Anche se sembrano passati anni, sono trascorsi appena cinque mesi da quando il presidente Donald Trump si è insediato per la seconda volta alla Casa Bianca. Il suo obiettivo — sintetizzato efficacemente nello slogan MAGA (Make America Great Again, ovvero “Rendere l’America di nuovo grande”) — consiste nel fare tutto il necessario per recuperare la supremazia perduta. Un obiettivo che implica una rivoluzione socio-economico-politica non convenzionale, i cui effetti ci coinvolgono. Per molte ragioni, l’Argentina e, soprattutto, il nostro Sud sono parte integrante del piano trumpista di “restaurazione”.
Lo ha detto chiaramente il 20 gennaio 2025, durante la cerimonia d’insediamento: “Ha inizio una nuova ed entusiasmante era di successo nazionale (…) Da questo momento, il declino degli USA è finito”.
Il filosofo russo Aleksandr Dugin, figura di grande influenza al Cremlino, sostiene che “la politica estera di Trump si propone un cambio in due fasi: prima, passare da una prospettiva globalista a un centrismo nordamericano e poi all’espansionismo statunitense”. Secondo Dugin, “gli esempi più chiari sono le dichiarazioni di Trump sull’annessione del Canada come 51° Stato, l’acquisto della Groenlandia, il controllo del Canale di Panama e il cambio di nome del Golfo del Messico in Golfo d’America”.
Tuttavia, l’analisi di Dugin è incompleta. L’accademico russo non ha considerato uno dei punti strategici fondamentali che gli USA devono dominare per portare a termine con successo la trasformazione controllata dell’ordine mondiale che Trump persegue: il sud del continente americano, in particolare la Terra del Fuoco e l’Antartide (nelle Isole Malvine gli USA dispongono già di una base della NATO).
È vero che il presidente USA non ha sbandierato il piano riguardante il nostro sud come ha fatto con Canada, Groenlandia e Panama. Non ce n’è stato bisogno. Con Javier Milei alla presidenza, l’Argentina si è inserita, senza fiatare, nella nuova distribuzione neocolonialista del mondo decisa dai centri finanziari. E lo ha fatto perfino prima che Trump tornasse al potere.
Nell’aprile 2024, in uniforme militare, Milei si è incontrato a Ushuaia con l’allora comandante del Comando Sud, la generale Laura Richardson (la stessa che ci aveva “informati” che il litio argentino appartiene agli USA), per annunciare “lo sviluppo di una Base Navale Integrata” nella Terra del Fuoco, che avrebbe converito i due Paesi “nella porta d’accesso” all’Antartide.
L’idea della base era già stata concepita durante il governo di Alberto Fernández, con l’intento di valorizzare l’eccezionale posizione geografica di Ushuaia e trasformarla in un polo multifunzionale per l’accesso all’Antartide. L’obiettivo era permettere all’Argentina, grazie a una moderna infrastruttura portuale e logistica, di offrire al mondo servizi in grado di ridurre i tempi di navigazione, effettuare soccorsi a imbarcazioni in emergenza, installare centri scientifici, facilitare l’accesso al continente bianco, tra altri vantaggi.
I lavori, concepiti inizialmente in pieno rispetto della sovranità nazionale, cominciarono nel marzo 2022, quando l’allora ministro della Difesa, Jorge Taiana, incaricò il cantiere navale Tandanor di pianificare e avviare l’opera.
Il grande interesse dimostrato dalla Cina fin dall’inizio del progetto è stato, senza dubbio, uno dei fattori che ha allarmato Washington. Gli USA non vogliono che l’incubo chiamato Porto di Chancay si ripeta a pochi chilometri dall’Antartide. Il megaporto appena inaugurato sulla costa pacifica del Perù è il primo porto intelligente dell’America Latina: si stima che genererà 4,5 miliardi di $ l’anno e 8000 posti di lavoro diretti nel Paese andino.
