Mercenari e Guyana come esche
Il vicepresidente settoriale per la Politica, la Sicurezza dei Cittadini e la Pace, Diosdado Cabello, ha denunciato, lunedì 19 maggio, una nuova trama di cospirazione e terrorismo in Venezuela, con l’arresto di 38 persone — di cui 17 straniere — coinvolte in piani di sabotaggio delle elezioni regionali.
Queste azioni avrebbero incluso attacchi con esplosivi contro ambasciate, ospedali, unità di trasporto della polizia e sottostazioni elettriche. Si progettava anche di attentare alla vita di alti funzionari del governo, dirigenti sociali chavisti e persino di oppositori candidati alle elezioni regionali e legislative previste per il prossimo 25 maggio.
L’obiettivo consisteva nel creare un clima di terrore per diffondere, a livello internazionale, la narrazione secondo cui in Venezuela non esistono le condizioni per votare, e allo stesso tempo seminare paura tra la popolazione affinché non si recasse alle urne. Per questo motivo, il governo ha deciso di sospendere i collegamenti aerei con la Colombia.
Tra i detenuti figura un cittadino di origine albanese con nazionalità colombiana, ricercato come narcotrafficante internazionale. Le indagini rivelano che l’uomo aveva una prenotazione in un hotel di Caracas pagata dagli USA e legami con la mafia albanese operante in Ecuador.
È noto che, dal 2009, nel paese andino operano reti di narcotraffico e corruzione che coinvolgono Danilo Carrera, cognato dell’ex presidente Guillermo Lasso; Rubén Cherres, suo stretto amico e imprenditore petrolifero; e alti funzionari delle forze di sicurezza. Il caso è stato rivelato dal portale digitale La Posta, i cui giornalisti sono dovuti fuggire dall’Ecuador a causa delle minacce ricevute.
Cabello ha inoltre denunciato l’esistenza in Ecuador di campi di addestramento paramilitare diretti dal mercenario USA Erik Prince, il quale ha visitato il paese lo scorso aprile per “consigliare” il governo in materia di sicurezza.
Ha anche attribuito questi piani a María Corina Machado, coordinatrice del movimento Vente Venezuela, indicando che sette degli arrestati sono implicati in attività criminali legate a un’organizzazione di criptoattivi che sarebbe “relazionata a una rete di narcosindaci” nello stato di Zulia.
All’alba di venerdì 23 maggio, a due giorni dalle elezioni, è stato smantellato il resto del gruppo terroristico guidato dall’estremista dell’opposizione Juan Pablo Guanipa Villalobos, latitante dal gennaio scorso. Nell’operazione di polizia sono stati sequestrati detonatori elettrici, esplosivo C4, telefoni cellulari, computer e diversi dispositivi per l’installazione di ordigni esplosivi.
Cabello ha riferito che “il narcotraffico è la principale fonte di finanziamento di queste operazioni” e che tra i catturati nei giorni precedenti figurano cittadini albanesi e bulgari, oltre a quattro mercenari di nazionalità pakistana con documenti falsi. Ha anche indicato che il giorno precedente c’era stata una riunione con l’ex commissario venezuelano Iván Simonovis, nella quale si era concordata l’installazione di esplosivi a partire da venerdì. Fino a quel momento erano stati arrestati: José Ledezma, Carlos Marcano, Isidro León, Luis Gutierres, Carlos Gómez, Naomi Arnáudez, Yraida Ruiz, Enrique Gómez, Jhonnel Narváez e Yalida Mendoza, tutti legati alla trama terroristica.
La minaccia violenta è diventata ormai permanente
Machado ha annunciato, lo scorso 9 maggio, che è “in corso un piano molto complesso per avanzare nell’indebolimento” del governo venezuelano. Inoltre, mercoledì scorso ha invitato la popolazione a restare in casa il giorno delle elezioni. Dal canto suo, la Piattaforma Unitaria Democratica (PUD), guidata dalla stessa Machado, continua a rifiutare la convocazione elettorale definendola “affrettata, ingiusta e viziata” da parte di “un arbitro gravemente compromesso”.
Mentre portano avanti un discorso politicamente radicale, questi settori estremisti dell’opposizione sono apertamente coinvolti in atti di violenza criminale: si tratta di un’agenda che, pur avendo subito mutamenti, non si è mai arrestata. Le sue modalità sono cambiate: talvolta si è privilegiata la violenza di strada, come nel 2014 e nel 2017, ma più recentemente si è puntato sulla violenza paramilitare.
Dal 28 luglio scorso, diversi piani sono stati smantellati, caratterizzati da minacce costanti, uso di bande criminali come El Tren del Llano e infiltrazione di mercenari venezuelani e stranieri.
