Nicaragua, il volo dei golpisti

Fabrizio Casari

L’Assemblea Nazionale del Nicaragua ha riformato l’articolo 21 della Costituzione, stabilendo requisiti e legittimità della nazionalità nicaraguense. Il che ne ha determinato il venir meno della stessa per i detenuti autori intellettuali o esecutori materiali dei tre mesi di terrorismo che, dall’Aprile al Giugno del 2018, insanguinarono il Nicaragua lasciando un saldo tremendo in vite umane e beni materiali.

Una decisione che, anche dal punto di vista simbolico, coglie il punto. A pochi giorni dall’anniversario della morte di Augusto C. Sandino, edificatore dell’indipendenza e della sovranità nazionale, il governo si ispira a quanto emanato dal suo predecessore. Infatti, nel Novembre del 1927, in piena lotta contro l’occupazione statunitense del Nicaragua, l’Esercito difensore della sovranità nazionale, stabiliva i “requisiti” dei traditori. Il fatto che detti requisiti siano assolutamente simili a quelli in vigore oggi, conferma due aspetti allo stesso tempo: l’eredità storica del Nicaragua odierno con quello di Sandino e la continuità storica dell’aggressione USA.

L’iniziativa di Daniel e Rosario, come di consueto, è stata inaspettata. Non ha molta importanza definirne la cornice giuridica, dato che è un atto eminentemente politico. E sebbene in alcune persone vi siano dubbi e malumori sulla eccessiva generosità da parte del governo nei confronti di delinquenti che hanno messo in scena il peggior repertorio di brutalità possibile, la decisione può anche essere catalogata come una nuova ed ultima amnistia. Ma, diversamente da quella precedente, si è deciso di eliminare qualunque possibilità di reiterazione dei reati.

Come? Con un volo charter di poche ore, che ha liberato il Nicaragua di tutti i mercenari statunitensi. Non vi sono stati negoziati con gli Stati Uniti, come ha spiegato il Presidente, Comandante Daniel Ortega, che ha raccontato genesi, sviluppo e chiusura della operazione. Il Nicaragua, infatti, non ha chiesto né concesso nulla in cambio, limitandosi a proporre la consegna dei detenuti ed accettando la disponibilità statunitense a riceverli. Dunque l’operazione si è basata su un dialogo puramente organizzativo tra la Cancelleria e l’ambasciata USA a Managua, per una volta impegnata in una attività consona al suo ruolo.

L’esodo dei golpisti è una operazione di alta ingegneria politica nella quale guadagnano tutti. L’interesse maggiore è ovviamente del Nicaragua, che con un gesto di generosità politica che nessun altro Paese avrebbero mai concesso, mette in libertà a 222 soggetti e chiude la stagione del golpismo e della stupida processione di chi, dai media e dalle cancellerie straniere, ripeteva ossessivamente la litania dei “prigionieri politici”. A loro volta gli espulsi godranno del recupero della libertà individuale: poi vedremo per farne cosa, ma intanto la recuperano.

Anche gli Stati Uniti hanno il loro ritorno, dato che la fine del progetto golpista e l’impossibilità di riprodurlo era diventata una questione aperta e non risolvibile. In sostanza, gli USA hanno dovuto trovare una soluzione per i loro agenti, perché lasciarli a marcire in carcere avrebbe prodotto serie ripercussioni in ogni parte del mondo dove corrono ad arruolare golpisti. Se risultasse che non sono in grado di tutelarli, chiaro che la disponibilità sarebbe sempre minore e il costo sempre maggiore. Da ultimo, di fronte ad una proposta di liberarli, non avrebbero potuto apporre un rifiuto, pena l’apertura di un vero e proprio vaso di pandora da parte di alcuni di quei 200.

Il charter dei presunti statisti ha lasciato il Nicaragua con la certezza che il loro tempo politico è finito. Scopriranno come i denari che ricevevano in Nicaragua non gli verranno dati anche negli USA e se i rampolli dell’oligarchia riusciranno a mantenersi lussi e vizi, quelli che avevano solo fornito mano d’opera criminale si troveranno nella scomoda posizione di chi dovrà trovare il modo di sopravvivere. Non a caso da Tiffany Roberts fino a senatori di Vox sono tutti preoccupati di raccogliere i resti di quello che fu un tentativo criminale e perdente e garantirne la ricollocazione esistenziale, senza la quale gli amici di ieri potrebbero diventare i nemici di domani.