Ecco perché, lo scorso aprile, in visita nella Terra del Fuoco, il nuovo capo del Comando Sud, Alvin Holsey, ha dichiarato apertamente che ora il controllo strategico dell’Atlantico Sud e l’accesso all’Antartide dalla base argentina è nelle mani del Pentagono. “Gli USA vogliono rafforzare la cooperazione militare per migliorare la sicurezza regionale e promuovere interessi condivisi”, ha affermato Holsey dalla Base Navale Integrata. In seguito, l’ambasciata USA ha precisato che l’obiettivo è “conoscere da vicino le operazioni della base e il ruolo chiave che essa svolge nella protezione delle rotte marittime vitali per il commercio globale”.
Oltre al controllo della base, il Pentagono ha preteso la riattivazione del radar LeoLabs, installato nei pressi della località di Tolhuin, in Terra del Fuoco. Il radar è utilizzato per scopi di intelligence militare e, fatto ancora più grave, è già stato impiegato dal Regno Unito contro l’Argentina. LeoLabs è un’impresa privata USA, ufficialmente registrata a Londra.
Il radar era stato disattivato nel 2023 per ordine del governo precedente. L’ex ministro Taiana, in base a un rapporto tecnico, aveva denunciato che LeoLabs “compromette la sicurezza nazionale, in quanto permetterebbe al Regno Unito di monitorare l’attività satellitare argentina — sia civile che militare —, di intercettare dati e osservare obiettivi terrestri, marittimi o aeromobili”, cosa “incompatibile con la Direttiva di Politica di Difesa Nazionale”. Inoltre, Taiana aveva sottolineato che “non si possono ignorare le implicazioni geopolitiche dell’installazione della stazione AGSR da parte di un’impresa con sede legale nel Regno Unito”.
Questa inaccettabile violazione della nostra sovranità è stata duramente criticata da Gustavo Melella, governatore della Terra del Fuoco, Antartide e Isole dell’Atlantico del Sud (AeIAS), che ha denunciato la politica di svendita del governo Milei, affermando: “La Terra del Fuoco è una zona di pace, non abbiamo bisogno di basi militari straniere”.
“È inammissibile che il Ministero della Difesa conceda — su richiesta del comandante Holsey del Comando Sud — l’autorizzazione a LeoLabs per operare, quando è stata la stessa società a rendere pubblico il contratto con il Ministero della Difesa britannico per fornire informazioni di monitoraggio, controllo e sorveglianza del nostro Atlantico Sud”, ha dichiarato Melella.
“Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta formale da parte degli USA per un incontro. Ci sono due punti su cui ho la certezza che né il nostro governo né nessuno nella provincia darà mai il proprio assenso: l’autorizzazione al funzionamento del radar LeoLabs e l’installazione di una base militare straniera o di qualsiasi altra struttura che sia, o possa diventare, funzionale agli interessi dei britannici che occupano il nostro Atlantico Sud”, ha assicurato il governatore.
Pochi giorni dopo, Melella ha chiesto al governo argentino di respingere la nomina di David Cairns come nuovo ambasciatore del Regno Unito nel nostro Paese, definendolo complice del saccheggio del nostro petrolio. Cairns dovrebbe insediarsi nel settembre 2025. Secondo il Ministero degli Esteri britannico, Cairns è vicepresidente della compagnia petrolifera Equinor “dal 2019 a oggi”. Equinor è l’impresa che ha assistito il Regno Unito nell’illegale sfruttamento di idrocarburi nelle acque argentine intorno alle Isole Malvine.
“Il Regno Unito viola apertamente i suoi obblighi internazionali: mantiene un’occupazione militare, rifiuta il dialogo sulla sovranità, sfrutta illegalmente le nostre risorse e ora pretende che accettiamo come interlocutore un ingranaggio in più di questa macchina coloniale”, ha scritto Melella sul suo profilo X.
Questa offensiva imperialista sul nostro territorio, promossa dal governo Milei, ha due assi principali: la militarizzazione del nostro Sud e il sabotaggio dell’efficiente industria della Terra del Fuoco. L’eliminazione delle restrizioni all’importazione di telefoni e prodotti elettronici stranieri — che porterà al fallimento immediato delle imprese argentine — non è una misura economico-sociale, ma una scelta geopolitica.
L’obiettivo trumpista di restaurare la supremazia USA non è la nostra causa. Anzi, sostenerlo e accettarne la militarizzazione può costarci carissimo, soprattutto per le generazioni più giovani. Reagiamo prima che sia troppo tardi.
