Prima la stabilità sociopolitica
A pochi giorni dalle elezioni municipali del 27 luglio, l’agenda nazionale continua a essere concentrata sull’obiettivo di garantire che esse si svolgano in pace. Tuttavia, non mancano i tentativi destabilizzanti da parte di attori internazionali e settori estremisti dell’opposizione venezuelana che, anziché partecipare alla vita politica, ricorrono alla violenza criminale e al sabotaggio come metodo per accedere al potere.
Il governo nazionale ha denunciato ripetutamente l’esistenza di un’agenda cospirativa orchestrata da Washington, con il sostegno esplicito di figure estremiste dell’opposizione, come María Corina Machado, la quale non solo mira a minare l’istituzionalità democratica venezuelana, ma anche a legittimare un intervento esterno con falsi pretesti umanitari o elettorali.
Secondo l’intelligence venezuelana, questa strategia comprende il finanziamento e il coordinamento di gruppi paramilitari – come fattore esterno – e bande criminali – come fattore interno – spesso coordinate a partire da paesi vicini, dove operano reti transnazionali di narcotraffico e contrabbando. A questi gruppi è stato affidato il ruolo di forze d’urto incaricate di compiere attentati, sabotaggi e campagne di terrorismo urbano, specialmente in zone strategiche dove si prevede un’alta affluenza alle urne.
Il vicepresidente settoriale per la Politica, la Sicurezza Cittadina e la Pace, Diosdado Cabello, ha rivelato che le azioni criminali sul territorio nazionale non sono isolate né spontanee. Fanno parte di una strategia integrale progettata dal Comando Sud USA, in alleanza con operatori regionali come l’ex presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez, che ha pubblicamente sostenuto un intervento militare contro il Venezuela.
Allo stesso modo, María Corina Machado non solo mantiene legami con queste agende, ma ha anche offerto il territorio nazionale a interessi stranieri in cambio di 1000 miliardi di dollari. Secondo la sua visione, non deve esserci alcun beneficio per il Paese, nemmeno minimo.
Fattore esterno: Mercenari da Trinidad e Colombia
Negli ultimi dodici mesi, lo Stato venezuelano ha accelerato lo smantellamento di vari piani terroristici e di sabotaggio grazie all’azione coordinata tra organismi d’intelligence, sicurezza cittadina e Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB).
Uno dei casi più recenti è stato il sequestro di un carico d’armi e l’arresto di un gruppo di mercenari provenienti da Trinidad e Tobago, il cui obiettivo dichiarato era infiltrarsi nel territorio nazionale per provocare disordini durante le elezioni. È stata la seconda volta, in meno di un mese, che si è rilevato un tentativo d’incursione dal paese vicino. L’operazione ha permesso la cattura di 19 individui, tra cui stranieri addestrati in tattiche di guerra asimmetrica e collegati a reti di traffico di armi ed esplosivi.
Prima di questi arresti, erano stati fermati 38 mercenari coinvolti in un piano per sabotare le elezioni legislative e regionali del 25 maggio. Si trattava di “esperti in esplosivi, trafficanti di esseri umani e mercenari” – 17 stranieri e 21 venezuelani – i cui obiettivi erano ambasciate, commissariati, ospedali, centri assistenziali, servizi pubblici, trasporti, stazioni di servizio e sottostazioni elettriche. Cabello ha sottolineato che i servizi d’intelligence sono in possesso di documenti, conversazioni e prove nei telefoni usati per pianificare le azioni.
La rete coinvolgeva militanti di Primero Justicia, come Juan Pablo Guanipa, e di Voluntad Popular, oltre a mercenari assoldati da imprese private legate a Erik Prince, fondatore di Blackwater. In azioni precedenti, gli autori dei piani di sabotaggio ai servizi pubblici risultavano connessi a strutture del narcotraffico colombiano e finanziati da gruppi con base a Miami e Madrid.
