Alcuni gruppi di esuli cubani stanno celebrando la nomina di Rosa María Payá Acevedo alla Commissione interamericana dei diritti umani (CIDH) da parte del Segretario di Stato Marco Rubio, poiché la considerano un’eccellente opportunità per esercitare ulteriore pressione sul governo cubano e isolarlo a livello internazionale.
Altri, tuttavia, ritengono che la sua nomina sia più una strategia politica dell’amministrazione Trump che un autentico contributo alla causa cubana, e guardano con sospetto al continuo interesse del governo statunitense nel posizionarla a livello internazionale come leader universale dell’intera opposizione cubana, sia dentro che fuori l’isola.
La verità è che dal suo arrivo negli Stati Uniti nel 2013, la signora Payá Acevedo ha ricevuto il sostegno di politici ultraconservatori di origine cubana, noti per le loro posizioni dure contro l’isola, tra cui l’allora senatore Marco Rubio, che nel gennaio 2015 la invitò come sua ospite ufficiale al discorso sullo stato dell’Unione presentato al Congresso dal presidente Obama.
Da allora, è diventato il suo mentore e l’ha promossa a livello internazionale come rappresentante dell’intera diaspora cubana, fornendole non solo il suo sostegno politico, ma anche l’accesso a fonti di finanziamento da parte di agenzie federali statunitensi come USAID, da cui riceve più di 2 milioni di dollari all’anno dai contribuenti statunitensi sotto forma di sovvenzioni.
Ha inoltre facilitato i contatti con diversi presidenti, ex presidenti e altre figure importanti della destra conservatrice latinoamericana, nonché con l’ormai ex Segretario generale dell’OEA, Luis Almagro, con il quale la promotrice del progetto Cuba Decide ha stabilito uno stretto rapporto, ricevendo anche appoggio politico, finanziario e logistico da questa organizzazione regionale per i suoi tour internazionali.
Tuttavia, la sua nomina ha suscitato allarme nella società civile regionale e anche in diversi ministeri degli Esteri dei paesi latinoamericani e caraibici che compongono l’organizzazione panamericana. Vi sono serie preoccupazioni a sostegno dell’opinione che non sia considerata la candidata ideale per ricoprire questo importante incarico di Commissario della CIDH, per i seguenti motivi:
- La sua marcata dipendenza e il suo impegno nei confronti dell’amministrazione statunitense suggeriscono chiaramente che agirà in linea con l’agenda geopolitica e gli interessi di Washington nella regione.
- Non ha quel curriculum “eccezionale” a sostegno dei diritti umani o della democrazia, e non è certo un’esperta di politica latinoamericana. La sua carriera professionale si è concentrata esclusivamente sulla promozione – senza successo – di un “cambio di regime” a Cuba e sull’attacco ai governi di Venezuela, Nicaragua e Bolivia su richiesta degli Stati Uniti.
- Non è un avvocato, non ha una formazione accademica e nemmeno un curriculum che supporti la sua carriera e il suo impegno nella difesa dei diritti umani, sufficienti per ricoprire una posizione importante quanto gli altri candidati.
- Non esiste alcuna documentazione pubblica che dimostri che si sia pronunciato in difesa dei diritti umani dei popoli indigeni o dei gruppi di popolazione più vulnerabili della regione.
- Il timore che concentri le sue azioni in modo selettivo e politicizzato sulla situazione dei diritti umani a Cuba, Venezuela e Nicaragua, paesi che non sono membri dell’OAS, a scapito di altre situazioni reali in cui versano i paesi membri, dove si verificano persecuzioni politiche, stati instabili causati da violenza e criminalità, mancanza di libertà di espressione, tra le altre cose.
- Come membro del settore ultraconservatore della comunità cubano-americana e seguace del presidente Trump, sostiene la sua strategia di massima pressione e misure coercitive unilaterali contro diversi paesi della regione. Rimane vergognosamente in silenzio di fronte alle deportazioni di massa di migranti verso i paesi latinoamericani e caraibici e non si è nemmeno pronunciata contro la violenza nei raid anti-immigrazione effettuati a Los Angeles e in altre città degli Stati Uniti. Tali posizioni dimostrano il suo sostegno a politiche contrarie alla dignità umana, ai diritti umani, al diritto internazionale e ai principi sanciti dalla Carta dell’OSA.
- La sua persistente ostilità nei confronti del governo cubano e la sua radicale opposizione alla normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. Ha rilasciato numerose dichiarazioni a sostegno del blocco statunitense e a favore dell’inclusione di Cuba nella lista dei Paesi che presumibilmente sponsorizzano il terrorismo; una designazione infondata che implica l’imposizione di ulteriori severe sanzioni economiche che aggravano le sofferenze del popolo cubano.
- Come il suo mentore, il signor Marco Rubio, usa il suo consueto linguaggio d’odio e attacca costantemente le Brigate Mediche Cubane, dispiegate in diversi paesi per prendersi cura delle popolazioni più vulnerabili o di coloro che hanno subito un disastro naturale. Tale posizione nega uno dei diritti umani fondamentali: il diritto alla vita.
- Ha mostrato un comportamento discutibile e irrispettoso nei confronti dei governi di vari stati membri dell’OSA. Tra queste dichiarazioni, l’aver definito l’ex presidente messicano Andrés Manuel López Obrador un “despota”; l’accusa al governo colombiano, e in particolare al vicepresidente Francia Márquez, di sostenere il terrorismo; l’aver affermato che i presidenti Luis Ignacio Lula da Silva e Gustavo Petro sono “tentacoli” di una piovra la cui testa è a Cuba; e l’accusa al presidente cileno Gabriel Boric di diffondere “propaganda” per aver espresso preoccupazione per le sofferenze del popolo cubano causate dal blocco statunitense.
- I suoi elogi ai governi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui il sostegno pubblico dato al governo ad interim di Jeanine Añez in Bolivia (2019-2020), durante il quale vennero commessi i massacri di Sacaba e Senkata, successivamente documentati e condannati dalla CIDH.
Queste 10 ragioni, tratte dai suoi precedenti pubblici, corroborano il suo disprezzo per i diritti umani, il diritto internazionale e i principi sanciti nel Capitolo II della Carta dell’OAS, oltre a dimostrare la sua mancanza di imparzialità, neutralità e impegno nei confronti degli standard universalmente riconosciuti sui diritti umani.
Tali ragioni sarebbero sufficienti per evitare di votare a favore e quindi di compromettere seriamente la missione, la legittimità e l’imparzialità della CIDH.
Fonte: IndymediaArgentina
Traduzione: italiacuba.it

