Comunicato dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

É iniziata anche in Italia una vergognosa campagna mediatica orchestrata da Washington contro le missioni mediche cubane all’estero nel nostro caso in Calabria. Chi si presta a questo gioco é complice della falsa informazione.

Comunicato dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba di solidarietà ai medici cubani in Calabria.

“I MEDICI CUBANI NON SONO SCHIAVI, MA UN’ANCORA PER LA SANITÀ PUBBLICA CALABRESE”

Le dichiarazioni dell’on. Anna Laura Orrico, che ha definito la collaborazione tra la Calabria e i medici cubani “moderna schiavitù”, sono un grave scivolone politico e culturale. Non colpiscono il governo regionale, ma offendono la dignità di un popolo che ha fatto della sanità pubblica un pilastro di giustizia sociale, e che oggi, in Calabria, rappresenta una risposta concreta a un’emergenza reale.

La sanità calabrese non ha bisogno di slogan, ma di medici. Da decenni è sottofinanziata, commissariata, abbandonata. I professionisti italiani scappano, i concorsi vanno deserti, interi reparti chiudono. In questo contesto, l’arrivo dei medici cubani – preparati, motivati, solidali è stato un sollievo per cittadini che troppo spesso vedono negato un diritto fondamentale: quello alla cura.

Definire questi medici “sfruttati” è una distorsione inaccettabile. I compensi versati alla struttura statale cubana servono a mantenere in piedi un sistema sanitario gratuito e universale. È il medesimo principio che dovrebbe guidare anche il nostro Servizio Sanitario Nazionale, oggi aggredito da privatizzazioni e logiche aziendali che, in Calabria, hanno avuto effetti devastanti. Parlare di “sfruttamento” perché una parte delle risorse va allo Stato cubano, che ha formato gratuitamente quei medici e ne garantisce la rotazione e il supporto, è pura propaganda populista.

L’on. Orrico, se vuole davvero difendere la sanità pubblica, dovrebbe battersi per rafforzare il sistema regionale, garantire stabilizzazioni, investimenti, formazione. Ma non si difende un diritto screditando chi, da un altro Paese, viene a colmare un vuoto drammatico lasciato dalla nostra incapacità politica e istituzionale.

Oggi, chi difende la sanità pubblica dovrebbe guardare con rispetto a chi, come Cuba, continua a investirvi con coerenza e coraggio. E chi siede in Parlamento dovrebbe saper distinguere tra schiavitù e solidarietà, tra sfruttamento e cooperazione.

La vera “interrogazione parlamentare” che l’Onorevole Orrico dovrebbe fare è sul perché gli ospedali pubblici chiudano, perché manchino medici e personale , e perché si debba ricorrere a Cuba per avere ciò che un tempo il nostro sistema sanitario garantiva.

Colpire i medici cubani è facile. Difendere la sanità pubblica richiede coraggio e una visione che, evidentemente, manca.

Il popolo cubano non accetta lezioni da chi confonde la cooperazione con lo sfruttamento. E i cittadini calabresi meritano risposte, non polemiche pre elettorali.

Associazione Nazionale Amicizia Italia-Cuba

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