L’illegittimità storica di quelli di san Isidro

Ho seguito con attenzione e seguito con le reti digitali gli eventi nella capitale della Repubblica legati al cosiddetto Movimento di San Isidro nelle ultime settimane.

Ho consultato all’interno delle reti digitali diverse interpretazioni degli eventi, quindi, ho deciso di diffondere la mia umile opinione di professore universitario, impegnato nella formazione delle nuove generazioni, a cui insegno, prima di tutto, che un essere umano deve avere principi morali, idee e convinzioni che guidino il suo comportamento.

Ho riflettuto e ripensato a quanto ho esposto qui di seguito.

Partirò dalla tesi che, per me, i cosiddetti rappresentanti del Movimento di San Isidro non costituiscono una vera forza legittima, autoctona, che dia dignità anche alle difficoltà e alla vita quotidiana dei cubani, per i seguenti motivi

In primo luogo e come primo argomento: sostengo con franchezza tutto lo sforzo collettivo dei buoni artisti e intellettuali cubani, di quelli veri, di quelli che combattono giorno per giorno per nobilitare l’arte libera, la vera arte libera, che è quella in cui il suo messaggio deve essere diretto con la difesa della nazione, della sua sovranità, e della sua autodeterminazione, quelli che attraverso la loro arte rispettano i sacri simboli patriottici. Soprattutto, rispetto e ammiro tutti gli artisti cubani, da quelli che hanno fondato la cultura cubana all’inizio del XIX secolo e che non hanno mai espresso che un presidente yankee fosse il loro presidente.

Per quanto ne so, nella storia culturale della nostra nazione, mai un vero artista, scrittore, poeta cubano, anche se è stato censurato, maltrattato, vilipeso, si è espresso come fedele seguace di un presidente americano: quell’espressione dell’artista Denis Solis lo ha sepolto per sempre – secondo me – con il rispetto civico che merita.

Questa espressione, anche accusata di mancanza di rispetto, non solo per l’autorità di polizia, ma anche per la nazione cubana, non solo per il socialismo come opzione, ma per la nazionalità e la cubanità come espressione della nazione cubana, merita il più semplice ripudio morale di ogni buon cubano.

E chi è Denis Solis se lo paragono ai grandi artisti e scrittori cubani di tutti i tempi che hanno affrontato con nobiltà qualsiasi disaccordo o discrepanza o misure burocratiche contro la loro arte? Ricordate all’inizio degli anni Settanta, quando la nostra Rosita Fornés è stata quasi rimossa dai suoi programmi da star da parte di funzionari dogmatici.

E qual è stato l’atteggiamento di Fornés? Non ha risposto con uno sciopero della fame, né avvicinando l’ambasciata americana (in quegli anni la SINA, né esprimendo che Nixon, Carter o Reagan erano i loro presidenti).

La Fornés ha continuato con la sua arte e ha dimostrato la sua cubanità al di sopra della semplicità di qualsiasi funzionario indottrinato che volesse segnare un punto dietro le quinte.

E non solo Rosita, ci sono altri esempi di artisti e scrittori, anche profondamente martiani, che sono stati messi da parte o censurati per le loro idee, ma sono rimasti fermi e si sono guadagnati il rispetto e l’ammirazione del loro popolo, e anche anche se poi sono stati riportati al loro posto più alto nella cultura cubana, non per decreto, non per ordine presidenziale, semplicemente per la loro autorità morale e per l’arte pulita, nobile, rispettosa, etica e marziana che hanno continuato a esprimere (parlo di Silvio, Cintio Vitier, Agustín Acosta, tra gli altri).

Questa è la vera libertà artistica!

Con questo non squalifico Solis, e non intendo sminuire la sua arte paragonandolo a Rosita e ad altri geni della cultura cubana, ha il diritto, come altri artisti e intellettuali, di creare e definire la sua arte, ma, e scrivo MA con la maiuscola, esprimendo il suo immenso amore per Donald Trump, anche se ha il diritto di esprimere se stesso, quell'”amore”, che ne dubito persino, che l’amore eterno per il magnate newyorkese lo seppellisca per sempre – secondo me – nel cimitero degli ingrati, dei plattisti, dei veri annessionisti, e ritengo che, anche se ha il diritto di esprimere il delirio su Trump, anche in inglese, questo lo allontana dal dialogo e dal dibattito che vorremmo avere tra tutti i cubani buoni.

In secondo luogo e come secondo argomento: la mancanza di principi e di morale di quel cosiddetto movimento è evidente nello sciopero della fame erroneamente chiamato. No, dal punto di vista della legittimità storica, questi scioperanti non si avvicinano nemmeno alla degustazione morale di quegli atti sublimi della storia culturale cubana. Un vero e proprio sciopero della fame fu quello di Mella nel 1925 (per maggiori dettagli si veda la stampa dell’epoca, compresi i giornali della borghesia cubana, che doveva riconoscere l’integrità del giovane); un vero e proprio sciopero della fame fu quello di un semplice cittadino della città di Niquero, l’odierna provincia di Granma, un semplice guajiro che lo portò avanti per 4 giorni nella prigione della caserma del paese e fu quasi fatto fuori morto nel marzo 1958, quasi disidratato. Quel combattente anonimo che all’epoca è sui giornali di Manzanillo era un vero combattente per i principi.

I video caricati sui social network riflettono il tipo di sciopero della fame che quelli di San Isidro stava portando avanti. I video, da soli, delegittimano la loro “lotta” e gli obiettivi del loro movimento. In sostanza, non hanno principi morali, civili o politici per legittimare un movimento con una causa veramente storica.

Terzo e come terzo argomento: l’uso della nostra bandiera come oggetto della cattiva arte che rappresenta. I video e le foto che sto vedendo in questo momento attraverso le loro reti li danno via. Credendo, a torto, di eseguire un’arte libera, si guadagnano persino il ripudio degli stessi funzionari della delegazione statunitense all’Avana.

I padroni stessi si prendono gioco di loro, perché i diplomatici accreditati a Cuba li usano per i loro interessi, che sono, in fin dei conti, interessi egemonici, interessi imperiali.

Che peccato vedere cubani con un tale talento umiliarsi così tanto e prendere in giro la nostra bandiera, la bandiera di tutti i cubani!

Questa bandiera non è solo quella della Rivoluzione degli ultimi 63 anni, cioè la bandiera dei Mambises, che hanno versato il loro sangue per espellere la tirannia spagnola, cioè la bandiera cubana, che tutti dobbiamo amare e rispettare, non così.

Quindi, a mio parere, i cubani che usano la nostra bandiera in questo modo sono delegittimati, e quindi non dovrebbero avere lo spazio che chiedono.

Infine, torno all'”amore” alla Yankeelandia di Donald Trump. Credo che, in queste circostanze, il cubano, che soprattutto vive a Cuba, chiede ai politici USA di stringere il dado contro Cuba, non merita rispetto civico, non merita autostima.

Potete ammirare un politico americano, questo è vero, è logico, è dentro le regole, ma per voi esprimere che è il vostro presidente, anche, un falso presidente, un uomo che non rispetta le libertà di stampa, che non ammette nemmeno le critiche, che è il vero autore di una frode elettorale, allora, trumpista cubano, lei non può essere legittimato nella nostra nazione. Possiamo ascoltare le tue idee, possiamo tollerarle, ma perderai il rispetto nazionale, e un giorno, tra 50 anni, forse i tuoi nipoti ti odieranno e si indigneranno delle tue povere idee e delle tue fallacie sulla libertà.

Fonte: www.cubadebate.cu

Traduzione: ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA

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