Fattore interno: Bande criminali e tentativi di infiltrazione
Cabello, che ha più volte avvertito dei piani del governo USA e dei suoi alleati locali per destabilizzare la stabilità politica nazionale, ha dichiarato lo scorso maggio: “Quest’anno andremo contro i resti delle bande criminali e dei gruppi cospiratori. Il Venezuela deve essere vigile e pronto a difendere la propria sovranità”.
Per questo motivo, negli ultimi mesi il governo venezuelano ha condotto una serie di operazioni ad alto impatto in diversi stati del Paese, con l’obiettivo di smantellare reti criminali e gruppi terroristici collegati all’opposizione estremista.
Il 12 giugno, nello stato di Aragua, agenti della Direzione Generale di Controspionaggio Militare (DGCIM) e del CICPC hanno catturato quattro membri della banda nota come “Los Chevrolets”, dedita al sicariato e al furto di veicoli blindati. Secondo quanto riferito dallo stesso Cabello, questo gruppo aveva ricevuto l’ordine di attaccare seggi elettorali nella regione centrale del Paese durante le elezioni del 27 luglio.
Giovedì 10 luglio, nel Distretto Capitale, è stato abbattuto il capo di una banda criminale responsabile di attacchi con ordigni esplosivi improvvisati durante l’escalation violenta successiva alle elezioni presidenziali dello scorso anno. L’individuo, identificato come “Cachete”, comandava le bande criminali nel settore El Guarataro, nella parrocchia San Juan, e dirigeva i gruppi che avrebbero dovuto assaltare il Palazzo di Miraflores.
È inoltre emersa la partecipazione di un accademico venezuelano in un’operazione di diffusione di false informazioni a contatti del Federal Bureau of Investigation (FBI) USA. Armando García Miragaya è accusato di “vendere informazioni sulla presunta fabbricazione di armi iraniane in Venezuela, con l’obiettivo finale di alimentare la retorica dell’estrema destra di María Corina Machado per promuovere un’invasione straniera”, ha dichiarato Cabello a giugno.
Cabello ha anche denunciato che operatori dell’intelligence USA tentavano di ricattare la moglie dell’ammiraglio Gregorio Antonio Briceño Paniagua, della Zona di Difesa Integrale (ZODI) di La Guaira.
L’intelligence venezuelana ha segnalato che questi gruppi stanno ricevendo istruzioni per realizzare attacchi coordinati su più fronti simultaneamente, con l’obiettivo di generare un clima d’instabilità tale da giustificare un intervento internazionale. Finora, tuttavia, tutte le operazioni sono state neutralizzate dai corpi di sicurezza prima che si concretizzassero.
La violenza criminale come opzione disperata
Un settore delle opposizioni cerca di riaccendere la violenza attraverso la guerra asimmetrica e di intensificare l’aggressione economica contro il Venezuela dall’estero. Il metodo è stato descritto chiaramente: “Fin dall’inizio abbiamo detto che si tratta di un complotto che racchiude cospirazione, narcotraffico, terrorismo e uso di bande armate; alla fine, le armi acquistate con i soldi del narcotraffico verranno usate da bande armate per creare disordini, accendere la miccia”, ha dichiarato Cabello, riferendosi al piano ordito per impedire il regolare svolgimento delle prossime elezioni.
Ricorrere a azioni delinquenziali per accedere al potere rappresenta un punto di non ritorno per l’opposizione venezuelana. Di fronte alla perdita di reale influenza sulla popolazione – come dimostrano i bassi indici di gradimento di figure come María Corina Machado – l’opposizione estremista ha deciso di tornare a vecchie pratiche di confronto violento, adattandole alle nuove forme di guerra ibrida.
La figura di Machado ha avuto un ruolo centrale in questa strategia, utilizzando piattaforme internazionali per promuovere una narrazione di crisi umanitaria e di delegittimazione elettorale. Di recente, in un’intervista a media con sede in Spagna, ha affermato che “il regime cadrà, la storia giudicherà e ci sarà giustizia”, senza però spiegare come intenda raggiungere questo obiettivo nel disprezzo delle istituzioni democratiche del Paese, rendendo evidente la sua scelta disperata.