Pubblicato originariamente su Tektónikos il 20 giugno 2025
Argentina entrega el extremo sur de América Latina
Telma Luzzani
Aunque parecen años, hace apenas cinco meses que el presidente Donald Trump asumió por segunda vez en la Casa Blanca. Su objetivo —condensado de manera eficaz en la consigna MAGA (Hacer a Estados Unidos grande otra vez), es decir, hacer todo lo que haya que hacer para recuperar la primacía perdida— contempla una revolución socio-económico-política no convencional cuyos alcances nos involucran. Por muchas razones, Argentina y, sobre todo, nuestro Sur, están en el rediseño trumpista de “restauración”.
Lo dijo claro el 20 de enero de 2025 al asumir en la Casa Blanca: “Se inicia una emocionante nueva era de éxito nacional (…) A partir de este momento el declive de EE.UU. se ha terminado”.
El filósofo ruso Alexander Dugin, de gran influencia en el Kremlin, asegura que “la política exterior de Trump se propone un cambio en dos etapas: primero, ir de una perspectiva globalista al centrismo norteamericano y luego al expansionismo estadounidense”. Según Dugin, “los ejemplos más claros son las declaraciones de Trump sobre la anexión de Canadá como Estado 51; la compra de Groenlandia; la toma del control del Canal de Panamá y el cambio de nombre del Golfo de México por Golfo de América”.
No obstante, el análisis de Dugin está incompleto. El académico ruso no ha tenido en cuenta uno de los puntos estratégicos fundamentales que EE.UU. necesita dominar para alcanzar, con éxito, esa transformación controlada del orden mundial que se propone Trump. Ese punto estratégico es el sur del continente americano, específicamente Tierra del Fuego y Antártida (en las Islas Malvinas ya tiene una base de la OTAN).
Es cierto que el presidente estadounidense no ha vociferado el plan sobre nuestro sur como sí lo hizo con Canadá, Groenlandia y Panamá. No hizo falta. Bajo la presidencia de Javier Milei, la Argentina sumisa se incorporó, sin chistar, a la distribución internacional neocolonialista decidida desde los centros financieros. Lo hizo incluso antes de la llegada de Trump al poder.
En abril de 2024, vestido de uniforme militar, Milei se reunió en Ushuaia con la entonces jefa del Comando Sur, generala Laura Richardson (la que nos avisó que el litio argentino era de EE.UU.), para anunciar “el desarrollo de una Base Naval Integrada” en Tierra del Fuego, espacio que convertiría a ambos países “en la puerta de entrada” a la Antártida.
La idea de la base ya había sido planificada por el gobierno de Alberto Fernández con el objetivo de aprovechar la ubicación excepcional de Ushuaia y convertir el lugar en un polo multifuncional de acceso a la Antártida. El objetivo era que Argentina, a través de una infraestructura portuaria y logística de avanzada, pudiera ofrecer a los países del mundo servicios que significarían reducción de tiempos de navegación, rescate de barcos en emergencia, instalación de espacios científicos, mejora en el acceso al continente blanco, entre otros beneficios.
Estas obras, pensadas en un principio desde una perspectiva de total apego a los dictados de la soberanía nacional, se iniciaron en marzo del 2022, cuando el entonces ministro de Defensa, Jorge Taiana, encargó al astillero Tandanor la planificación y el comienzo de los trabajos.
El interés demostrado por China desde el inicio del proyecto fue, sin duda, una de las causas que encendió las alarmas de EE.UU. Washington no quiere que la pesadilla llamada Puerto de Chancay se reproduzca a kilómetros de la Antártida. El megapuerto que se acaba de inaugurar en la costa pacífica peruana es el primero inteligente en América Latina, y se espera que produzca 4.500 millones de dólares más de ganancias anuales y genere 8.000 empleos directos en Perú.
