L’ultimo capitolo dell’esproprio e saccheggio corporativo di Citgo

Asta nella fase finale

Misión Verdad

L’asta di Citgo Petroleum, filiale chiave dello Stato venezuelano negli USA e confiscata illegalmente dal suo governo, si trova nelle sue fasi finali, segnando un momento cruciale non solo per il Venezuela, ma anche per gli altri Paesi che detengono investimenti sul suolo USA. Secondo recenti resoconti, il procedimento giudiziario che porterà alla vendita forzata di Citgo sembra accelerare, nonostante le proteste del governo del presidente Nicolás Maduro.

L’impresa, che possiede raffinerie strategiche in Texas, Louisiana e Pennsylvania, rappresenta l’attivo più prezioso del Venezuela fuori dai suoi confini, con una rete di oleodotti e più di 4000 stazioni di servizio negli USA.

La sua perdita costituirebbe un colpo finanziario, ma anche un atto simbolico di spoliazione che confermerebbe l’appetito di Washington per il controllo delle risorse del paese. Imprese come Vitol e Koch Industries, insieme ad altre corporazioni e fondi avvoltoio, hanno presentato offerte miliardarie, alcune superiori agli 8 miliardi di $. Il processo fa parte di una strategia politica che si cerca mascherare da presunta giustizia legale.

Il valore reale di Citgo oscilla tra gli 11 e i 13 miliardi di $, ma le aspettative di incasso dall’asta non supererebbero gli 8 miliardi, segnale evidente di un interesse strategico da parte degli acquirenti che va oltre il valore commerciale immediato.

Con sanzioni economiche che hanno già minato gran parte del commercio estero venezuelano, quest’asta si presenta come un nuovo strumento di pressione, travestito da controversia commerciale. Imprese come ConocoPhillips guidano il fronte delle rivendicazioni miliardarie, utilizzando i tribunali USA per portare avanti la loro agenda di saccheggio contro il Venezuela.

Breve storia di un esproprio

Le basi “legali” dell’operazione di spoliazione sono state sentenze di corti USA che, nel 2019, hanno riconosciuto Juan Guaidó come “presidente ad interim”, una figura priva di legittimità costituzionale. Questo operatore ha tentato di assumere il controllo degli attivi venezuelani all’estero, inclusa Citgo, con il pieno appoggio dell’amministrazione Trump, in particolare dell’allora segretario di Stato ed ex direttore della CIA, Mike Pompeo, che trasferì il controllo totale dell’impresa all’autoproclamato “Consiglio di Amministrazione Ad Hoc” della PDVSA fasulla di Guaidó, in palese violazione del diritto internazionale.

Da allora, il governo del presidente Nicolás Maduro ha intrapreso molteplici azioni legali per fermare questo esproprio. Nel 2021, l’esecutivo nazionale ha presentato un ricorso alla Corte del Delaware per recuperare il controllo di Citgo, denunciando l’illegittimità della “nomina” della PDVSA fasulla. Tuttavia, queste azioni sono state sistematicamente bloccate dai tribunali USA, che antepongono interessi corporativi e politici al diritto internazionale.

Il caso Crystallex, che diede avvio a tutto questo processo 17 anni fa, ha creato un pericoloso precedente: ha permesso a un tribunale USA di stabilire che PDV Holding (società madre di Citgo) fosse responsabile dei debiti statali venezuelani. Questa interpretazione giuridica, criticata persino da esperti di diritto internazionale, ha aperto la strada a più di una dozzina di creditori per procedere con il sequestro di attivi venezuelani.

Misión Verdad ha dimostrato che dietro questa manovra non ci sono solo interessi economici, ma anche una chiara volontà politica di indebolire lo Stato venezuelano, isolarlo finanziariamente e preparare il terreno per un cambio di regime. La partecipazione di prestanome e dirigenti legati all’opposizione, molti dei quali privi di legittimità e rappresentanza reale, è stata fondamentale in questo processo.

Nonostante ciò, il governo venezuelano non ha mai smesso di rivendicare legalmente il caso. Si è rivolto a istanze internazionali, inclusa la Corte Internazionale di Giustizia de L’Aia, e ha promosso campagne diplomatiche in ambito multilaterale per denunciare la strumentalizzazione del sistema giudiziario USA a fini geopolitici. Questi sforzi puntano non solo a recuperare Citgo, ma anche a mettere in luce l’uso improprio del diritto internazionale privato come arma di guerra economica.

L’ombra permanente di Marco Rubio e dell’opposizione estremista

Una delle figure centrali dietro l’esproprio di Citgo è l’attuale segretario di Stato Marco Rubio, che da anni agisce come principale architetto delle politiche ostili contro il Venezuela. Dal suo seggio al Senato, ha promosso leggi e sanzioni che hanno fornito il presunto quadro legale per l’embargo degli attivi venezuelani sul suolo USA.