Parallelamente, è cresciuta l’aggressione economica contro il Venezuela, con nuove tornate di sanzioni imposte dal Dipartimento del Tesoro USA, dirette specificamente a entità finanziarie e imprese petrolifere. Questa campagna mira a generare scarsità di valuta estera e destabilizzare il bolívar, con l’intento di peggiorare ulteriormente la percezione di governabilità e la fiducia dei cittadini.
Nel frattempo, gruppi di pressione legati all’opposizione venezuelana residenti negli USA e in Europa, sostenuti dal segretario di Stato Marco Rubio, hanno intensificato gli sforzi per bloccare qualsiasi forma di cooperazione tecnologica o commerciale con imprese internazionali, cercando di isolare economicamente il Paese in un momento chiave prima delle elezioni.
A ciò si aggiunge la costruzione di una narrativa falsa che collega il governo alla crisi migratoria, nel tentativo di giustificare ingerenze e infliggere danni alle famiglie venezuelane, con l’obiettivo di demoralizzare la popolazione.
Da parte sua, il presidente Nicolás Maduro ha ribadito che “il Venezuela è pronto a votare e a difendere la sua sovranità”, mentre rafforza i meccanismi di sicurezza e di intelligence sociale per garantire un processo libero da violenze.
Di fronte a un modello di guerra non convenzionale che cerca di indebolirlo dall’interno e dall’esterno, lo Stato venezuelano prosegue nel processo di legittimazione delle sue autorità e nel rafforzamento della partecipazione politica. Sebbene l’opposizione estremista e i suoi alleati stranieri continuino a ricorrere alla violenza e al sabotaggio, i poteri pubblici hanno dimostrato capacità di risposta, smantellando reti criminali e proteggendo la volontà della maggioranza che desidera cambiamenti profondi in un quadro democratico e giusto.
La stabilità politica, in quanto valore, è fondamentale affinché il Venezuela possa proseguire nel suo cammino di ripresa politica, sociale ed economica. I fatti dimostrano che dietro ogni appello o incentivo alla violenza si cela un’agenda estranea agli interessi nazionali, alla quale María Corina Machado ha già attribuito un prezzo.
Prima la estabilidad sociopolítica
Los factores (antipolíticos) que amenazan las elecciones del 27J
A pocos días de las elecciones municipales del 27 de julio, la agenda nacional sigue enfocada en lograr que estas se realicen en paz. Sin embargo, no faltan los intentos desestabilizadores por parte de actores internacionales y sectores extremistas de la oposición venezolana que, lejos de incorporarse a la actividad política, recurren a la violencia criminal y al sabotaje como parte de la metodología para acceder al poder.
El gobierno nacional ha denunciado repetidamente la existencia de una agenda conspirativa orquestada desde Washington, con el apoyo explícito de figuras extremistas de la oposición como María Corina Machado, quien no solo busca socavar la institucionalidad democrática venezolana, sino también legitimar una intervención externa bajo falsos pretextos humanitarios o electorales.
Esta estrategia incluye, según la inteligencia venezolana, el financiamiento y coordinación de grupos paramilitares –como factor externo– y bandas criminales –como factor interno–, muchas veces coordinadas desde países vecinos donde operan redes transnacionales de narcotráfico y contrabando. Estos grupos han sido encomendados como fuerzas de choque para ejecutar atentados, sabotajes y campañas de terrorismo urbano, especialmente en zonas estratégicas donde se espera alta participación electoral.
El vicepresidente sectorial de Política, Seguridad Ciudadana y Paz, Diosdado Cabello, ha develado que las acciones criminales en el territorio nacional no son aisladas ni espontáneas. Forman parte de una estrategia integral diseñada desde el Comando Sur de Estados Unidos, en alianza con operadores en la región como el expresidente colombiano Álvaro Uribe Vélez, quien públicamente ha defendido una intervención militar contra Venezuela.
