Perché il settore commerciale venezuelano continua a crescere?

Analisi con dati del 2025

Misión Verdad

Il ministro del Commercio Nazionale, Luis Villegas, ha recentemente informato sulla crescita dell’attività commerciale in Venezuela nel corso dell’anno, secondo dati dell’Associazione Nazionale dei Supermercati e Self-Service (ANSA) e della Camera Venezuelana dei Centri Commerciali (CAVECECO).

Secondo quanto riportato nella sezione economica di El Universal, sia ANSA che CAVECECO “hanno registrato una crescita del 10% nelle loro operazioni per ciascun trimestre, indicando un’espansione del 20% in questi settori nel primo semestre del 2025”.

Inoltre, il ministro Villegas ha segnalato che sono oltre 9508 i marchi e più di 134 i brevetti registrati presso il Registro Autonomo della Proprietà Intellettuale (SAPI), includendo in questi dati anche beni e servizi di produzione artigianale.

Secondo queste cifre, il 2025 segna un nuovo slancio delle attività commerciali, la nascita di nuovi marchi e la disponibilità di nuovi prodotti destinati sia al mercato interno sia a quello internazionale.

Questi dati rappresentano una significativa collisione con alcune narrazioni veicolate da diversi titoli economici, secondo cui la fine di alcune licenze petrolifere avrebbe implicato un ritorno alla recessione, aggravata da fenomeni come l’inflazione crescente e la perdita del potere d’acquisto della popolazione.

È necessario analizzare a fondo questi dati e comprendere il fenomeno.

ALCUNI DATI SULL’ATTIVITÀ COMMERCIALE NEL PAESE

Il settore retail, noto anche come commercio al dettaglio, si riferisce alla vendita diretta di beni o servizi al consumatore finale. In altre parole, rappresenta l’ultimo anello della catena di distribuzione, dove i prodotti arrivano nelle mani del cliente che li utilizzerà o consumerà.

Secondo i dati ANSA relativi alla chiusura del 2024, questo settore rappresenta il 4,5% del Prodotto Interno Lordo (PIL).

Il settore genera 130000 posti di lavoro diretti e 510000 indiretti, per un totale di 640000 occupati che costituiscono la forza lavoro di quest’importante ambito del settore commerciale.

Sempre secondo ANSA, questa attività è cresciuta del 7% alla fine del 2024 rispetto al 2023. Inoltre, il tasso di crescita delle aperture e ristrutturazioni di esercizi commerciali è stato del 5% nel 2023 e del 7% nel 2024.

Alla chiusura del 2024 sono stati rilasciati 3684 codici per attività commerciali retail. Fino a maggio di quest’anno, sono stati registrati 1085 codici SKU (Stock Keeping Unit), identificatori unici utilizzati dai rivenditori per tracciare e gestire il proprio inventario.

Il dinamismo delle attività in botteghe e punti self-service evidenzia l’esistenza di un’economia in cui il pilastro delle attività commerciali ha un ruolo centrale.

Per quanto riguarda l’attività nei centri commerciali, CAVECECO ha recentemente annunciato che alcune marche e franchigie internazionali torneranno nel Paese per aprire punti vendita e commercializzare i propri prodotti.

La direttrice esecutiva dell’associazione, Claudia Itriago, ha sottolineato che ci sono anche marchi internazionali intenzionati a entrare per la prima volta nel mercato venezuelano, aprendo locali nei centri commerciali.

Itriago ha spiegato che i marchi già rientrati nel Paese hanno aperto negozi più ampi. “Cercano spazi più grandi e adesso si tratta di veri e propri negozi internazionali, con caratteristiche simili a quelli di altri Paesi”, ha dichiarato.

Ha inoltre specificato che utilizzano tecnologie come le casse self-service, l’illuminazione nei camerini e sistemi digitali di gestione dell’inventario che permettono ai clienti di conoscere la disponibilità di taglie e modelli, segnalando una maggiore fiducia nell’investire in Venezuela con una prospettiva di lungo termine.

COME SI SPIEGANO QUESTI FENOMENI?

Sia i dati ANSA che quelli CAVECECO indicano un impulso alla crescita e agli investimenti in attività commerciali in Venezuela.

Nel corso del 2025, si sono verificati eventi come la revoca delle licenze petrolifere a certe compagnie straniere da parte del governo di Donald Trump.