Tra le minacce, la campagna propagandistica “Ya Casi Venezuela“, che ha coinvolto anche Erik Prince, è stata guidata da Iván Simonovis, accusato da Cabello di essere dietro al piano smantellato nei giorni scorsi. Nell’ottobre scorso fu sequestrato un carico d’armi legato a un piano violento simile a quello in questione.
Il caso più noto di infiltrazione di mercenari resta l’Operazione Gedeón del 2020; tuttavia, nel settembre 2024 sono stati arrestati agenti dei servizi segreti spagnoli e altri mercenari sono stati catturati nel gennaio di quest’anno, alla vigilia dell’insediamento del presidente Nicolás Maduro. Fino a quella data, erano stati arrestati in Venezuela oltre 150 mercenari di 25 nazionalità diverse.
Va ricordato che, priva di idee o proposte politiche, l’opposizione estremista ha perso ogni capacità di mobilitazione e ha offerto ai suoi seguaci soluzioni definite “magiche” da altri militanti dello stesso settore, che mostra forza solo quando è finanziato dall’estero.
Il principale sostenitore del piano di “indebolimento” in atto è il segretario di Stato USA Marco Rubio, il quale agisce anche su un piano internazionale.
La Guyana come esca per uno scenario bellico
Proprio il responsabile della politica estera USA ha cercato di riaccendere le tensioni con la Repubblica Cooperativa di Guyana al fine di provocare uno scenario bellico. La sua visita nel paese vicino, lo scorso marzo, mirava a consolidarlo come Stato satellite contro il Venezuela e come filiale della compagnia petrolifera ExxonMobil, nel contesto della disputa territoriale sull’Esequibo.
Il Venezuela ha incluso lo stato di Guayana Esequiba nella convocazione elettorale, in ottemperanza a quanto approvato a larga maggioranza nel referendum del dicembre 2023. Il 25 maggio, per la prima volta, si eleggeranno un governatore, sette deputati al Consiglio Legislativo e la rappresentanza presso l’Assemblea Nazionale (AN).
La Guyana ha denunciato due presunte aggressioni provenienti dal territorio venezuelano, cercando così di riproporre il collaudato meccanismo dell’operazione sotto falsa bandiera, marchio di fabbrica degli USA. Dopo la prima, avvenuta durante il vertice della Comunità Caraibica (Caricom), gli autori furono catturati dalle autorità venezuelane, e il presidente Nicolás Maduro denunciò che questi avevano confessato di essere stati assoldati per “assassinare o sequestrare” agenti della sicurezza del paese vicino.
Inoltre, il 5 aprile scorso il Venezuela ha denunciato la pianificazione di un attacco simulato contro una piattaforma di ExxonMobil nelle acque dell’Esequibo ancora da delimitare, con l’obiettivo di incolpare lo Stato venezuelano. Anche questa azione coinvolgeva Erik Prince.
Secondo Misión Verdad, è stato identificato un modello, accompagnato da un’offensiva narrativa, proveniente da Georgetown, con l’intento di delegittimare il prossimo processo elettorale. Durante la sua visita, Rubio ha dichiarato dalla Guyana che il suo paese non esiterebbe a intervenire militarmente se il Venezuela decidesse di agire per difendere il proprio territorio nella disputa sulla Guayana Esequiba — un fattore decisivo per i profitti di ExxonMobil.
Difendere il diritto di votare e progredire
Per chi invita al boicottaggio delle elezioni del 25 maggio, è utile generare paura e inquietudine: sarebbe la carta vincente per favorire l’astensione e confermare la propria narrazione. Sebbene non riescano a mobilitare la popolazione, i dirigenti vicini a Machado cercano di capitalizzare sull’eventuale dissuasione prodotta da atti violenti di natura terroristica.
Al contrario, per la vita politica venezuelana è fondamentale rinnovare e/o ratificare le autorità regionali e parlamentari: si tratta di un diritto della cittadinanza. Tuttavia, coloro che si proclamano difensori della democrazia tentano di impedirlo.
Le Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) hanno avviato l’Operazione Repubblica e il Capo dello Stato ha confermato l’attivazione di un “piano speciale di difesa della pace e della sicurezza” in vista delle elezioni. In particolare, ha ordinato il rafforzamento dei piani di difesa del Sistema Elettrico Nazionale di fronte alle nuove minacce rilevate.
