Perché il Presidente Maduro ha cancellato la sua presenza al VII Vertice CELAC

Ernesto Cazal

Per molti è stata una totale sorpresa che il Presidente Nicolás Maduro non si sia recato a Buenos Aires per partecipare al VII Vertice CELAC. È un evento importante e tale organismo è stato promosso principalmente dal Venezuela, dai suoi inizi ad oggi, per cui la rappresentanza governativa è fondamentale in un contesto di sfide verso l’integrazione regionale.

Va compreso il contesto in cui il viaggio è stato annullato, alla luce dell’informazione che stava prendendo forma un piano di aggressione contro la delegazione venezuelana.

Da un paio di settimane era in ascesa una campagna negativa contro il presidente venezuelano, in Argentina, con operatori politici e giudiziari di primo piano, tutti dell’opposizione legata alla mutazione dell’ “interinato” ora denominata “commissione delegata” (sostenuta dagli USA) e del macrismo, principalmente. L’antichavismo di là e di qua hanno preso le redini della manovra e hanno sostenuto come fosse possibile che un “dittatore” toccasse il suolo sacro della democrazia liberale dell’estremo sud continentale. L’opinionogia politica si è mostrata ancora una volta in tutta la sua miseria intorno a quell’argomento logoro da anni.

A ciò si aggiungeva l’intenzione di perseguire giudiziariamente la figura di Maduro in terra argentina, se fosse sbarcato a Ezeiza. Due azioni legali sono state intentate davanti alla giustizia di Buenos Aires e Patricia Bullrich, presidentessa della Proposta Repubblicana (PRO), ha dichiarato, pochi giorni fa, che “se Nicolás Maduro viene in Argentina deve essere immediatamente arrestato per aver commesso crimini di lesa umanità”.

Che un personaggio come Bullrich, che non ricopre più incarichi di governo e, quindi, non ha il potere di realizzare i suoi sogni giudiziari, avalli una pressioni politica e sia capace di violare il contesto della presenza del Presidente venezuelano al VII Vertice CELAC, al di là del consenso di Fernández affinché Maduro vi partecipasse, essendo il presidente argentino anfitrione di un vertice di importanza continentale, parla chiaramente della sua poca coerenza come capo di governo e di Stato e si mostra debole di fronte al resto dei suoi pari.

In una nota pubblicata di recente in questo forum, è stato suggerito che la posizione del governo di Alberto Fernández riguardo le vessazioni contro il presidente venezuelano fosse ambigua e, inoltre, per le giurisdizioni interne, mancava di un quadro di sicurezza degno per un Capo di Stato che ha un mandato d’arresto emesso dall’FBI dagli anni dell’amministrazione di Donald Trump. La poca fermezza di fronte alle minacce che circondano il governante chavista ha provocato che il Venezuela sostituisse la delegazione presidenziale con la presenza del ministro degli Esteri, Yván Gil, a Buenos Aires.

Dati gli avvenimenti delle ultime settimane, c’era da aspettarsi qualche eventualità che potesse minare la partecipazione del presidente, tenendo conto della pesante storia dell’amministrazione Fernández per garantire la sicurezza necessaria.

Prendiamo come esempio l’aereo di Emtrasur e il suo equipaggio, caso paradigmatico di recente data; il primo è stato sequestrato con il consenso dell’FBI, in pieno sovra adempimento delle sanzioni illegali e in sintonia con il quadro di soffocamento che i governi di destra sarebbero orgogliosi di rispettare; con l’aggiunta che i membri dell’equipaggio sono stati perseguiti giudiziariamente senza prove di alcun tipo, a meno che si qualifichino le voci di “terrorismo”, da parte del sionismo israeliano e USA, come indizi di una qualche illegalità.

Inoltre, il governo Fernández avrebbe potuto porre il veto agli eventi del caso Emtrasur nell’ambito della propria giurisdizione costituzionale argentina; quindi c’è stata una componente di negligenza in materia, tuttavia, ha potuto più la volontà USA e l’offensiva delle fogne giudiziali di Buenos Aires rispetto alla sovranità nazionale. Non c’è stata alcuna riparazione per quanto accaduto, e anche così il governo venezuelano mantiene relazioni stabili con l’Argentina.

A ciò si può aggiunge il fatto che non hanno potuto fornirle la necessaria sicurezza a Cristina Fernández, vicepresidentessa e massima dirigente del kirchnerismo, quando hanno tentato di assassinarla, nel settembre 2022. I successivi errori nella sua cerchia di protezione sono avvenuti prima dell’attentato, e anche più tardi, mentre lei continuava a salutare i suoi seguaci vicino alla sua residenza.

Uno Stato che non può garantire a un governante del proprio Paese un quadro minimo di sicurezza per la sua protezione, di fronte al quadro di continue minacce che Cristina Fernández subisce da tempo, tanto meno può fornire sostegno a un presidente criminalizzato come Nicolás Maduro.

La sovranità argentina è ferita e il suo Stato non fornisce garanzie di sicurezza nemmeno ai politici di alto livello, sia nazionali che internazionali, essendo i diritti umani uno de temi più cari alla retorica ufficiale di Alberto Fernández; che il presidente venezuelano non abbia potuto partecipare al VII Vertice della CELAC ne è un chiaro indizio.


