statunitense.

Invece di rispondere al giusto reclamo di decine di migliaia di persone che dentro e fuori dagli Stati Uniti si pronunciano pacificamente di fronte agli abusi della polizia, il razzismo, la xenofobia e il disprezzo presidenziale per gli esclusi dal «sogno americano», l’attuale amministrazione insiste nel dedicare risorse ed energíe ai suoi machiavellici piani d’intervento in Nuestra América.

La fraterna nazione venezuelana è stata vittima di molteplici  aggressioni in contravvenzione delle norme e dei principi del Diritto Internazionale, stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite, e dei postulati del Proclama dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace.

Suscita indignazione il carattere spietato delle misure economiche coercitive che unilateralmente applica il Governo degli Stati Uniti  contro il  Venezuela.

La persecuzione delle navi mercantili costituisce un’azione di pirateria moderna, che rappresenta un precedente funesto nella regione in relazione alle norme e ai regolamenti che dirigono la navigazione mercantile internazionale.

Cuba riafferma il suo appoggio al presidente Nicolás Maduro e all’Unione Cívico-Militare del popolo bolivariano e chavista.

Le misure contro il popolo del Nicaragua, con l’obiettivo d’impedire il suo benessere e la sua sicurezza non sono meno disprezzabili.

Esprimiamo ancora una volta la nostra solidarietà con il Governo di Riconciliazione e Unità Nazionale della Fraterna Repubblica del Nicaragua, presieduto dal comandante Daniel Ortega Saavedra nella sua eroica resistenza di fronte all’ingerenza e l’interventismo.

Reiteriamo la nostra solidarietà con i fraterni paesi dei Caraibi, che hanno sofferto gli orrori della schiavitù, la tratta transatlantica e il saccheggio coloniale e neo coloniale, che affrontano oggi i problemi che derivano dal cambio climatico, dai disastri naturali, l’ingiusto sistema finanziario e l’inclusione nelle liste di giurisdizioni non cooperative, che mettono in pericolo le loro piccole economie.

Domandiamo per loro un trattamento giusto e differenziato.

I Caraibi  incontreranno sempre nell’ ALBA-TCP una piattaforma d’articolazione, cooperazione e complementarietà per la difesa dei loro legittimi reclami.

Fratelli:

La realtà che affrontiamo necessita solidarietà contro l’egoismo-

Non c’è modo di piegare, nemmeno con le ginocchia sul collo, i popoli che hanno appreso a respirare la libertà, conquistata con il sangue dei loro figli migliori, e decisi a lottare uniti.

Questi tempi difficili devono motivarci a continuare a lavorare uniti con più cooperazione e unione.

Questo era il sogno dei nostri predecessori e continuerà ad essere una priorità della Nostra Alleanza.

Lavorando uniti la vittoria sarà nostra, adesso e sempre.

Molte grazie!


Intervención de Miguel M. Díaz-Canel Bermúdez, Presidente de la República de Cuba, en la conferencia virtual de alto nivel: Economía Pospandemia del ALBA-TCP, el 10 de junio de 2020, «Año 62 de la Revolución».

Estimado Presidente Nicolás Maduro Moros;

Distinguidos Jefes de Estado y de Gobierno;

Jefes de delegaciones;

Estimadas autoridades económicas de los países de la Alianza e invitados que nos acompañan:

Quiero empezar por agradecer al hermano presidente Nicolás Maduro Moros su convocatoria a esta Conferencia económica del ALBA-TCP.

Urge intercambiar experiencias y concertar posiciones para enfrentar juntos los efectos de la COVID-19, una pandemia que amenaza con profundizar significativamente la crisis multisectorial que sufren nuestras sociedades, en particular, en el ámbito económico.

Por más que se prevé una afectación global, nadie discute que quienes sufrirán más las consecuencias de la crisis son las naciones del Sur, porque al pesado lastre del subdesarrollo y el endeudamiento se añaden las medidas coercitivas unilaterales a las que algunos de nosotros estamos sometidos, en el contexto de un orden internacional injusto, que compromete el desarrollo sostenible de nuestros pueblos.

Desde principios de año asistimos a una dolorosa clase de Economía Política global.