Il Nicaragua dimostra come non avesse nessun intento persecutorio nei confronti dei detenuti, diversamente li avrebbe lasciati a marcire in carcere fino all’ultimo dei loro giorni. Resta semmai senza parola la campagna diffamatoria che USA e UE conducevano circa le presunte violazioni dei diritti umani e l’esistenza di detenuti politici.

Per quanto riguarda i primi, è stata la stessa Dora Maria Tellez, capo esecutivo dell’allora MRS e del tentato golpe, a smentire categoricamente ogni maltrattamento e/o tortura. In una intervista data a Washington, la ex comandante ha affermato di essere stata trattata con rispetto, professionalità e umanità, ribadendo di non aver subito mai nemmeno un gesto di ostilità personale da parte delle guardie carcerarie.

Quanto all’esistenza di detenuti politici, la manipolazione della realtà nicaraguense viene dalla grande mistificazione che così li dipinge ma che invece, a tutti gli effetti, erano detenuti per atti di violenza politica sfociati in vero e proprio terrorismo. Non era protesta politica, il tentato golpe non ha mai goduto di questo profilo: si è trattato di terrorismo, di un’onda barbarica che ha sparso l’orrore con lo scopo di rovesciare governo e istituzioni.

Le persone fino a ieri detenute non erano in carcere per le loro idee (come suggerirebbe la dizione di detenuto politico) ma per i crimini commessi e commettere crimini non può diventare come professare idee politiche. Per questo definire “prigionieri politici” gli autori intellettuali ed esecutivi del tentato golpe del 2018 è un assurdo politico, che peraltro – per effetto comparativo – finisce per denigrare chi davvero è prigioniero, ovunque nel mondo, per dissensi politici. E’ terrorismo, senza “se” e senza “ma”, perché spargere terrore si chiama terrorismo, in qualunque paese e con qualunque regime politico, in qualunque codice penale, sia esso di diritto romano o anglosassone, canonico o coranico, e in ognuna delle oltre settemila lingue del mondo.

Si deve ricordare che tra i detenuti vi erano non solo gli autori diretti dell’orrore, ma anche persone coinvolte nelle attività di riciclaggio del denaro e deviazione di fondi dall’estero a scopi delinquenziali, di irregolarità amministrative concepite per coprire dette attività e di collaborazione con governi stranieri nell’intento di destabilizzare l’ordine costituito. E c’era anche chi, indifferente a quanto indicato dalla precedente amnistia relativamente alla condizione di “non ripetizione” dei reati, aveva ripreso a tessere la tela di finanziamenti e corruzione per ricreare di nuovo una struttura mediatica, politica e militare al servizio dell’obiettivo degli Stati Uniti e dell’Europa: la creazione di una instabilità e di un clima di scontro interno che potesse sfociare in un nuovo colpo di stato che riconsegnasse Managua nelle mani USA.

Il decollo di quel charter che ha spedito l’odio lontano dal Nicaragua chiude definitivamente con la vicenda del tentato golpe, che ha visto il sandinismo cogliere l’ennesimo trionfo sul somozismo di ritorno. Il che non significa che la memoria di diluisca o che la guardia si abbassi, perché il golpismo è un male endemico della destra latinoamericana e l’unico antidoto che funziona è quello di non consentirgli di germogliare al riparo delle regole democratiche. Non può esserci perdita di memoria e di attenzione dove c’è rivoluzione. Con la cacciata della marmaglia viene ribadito il valore assoluto della Patria, la proibizione di minacciarne la stabilità e di venderla al nemico.

Sono fuori dal Nicaragua gli specialisti in malinchismo, protagonisti assoluti dei diversi modelli di corruzione; privi di idee ma carichi di odio e sadismo, eserciteranno le professioni del nulla in territorio statunitense. Per il Nicaragua si apre un’altra stagione. Quasi come un’opera di risistemazione generale dell’ordine naturale, la decisione presa chiude sotto la pietra tombale dell’ignominia e del rifiuto a considerare nicaraguensi 200 criminali e assegna le persone giuste al posto giusto. I nicaraguensi alla loro terra, ai traditori la loro nostalgia.

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