Manuale illustrato per strangolare un paese (e chiamarla politica estera)

María Teresa Felipe Sosa – Canal Red

Il paese più potente del pianeta ha scelto di punire, senza tregua, senza scrupoli e senza pudore, dieci milioni di persone per non voler essere una copia delle colonie che gli appartengono.

In una recente conversazione con il vice ministro degli Esteri di Cuba, Carlos Fernández de Cossío, mi ha fornito un dato che riassume con crudezza il carattere sistematico di questa punizione: se si calcola l’impatto cumulato del blocco economico USA contro Cuba dal 1960, aggiustato per la svalutazione del $ rispetto all’oro, il costo totale ammonta a 1499710000000 di $. Questo rappresenta il saldo materiale di una guerra economica prolungata, pensata per soffocare, non per persuadere.

Ma in tempi in cui l’eufemismo è la norma diplomatica, questa aggressione storica si chiama “embargo” e si presenta come una politica di principi. E come se i cicli fossero rituali, il presidente Donald Trump – sì, lo stesso che promise che il Messico avrebbe pagato un muro mai costruito – ha riattivato la sua crociata contro Cuba con un nuovo Memorandum Presidenziale di Sicurezza Nazionale. Lo ha fatto senza arrossire, con la solennità ipocrita di chi pretende di moralizzare mentre impone un blocco che danneggia unicamente il popolo cubano. Ancora una volta, si invoca la libertà per giustificare la dominazione.

Il memorandum è l’ultima versione del già noto manuale per soffocare un paese senza bisogno di bombe. Un aggiornamento cinico, rivestito di legalità, che reintroduce sanzioni, penalità extraterritoriali e divieti assurdi con l’obiettivo di sabotare qualsiasi possibilità di sviluppo indipendente sull’isola. E al comando di questo apparato, ovviamente, Marco Rubio: quel versatile servitore di interessi altrui che agisce, a seconda del tornaconto, come senatore, consigliere per la sicurezza nazionale, direttore dell’USAID, ministro degli esteri ombra e archivista del Dipartimento di Stato. Un vero uomo-orchestra dell’odio anticubano.

Se si calcola l’impatto cumulato del blocco economico USA contro Cuba dal 1960, il costo totale ammonta a 1499710000000 di $.

E quali sono gli effetti reali di questa politica così “nobile”? Facciamo due conti: ogni 21 ore di blocco equivalgono a 12 milioni di $, esattamente quanto costa garantire l’insulina per un anno a tutti i pazienti diabetici di Cuba. Ma certo, chi ha bisogno di insulina quando può avere la libertà made in Florida?

Nove giorni di blocco rappresentano 129 milioni di $. Quanto basta per coprire tutto il materiale medico di consumo usato negli ospedali del Paese per un anno. Ma sappiamo bene che, in nome dei diritti umani, si può anche negare a un popolo perfino una siringa.

E mentre questo castigo amministrativo, con pretese messianiche, si perfeziona, i soliti portavoce ripetono lo stesso copione: “non c’è nessun blocco”, “è una scusa del governo cubano”, “la colpa è del modello”. Il copione è noto e sempre più grossolano. La verità è che il bilancio annuale necessario a Cuba per garantire i medicinali essenziali alla sua popolazione (339 milioni di $) equivale a 25 giorni di danni provocati dal blocco. Un mese di politica estera USA: un anno di sanità pubblica distrutta.

Eppure, il Paese è riuscito a mantenere indicatori sanitari che molti Paesi del Sud globale invidierebbero, come un tasso di mortalità infantile di 7,1 ogni mille nati vivi, che era arrivato a 3,9 prima della pandemia. Tutto ciò nonostante i danni diretti causati dal blocco al sistema sanitario abbiano superato i 268 milioni di $ solo nell’ultimo periodo riportato. Tutto ciò non è un miracolo, bensì una scelta politica, una priorità dello Stato. Qualcosa che in altre geografie è solo uno slogan elettorale.

