Fabio Di Celmo (Genova, 1º giugno 1965 – L’Avana, 4 settembre 1997) è stato un imprenditore italiano, ucciso a Cuba il 4 settembre 1997 dall’esplosione di una bomba, il cui mandante fu il terrorista anticastrista pagato dalla CIA, Luis Posada Carriles, nel bar dell’Hotel Copacabana a l’Avana.
L’attentato
All’età di 22 anni, terminato il servizio militare e dopo aver viaggiato per alcuni paesi europei ed americani, Fabio si trasferì in Canada. Poi, nel 1993, insieme al padre Giustino, si recò per la prima volta a Cuba al fine di avviare un’attività commerciale di forniture alberghiere. Successivamente si recò diverse volte all’Avana, dove frequentava il bar dell’Hotel Copacabana nella zona residenziale di Miramar.
In quel periodo, dopo il crollo del Comecon e dell’Unione Sovietica, Cuba era entrata in un periodo di forte recessione, il cosiddetto Periodo Especial. Nella seconda metà degli anni novanta l’economia cubana stava cominciando a riprendersi grazie agli ingenti investimenti nel settore turistico, tramite numerose società miste, prevalentemente con imprenditori provenienti dal Canada, come appunto Fabio Di Celmo. In questo contesto, nel 1997, vari attentati terroristici furono effettuati contro le più importanti mete turistiche cubane, da parte di alcuni anticastristi: l’obiettivo era di portare al collasso l’economia di Cuba, al fine di rovesciare il governo socialista presieduto da Fidel Castro.
Il 4 settembre 1997, il terrorista salvadoregno Raúl Cruz León, piazzò una carica di esplosivo C-4 nel bar dell’Hotel Copacabana: La bomba era stata messa in un posacenere di metallo e, esplodendo alle 12,18 minuti, una scheggia appuntita penetrò nel collo di Fabio, gli dilaniò una vertebra cervicale e l’arteria carotide sinistra, provocando la sua morte quasi immediata.
Quando si diffuse la notizia della tragedia, uno dei terroristi che avevano organizzato il sabotaggio, Luis Posada Carriles, d’origine cubana, disse ferocemente: «Si trovava nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato e io dormo tranquillo come un bebè».
I mandanti
Immediatamente dopo l’esplosione, Raúl Cruz León fu catturato dalla polizia cubana. Il terrorista dichiarò di aver agito alle dipendenze di Luis Posada Carriles, esule cubano e membro della “Fundación Nacional Cubano-Americana”, associazione neofascista statunitense che si propone di “riportare la democrazia e la libertà a Cuba”. Posada Carriles, circa un anno dopo, rilasciò un’intervista al New York Times con cui si attribuì la paternità degli attentati, ammettendo i suoi legami con la CIA e l’FBI, affermando: «Quando posso aiutarli, lo faccio». Egli giustificò gli attacchi terroristici a Cuba come «atti di guerra», e la morte di Fabio Di Celmo come «un incidente».
Posada Carriles nel 2018 è morto con la sua famiglia, libero, all’età di 90 anni. Fu arrestato nel 2005 per il semplice reato di immigrazione clandestina, e rilasciato nel 2007. I governi di Cuba e Venezuela ne hanno chiesto l’estradizione, ma i suoi avvocati pagati dalla CIA gli hanno fatto ottenere l’asilo politico, sostenendo che egli «ha sostenuto gli interessi degli Stati Uniti per 40 anni». Sia a Cuba che in Venezuela, Posada Carriles doveva essere processato per terrorismo, strage ed omicidio, essendo colpevole anche di altri gravi attentati, tra cui quello a un volo civile della Cubana de Aviación nel 1976 che costò la vita a 73 persone.


