Irrinunciabile

Randy Alonso Falcón

Abbiamo fatto la Rivoluzione e il Socialismo che abbiamo potuto, non quello che avremmo voluto. Nessuno li ha portati avanti in condizioni tanto avverse per così tanti anni, con un nemico che incessantemente cerca il modo di soffocarci. Abbiamo realizzato un’opera immensa, anche se molti sogni sono rimasti in sospeso. Ma ciò che è stato una linea guida irrinunciabile del nostro processo, anche nelle circostanze più difficili, è stata la vocazione alla giustizia sociale.

Da Céspedes ci viene il proposito di “conquistare tutta la giustizia”; Martí ci ha insegnato che viene “prima la giustizia” e Fidel ci ha mostrato la via per realizzarla sin dall’inizio della Rivoluzione al potere: “Faremo leggi rivoluzionarie che significhino benessere e giustizia per i diseredati, per coloro che non hanno mai avuto nulla, per quelli che non hanno mai avuto amici, per quelli che non hanno mai avuto protezione”.

Ogni idea di Fidel, ogni programma da lui promosso, ogni beneficio conquistato dalla Rivoluzione, è stato pensato per tutti, in particolare per i più umili.

Durante i fecondi anni della Battaglia delle Idee, Fidel indagò attraverso gli studenti universitari nelle piaghe sociali lasciate dal periodo speciale; concepì programmi per reinserire nello studio e nel lavoro i giovani che erano rimasti ai margini o senza pari opportunità; aprì l’Università per vie diverse a migliaia di ragazzi che non sarebbero arrivati attraverso i percorsi tradizionali; creò un battaglione di assistenti sociali per occuparsi soprattutto delle comunità e degli esseri umani più trascurati.

Venuto a conoscenza, grazie alla FEU, dei casi di bambini malnutriti scoperti durante la ricerca sociale massiva condotta dalle Brigate Universitarie di Lavoro Sociale (BUTS), Fidel mosse una dura critica all’allora ministro della Salute per aver considerato trascurabile la percentuale registrata nel paese, ignorando in numeri assoluti di quanti bambini si trattasse. Per il Comandante, anche un solo bambino malnutrito era una questione della massima importanza per la Rivoluzione.

Oggi viviamo tempi di crisi economica e di profondo impatto sociale. Le nostre difficoltà sono aumentate, così come le nostre carenze; le differenze sociali si sono accentuate e ci sono più cittadini in gravi difficoltà economiche, alcuni persino in acuta povertà.

Non è ciò che desideriamo, non è per questo che abbiamo lottato — e continuiamo a farlo — ma è la nostra realtà: frutto di un assedio brutale, di squilibri strutturali della nostra economia, della mancanza di finanziamenti per coprire tutti i bisogni del paese, della perdita di capacità produttiva, di salari e pensioni insufficienti, della perdita di alcuni valori sociali. E una parte della nostra popolazione lo soffre in maniera particolarmente grave.

Il paese destina milioni ai programmi di assistenza sociale; si prestano cure a comunità, famiglie e individui in maggiore svantaggio; si recuperano gli assistenti sociali; si migliorano le condizioni delle Case per Anziani, dei Circoli per Nonni, delle mense SAF e di altre istituzioni del sistema di assistenza sociale; si cercano alternative di studio o lavoro per i disoccupati. Ma ciò non basta. È aumentato in modo significativo il numero dei senzatetto, di chi cerca tra i rifiuti, persino di bambini che lavorano o chiedono denaro per strada.

Come ha riconosciuto il Primo Segretario del Partito, Miguel Díaz-Canel Bermúdez: “Se questi sono i nostri problemi, allora i vulnerabili sono nostri, i senzatetto sono nostri, le famiglie e le comunità in condizione di vulnerabilità sono nostre. E spetta a noi prendercene cura a partire dal Partito, perché il Partito — unico e socialista — rappresenta tutte le cubane/i”.

Di fronte a una tale sfida sociale, bisogna moltiplicare l’azione del governo, della famiglia e del popolo tutto; bisogna stimolare la sensibilità, l’umanesimo, il rispetto e la volontà delle istituzioni e dei funzionari pubblici; bisogna bandire l’indifferenza e il conformismo egoista. Come si può concepire che esistano fondi destinati allo sviluppo e all’assistenza sociale nei territori che non vengano utilizzati, nonostante le tante necessità in sospeso, a causa dell’incapacità o dell’indifferenza di alcuni decisori?

E bisogna, soprattutto, generare più ricchezza, produrre di più e meglio, affinché ci sia di più da distribuire con equità e giustizia.

Nulla, né le azioni né le parole, può allontanarci da quella profonda visione di Fidel sulla Rivoluzione: “…è piena uguaglianza e libertà; è essere trattati e trattare gli altri come esseri umani; […] è lottare per i nostri sogni di giustizia per Cuba e per il mondo, che è la base del nostro patriottismo, del nostro socialismo e del nostro internazionalismo.”

Nulla e nessuno può andare contro il preambolo martiano della nostra Costituzione: “…che la legge prima della nostra Repubblica sia il culto dei cubani alla piena dignità dell’uomo.”