L’obiettivo è garantire che la popolazione possa esprimersi in sicurezza e libertà, affinché differenze e convergenze vengano decise con il voto e discusse in spazi eminentemente politici come l’Assemblea Nazionale. Inoltre, la partecipazione cittadina al processo elettorale sarà una nuova tappa per il proseguimento dei piani di ripresa economica e stabilità nazionale. Sono elementi fondamentali per la sovranità.
Mercenarios y Guyana como carnadas
Los últimos intentos frustrados de terrorismo y sabotaje electoral
El vicepresidente sectorial de Política, Seguridad Ciudadana y Paz, Diosdado Cabello, denunció el pasado lunes 19 de mayo una nueva trama de conspiración y terrorismo en Venezuela, con el arresto de 38 personas, 17 de ellas extranjeras, vinculadas con planes de sabotaje a las elecciones regionales.
Estas acciones incluirían ataques con explosivos a embajadas, hospitales, unidades policiales de transporte y subestaciones eléctricas. También se buscaba atentar contra altos funcionarios del gobierno, líderes sociales del chavismo e, incluso, opositores que participarán en las elecciones regionales y legislativas del próximo 25 de mayo.
El objetivo consistía en crear un clima de terror para exhibir el relato, ante la comunidad internacional, de que en Venezuela no hay condiciones para unas elecciones y, de paso, sembrar miedo en la población para que no salga a votar. Por esta razón, el gobierno decidió suspender la conexión aérea con Colombia.
Entre los detenidos figura un ciudadano de origen albanés con nacionalidad colombiana, reclamado como narcotraficante internacional. Las investigaciones revelan que este individuo tenía una reservación en un hotel de Caracas pagada desde Estados Unidos y vínculos con la mafia albanesa que opera en Ecuador.
Es conocido que desde 2009 en el país andino operan redes de narcotráfico y corrupción que involucran a Danilo Carrera, cuñado del expresidente Guillermo Lasso; Rubén Cherres, amigo íntimo de Carrera y empresario petrolero; y altos funcionarios de los cuerpos de seguridad. El caso fue develado por el medio digital La Posta, cuyos periodistas debieron salir del territorio ecuatoriano bajo amenazas.
Cabello también denunció que en Ecuador existen campos de entrenamiento paramilitar dirigidos por el mercenario estadounidense Erik Prince, quien visitó ese país en abril pasado para “asesorar” a su gobierno en materia de seguridad.
Además, responsabilizó de estos planes a la coordinadora del movimiento Vente Venezuela, María Corina Machado, e indicó que siete de los arrestados están implicados en actividades delictivas vinculadas con una organización de criptoactivos que estaría “relacionada con una red de narcoalcaldes” en el estado Zulia.
Durante la madrugada del viernes 23 de mayo, a dos días de los comicios, se desmanteló el resto del grupo terrorista encabezado por el extremista opositor Juan Pablo Guanipa Villalobos, quien se mantuvo en la clandestinidad desde enero pasado. Como resultado de la operación policial se decomisaron detonantes eléctricos, explosivos C4, teléfonos celulares, computadoras y diferentes equipos para la instalación de explosivos.
Cabello informó que “el narcotráfico es la fuente principal de financiamiento de estas operaciones” y que, entre los capturados días antes, figuran ciudadanos albaneses y búlgaros, además cuatro mercenarios de nacionalidad pakistaní con documentación falsa. También indicó que el día anterior hubo una reunión con el excomisario venezolano Iván Simonovis en la que se acordó la instalación de explosivos a partir del viernes. Hasta el momento habían sido detenidos: José Ledezma, Carlos Marcano, Isidro León, Luis Gutierres, Carlos Gómez, Naomi Arnáudez, Yraida Ruiz, Enrique Gómez, Jhonnel Narváez y Yalida Mendoza. Todos vinculados con la trama terrorista.
La amenaza violenta que se ha vuelto permanente
Machado anunció el pasado 9 de mayo que está “en marcha un plan muy complejo para avanzar en el debilitamiento” del gobierno venezolano. Además, el pasado miércoles pidió a la población quedarse en sus casas el día de las elecciones. Por su parte, la Plataforma Unitaria Democrática (PUD), liderada por Machado, mantiene su rechazo y lo considera una convocatoria a una elección “precipitada, injusta y viciada” por parte de “un árbitro severamente cuestionado”.
Mientras sostiene un discurso politizado, este sector extremista de las oposiciones ha estado abiertamente involucrado en actos de violencia criminal; se trata de una agenda que no ha mermado, aunque ha sufrido transformaciones. Sus mecanismos han sido distintos y, en ocasiones, han privilegiado la violencia callejera como en 2014 y 2017, pero en tiempos recientes esta agenda se ha enfocado más en la violencia paramilitar.