Ma il suo ruolo va oltre: Rubio ha mantenuto contatti costanti con dirigenti dell’opposizione venezuelana più radicale, facilitando il loro accesso a strutture finanziarie e giudiziarie chiave.

La “Direttiva Ad Hoc” ha funzionato come strumento, completamente illegale dal punto di vista costituzionale e societario, per operazioni opache, contratti sospetti e movimenti di capitale discutibili. Diversi suoi membri sono stati indagati per riciclaggio di denaro, corruzione e per aver permesso a fondi avvoltoio di impadronirsi degli attivi di Citgo, senza che ci siano state reali conseguenze per i loro atti negli USA.

Rubio ha sostenuto pubblicamente questa direzione, ha ricevuto donazioni da lobby petrolifere e ha esercitato pressioni dirette sul Dipartimento del Tesoro affinché l’azienda rimanesse sotto il controllo di questi personaggi. Nel 2019, insieme al senatore Ted Cruz, ha inviato una lettera a Trump chiedendo di impedire qualsiasi tentativo del governo venezuelano di riprendere il controllo dell’impresa, in un’azione coordinata con alti rappresentanti dell’opposizione venezuelana con base a Miami.

Il Buró Federal de Investigaciones (FBI) ha aperto un’indagine su Guaidó e Vecchio, tra gli altri, per corruzione e malversazione di fondi ricevuti dall’Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID).

L’obiettivo è chiarire che fine abbiano fatto circa 1 miliardo di $ concessi tra il 2018 e il 2020 con il pretesto dell’“aiuto umanitario”. Inoltre, con la creazione di cariche fittizie come quella attribuita all’ex commissario Iván Simonovis, hanno creato un sistema di estorsione rivolto a soggetti con legami con l’industria petrolifera venezuelana secondo due modalità:

1.Se l’impresa aveva un debito con Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA), veniva invitata a citarla in giudizio in Texas per ottenere il pagamento. Durante il processo si accordavano per pagare il debito e le spese legali, ma pretendevano una quota del 20% sugli utili del procedimento.

2.Le aziende venivano spinte ad assumere un avvocato specifico per ottenere la licenza OFAC, dal costo di 3 milioni di $, garantendo loro che avrebbero ricevuto l’autorizzazione.

Attualmente, il segretario di Stato è accusato di aver ricevuto fondi dalla Fundación Simón Bolívar di Citgo e di agire come lobbista per ExxonMobil, mentre influenti repubblicani avrebbero bloccato i progressi dell’indagine. Il caso è ancora in corso mentre Rubio mantiene la sua agenda destabilizzatrice nella regione.

Documenti trapelati da Wikileaks mostrano come funzionari USA e capi dell’opposizione abbiano lavorato insieme per assicurarsi il controllo di Citgo, anche prima che l’asta fosse ufficialmente avviata. Queste azioni, lontane da un interesse pubblico, sembrano obbedire a un’agenda di benefici particolari, in cui imprenditori vicini a Guaidó e all’élite dell’opposizione cercavano di trarre profitto dalla gestione di Citgo.

Un piano politico (mal) mascherato da controversia legale

L’asta di Citgo non è semplicemente un caso di diritto societario: è parte di una campagna molto più ampia di soffocamento economico e politico, e di saccheggio corporativo, contro il Venezuela. Sotto il pretesto di rispettare sentenze giudiziarie e rivendicazioni dei creditori, gli USA e i loro alleati Juan Guaidó, Leopoldo López e Carlos Vecchio, tra gli altri, stanno portando a termine una sistematica spoliazione degli attivi venezuelani all’estero.

Questo processo rientra in una strategia complessiva che combina sanzioni economiche, manipolazione giudiziaria, ingerenza elettorale e propaganda. Citgo, come simbolo della capacità produttiva venezuelana all’estero, rappresenta un obiettivo strategico chiave in questa guerra sempre meno discreta.

Sebbene il governo guidato dal presidente Maduro abbia affrontato enormi difficoltà per farsi ascoltare nei tribunali USA, la sua resistenza diplomatica e legale resta salda. Non è mai superfluo denunciare la vera natura di questo saccheggio, ricordando al mondo che dietro ogni procedimento legale c’è un piano politico progettato per minare un Paese sovrano.