Questi principi, questa lotta non conclusa, sono irrinunciabili per la Rivoluzione e per i rivoluzionari. Senza questa rotta chiara, non c’è nulla.


Irrenunciable

Por: Randy Alonso Falcón

Hemos hecho la Revolución y el Socialismo que hemos podido, no el que hemos querido. Nadie lo ha protagonizado en tan adversas condiciones por tantos años y con un enemigo que incesantemente busca la manera de asfixiarnos. Hemos hecho una obra inmensa, más muchos sueños han quedado pendientes. Pero lo que sí ha sido divisa irrenunciable de nuestro proceso, aun en las más adversas circunstancias, ha sido la vocación de justicia social.

De Céspedes nos viene el propósito de “conquistar toda la justicia”; Martí nos enseñó que va “la justicia primero..” y Fidel nos mostró el camino de hacerla desde el mismo inicio de la Revolución en el poder: “Haremos leyes revolucionarias que entrañen bienestar y entrañen justicia para los desamparados, para los que nunca tuvieron nada, para los que nunca tuvieron amigos, para los que nunca tuvieron protección”.

Cada idea de Fidel, cada programa que impulsó, cada beneficio que la Revolución conquistó lo hizo pensando en todos; especialmente, en los más humildes.

Cuando los años fecundos de la Batalla de Ideas, Fidel hurgó a través de los estudiantes universitarios en las llagas sociales que había dejado el periodo especial, concibió programas para traer al estudio y el trabajo a jóvenes que se había quedado marginados o sin iguales oportunidades, abrió la Universidad por vías diversas a miles de muchachos que no hubieran llegado por los caminos tradicionales, creó un batallón de trabajadores sociales para ocuparse sobre todo de las comunidades y los seres humanos menos atendidos.

Al saber con detalles por la FEU de casos de niños malnutridos que habían encontrado en la pesquisa social masiva que realizaron las BUTS, Fidel realizó una crítica profunda al entonces ministro de Salud por considerar aquel que era despreciable el porciento registrado en el país y no saber en números reales de cuántos niños se trataba. Para el Comandante, un sólo niño malnutrido, era un asunto de la mayor ocupación para la Revolución.

Hoy vivimos tiempos de crisis económica y profundo impacto social. Han crecido nuestras dificultades y también nuestras carencias; las diferencias sociales se han ahondado y tenemos más ciudadanos en serias dificultades económicas; algunos incluso en aguda pobreza.

No es lo que deseamos, no es por lo que hemos luchado y lo seguimos haciendo; más es nuestra realidad, resultado de un cerco brutal, de desajustes estructurales de nuestra economía, de falta de financiamiento para cubrir todas las necesidades del país, de pérdida de capacidades productivas, de insuficientes salarios y pensiones, de pérdida de algunos valores sociales. Y una parte de nuestra población lo sufre de una manera más fuerte.

El país destina millones a los programas de asistencia social, se atienden a comunidades, familias e individuos en la mayor desventaja, se rescatan los trabajadores sociales, se mejoran las condiciones de Hogares de Ancianos, Círculos de Abuelos, SAF y otras instituciones del sistema de asistencia social, se buscan alternativas de estudio o empleo para los desvinculados; pero eso no es suficiente. Ha crecido significativamente el número de deambulantes, de buceadores en la basura, incluso de algunos niños trabajando o buscando dinero en las calles.

Como reconoció el Primer Secretario del Partido, Miguel Díaz-Canel Bermúdez. “Si estas son nuestras problemáticas, entonces los vulnerables son nuestros, los deambulantes son nuestros, las familias y comunidades en vulnerabilidad son nuestras. Y nos corresponde atenderlas desde el Partido, porque el Partido —único y socialista— representa a todas las cubanas y cubanos”

Frente a tal desafío social, hay que multiplicar el accionar del gobierno, la familia y el pueblo todo, hay que acicatear la sensibilidad, el humanismo, el respeto y la voluntad de las instituciones y de los funcionarios públicos, hay que desterrar la indiferencia y el conformismo egoísta. ¿Cómo entender que haya partidas para el desarrollo y la asistencia social en los territorios que no se ejecuten, con tantas necesidades pendientes, por incapacidad o indiferencia de algunos decisores?

Y hay, sobre todo, que generar más riqueza, producir más y mejor, para que haya más que repartir con equidad y justicia.

Nada, ni acciones ni palabras, pueden apartarnos de esa profunda visión de Fidel sobre la Revolución: “…es igualdad y libertad plenas; es ser tratado y tratar a los demás como seres humanos;  […] es luchar por nuestros sueños de justicia para Cuba y para el mundo, que es la base de nuestro patriotismo, nuestro socialismo y nuestro internacionalismo.”

Nada ni nadie puede ir sobre el preámbulo martiano de nuestro Constitución: “…que la ley primera de nuestra República sea el culto de los cubanos a la dignidad plena del hombre”.

Esos principios, esa lucha no terminada, son irrenunciables para la Revolución y para los revolucionarios. Sin ese derrotero claro, no hay nada.

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