Assassinio di Moïse ad Haiti, quando il capo della CIA visitò Bogotà

José Manuel Diaz, RedRadioVE, Orinoco Tribune,

Di fronte alla valanga di post, dichiarazioni e prove sulla partecipazione di oltre 20 colombiani all’assassinio del presidente di Haiti Jovenel Moïse, il ministro della Difesa colombiano Diego Molano ammise che si tratta di suoi connazionali, ma cercò di prendere le distanze dall’atroce assassinio politico, anche se molti vedono la Colombia come primo agente della destabilizzazione nella regione e strumento dell’imperialismo statunitense.

In un comunicato su media locali e social network, Molano affermava che l’Interpol chiese formalmente al governo colombiano dati sui soggetti catturati e identificati in territorio haitiano come partecipi del gruppo armato che uccise Moïse nella residenza presidenziale. “Inizialmente, le informazioni indicavano che sono cittadini colombiani, pensionati dall’Esercito Nazionale”, dichiarava il ministro della Difesa della Repubblica di Colombia, aggiungendo che polizia ed esercito hanno istruzioni per collaborare alle indagini al fine di chiarire il caso, ma molti analisti trovavano difficile crederci, soprattutto perché poche settimane prima il capo della Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti fece una visita inaspettata in Colombia e poi in Brasile. Secondo le informazioni pubbliche delle autorità di Haiti, del gruppo di 32 mercenari che partecipavano all’operazione terroristica, 26 erano colombiani. La polizia haitiana inizialmente ne catturò 15, mentre altri tre furono uccisi e otto erano fuggiti.

Nel contesto dei mercenari colombiani che operano liberamente in America Latina sotto la protezione delle autorità colombiane o statunitensi, l’assassinio del leader della guerriglia delle FARC-EP Jesus Santrich a maggio, presumibilmente in territorio venezuelano al confine con la Colombia nello Stato di Zulia, per mano di un gruppo di mercenari colombiani, in circostanze poco chiare, allarmò gli attivisti per la pace che vedono la Colombia come fonte di violenza e destabilizzazione in America Latina e nei Caraibi.

Sicari colombiani o complotto internazionale?

Alla conferenza stampa del ministro della Difesa colombiano Diego Molano era presente anche il direttore della Polizia nazionale colombiana, Jorge Vargas. Lì affermò che dei sei cittadini di cui l’Interpol chiese informazioni, i due che direttamente assassinarono Jovenel Moïse sarebbero stati uccisi ad Haiti. Il funzionario aggiunse che questi due erano sottufficiali in pensione dall’esercito della Repubblica di Colombia, mentre altri quattro erano soldati della stessa istituzione militare. Felipe Pineda Ruiz, attivista colombiano e direttore dell’ONG Somos Ciudadanos, chiese ad alta voce sui social media se i “mercenari” fossero davvero in pensione, uno dei tanti dubbi sollevati da tali eventi sbalorditivi. Quando furono rivelati nuovi dettagli, emerserp riflessioni sulla somiglianza dell’assassinio con la fallita Operazione Gideon in Venezuela nel maggio 2020, lanciata dalla Colombia coll’assistenza degli Stati Uniti per rapire o assassinare il presidente Maduro. In quel caso, l’ufficio del procuratore colombiano ammise che pianificazione ed organizzazione di tale complotto terroristico avvennero a Bogotá, nonostante diversi funzionari del governo venezuelano denunciassero i preparativi del complotto.