Tuttavia, secondo i bilanci delle attività della compagnia statale PDVSA, i dati di maggio e giugno mostrano che gli obiettivi di produzione sono stati mantenuti, come indicato nel rapporto mensile di giugno dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC).

Il ritmo di crescita di certe attività commerciali suggerisce che la popolazione continua a orientarsi verso il consumo, soprattutto di beni essenziali, senza che si siano verificate gravi conseguenze negli ingressi nazionali dovute a un calo delle attività legate agli idrocarburi.

La presunta “debacle” legata alla fine delle licenze, semplicemente, non si è verificata.

D’altro canto, ANSA ha comunicato che il 90% dei beni disponibili nel settore è di produzione nazionale, mentre il restante 10% è importato. Allo stesso modo affermano che il livello di approvvigionamento è del 97%. Entrambi i dati sono strettamente associati alle tendenze di consumo.

L’economia venezuelana ha visto la trasformazione del suo stesso metabolismo, puntando sulle attività produttive locali e generando una maggiore quantità di beni e servizi. Questo si traduce in una piena disponibilità di prodotti, migliori livelli occupazionali e, di conseguenza, un livello di consumo più sostenuto.

Ciò spiega l’esistenza di un segmento della popolazione che mantiene capacità di consumo non essenziale. È questo il pubblico target delle catene e dei marchi che stanno tornando a posizionarsi in Venezuela e che cercano nuovi spazi, più ampi, nei centri commerciali del Paese.

Tuttavia, i dati ANSA e CAVECECO possono essere letti anche alla luce di altri fenomeni, come il cambito nei modelli di acquisto di ampi segmenti della popolazione.

Una parte considerevole della popolazione si è orientata sempre più verso l’acquisto di beni essenziali in “spazi economici sicuri”, come li ha definiti di recente la vicepresidentessa esecutiva Delcy Rodríguez, facendo riferimento alla catena Farmatodo.

Durante un incontro con ANSA, a inizio giugno, la vicepresidente ha indicato che Farmatodo rappresenta un esempio “positivo” per il proprio sistema di prezzi, in quanto attualmente tutta la sua catena di approvvigionamento e prezzi al consumatore si riferisce al tasso di cambio ufficiale stabilito dalla Banca Centrale del Venezuela (BCV).

Come è noto, nonostante la sua variabilità, l’andamento del cambio ufficiale della BCV è stato molto più stabile rispetto ai tassi di cambio non ufficiali.

Nei casi di botteghe e supermercati che prezzano i prodotti in riferimento al dollaro BCV, si riduce sensibilmente la volatilità nella variazione dei prezzi di questi prodotti in bolívar.

Di conseguenza, i consumatori tendono a preferire gli esercizi commerciali che seguono il tasso ufficiale.

Ciò è confermato anche da altri dati forniti da ANSA. A maggio, l’associazione ha riferito che il 95% dei pagamenti dei consumatori avveniva in bolívar. Nel 2022, solo il 20% dei clienti di questi esercizi pagavano la fattura in valuta nazionale.

È evidente che la popolazione preferisce effettuare acquisti abituali in bolívar piuttosto che in dollari, poiché la valuta USA ha assunto un valore maggiore ed è destinata ad altri usi. Di conseguenza, gli acquisti quotidiani vengono effettuati dove è più vantaggioso usare la moneta nazionale.

Il cambio, questo cambio nei modelli di acquisto ha un impatto negativo sul settore informale del commercio alimentare al dettaglio, composto principalmente da rivenditori. Se questi ultimi fissano i prezzi in base a tassi non ufficiali, i loro prezzi in bolívar risulteranno più alti. Alcuni stabiliscono inoltre prezzi più alti in dollari, anche se alla fine vendono al tasso BCV, rendendo comunque i prezzi meno competitivi agli occhi dei consumatori.

Di conseguenza, i consumatori si stanno orientando sempre più verso i grandi supermercati, che in molti casi offrono prezzi migliori, sia in valuta estera sia in bolívar.

Questo comportamento nei modelli di consumo dei venezuelani spiega il dinamismo delle attività nei centri commerciali.

Comprare beni essenziali a prezzi più bassi consente ad alcune famiglie di acquistare altri beni o di spendere di più nei centri commerciali, alimentando così le attività di un mercato sempre più competitivo, con più marchi e più prodotti che cercano di attirare i consumatori.