Es así como desde el 28 de julio pasado se han desmantelado varios planes que destacan por las amenazas constantes, la instrumentación de bandas criminales como el Tren del Llano, entre otras, y la infiltración de mercenarios venezolanos y extranjeros.
En cuanto a las amenazas, la propaganda en torno a la campaña “Ya Casi Venezuela”, que involucró a Prince, fue liderada por Iván Simonovis, a quien Cabello acusa de estar detrás del plan desmantelado en días recientes. En octubre pasado fue incautado un lote de armas vinculado con un plan violento similar al caso en cuestión.
El caso más notorio de infiltración de mercenarios lo constituyó la Operación Gedeón de 2020; sin embargo, en septiembre de 2024 fueron detenidos agentes de la inteligencia española y otros mercenarios fueron capturados en enero de este año, previo a la toma de posesión del presidente Nicolás Maduro. Hasta esa fecha habían sido detenidos en Venezuela más de 150 mercenarios de 25 nacionalidades.
Cabe recordar que, vaciada de ideas o propuestas políticas, la oposición extremista ha perdido cualquier capacidad de convocatoria y ha ofrecido a sus seguidores soluciones calificadas de “mágicas” por otros militantes de ese sector que solo demuestra fuerza cuando cuenta con patrocinio extranjero.
El patrocinante del plan de “debilitamiento” que se intenta poner en marcha es el secretario de Estado estadounidense, Marco Rubio, quien también opera en un espectro más amplio: el internacional.
Guyana como carnada para un escenario bélico
Precisamente, el encargado de la política exterior estadounidense ha buscado recalentar las diferencias con la República Cooperativa de Guyana para provocar un escenario bélico. Su visita al vecino país en marzo pasado buscó consolidarla como Estado satelital contra Venezuela y filial de la petrolera ExxonMobil, en el marco de la disputa territorial por el Esequibo.
Venezuela ha incluido el estado Guayana Esequiba en la convocatoria electoral, obedeciendo a lo aprobado mayoritariamente en el referendo realizado en diciembre de 2023. Por ello, el 25 de mayo se elegirá por primera vez un gobernador, siete diputados al Consejo Legislativo y la representación ante la Asamblea Nacional (AN).
Guyana ha denunciado dos supuestas agresiones desde territorio venezolano, con lo cual busca reciclar el recurso confiable de la operación de bandera falsa; este método es marca registrada de Estados Unidos. Luego de la primera, que ocurrió durante la cumbre de la Comunidad del Caribe (Caricom), sus autores fueron capturados por autoridades venezolanas y el presidente Nicolás Maduro denunció que estos confesaron haber sido contratados para el “asesinato o secuestro” de agentes de seguridad del país vecino.
Además, el pasado 5 de abril Venezuela denunció que se estaría planificando un ataque simulado contra una plataforma de ExxonMobil en aguas del Esequibo aun por delimitar para responsabilizar al Estado venezolano. La acción también involucraba a Prince.
Desde Misión Verdad se ha identificado un patrón que ha venido acompañado de una ofensiva narrativa desde Georgetown con la intención de deslegitimar el próximo proceso electoral. Durante su visita Rubio declaró desde Guyana que su país no dudaría en intervenir militarmente si Venezuela decidiera actuar para defender su territorio en la disputa por Guayana Esequiba, un factor diferencial para las ganancias de la petrolera ExxonMobil.
Defender el derecho a elegir y avanzar
Para quienes llaman a boicotear las elecciones del 25 de mayo es útil crear miedo y zozobra; sería la carta necesaria para generar abstención y corroborar su narrativa. Aunque no movilizan gente, los dirigentes nucleados en torno a Machado intentan obtener saldo a partir de la desmovilización que generarían eventos violentos de tipo terrorista.
En cambio, para la vida política venezolana es fundamental renovar y/o ratificar tanto a autoridades regionales como a parlamentarios; es un derecho de la ciudadanía en general. Sin embargo, los supuestos defensores de la democracia intentan impedirlo.
La Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB) ha desplegado la Operación República y el Jefe de Estado ha reafirmado la activación de “un plan especial de defensa de paz y seguridad” para los comicios. En particular ordenó reforzar los planes de defensa del Sistema Eléctrico Nacional frente a las nuevas amenazas detectadas.
El propósito es que la población se exprese con seguridad y libertad, que las diferencias o coincidencias se definan mediante el voto y se debatan en espacios eminentemente políticos como la AN. Además, la participación ciudadana en el evento electoral será un estadio más para la continuación de los planes de recuperación económica y estabilidad nacional. Son claves elementales para la soberanía.