Nei prossimi mesi, con l’udienza finale prevista per il 18 agosto e la possibile ratifica del vincitore da parte del Dipartimento del Tesoro, il destino di Citgo sarà segnato. Ma sarà segnato anche il giudizio storico su chi ha davvero cercato di proteggere gli interessi della sovranità della filiale della PDVSA e chi, sotto maschere legali e falsi racconti, ha contribuito al suo smantellamento.


Subasta en fase final

El último capítulo del despojo y saqueo corporativo de Citgo

La subasta de Citgo Petroleum, filial clave del Estado venezolano en Estados Unidos y confiscada ilegalmente por su gobierno, se encuentra en sus etapas finales, marcando un momento crucial no solo para Venezuela, sino también para el resto de los países que posean inversiones en territorio estadounidense. Según reportes recientes, el proceso judicial que culminará con la venta forzada de Citgo parece acelerarse, a pesar de las protestas del gobierno del presidente Nicolás Maduro.

La empresa, que posee refinerías estratégicas en Texas, Luisiana y Pensilvania, representa el activo más valioso de Venezuela fuera de sus fronteras, con una red de oleoductos y más de 4 mil estaciones de servicio en Estados Unidos.

Su pérdida significaría un golpe financiero, pero también un acto simbólico de despojo que reafirmaría el apetito por el control de los recursos del país que posee Washington. Empresas como Vitol y Koch Industries, junto a otras corporaciones y fondos buitre, han presentado ofertas milmillonarias, algunas superiores a los 8 mil millones de dólares. El proceso forma parte de una estrategia política que se intenta encubrir bajo la apariencia de justicia legal.

El valor real de Citgo oscila entre los 11 y 13 mil millones de dólares, pero las expectativas de recaudación tras la subasta no superarían los 8 mil millones, lo cual evidencia un claro interés estratégico por parte de los compradores, más allá del valor comercial inmediato.

Con sanciones económicas que ya han minado gran parte del comercio exterior venezolano, esta subasta aparece como una nueva herramienta de presión, disfrazada de litigio mercantil. Empresas como ConocoPhillips lideran el frente de reclamos multimillonarios, utilizando tribunales estadounidenses para avanzar en su agenda de expolio contra Venezuela.

Historia breve de un despojo

Las bases “legales” de la operación de despojo fueron fallos de cortes estadounidenses que reconocieron a Juan Guaidó como “presidente interino” en 2019, una figura sin legitimidad constitucional. Este operador intentó tomar el control de los activos venezolanos en el extranjero, incluyendo Citgo y sus movimientos fueron avalados por la administración Trump (I), en particular por el entonces secretario de Estado y exdirectivo de la CIA, Mike Pompeo, quien transfirió el control total de la empresa a la autoproclamada “Junta Directiva Ad-Hoc” a la PDVSA fake de Guaidó, en abierta violación del derecho internacional.

Desde entonces, el gobierno del presidente Nicolás Maduro ha presentado múltiples acciones legales para frenar este despojo. En 2021, el Ejecutivo nacional presentó una demanda ante la Corte de Delaware para recuperar el control de Citgo, denunciando la ilegitimidad del “nombramiento” de la PDVSA fake. Sin embargo, estas acciones han sido sistemáticamente bloqueadas por cortes estadounidenses, que priorizan intereses corporativos y políticos sobre el derecho internacional.

El caso Crystallex, que dio inicio a todo este proceso hace 17 años, sentó un precedente peligroso: permitió que un tribunal estadounidense determinara que PDV Holding (matriz de Citgo) era responsable de las deudas estatales venezolanas. Esta interpretación jurídica, criticada incluso por expertos en derecho internacional, abrió la puerta a que más de una docena de acreedores comenzaran a ejecutar embargos sobre activos venezolanos.

Misión Verdad ha demostrado que detrás de esta maniobra se encuentran no solo intereses económicos, sino también una clara voluntad política para debilitar al Estado venezolano, aislarlo financieramente y preparar el terreno para un cambio de régimen. La participación de testaferros y directivos vinculados a la oposición, muchos de ellos sin legitimidad ni representación real, fue fundamental en este proceso.

Pese a ello, el gobierno venezolano no ha dejado de reclamar legalmente el caso. Ha recurrido a instancias internacionales, incluyendo la Corte Internacional de Justicia de La Haya, y ha promovido campañas diplomáticas en organismos multilaterales para denunciar la instrumentalización del sistema judicial estadounidense para fines geopolíticos. Estos esfuerzos buscan no solo recuperar Citgo, sino también visibilizar el uso indebido del derecho privado internacional como arma de guerra económica.

La sombra permanente de Marco Rubio y la oposición extremista

Una de las figuras centrales detrás del despojo de Citgo es el actual secretario de Estado Marco Rubio, quien desde hace años ha actuado como arquitecto principal de las políticas de hostilidad contra Venezuela. Desde su escaño en el Senado, impulsó leyes y sanciones que han servido de marco supuestamente legal para el embargo de activos venezolanos en territorio estadounidense.