L’aumento dell’attività negli esercizi registrati presso ANSA e CAVECECO, che segnano una crescita del 20% dall’inizio dell’anno, è un dato significativamente più alto rispetto al 2024, anno in cui la crescita si era attestata al 7%.

Sebbene questi dati suggeriscano un impulso complessivo dell’attività commerciale nel Paese, rappresentano anche un indicatore di altri fenomeni, come il maggiore spostamento dei consumatori verso gli esercizi retail e i centri commerciali, alla ricerca di “spazi economici sicuri”, o come recita lo slogan di una nota catena di negozi: per “vivere meglio spendendo meno”.


Análisis con datos de 2025

¿Por qué el sector comercial venezolano sigue creciendo?

 

El ministro para el Comercio Nacional, Luis Villegas, hace poco informó sobre el crecimiento de la actividad comercial en Venezuela en lo que va de año, según datos de la Asociación Nacional de Supermercados y Autoservicios (ANSA) y la Cámara Venezolana de Centros Comerciales (CAVECECO).

Según fue difundido en la sección económica de El Universal, tanto ANSA como CAVECECO “reportaron un crecimiento del 10% en sus operaciones en cada trimestre, por lo que se apunta una expansión de 20% en estos sectores en el primer semestre de 2025”.

Además, el ministro Villegas apuntó que van más de 9 mil 508 marcas y más de 134 patentes que se han otorgado en el Registro Autónomo de Propiedad Intelectual (SAPI) e informó que se incluyen, en estos datos, bienes y servicios de producción artesanal.

Según estas cifras, el año 2025 registra un nuevo impulso de las actividades comerciales, el surgimiento de nuevas marcas y la disponibilidad de nuevos productos destinados al mercado interno e internacional.

Estos datos representan una importante colisión con narrativas posicionadas en diversos titulares económicos, en los que se ha afirmado que el fin de algunas licencias petroleras supone el regreso al terreno de la recesión, aunado a otros fenómenos, como la inflación en alza y la pérdida de poder adquisitivo de la población.

Es necesario escudriñar estos datos y comprender este fenómeno.

ALGUNOS DATOS SOBRE LA ACTIVIDAD COMERCIAL EN EL PAÍS

El sector retail, también conocido como comercio minorista o venta al detalle, se refiere a la venta de productos o servicios directamente al consumidor final. En otras palabras, es el último eslabón de la cadena de suministro donde los productos llegan a manos del cliente que los va a utilizar o consumir.

Según cifras de ANSA correspondientes al cierre del año 2024, este sector representa el 4,5% del Producto Interno Bruto (PIB).

El sector genera 130 mil empleos directos y 510 mil indirectos, para un total de 640 mil, que conforman la fuerza laboral de este importante ámbito del sector comercial.

Según ANSA, esta actividad creció un 7% al cierre de 2024, comparado con 2023. También han indicado que la cifra de crecimiento de aperturas y remodelaciones de establecimientos fue de 5% en 2023 y 7% en 2024.

Al cierre de 2024 se emitieron 3.684 códigos para actividades comerciales retail. Hasta mayo de este año, han reportado el otorgamiento de 1.085 códigos SKU (Stock Keeping Unit), un identificador único que los minoristas utilizan para rastrear y gestionar su inventario.

El registro de impulso a las actividades en abastos y puntos de autoservicio refiere la existencia de una economía donde el pilar de las actividades comerciales tiene un carácter medular.

En cuanto a la actividad en centros comerciales, hace poco CAVECECO anunció que hay un grupo de marcas y franquicias internacionales que regresarán al país para instalar tiendas y comercializar sus productos.

La directora ejecutiva del gremio, Claudia Itriago, destacó que también hay marcas internacionales que estiman ingresar por primera vez al mercado venezolano y establecer locales en centros comerciales.

Itriago apuntó que las marcas que ya retornaron al país establecieron tiendas más amplias. “Buscan mayor metraje y ahora son pisos de tiendas internacionales, con características como en otros países”, dijo.

Con esto, detalló que cuentan con otras tecnologías como cajas de autopago, luces en vestuarios y control de inventarios que permiten digitalmente brindar al cliente información sobre piezas y tallas específicas, lo cual refiere una mayor confianza en invertir en Venezuela con perspectiva de largo plazo.

¿CÓMO SE EXPLICAN ESTOS FENÓMENOS?

Tanto los datos de ANSA como los de CAVECECO sugieren un impulso del crecimiento y la inversión en actividades comerciales en Venezuela.