Cada barco al que se le cerraron los puertos; cada avión que no encontró pista para aterrizar; cada persona contagiada a la que se le exigió dinero para tratamiento; cada especulación financiera para obtener con ventaja medicamentos o medios de protección que todos necesitan; cada solicitud de ayuda sin respuesta; cada muerto sin tumba conocida –tragedias todas sobre las que hemos sabido a través de los más diversos medios– es una expresión del egoísmo y la injusticia de modelos económicos de un sistema cuyo único fin es enriquecer minorías a costa del sufrimiento de las mayorías.

Increíblemente, el mundo superdesarrollado, el que roba cerebros y deslumbra con el brillo de producciones sofisticadas, se ha mostrado incapaz de emplear sus descomunales recursos en la construcción de un frente global contra una pandemia que solo puede ser enfrentada con dos fuerzas al alcance de todos: cooperación y solidaridad.

En naciones desarrolladas de la Unión Europea, que han sido terriblemente golpeadas por la pandemia, muchas personas hablan de separación del bloque porque sienten que la integración comunitaria no ha funcionado ante la emergencia.  Lo que podría ser una fortaleza añadida para países económicamente fuertes, ha terminado siendo una debilidad en la percepción de varios ciudadanos, por carencias éticas fundamentales.

Hoy pueden verse claramente las diferencias entre gobiernos que han defendido y fortalecido al Estado como garante de estabilidad social y los que, empujados por las teorías neoliberales, lo achicaron recortando las prestaciones sociales, los servicios públicos de Salud y las investigaciones científicas.

China, con su eficaz respuesta a la epidemia en el país más poblado del planeta y sus aportes a la Organización Mundial de la Salud y a otras naciones, muestra la diferencia. Hasta aquellos que hablan despectivamente de un «virus chino» han sido favorecidos por la práctica solidaria de la gran nación.

En contraste, gobiernos que fueron supuestamente muy eficaces para integrar sus mercados, sus finanzas, sus tropas y hasta para organizar invasiones extrarregionales, fallaron en la articulación de esfuerzos para salvar a sus propios ciudadanos.

Hoy el mundo entero paga el precio de los abusos del capitalismo en su versión salvaje. El más cercano ejemplo lo ofrece América Latina, que se ha convertido en el epicentro de la pandemia, para revelarnos, en toda su crudeza, el costo de poner el destino de los pueblos en manos del mercado.

El modelo neoliberal, extendido en nuestra región, no ha podido atender las necesidades de la pandemia ni podrá enfrentar el escenario pos-covid-19. Los pueblos sometidos al fundamentalismo económico de derecha, hoy padecen los efectos de la reducción de los presupuestos destinados al sector de la Salud, a la protección social, a la investigación científica y a la formación de personal médico y paramédico.

La experiencia de estos meses nos confirma que, con una administración adecuada de la política fiscal y sin descuidar los equilibrios macroeconómicos, el Estado cumple un rol principal e indelegable en el deber de proteger, regular y proveer los medios necesarios para enfrentar la crisis, salvar vidas, mantener la vitalidad de la economía y al propio tiempo desarrollar programas de beneficio social.

Los pronósticos económicos son tan dramáticos como los datos diarios de la pandemia. La Cepal –como explicaba Alicia– prevé para el final de 2020 una caída del 5,3 % en la actividad económica de América Latina, con el consecuente deterioro de importantes indicadores sociales. La tasa de desempleo se ubicaría en torno al 11,5 %, mientras que la tasa de pobreza aumentaría hasta 4,4 puntos porcentuales y la pobreza extrema 2,6 puntos porcentuales, con respecto a 2019. Esto implica que la pobreza alcanzaría en América Latina, la región más desigual del planeta, al 34,7 % de su población, lo que equivale a 214,7 millones de personas, y la pobreza extrema a 13 %, es decir, 83,4 millones de habitantes.

Ojalá fueran solo números, pero hablamos de seres humanos: millones de personas que van a sumarse a las grandes masas de excluidos exacerbando los graves conflictos actuales.

Se ha paralizado buena parte del comercio y las inversiones y han disminuido los ingresos fiscales y el acceso a las fuentes de financiamiento como resultado de la parálisis económica que enfrentamos, la reducción de la demanda de servicios y de las exportaciones de nuestros productos. Adicionalmente, el turismo, actividad de gran importancia para varias naciones del área, se ha afectado notablemente por el necesario cierre de fronteras.