Pero su rol va más allá: Rubio ha mantenido contactos constantes con dirigentes de la oposición extremista venezolana, facilitando su acceso a estructuras financieras y judiciales clave.

La “Directiva Ad-Hoc” ha fungido como herramienta, completamente ilegal desde el punto de vista constitucional y corporativo, para operaciones opacas, contratos sospechosos y movimientos de capital cuestionables. Varios de sus miembros han sido investigados por lavado de dinero, corrupción y por permitir que fondos buitre se apoderaran de los activos de Citgo, sin que haya habido consecuencias reales por sus actos en Estados Unidos.

Rubio respaldó públicamente a esta directiva, recibió donaciones de lobbies petroleros e intervino directamente ante el Departamento del Tesoro para garantizar que la empresa permaneciera bajo el control de estos personeros. En 2019, junto al senador Ted Cruz, envió una carta a Trump pidiendo que impidiera cualquier intento del gobierno venezolano de retomar el control de la empresa, acción coordinada con altos representantes de la oposición venezolana radicada en Miami.

El Buró Federal de Investigaciones (FBI) de Estados Unidos abrió una investigación a Guaidó y Vecchio, entre otros, por corrupción y malversación de fondos que recibieron de la Agencia de Estados Unidos para el Desarrollo Internacional (Usaid).

El objetivo es saber adónde fueron a parar los aproximadamente mil millones de dólares que se les proporcionaron entre 2018 y 2020 bajo el pretexto de “ayuda humanitaria”. Además, con la creación de cargos ficticios como el otorgado al excomisario Iván Simonovis, crearon un sistema de extorsión dirigido a personas con algún tipo de vínculo con la industria petrolera venezolana bajo dos modalidades:

Si la empresa tenía una deuda con Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA), se le recomendaba demandarla en Texas para el pago de la deuda. Aseguraron a estas empresas que, durante los juicios, acordarían pagar la deuda y los honorarios legales, pero exigieron una participación del 20% de las ganancias del proceso.

Presionaron a los negocios para que contrataran un abogado específico para optar por la licencia OFAC, que tenía un costo de 3 millones de dólares, argumentando que garantizarían que dichos negocios recibieran la licencia.

En la actualidad, el secretario de Estado enfrenta acusaciones de haber recibido fondos de la Fundación Simón Bolívar de Citgo y actuar como lobbista de ExxonMobil mientras influyentes republicanos habrían bloqueado avances en la investigación. El caso sigue desarrollándose mientras Rubio mantiene su agenda desestabilizadora en la región.

Documentos filtrados por Wikileaks muestran cómo funcionarios estadounidenses y líderes opositores trabajaron juntos para asegurar el control de Citgo, incluso antes de que se iniciara oficialmente el proceso de subasta. Estas acciones, lejos de responder a un interés público, parecen obedecer a una agenda de beneficios particulares, en la que empresarios cercanos a Guaidó y a la élite opositora buscaban lucrarse con la gestión de Citgo.

Un plan político (mal) disfrazado de litigio

La subasta de Citgo no es simplemente un caso de derecho corporativo: es parte de una campaña mucho más amplia de asfixia económica y política, y de saqueo corporativo, contra Venezuela. Bajo el pretexto de cumplir con fallos judiciales y demandas de acreedores, Estados Unidos y sus aliados Juan Guaidó, Leopoldo López y Carlos Vecchio, entre otros, están consumando un despojo sistemático de los activos venezolanos en el extranjero.

Este proceso forma parte de una estrategia integral que combina sanciones económicas, manipulación judicial, injerencia electoral y propaganda. Citgo, como símbolo de la capacidad productiva venezolana en el exterior, representa un objetivo estratégico clave en esta guerra cada vez menos discreta.

Aunque el gobierno liderado por el presidente Maduro ha enfrentado enormes dificultades para hacerse escuchar en los tribunales estadounidenses, su resistencia diplomática y legal sigue firme. Nunca está de más denunciar la verdadera naturaleza de este expolio, recordando al mundo que detrás de cada procedimiento legal hay un plan político diiseñado para minar a un país soberano.

En los próximos meses, con la audiencia final prevista para el 18 de agosto y la posible ratificación del ganador por parte del Departamento del Tesoro, el destino de Citgo estará sellado. Pero también lo estará el juicio histórico sobre quiénes realmente buscaron proteger los intereses de la soberanía de la filial de PDVSA y quiénes, bajo máscaras legales y falsos relatos, contribuyeron a su desmantelamiento.

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