Il bilancio annuale necessario a Cuba per garantire i medicinali essenziali alla sua popolazione (339 milioni di $) equivale a 25 giorni di danni provocati dal blocco

Dunque, qual è esattamente il crimine di Cuba? Mantenere un sistema sanitario pubblico? Inviare medici invece che truppe? Rifiutarsi di firmare contratti con fondi avvoltoio? Non chiedere il permesso per esistere? Esattamente questo. Il crimine è l’autonomia. Il crimine è la sovranità. E di fronte a ciò, il Paese più potente del pianeta ha scelto di punire, senza tregua, senza scrupoli e senza pudore, dieci milioni di persone per non voler essere una copia delle colonie che gli appartengono, come la sorella Porto Rico.

Il nuovo memorandum è, in buona parte, una concessione politica a figure come Marco Rubio, che è riuscito a trasformare la sua crociata personale contro Cuba in una piattaforma elettorale e di influenza all’interno del Partito Repubblicano. In essa confluiscono gli interessi dell’estrema destra dell’esilio, del complesso industriale-politico che trae vantaggio dal conflitto, e di una narrazione manichea che ha bisogno di mantenere Cuba come nemico simbolico per giustificare la propria esistenza.

Alla fine, ciò che resta è una politica disumana, illegittima e profondamente ipocrita. Si condanna un popolo alla scarsità, all’isolamento e alla sofferenza, mentre si predica la democrazia. Si criminalizzano viaggi, rimesse e legami familiari, mentre si parla di libertà. Si ostacolano commercio, educazione e sanità, mentre si invoca il diritto internazionale.

Ma non importa. Ci sarà sempre un senatore disposto a giustificare tutto con la sua miglior retorica da guerra fredda riciclata. Anche se per farlo bisogna tenere stretta la corda economica al collo di un intero popolo, in nome di quella libertà astratta che non si mangia, non cura, non insegna, ma serve, eccome, per fare campagna elettorale.


Manual ilustrado para estrangular a un país (y llamarlo política exterior)

María Teresa Felipe Sosa – Canal Red

El país más poderoso del planeta ha optado por castigar, sin pausa, sin escrúpulo y sin pudor, a diez millones de personas por no querer ser una réplica de las colonias que le pertenecen

En consulta reciente con el viceministro de Relaciones Exteriores de Cuba, Carlos Fernández de Cossío, me ofreció un dato que resume con crudeza el carácter sostenido del castigo: si se calcula el impacto acumulado del bloqueo económico de Estados Unidos contra Cuba desde 1960, ajustando por la depreciación del dólar frente al oro, el costo total asciende a 1 billón 499 mil 710 millones de dólares. Lo que constituye el saldo material de una guerra económica prolongada, diseñada para asfixiar, no para persuadir.

Pero en tiempos donde el eufemismo es norma diplomática, esta agresión histórica se llama “embargo” y se presenta como una política de principios. Y como si los ciclos fueran rituales, el presidente Donald Trump, sí, el mismo que prometió que México pagaría un muro que nadie construyó; ha reactivado su cruzada contra Cuba con un nuevo Memorando Presidencial de Seguridad Nacional. Lo ha hecho sin rubor, con la solemnidad hipócrita de quien pretende moralizar mientras impone un bloqueo que a quien único perjudica es al pueblo cubano. Una vez más, la libertad se invoca para justificar la dominación.

El memorando es la última versión del ya conocido manual para sofocar a un país sin necesidad de bombas. Una actualización cínica, revestida de legalidad, que reactiva sanciones, penalizaciones extraterritoriales y prohibiciones absurdas con el objetivo de sabotear cualquier posibilidad de desarrollo independiente en la isla. Y al frente del dispositivo, cómo no, Marco Rubio, ese versátil servidor de intereses ajenos que se desempeña, según convenga, como senador, asesor de seguridad nacional, director de la USAID, canciller alterno y archivista del Departamento de Estado. Un verdadero hombre orquesta de la animadversión anticubana.

