Una lettura sociopolitica dei risultati del 25 maggio

Analisi congiunturale (di fondo)

Misión Verdad

La sera del 25 maggio, dopo la giornata elettorale per eleggere i governatori e i deputati all’Assemblea Nazionale, il vicepresidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), Carlos Quintero, ha annunciato il primo bollettino con il 93,01% dei risultati trasmessi.

L’affluenza elettorale è stata del 42,63%.

Senza dubbio, la notizia più rilevante è che il panorama dei governatorati è rimasto egemonicamente nelle mani del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), con 23 su 24 stati a favore. Solo lo stato di Cojedes sarà governato, nuovamente, da un politico dell’opposizione, Alberto Galíndez.

Così si è configurata la mappa politica:

Il rettore Quintero ha fornito i risultati preliminari delle deputate/i eletti all’Assemblea Nazionale (liste nazionali):

Grande Polo Patriottico Simón Bolívar (GPPSB): 4553484 voti (82,68%)

Alleanza Democratica: 344422 voti (6,25%)

Alleanza UNTC Unica: 285501 voti (5,18%)

Alleanza Fuerza Vecinal: 141526 voti (2,57%)

Altri (voti validi e nulli): 182351 voti (3,31%)

Ha inoltre annunciato i nomi delle deputate e dei deputati eletti con tendenza irreversibile (40 su 50 seggi), di cui 21 per il GPPSB. Tra i più rilevanti: Jorge Rodríguez, Cilia Flores, Iris Varela, Hermann Escarrá Malavé, Jorge Arreaza, Desirée Santos Amaral.

Per l’Alleanza Democratica sono stati eletti tre deputati: Bernabé Gutiérrez, Timoteo Zambrano e Alfonso Campos; per l’Alleanza UNTC Unica, anche tre: Henrique Capriles Radonski, Luis Emilio Rondón, Stalin González.

Rimangono ancora 10 seggi da assegnare.

Partecipazione storica usuale e astensionismo dell’opposizione

La partecipazione complessiva è stata del 42,6% degli iscritti nel Registro Elettorale Permanente (REP). Questa percentuale rientra nei canoni delle votazioni registrati nelle elezioni regionali degli anni 2004 (45%) e 2021 (42%).

Allo stesso modo, si colloca nei margini registrati in altre elezioni parlamentari, in particolare negli anni 1999 (56%), 2005 (25%) e 2020 (31%).

Il dato di partecipazione, per questo tipo di consultazioni, non è eccezionale né per l’alto né per il basso tasso di partecipazione. Tuttavia, è necessario esaminarlo considerando altri fattori.

Uno di questi è l’assenza —secondo stime dell’opposizione— di oltre 4 milioni di elettori iscritti nel REP che si trovano all’estero e non hanno partecipato domenica 25. Questo rappresenta almeno il 20% dei venezuelani aventi diritto al voto.

Vi è inoltre, come abitualmente accade nelle elezioni venezuelane, una fascia astensionista strutturale che tende a non votare, indipendentemente dall’importanza della consultazione. Questo gruppo rappresenta almeno il 15% del REP.

A questi si aggiungono circa 4 milioni di elettori (il 20% del REP) che avrebbero aderito all’appello all’astensione o che, a causa della congiuntura successiva al 28 luglio 2024 e alle narrazioni promosse dall’opposizione estremista, si sono immersi nella sfiducia verso il processo elettorale.

I dati della schiacciante superiorità del chavismo in quasi tutti gli stati del Paese superano la media percentuale usuale degli ultimi anni. Con risultati favorevoli del 70, 80 e fino a oltre il 90% dei voti (Apure), è evidente che ampi segmenti dell’elettorato di opposizione non hanno partecipato.

Nel frattempo, i dati di vari stati suggeriscono che il chavismo ha mantenuto il proprio bacino elettorale, proporzionato al tipo di elezione, simile a quello del 2021.

Tutto indica che la giornata del 25 maggio è stata determinata da fattori interni al sistema delle opposizioni.

Si sono essenzialmente presentate due coalizioni di opposizione: Alleanza Democratica e UNT-UPV, insieme alla Rete Decide di Henrique Capriles. Inoltre, si sono presentate numerose candidature, molte delle quali indipendenti, che hanno indebolito le possibilità dei candidati dell’opposizione con più voti. La frammentazione dell’offerta ha generato una forte sensazione di divisione.