El momento y el sentido común imponen a la comunidad internacional dejar a un lado las diferencias políticas y, unidos, buscar soluciones mancomunadas, mediante la cooperación internacional y la imprescindible solidaridad.

La prioridad de nuestros gobiernos en la actual coyuntura debe dirigirse al fomento y desarrollo de la producción de alimentos, con énfasis en producciones locales que garanticen el autoabastecimiento y que demanden bajos niveles de importación.

Se requiere una mayor prioridad e inversión estatal en el sector de la Salud, avanzando en el acceso universal y gratuito de la población a los servicios básicos de salud.

Nuestro líder histórico, Fidel Castro, lo dejó dicho y escrito en innumerables pronunciamientos: «…en vez de invertir tanto en el desarrollo de armas cada vez más sofisticadas, los que tienen los recursos para ello debieran promover las investigaciones médicas y poner al servicio de la humanidad los frutos de la ciencia, creando instrumentos de Salud y de vida y no de muerte».

Cuba se salva y aporta a la salvación de otras naciones bajo esa filosofía. Los países del ALBA-TCP pueden hacer mucho. Debemos identificar las potencialidades de cada uno, en función de una integración económica regional que priorice la complementariedad, produciendo cada país lo que le resulte más competitivo e intercambiando bienes y servicios.

Cuba tiene la voluntad de impulsar y ampliar la colaboración en el frente de la Salud Pública, en el ALBA-TCP.  Ofrecemos brindar asesoramiento para el enfrentamiento a nuevos retos en el campo epidemiológico, que puede ser mediante cursos y seminarios.  Ofrecemos un ciclo de videoconferencias por expertos cubanos para transmitir su experiencia en el combate a la COVID-19 y a otras situaciones epidemiológicas, y ponemos a disposición de los países del alba al Instituto de Medicina Tropical Pedro Kourí como consultor en esta materia.

Cuba pone a disposición del alba un enfoque médico innovador para el manejo de la covid-19, que tome en cuenta la prevención y potenciación de la inmunidad de los pacientes con sistema inmune disfuncional causado por el envejecimiento y comorbilidades; el tratamiento de la dificultad respiratoria causada por la tormenta de citoquinas en pacientes positivos al virus.

Cuba, además, propone el uso clínico de medicamentos biotecnológicos innovadores cubanos que han resultado favorables en tratamientos a pacientes cubanos, sobre todo críticos y graves de la tercera edad.

La solidaridad es indispensable y no ha faltado en estos años, pero urge perfeccionar las estructuras institucionales del frente económico del alba-tcp para establecer una agenda económica a corto y mediano plazos, diseñar incentivos y trabajar con mayor agilidad y flexibilidad en la identificación de oportunidades y proyectos conjuntos. Tenemos la voluntad política para llevarlo a cabo y la capacidad demostrada de cooperar y complementarnos, todo lo cual puede multiplicarse.

La «nueva economía real» precisa de un enfoque más productivo y menos inclinado a la actividad financiera. Los financiamientos han de canalizarse hacia la generación de bienes y servicios, propiciando que «se gane más produciendo, que moviendo el dinero».

Y ya que nuestros históricos adversarios la emprenden contra la concertación global tan indispensable hoy, nos corresponde promover y fortalecer el multilateralismo y apoyar la gestión de la Organización Mundial de la Salud y de la Organización Panamericana de la Salud para coordinar una respuesta colectiva, única manera efectiva de ganarle la pelea a la pandemia.

Cuba ofrece, modestamente, las experiencias de nuestra estrategia nacional para superar los efectos de la covid-19 y, en paralelo, enfrentar la crisis económica que amenaza al mundo entero y será más grave para los que somos víctimas de bloqueos genocidas.

A pesar de la compleja situación que atravesamos, Cuba no ha renunciado a los objetivos del Plan Nacional de Desarrollo Económico y Social hasta el 2030 por el bienestar, desarrollo y prosperidad del pueblo.