Asimismo, María Corina Machado no solo mantiene nexos con estas agendas, sino que ha ofrecido el territorio nacional a intereses extranjeros a cambio de un billón de dólares. Desde su perspectiva, no puede haber algún tipo de ganancia para el país, por mínimo que fuere.
Factor externo: Mercenarios desde Trinidad y Colombia
A lo largo de los últimos 12 meses, el Estado venezolano ha acelerado el desmantelamiento de varios planes terroristas y de sabotaje debido a la acción coordinada entre organismos de inteligencia, seguridad ciudadana y la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB).
Uno de los casos más recientes fue la incautación de un lote de armas y la detención de un grupo de mercenarios provenientes de Trinidad y Tobago, cuyo objetivo confeso era infiltrarse en el territorio nacional para generar disturbios durante los comicios. Se trató de la segunda vez, en menos de un mes, que se detectaba un intento de incursión desde el país vecino. La operación permitió la captura de 19 individuos, entre ellos extranjeros entrenados en tácticas de guerra asimétrica y vinculados a redes de tráfico de armas y explosivos.
Previo a estas detenciones, fueron detenidos 38 mercenarios involucrados en un plan para sabotear las elecciones legislativas y regionales del 25 de mayo. Se trataba de “explosivistas, coyotes y mercenarios” –17 extranjeros y 21 venezolanos– cuyos objetivos eran embajadas, comandos policiales, hospitales, centros asistenciales, lugares de servicios públicos, transporte, estaciones de servicio y subestaciones eléctricas. Cabello enfatizó que los cuerpos de inteligencia tienen en su poder documentos, conversaciones y pruebas en teléfonos usados para abordar sus planes.
La red implicaba a militantes de Primero Justicia, como Juan Pablo Guanipa, y de Voluntad Popular, así como a mercenarios contratados por empresas privadas vinculadas a Erik Prince, fundador de Blackwater. En acciones anteriores, los involucrados en planes de sabotaje a servicios públicos han estado conectados con estructuras del narcotráfico colombiano y han contado con financiamiento de grupos radicados en Miami y Madrid.
Factor interno: Bandas criminales e intentos de infiltración
Cabello, quien ha advertido en múltiples ocasiones sobre los planes del gobierno estadounidense y sus aliados locales para desestabilizar la estabilidad política nacional, anunció en mayo pasado que “este año vamos contra los restos de las bandas criminales y grupos de conspiradores. Venezuela debe estar alerta y preparada para defender su soberanía”.
Es por ello que, durante los últimos meses, el gobierno venezolano ha llevado a cabo una serie de operativos de alto impacto en diferentes estados del país, enfocados en desarticular redes criminales y grupos terroristas vinculados a la oposición extremista.
El 12 de junio, en Aragua, agentes de la Dirección General de Contrainteligencia Militar (DGCIM) y del CICPC capturaron a cuatro integrantes de la banda conocida como “Los Chevrolets”, dedicada al sicariato y al robo de vehículos blindados. Según informó el propio Cabello, este grupo tenía instrucciones de atacar centros de votación en la región central del país durante las elecciones del 27 de julio.
El pasado jueves 10 de julio, en el Distrito Capital, fue abatido el líder de una banda criminal responsable de ataques con artefactos explosivos improvisados durante la escalada violenta posterior a las elecciones presidenciales del año pasado. El sujeto, identificado como “Cachete”, dirigía a las bandas delictivas en el sector El Guarataro, en la parroquia San Juan, y dirigió las bandas que iban a ser utilizadas para asaltar el Palacio de Miraflores.
Además, se develó la participación de un académico venezolano en un proceso de divulgación de informaciones falsas a contactos del Buró Federal de Investigaciones estadounidense (FBI, por sus siglas en inglés). Armando García Miragaya es acusado de “vender información sobre la supuesta fabricación de armas iraníes en Venezuela, lo que tendría como objetivo final alimentar el discurso de la ultraderechista María Corina Machado para impulsar una invasión extranjera”, declaró Cabello en junio pasado.