L’astensionismo promosso da María Corina Machado ed Edmundo González Urrutia ha effettivamente avuto un impatto. Tuttavia, la reale portata di questo appello deve essere analizzata separatamente rispetto ai processi accumulati di delegittimazione elettorale promossi dai settori dell’opposizione estremista negli ultimi 25 anni, in particolare negli ultimi 10 mesi.

La sfiducia elettorale è un fattore presente in tutte le elezioni; esisteva ben prima dell’ascesa di Machado. Ma in questa occasione è riemersa con forza, trattandosi di una sintomatologia politica con caratteristiche proprie. In altre parole, ci sono elettori che si rifanno alla sfiducia, ma ciò non implica necessariamente obbedire al “mandato” di chi la promuove.

La strategia di Machado e i suoi effetti sul campo devono considerarsi di portata limitata. Certamente molti oppositori potrebbero aver seguito il suo appello a non votare, ma è anche vero che molti elettori dell’opposizione diffidano del CNE e neppure erano attratti dai candidati.

Le campagne dell’opposizione sono state deboli e disarticolate. A questo proposito, è necessario sottolineare le endemiche debolezze organizzative e politiche delle opposizioni. La loro mancanza di coesione, assenza di una strategia unificata, frammentazione e perdita di contatto con l’elettorato —a causa del loro ricorrente disimpegno dal campo elettorale— hanno penalizzato i dirigenti candidati il 25 maggio. Le coalizioni dell’opposizione, in questa occasione, si sono dimostrate indebolite e incapaci di ottenere il sostegno e il voto della massa di simpatizzanti antichavisti.

La strategia astensionista e le inerzie di sfiducia nei confronti del CNE miravano a una paralisi del chavismo e della giornata del 25 maggio, ma hanno finito per paralizzare un consistente segmento dell’opposizione, imponendo una dinamica che ha colpito unicamente gli oppositori e i loro seguaci.

In altre parole, la corsa politica e le aspirazioni di moltissimi dirigenti di destra sono andate perse. Il ciclo quadriennale dei governi regionali e quello quinquennale dell’Assemblea Nazionale sono stati definiti, e moltissimi potenziali candidati dell’opposizione hanno perso l’occasione.

In termini strettamente elettorali, Machado e il settore che rappresenta hanno lavorato con impegno per ostacolare l’azione di altri gruppi dell’opposizione, come parte della disputa per la direzione del macrosettore antichavista.

Ma, sul piano reale, perdono i politici dell’opposizione; e con loro anche i sostenitori dell’opposizione.

Va considerato che le agende destituenti di Machado non hanno ancora ottenuto i risultati attesi. Di conseguenza, le opposizioni nel loro insieme restano sospese tra attesa, incertezza e disarticolazione nella pratica politica quotidiana. Gli altri non avanzano, ma nemmeno Machado.

Sul versante concreto e pratico, il chavismo si è assicurato la maggioranza assoluta dei seggi eletti.

Mantiene inoltre la maggioranza parlamentare, il che garantisce un nuovo ciclo di governabilità istituzionale. Inoltre, rafforza il proprio posizionamento nelle regioni e crea una correlazione quasi totale per proiettare il potere centrale (esecutivo) negli stati.

Con queste condizioni, la dirigenza guidata dal presidente Nicolás Maduro acquisisce facoltà per affrontare il ciclo di pressioni esterne in corso e le misure coercitive, che richiedono una coesione superiore di tutte le istanze di governo.


Vittoria della democrazia venezuelana

Davanti alle urne, nella nazione sudamericana, è stato dimostrato che le vittorie sociali e politiche si vincono anche con il voto e attraverso il dialogo

Il popolo venezuelano ha dimostrato con la sua partecipazione sovrana che le vittorie sociali e politiche si vincono anche in pace, con il voto e attraverso il dialogo.

I cittadini sono andati a votare in  15736 seggi disposti in tutto il paese, nel contesto delle elezioni regionali e parlamentari realizzate in questa nazione sudamericana.

Il processo, svolto in pace, ha permesso d’eleggere più di 500 incaricati pubblici, tra governatori, consigli legislativi e il Parlamento.

La gigantesca festa elettorale  in questo modo è stata una vittoria per la democrazia venezuelana e per garantire la pluralità politica stabilita nella Costituzione, ha detto Vladimir Padrino López, ministro alla Difesa.

In questa opportunità, il popolo ha esercitato il diritto al suffragio come strumento  costituzionale per decidere il suo futuro e, soprattutto per derimere le differenze politiche in forma pacifica. In questo senso, va citato che hanno partecipato 54 organizzazioni con fini politici, così come indigeni, in rappresentazione delle diverse tendenze del paese.