POR QUÉ EL PRESIDENTE MADURO CANCELÓ SU ASISTENCIA A LA VII CUMBRE DE LA CELAC

Ernesto Cazal

Para muchos ha sido una total sorpresa que el presidente Nicolás Maduro no haya viajado a Buenos Aires para participar en la VII Cumbre de la CELAC. Es un evento importante y dicha entidad fue impulsada principalmente por Venezuela desde sus comienzos hasta el presente, por lo que la representación gubernamental es fundamental en un contexto de retos hacia la integración regional.

Debe entenderse el contexto en que se cancela el viaje, bajo información de que se cuajaba un plan de agresión contra la delegación venezolana.

Desde hace un par de semanas vino en ascenso una campaña negativa contra el mandatario venezolano en Argentina con operadores políticos y judiciales de protagonistas, todos de la oposición ligada a la mutación del “interinato” ahora denominada “comisión delegada” (apoyada por Estados Unidos) y del macrismo, principalmente. El antichavismo de allá y de acá tomaron las riendas de la maniobra y alegaron que cómo era posible que un “dictador” tocara el suelo sagrado de la democracia liberal del extremo sur continental. La opinología política se mostró de nuevo en toda su miseria alrededor de ese tópico manido durante años.

A esto se le sumó la intención de judicializar la figura de Maduro en suelo argentino, si llegase a aterrizar en Ezeiza. Dos demandas fueron interpuestas ante la justicia porteña y Patricia Bullrich, presidenta de Propuesta Republicana (PRO), dijo hace pocos días que “si Nicolás Maduro viene a la Argentina debe ser detenido de manera inmediata por haber cometido crímenes de lesa humanidad”.

Que un personaje como la Bullrich, quien ya no ejerce cargos gubernamentales y, por lo tanto, no tiene poder alguno como para hacer realidad sus sueños judiciales, refrenda una presión política y sea capaz de violentar el contexto de presencia del presidente venezolano en la VII Cumbre de la CELAC, por encima de la anuencia de Fernández para que participase, siendo éste el anfitrión de una cumbre de trascendencia continental, habla claramente de su poca consistencia como jefe de gobierno y de Estado y se muestre débil ante el resto de sus pares.

En una nota publicada recientemente en esta tribuna se sugirió que la posición del gobierno de Alberto Fernández ante el hostigamiento contra el presidente venezolano era ambigua y, además, para los fueros internos, carecía de un cuadro de seguridad digno para un Jefe de Estado que tiene una orden de captura por parte del FBI desde los años de la administración de Donald Trump. La poca firmeza frente a las amenazas que rodean al gobernante chavista provocó que Venezuela sustituyera la delegación presidencial por la presencia del canciller Yván Gil en Buenos Aires.

Vistos los acontecimientos de las últimas semanas, era de esperarse alguna eventualidad que pudiera minar la participación del presidente, teniendo en cuenta la pesada historia de la administración Fernández para garantizar la seguridad necesaria.

Tomemos como ejemplo el avión de Emtrasur y su tripulación, un caso paradigmático de reciente data; el primero fue secuestrado bajo la venia del FBI, en pleno sobrecumplimiento de las sanciones ilegales y a tono con el cuadro de asfixia que gobiernos derechistas estarían orgullosos de cumplir; con el aditivo de que los tripulantes fueron judicializados sin pruebas de ningún tipo, salvo que se califique a los rumores de “terrorismo” por parte del sionismo israelí y estadounidense como indicios de ilegalidad alguna.

Además, el gobierno de Fernández pudo haber vetado los sucesos del caso Emtrasur bajo el marco de la propia jurisdicción constitucional argentina, por lo tanto hubo un componente de negligencia en el asunto, sin embargo, pudo más la voluntad estadounidense y la ofensiva de las cloacas judiciales de Buenos Aires que la soberanía nacional. No ha habido reparación alguna por lo sucedido, y aun así el gobierno venezolano mantiene relaciones estables con Argentina.

A esto se le puede añadir el hecho de que no pudieron brindarle la seguridad necesaria a Cristina Fernández, vicepresidenta y máxima lideresa del kirchnerismo, cuando intentaron asesinarla en septiembre de 2022. Los sucesivos fallos en su círculo de protección se presentaron antes del atentado, y asimismo posteriormente, mientras ella seguía saludando a sus seguidores cerca de su residencia.

Un Estado que no puede garantizarle a un gobernante de su propio país un cuadro de seguridad mínima para su protección, ante el cuadro de amenazas constante que experimenta Cristina Fernández desde hace tiempo, mucho menos puede brindar respaldo a un presidente criminalizado como Nicolás Maduro.

La soberanía argentina está lesionada y su Estado no provee las garantías en seguridad siquiera a políticos de alto nivel, tanto nacionales como internacionales, siendo los derechos humanos uno de los temas más caros a la retórica oficial de Alberto Fernández; que el mandatario venezolano no haya podido asistir a la VII Cumbre de la CELAC es un indicio diáfano de ello.

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