Dal canto suo, anche il governo degli Stati Uniti negò qualsiasi relazione coll’evento, dopo che fu reso pubblico che al momento dell’assalto alla residenza di Jovenel Moïse, i mercenari indossavano giubbotti che li identificavano come funzionari della DEA (US Drug Enforcement Agency), che presumibilmente li aiutò ad entrare nella residenza presidenziale. A complicare la situazione, per molti analisti era la recente visita improvvisa del direttore della CIA William Burns in Colombia, e in Brasile, in una “missione di sicurezza molto delicata”, suggerendo la possibilità che un’operazione deliberata fosse stata lanciata da Bogotà e Washington contro il governante haitiano. Gli analisti indicarono gli improvvisi incontri diretti coll’alto funzionario della CIA come segno di qualcosa di grosso che stava per accadere, qualcosa che volevano nascondere a internet o telefono che potevano essere monitorati dai servizi di intelligence. Per questo motivo, la visita di Burns in Colombia fece scattare campanelli d’allarme in Venezuela, dove Washington, Bogotà e Brasilia cercano da anni di estromettere il Presidente Nicolas Maduro.

Jovenel Moïse era accusato di corruzione e promozione di bande paramilitari nel suo Paese, oltre a essere conforme agli interessi degli Stati Uniti, obbedendo alle istruzioni degli Stati Uniti, inclusa la revoca del sostegno di Haiti al Venezuela nell’Organizzazione degli Stati americani (OAS). Nei mesi scorsi Moïse espresse la volontà di rafforzare la presa sul potere estendendo a febbraio il mandato presidenziale oltre il limite costituzionale e proponendo la modifica della Costituzione haitiana che avrebbe potuto allungarne il mandato, dando vita a nuove manifestazioni ad Haiti. Per molti analisti, tali decisioni potevano aver reso Moïse inviso a Washington.

Traduzione di Alessandro Lattanzio


11 sospetti dell’omicidio di Moïse arrestati nell’ambasciata taiwanese ad Haiti

Orinoco Tribune, 10 luglio 2021

Finora, le autorità haitiane hanno arrestato 28 persone con l’accusa di essere implicate nell’omicidio di Moïse. Tra loro 26 colombiani e due haitiani-americani, confermava il governo haitiano. Il 9 luglio, l’ambasciata taiwanese ad Haiti confermava che 11 sospettati dell’assassinio del presidente haitiano Jovenel Moïse erano detenuti nelle sue strutture a Port-au-Prince.

I sospetti erano entrati nell’ambasciata di mattina fuggendo dalla polizia haitiana, secondo i rapporti della polizia. I diplomatici taiwanesi immediatamente autorizzavano l’operazione per dimostrare l’impegno della nazione nei confronti del popolo haitiano e permettere che “la verità sull’incidente venga scoperta il prima possibile”. Dopo l’operazione di polizia iniziata alle 16:00, i sospetti furono arrestati e trasferiti nelle strutture di polizia per essere interrogati. Finora, le autorità haitiane avevano arrestato 28 persone implicate nell’omicidio di Moise. Tra loro ci sono 26 colombiani e due haitiani-americani. Tre cittadini colombiani furono uccisi in sparatorie con le forze di sicurezza e otto erano in fuga, affermava Leon Charles, direttore della polizia nazionale.

Il ministro della Difesa colombiano Diego Molano Aponte informava che i primi risultati suggerivano che i mercenari catturati erano membri in pensione dell’esercito colombiano. Aggiunse che polizia ed esercito colombiani furono incaricati di collaborare alle indagini sull’assassinio del presidente haitiano.

Il dipartimento di Stato USA non confermava se i cittadini nordamericani furono arrestati, ma secondo quanto riferito era in contatto con i funzionari haitiani per decidere i prossimi passi.

Mathias Pierre, ministro degli affari elettorali di Haiti, identificò i due haitiani-americani in James Solages, 35 anni, e Joseph Vincent, 55. Nel frattempo, il primo ministro ad interim di Haiti Claude Joseph nuovamente invitava la popolazione a mantenere la calma e ad astenersi da atti di vandalismo.

Nonostante lo stato d’assedio, dichiarato poche ore dopo l’assassinio del presidente, rimanesse in vigore, il governo mosse i primi passi per tornare alla normalità riaprendo l’aeroporto internazionale di Port-au-Prince e invitando i dipendenti pubblici a tornare al lavoro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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