In maniera generale, il processo ha combinato la tecnologia elettronica con il supporto fisico, e ha contato con la presenza di osservatori nazionali e internazionali.

Per  coordinare la ricezione e canalizzazione dell’informazione durante lo svolgimento dell’appuntamento elettorale è stata installata una Sala Situazionale nella sede del Tribunale Supremo di Giustizia, che è parte  del vincolo di questo potere con la democrazia.

Nonostante i costanti attentati conto questo processo, come i tentativi d’aggressione di leaders militari, politici e dell’opposizione, che si sono iscritti, così come contro la Centrale idroelettrica Simón Bolívar – la più grande del paese–ubicata nel lago artificiale del Guri, gli estremisti di destra non hanno potuto fermare l’avanzata di questo spazio vitale di auto determinazione.

Queste sono state le elazioni numero 32, in 26 anni di Rivoluzione Bolivariana: «E questo converte il paese, ha valutato il presidente Nicolás Maduro Moros, in quello con piu elezioni libere, sovrane e democratiche negli ultimi cento anni».

Come parte di questa giornata, il leader  ha annunciato che presenterà alla nuova Assemblea Nazionale una riforma integrale del sistema elettorale centrata nella creazione di circuiti comunali, come base di consulazione permanente. Inoltre, questa attualizzazione pretende di modernizzare e adattare il sistema alla realtà che vive il Venezuela.

Il principale risultato delle elezioni radica nell’essere un’evidenza palpabile dell’impegno del Governo e del popolo, con la difesa dell’ordine costituzionale, la legalità e il desiderio di risolvere le dispute per via pacifiche.


Análisis coyuntural (de fondo)

Una lectura sociopolítica de los resultados del 25M

 

En la noche del 25 de mayo, tras la jornada electoral para escoger a gobernadores y diputados a la Asamblea Nacional, el vicepresidente del Consejo Nacional Electoral (CNE), Carlos Quintero, anunció el primer boletín con 93,01% de transmisión de resultados.

La participación electoral fue de 42,63%.

Sin duda, lo más noticioso es que el panorama de las gobernaciones quedó hegemónicamente en manos del Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV), con 23 de 24 gobernaciones a favor. Solo el estado Cojedes será gobernado, de nuevo, por un político opositor, a cargo de Alberto Galíndez.

Así quedó el mapa político:

El rector Quintero dio los resultados preliminares de diputadas y diputados electos a la Asamblea Nacional (las listas nacionales):

Gran Polo Patriótico Simón Bolívar (GPPSB): 4 553 484 votos (82,68%)

Alianza Democrática: 344 422 votos (6,25%)

Alianza UNTC Única: 285 501 votos (5,18%)

Alianza Fuerza Vecinal: 141 526 votos (2,57%)

Otros (votos válidos y nulos): 182 351 votos (3,31%)

También informó los nombres de las diputadas y diputados electos con tendencia irreversible (40 de 50 cargos), con 21 para el GPPSB, entre ellos los más resaltantes: Jorge Rodríguez, Cilia Flores, Iris Varela, Hermann Escarrá Malavé, Jorge Arreaza, Desirée Santos Amaral.

Por Alianza Democrática fueron elegidos tres diputados: Bernabé Gutiérrez, Timoteo Zambrano y Alfonso Campos; por Alianza UNTC Única, también tres: Henrique Capriles Radonski, Luis Emilio Rondón, Stalin González.

Aun quedan 10 cargos pendientes por adjudicar.

participación histórica usual y abstención opositora

La participación general fue de 42,6% de los inscritos en el Registro Electoral Permanente (REP). Este margen se encuentra en el canon de la votación registrada en elecciones regionales de los años 2004 (45%) y 2021 (42%).

De igual manera, el nivel porcentual se enmarca en otros registros de comicios parlamentarios, específicamente en los años 1999 (56%), 2005 (25%) y 2020 (31%).

El dato de participación, según este tipo de jornadas, no es extraordinario, ni por alta o baja participación. Pero es necesario revisar esta cifra considerando otros factores.

Uno de ellos es la ausencia —según estimaciones opositoras— de más de 4 millones de electores inscritos en el REP que están fuera de Venezuela y que no participaron el domingo 25. Ello representa al menos 20% de los venezolanos habilitados para votar.

Mientras que, como es usual en elecciones venezolanas, existe un reducto abstencionista de tipo estructural que no suele votar en alguna contienda, por importante que sea. Este grupo representa al menos 15% del REP.

