Intervista a Celmira Fernandez, rappresentante del Pacto Historico in Italia

“Del gruppo politico di cui facevo parte al liceo, siamo sopravvissuti in due”, dice Celmira Orozco Fernandez, responsabile del Pacto Historico in Italia. Celmira, emigrata a Milano dalla fine del secolo scorso, sta facendo campagna elettorale per la coalizione di sinistra che, in Colombia, sostiene la formula Gustavo Petro-Francia Marquez, e che, dopo aver vinto il primo turno, compete per la presidenza al secondo turno di domenica prossima.

“Siamo di fronte a un’occasione storica – afferma – a rappresentarci, come donne, c’è una figura come quella di Francia Marquez, madre single e Premio Nobel alternativo per l’ambiente, afro-colombiana e riconosciuta dai movimenti popolari. La nostra coalizione ha già vinto al Congresso, ha mancato il passaggio al primo turno per poco, e Petro può farcela domenica, per questo occorre unire gli sforzi e vigilare affinché l’oligarchia non ci rubi la vittoria com’è solita fare”.

Il compito di Celmira è quello di accompagnare i suoi concittadini al voto e di vigilare che siano rispettate le procedure. Ma, prima, ha girato per le comunità colombiane per convincerle a votare per i candidati del cambiamento. “Il contesto italiano – spiega – è piuttosto difficile, perché dove non ci sono comunità organizzate non è facile conoscere le difficoltà che si presentano, a partire dalla distanza dai seggi rispetto al luogo di abitazione o quelle di avere un permesso di lavoro”.

Secondo le statistiche, le colombiane e i colombiani in Italia sono un po’ meno di 20.000. Per la campagna elettorale, quindi, Celmira ha soprattutto contato sul porta a porta, e sulle reti sociali, sulle piattaforme messe in rete dal Pacto Historico per coinvolgere i 970.000 immigrati colombiani nel mondo, aventi diritto di voto. In Italia, su un potenziale elettorale di 11.214 persone, al primo turno ha votato il 35,14%: 1.701 per Petro, 1.063 per Fico Gutierrez, e 668 per Rodolfo Hernandez.

Un’immigrazione – spiega Celmira – che, per quel che riguarda l’Italia, ha dato luogo a diverse ondate e non è molto politicizzata. Le ultime due ondate migratorie, in ordine di tempo, “sono state quelle di fine anni Novanta, inizi 2000, e quella, molto più forte, tra il 2005-2010. La prima prevalentemente dovuta alla crisi economica, la seconda soprattutto provocata dalla violenza del paramilitarismo e del narco-traffico”.

Una violenza strutturale a un sistema politico che, dal 1948, quando venne ucciso il leader liberale Eliecer Gaitan, ha impedito ogni spazio di agibilità politica in sicurezza per le forze che si oppongono all’oligarchia. Questa volta, però, la sinistra può farcela, e anche gli immigrati “che hanno progressivamente perso i legami con il proprio paese, e che non hanno potuto fare politica anche per le difficili condizioni di lavoro, complicate dalla legge Bossi-Fini, si stanno mobilitando: soprattutto dopo le proteste di piazza dell’anno scorso in Colombia, animate anche dalle loro famiglie e represse con una ferocia inusitata dal governo Duque che, con la sua riforma tributaria, avrebbe voluto tartassare ancora di più i settori popolari, già fortemente colpiti dalla pandemia”.

Celmira, invece, non ha mai smesso di militare nei movimenti sociali, anche in Italia. La sua, in Colombia, è una famiglia di sinistra, al liceo lei militava in un gruppo di giovani. “Oltre a me – dice – solo uno è sopravvissuto. Oggi, non dobbiamo sprecare questa occasione storica, dare un segnale all’America Latina e al mondo, anche in nome di chi non c’è più”.

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