Por eso, el pasado mes de abril, cuando el nuevo titular del Comando Sur, Alvin Holsey, visitó Tierra del Fuego, dejó claro que, ahora, el control estratégico del Atlántico Sur y el acceso a la Antártida desde la base argentina lo tiene el Pentágono. “EE.UU. quiere reforzar la cooperación militar con el objetivo de fortalecer la seguridad regional y avanzar en intereses compartidos”, dijo Holsey desde la Base Naval Integrada. Luego la embajada estadounidense agregó que el objetivo es “interiorizarse sobre las operaciones en la base y el papel clave que desempeñan en la protección de las rutas marítimas vitales para el comercio global”.
Además del manejo de la base, el Pentágono exigió la operatividad del radar LeoLabs, construido cerca de la localidad de Tolhuin, en Tierra del Fuego. El radar es usado para inteligencia militar y, peor aún, ha sido utilizado por el Reino Unido con fines lesivos contra Argentina. LeoLabs es una empresa norteamericana privada, radicada oficialmente en Londres.
El radar fue desactivado en 2023 por orden del gobierno anterior. El exministro Taiana, con pruebas basadas en un informe técnico, denunció que LeoLabs “vulnera la seguridad nacional, ya que permitiría al Reino Unido monitorear actividad satelital argentina, tanto civil como militar, interceptar datos y observar objetivos terrestres, marítimos o detectar aeronaves”, algo que es “incompatible con la Directiva de Política de Defensa Nacional”. Por otra parte, Taiana explicó que “no es posible dejar de lado las connotaciones geopolíticas que tiene la instalación de la Estación AGSR por parte de una empresa con domicilio legal en Gran Bretaña”.
Esta inaceptable vulneración de nuestra soberanía fue duramente criticada por Gustavo Melella, gobernador de Tierra del Fuego, Antártida e Islas del Atlántico Sur (AeIAS), quien denunció la política entreguista del gobierno de Milei y afirmó: “Tierra del Fuego es una zona de paz, no necesitamos bases militares extranjeras”.
“Es inadmisible que el Ministerio de Defensa otorgue —luego del pedido del comandante Holsey del Comando Sur— la autorización a la LeoLabs para operar, cuando fue la propia empresa la que publicó la existencia de un contrato con el Ministerio de Defensa del Reino Unido para brindarle información para el monitoreo, control y vigilancia de nuestro Atlántico Sur”, objetó Melella.
“Nosotros no hemos recibido ninguna solicitud formal de EE.UU. para una audiencia. Hay dos cuestiones en las cuales tengo la certeza de que ni nuestro gobierno ni nadie en la provincia acompañará: la autorización para que opere el radar de LeoLabs y la instalación de una base militar extranjera o de cualquier otro desarrollo que sea o pueda llegar a ser funcional a los británicos que invaden nuestro Atlántico Sur”, aseguró el gobernador.
Días después, Melella pidió que Argentina rechace la designación de David Cairns como nuevo embajador británico en nuestro país, dado que es cómplice del saqueo de nuestro petróleo. Cairns debería asumir en septiembre de 2025. Según informó la cancillería británica, Cairns es vicepresidente de la compañía petrolera Equinor desde “2019 hasta el presente”. Equinor es la empresa que asesoró al Reino Unido en la explotación ilegal de hidrocarburos en aguas argentinas circundantes a las Islas Malvinas.
“El Reino Unido viola abiertamente sus obligaciones internacionales: mantiene su ocupación militar, niega el diálogo sobre soberanía, explota ilegalmente nuestros recursos y ahora pretende que aceptemos como interlocutor a un engranaje más de esa maquinaria colonial”, argumentó Melella en su cuenta X.
Este avance imperialista sobre nuestro territorio, alentado por el gobierno de Milei, tiene dos ejes principales: la militarización de nuestro Sur y el boicot contra la exitosa gestión industrial fueguina. La eliminación de trabas a la importación de teléfonos y productos electrónicos extranjeros, cuya consecuencia inmediata será el quiebre de las empresas argentinas, no es una medida económico-social sino geoestratégica.
El objetivo trumpista de recuperar la primacía estadounidense no es nuestra causa. Más aún, defenderlo y aceptar la militarización puede implicar un altísimo costo para nuestras generaciones más jóvenes. Reaccionemos antes de que sea demasiado tarde.
Publicado originalmente en Tektónikos el 20 de junio de 2025.