A ellos se suman unos 4 millones de electores (20% del REP) que habría atendido el llamado a la abstención o que, por la coyuntura posterior al 28 de julio de 2024 y sus narrativas promovidas por la oposición extremista, se ha sumido en la desconfianza electoral.

Los datos de ventaja abrumadora del chavismo en casi todos los estados del país están por encima del canon porcentual usual en los últimos años. Con resultados favorables del 70, 80 y hasta más de 90% de los votos (Apure), es evidente que grandes segmentos de votantes opositores no participaron.

Entretanto, los datos en diversos estados sugieren que el chavismo mantuvo su caudal de votos de acuerdo con el tipo de elección, similar al de 2021.

Todo sugiere que la jornada del 25 de mayo estuvo determinada por factores intrínsecos al sistema de oposiciones.

Básicamente, se presentaron dos coaliciones opositoras: Alianza Democrática y UNT-UPV, junto a la Red Decide de Henrique Capriles. Pero, además, se presentaron múltiples candidaturas, muchas de ellas independientes, que debilitaron las posibilidades de los opositores más votados. La dispersión de la oferta generó una fuerte sensación de división.

El abstencionismo promovido por María Corina Machado y Edmundo González Urrutia sí hizo mella. Pero el alcance real de ese llamado concreto debe analizarse de manera diferenciada a los procesos acumulados de deslegitimación electoral promovidos por los sectores de la oposición extremista en los últimos 25 años, especialmente en los últimos 10 meses.

La desconfianza electoral es un factor presente en todos los comicios; existe desde mucho antes del ascenso de Machado. Pero en este evento reapareció con fuerza pues es una sintomatología política de cualidades propias. Es decir, hay electores que se ciñen a la desconfianza, pero ello no significa obedecer al “mandato” de quien la promueve.

La estrategia de Machado y sus efectos en el terreno deben considerarse de alcance limitado. Ciertamente, muchos opositores habrían acudido a su llamado de no votar, pero también es un hecho que muchos votantes opositores desconfían del CNE y tampoco sentían atracción por los candidatos.

Las campañas opositoras fueron débiles y desarticuladas. En este punto es necesario indicar las endémicas debilidades organizativas y políticas de las oposiciones. Su falta de cohesión, carencia de estrategia única, dispersión y pérdida de contacto con sus electores —a expensas de su recurrente retiro del ruedo electoral— han pasado factura a los dirigentes que se postularon para el 25 de mayo. Las coaliciones opositoras en esta oportunidad se hallaron debilitadas e incapaces de lograr la votación y respaldo de la masa de simpatizantes antichavistas.

La estrategia abstencionista y las inercias de desconfianza respecto al CNE se enfilaron hacia una pretendida paralización del chavismo y respecto a la jornada del 25 de mayo, pero en lugar de ello se entumesió a un considerable segmento opositor, e impuso una inercia que afectó únicamente a los opositores y a sus seguidores.

Dicho de otra forma, la carrera política y las aspiraciones de muchísimos dirigentes de la derecha se perdieron. El ciclo de cuatro años de gobiernos regionales y el de cinco años parlamentarios en la AN han sido definidos, y muchísimos opositores potenciales a conseguir cargos perdieron la oportunidad.

En términos estrictamente inherentes a la votación, Machado y el sector que representa trabajaron arduamente para frustrar la labor de otros grupos opositores, como parte de la disputa por la primacía y liderazgo en el macrosector antichavista.

Pero, en el terreno de lo real, los políticos opositores pierden; asimismo los seguidores de las oposiciones.

Se debe considerar que las agendas destituyentes de Machado se mantienen sin lograr los resultados esperados. En consecuencia, las oposiciones como conjunto se decantan en la espera, la incertidumbre y la desarticulación en el terreno político cotidiano. Los demás no avanzan, pero Machado tampoco.

Por otro lado, en términos concretos y prácticos, el chavismo se hace de manera absoluta con la mayoría de cargos electos.

También sostiene la mayoría parlamentaria, lo cual garantiza un nuevo ciclo de gobernanza institucional. Además, fortalece su posicionamiento en regiones y crea una correlación casi absoluta para proyectar el poder central (ejecutivo) en los estados.

Con esas condiciones, la dirigencia liderada por el presidente Nicolás Maduro adquiere facultades para abordar un ciclo de presiones externas en curso y medidas coercitivas, las cuales demandan una cohesión superior de todas las instancias de gobierno.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.