Cabello también denunció que operadores de inteligencia estadounidense buscaban coaccionar a la esposa del almirante Gregorio Antonio Briceño Paniagua, de la Zona de Defensa Integral (ZODI) de La Guaira.
La inteligencia venezolana ha señalado que estos grupos están recibiendo instrucciones para realizar ataques coordinados en múltiples frentes simultáneos, con el objetivo de generar un clima de inestabilidad que justifique una intervención internacional. Sin embargo, hasta ahora todas las operaciones han sido neutralizadas por los cuerpos de seguridad antes de materializarse.
La violencia criminal como opción desesperada
Un sector de las oposiciones busca reavivar la violencia mediante la guerra asimétrica y aumentar la agresión económica contra Venezuela desde el extranjero. El método ha sido descrito de manera clara: “Nosotros desde el principio hemos dicho que esto es una trama que tiene conspiración, que encierra narcotráfico, que encierra terrorismo y el uso de bandas armadas; al final, las armas que compran con el dinero del narcotráfico las van a utilizar bandas armadas para generar el disturbio, prender la mecha”, declaró Cabello refiriéndose al plan orquestado para impedir la normalidad de la próxima cita electoral.
El hecho de recurrir a acciones delictivas para alcanzar el poder constituye un camino sin retorno para la oposición venezolana. Ante la pérdida de su influencia real en la población venezolana —reflejada en los bajos índices de aceptación de figuras como María Corina Machado—, la oposición extremista ha optado por retomar viejas prácticas de confrontación violenta, adaptadas a nuevas formas de guerra híbrida.
La figura de Machado ha jugado un papel protagónico en esta estrategia, utilizando plataformas internacionales para promover una narrativa de crisis humanitaria y deslegitimación electoral. Recientemente, en una entrevista concedida a medios radicados en España, aseguró que “el régimen va a caer, la historia juzgará y habrá justicia”, sin mencionar cómo pretende alcanzar ese objetivo irrespetando las instituciones democráticas del país, lo que deja clara su opción desesperada.
Paralelamente, se ha incrementado la agresión económica contra Venezuela, con nuevas rondas de sanciones impuestas por el Departamento del Tesoro estadounidense, dirigidas específicamente a entidades financieras y empresas petroleras. Esta campaña busca generar escasez de divisas y afectar la estabilidad del bolívar, con el propósito de deteriorar aún más la percepción de gobernabilidad y confianza ciudadana.
Entretanto, grupos de presión vinculados a la oposición venezolana radicada en Estados Unidos y Europa, alentados por el secretario de Estado, Marco Rubio, han intensificado sus esfuerzos por bloquear cualquier cooperación tecnológica o comercial con empresas internacionales, buscando aislar económicamente al país en un momento clave previo a las elecciones.
A esto se suma la construcción de una narrativa falsa que vincula al gobierno con la crisis migratoria, buscando justificar injerencias y daños a las familias venezolanas para desmoralizar a la población.
Por su parte, el presidente Nicolás Maduro ha insistido en que “Venezuela está lista para elegir y defender su soberanía”, mientras refuerza los mecanismos de seguridad e inteligencia social para garantizar un proceso libre de violencia.
Ante un modelo de guerra no convencional que busca debilitarlo desde dentro y desde fuera, el Estado venezolano avanza en la legitimación de sus autoridades y en la profundización de la participación política. Aunque la oposición extremista y sus socios extranjeros continúan recurriendo a la violencia y al sabotaje, los poderes públicos han demostrado capacidad de respuesta, desarticulando redes criminales y protegiendo la voluntad de la mayoría que quiere vivir cambios profundos en un marco democrático y justo.
La estabilidad política como valor es fundamental para que Venezuela siga en su camino de recuperación política, social y, por ende, económica. Los hechos demuestran que detrás de cada llamado o incentivo a la violencia se esconde una agenda ajena a los intereses nacionales, a la que ya Machado ha puesto un precio.