El aporte de la biotecnología cubana y de otros sectores de la ciencia ha resultado determinante. Nuestros talentosos científicos, con sus investigaciones y productos farmacéuticos de nueva creación, han derrotado literalmente a la muerte. Mientras en el resto del mundo el 80 % de los pacientes graves y críticos muere, la ciencia y la Medicina cubana han salvado el 80 % de los pacientes críticos y graves contagiados por el virus sars-cov-2.   Y esto se ha logrado sin renunciar a la práctica internacionalista de compartir lo que tenemos. La descomunal y mendaz campaña del Gobierno de los Estados Unidos contra la colaboración médica cubana, que privó de servicios de Salud a poblaciones vulnerables de Brasil, Bolivia y Ecuador, donde la pandemia está provocando fuertes estragos, ha sido derrotada. En este instante, 34 brigadas médicas cubanas, integradas por más de 2 500 cooperantes, contribuyen de manera solidaria a mitigar el impacto de la pandemia en 26 naciones, a pedido de sus gobiernos.

Ellos se suman a los más de 28 000 profesionales de la Salud que ya prestaban servicios en 59 países antes de la COVID-19.

Ninguno de esos aportes es reconocido por el Gobierno de los Estados Unidos, cuya administración ha recrudecido el bloqueo económico, comercial y financiero contra Cuba con nuevas medidas coercitivas dirigidas a dificultar aún más el esfuerzo nacional de enfrentamiento a la pandemia y para la recuperación.

Excelencias y amigos:

La paz y la seguridad regionales también se encuentran amenazadas. La administración norteamericana rehusó pronunciarse públicamente y con claridad ante un acto terrorista ocurrido en la capital de ese país contra la Embajada de Cuba, lo que confirma la actitud de complicidad y contubernio con quienes promueven actos violentos contra nuestros países, y ratifica que el lenguaje agresivo e incitador de posiciones extremas y violentas cumple objetivos estratégicos del actual gobierno estadounidense.

En lugar de atender las justas demandas de decenas de miles de personas que, dentro y fuera de los Estados Unidos, se pronuncian pacíficamente frente a los abusos policiales, el racismo, la xenofobia y el desprecio presidencial por los excluidos del «sueño americano», la actual administración insiste en dedicar recursos y energías a sus maquiavélicos planes de intervenir en Nuestra América.

La hermana nación venezolana ha sido víctima de múltiples agresiones en contravención de las normas y principios del Derecho Internacional, consagrados en la Carta de las Naciones Unidas, y de los postulados de la Proclama de América Latina y el Caribe como Zona de Paz.

Despierta indignación el carácter despiadado de las medidas económicas coercitivas que unilateralmente aplica el Gobierno de los Estados Unidos contra Venezuela.  La persecución de buques mercantes constituye un acto de piratería moderna, que sienta un precedente funesto en la región en relación con las normas y regulaciones que rigen la navegación mercantil internacional.

Cuba reafirma su respaldo al presidente Nicolás Maduro y a la unión cívico-militar del pueblo bolivariano y chavista.

No menos repudiables son las medidas contra el pueblo de Nicaragua con el objetivo de impedir su bienestar y seguridad. Expresamos una vez más nuestra solidaridad con el Gobierno de Reconciliación y de Unidad Nacional de la hermana República de Nicaragua, presidido por el comandante Daniel Ortega Saavedra en su heroica resistencia frente a la injerencia y el intervencionismo.

Reiteramos nuestra solidaridad con los hermanos países caribeños, que padecieron los horrores de la esclavitud, la trata transatlántica y el saqueo colonial y neocolonial y que enfrentan hoy los retos resultantes del cambio climático, los desastres naturales, el injusto sistema financiero y la inclusión en listas de jurisdicciones no cooperativas, que ponen en peligro sus pequeñas economías. Demandamos para ellos un tratamiento justo, especial y diferenciado. El Caribe encontrará siempre en el alba-tcp una plataforma de articulación, cooperación y complementariedad para la defensa de sus legítimos reclamos.

Hermanos:

La realidad que afrontamos requiere solidaridad contra el egoísmo.

No hay modo de rendir, ni siquiera con la rodilla sobre el cuello, a los pueblos que aprendieron a respirar la libertad conquistada con la sangre de sus mejores hijos y se deciden a luchar unidos.

Estos tiempos difíciles deben motivarnos a continuar trabajando unidos, con más cooperación y concertación.

Este fue el sueño de nuestros predecesores y seguirá siendo una prioridad de nuestra Alianza. ¡Trabajando juntos, la victoria será nuestra, ahora y siempre!

Muchas gracias.

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