Si se calcula el impacto acumulado del bloqueo económico de Estados Unidos contra Cuba desde 1960, el costo total asciende a 1 billón 499 mil 710 millones de dólares

¿Y cuáles son los efectos reales de esta política tan “noble”? Hagamos cuentas. Cada 21 horas de bloqueo equivalen a 12 millones de dólares, exactamente lo que cuesta garantizar insulina durante un año a todos los pacientes diabéticos de Cuba. Pero claro, ¿quién necesita insulina cuando puede tener libertad made in Florida?

Nueve días de bloqueo representan 129 millones de dólares. Suficiente para cubrir todo el material médico gastable en los hospitales del país durante un año. Pero ya sabemos que, en nombre de los derechos humanos, conviene negarle a un pueblo hasta una jeringuilla.

Y mientras se perfecciona este castigo administrativo con pretensiones mesiánicas, los voceros de siempre repiten el guion: “no hay bloqueo”, “es una excusa del gobierno cubano”, “la culpa es del modelo”. El libreto es conocido y cada vez más burdo. Lo cierto es que el presupuesto anual que requiere Cuba para garantizar los medicamentos esenciales a su población (339 millones de dólares) equivale a 25 días de afectaciones del bloqueo. Un mes de política exterior estadounidense: un año de salud pública destruida.

Aun así, el país ha logrado mantener indicadores de salud que muchos países del sur global envidiarían, como una tasa de mortalidad infantil de 7.1 por cada mil nacidos vivos, un indicador que llegó a estar en 3.9 por cada mil nacidos vivos antes de la pandemia. Todo esto a pesar de que los daños directos del bloqueo al sistema de salud superaron los 268 millones de dólares solo en el último periodo reportado. Lo que no constituye un milagro, sino más bien una apuesta política, una prioridad de Estado. Algo que, en otras geografías, es mera consigna electoral.

El presupuesto anual que requiere Cuba para garantizar los medicamentos esenciales a su población (339 millones de dólares) equivale a 25 días de afectaciones del bloqueo

Entonces, ¿cuál es exactamente el delito de Cuba? ¿Sostener un sistema de salud público? ¿Enviar médicos en vez de tropas? ¿Negarse a firmar contratos con fondos buitre? ¿No pedir permiso para existir? Exactamente eso. El crimen es la autonomía. El crimen es la soberanía. Y ante eso, el país más poderoso del planeta ha optado por castigar, sin pausa, sin escrúpulo y sin pudor, a diez millones de personas por no querer ser una réplica de las colonias que le pertenecen, como la hermana Puerto Rico.

El nuevo memorando es, en buena medida, una concesión política a figuras como Marco Rubio, quien ha logrado convertir su cruzada personal contra Cuba en una plataforma electoral y de influencia dentro del Partido Republicano. En él confluyen los intereses de la extrema derecha del exilio, el complejo industrial-político que se beneficia del conflicto, y una narrativa maniquea que necesita mantener a Cuba como enemigo simbólico para justificar su existencia.

Lo que queda, al final, es una política inhumana, ilegítima y profundamente hipócrita. Se condena a un pueblo a la escasez, al aislamiento y al sufrimiento, mientras se predica la democracia. Se criminalizan los viajes, las remesas y los vínculos familiares, mientras se habla de libertad. Se obstruye el comercio, la educación y la salud, mientras se invoca el derecho internacional.

Pero no importa. Siempre habrá un senador dispuesto a justificarlo todo con su mejor retórica de guerra fría reciclada. Incluso si para eso hay que mantener la soga económica apretada sobre el cuello de un pueblo entero, en nombre de esa libertad abstracta que nadie come, que no cura, que no enseña, pero que sirve, eso sí, para hacer campaña.

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