Durante 2025 han concurrido fenómenos, como el fin de licencias petroleras a algunas compañías extranjeras por parte del gobierno de Donald Trump.

Pero en los balances de las actividades de la estatal PDVSA, según datos de mayo y junio, las metas de producción se han mantenido, de acuerdo con datos del reporte mensual de junio de la Organización de Países Exportadores de Petróleo (OPEP).

El ritmo de crecimiento de ciertas actividades comerciales sugiere que la población sigue volcada al consumo, especialmente de bienes esenciales, sin apreciarse afectaciones considerablemente graves en el ingreso nacional a expensas de un declive de las actividades de hidrocarburos.

La supuesta “debacle” que vendría con el fin de las licencias simplemente no ha ocurrido.

Por otro lado, ANSA ha reportado que el 90% de los bienes disponibles en su sector son de producción nacional, mientras que el 10% restante es importado. De igual manera, afirman que el nivel de abastecimiento es de un 97%. Ambos datos están claramente asociados a las tendencias de consumo.

La economía venezolana ha visto una transformación de su propio metabolismo, al apalancar las actividades de producción interna, generando más bienes y servicios. Esto se traduce en abastecimiento pleno, un mejor nivel de empleo y, en consecuencia, un nivel de consumo acorde.

Esto explica la existencia de un segmento de la población que sigue teniendo capacidades para el consumo no esencial. Es el público target de diversas cadenas y marcas que vuelven a posicionarse en Venezuela y que buscan nuevos y más grandes locales en centros comerciales del país.

Sin embargo, los datos de ANSA y CAVECECO también podrían explicarse mediante otros fenómenos, como el cambio en patrones de compra entre segmentos grandes de la población.

Una parte considerable de la población se ha volcado aún más a la compra de bienes esenciales en “espacios económicos seguros”, tal como los refirió recientemente la vicepresidenta ejecutiva Delcy Rodríguez, en alusión a la cadena Farmatodo.

La también ministra indicó, durante un encuentro con ANSA a inicios de junio, que la cadena Farmatodo era un ejemplo “positivo” al respecto de su sistema de precios, dado que en el presente esta franquicia refiere toda su cadena de procura y precios al consumidor, acorde a la tasa cambiaria del Banco Central de Venezuela (BCV).

Como es sabido, pese a su fluctuación, el comportamiento del tipo de cambio referido por el BCV ha sido mucho más estable, si se compara con marcadores y tasas no oficiales.

En el caso de los abastos y supermercados que expenden productos referenciados a dólar BCV, se reduce considerablemente la volatilidad en la variación del precio de esos productos en bolívares.

En consecuencia, los consumidores terminan favoreciendo a los establecimientos regidos por el marcador oficial.

Esto puede apreciarse de acuerdo con otros datos ofrecidos por ANSA. En mayo, indicó que el 95% de los pagos de los consumidores se realizaban en bolívares. En 2022, solo el 20% de los usuarios de esos establecimientos pagaban su factura en moneda nacional.

Obviamente, la población prefiere realizar compras habituales en bolívares en lugar de dólares, pues el billete verde ha adquirido un valor mayor y se destina a otros usos. Entonces, los consumidores realizan más compras cotidianas donde más pueden lograr mejores beneficios usando la moneda nacional.

El cambio, este cambio en el patrón de compra de los consumidores, se colateraliza negativamente sobre el sector informal que expende alimentos al detal, principalmente revendedores. Si estos fijan precios basándose en tasas no oficiales, sus precios en bolívares serán más altos. Mientras que otros suelen fijar precios más altos en dólares en sus productos, aunque finalmente vendan a precio BCV, pero de igual manera haciendo los precios más altos frente al consumidor.

En consecuencia, los consumidores se han desplazado más hacia los grandes supermercados, dado que en muchos casos ofrecen mejores precios, tanto en divisas como en bolívares.

Este comportamiento en el patrón de compra de los venezolanos explica el impulso que siguen teniendo las actividades en centros comerciales.

Comprar bienes esenciales más baratos permite que algunas familias puedan adquirir otros bienes o consumir más en centros comerciales, empujando esas actividades en un mercado más competitivo, con más marcas y productos, tratando de captar a los consumidores.

El aumento de la actividad en los establecimientos registrados en ANSA y CAVECECO, acumulando un 20% de crecimiento en lo que va de año, es una cifra significativamente mayor si se compara con el registro en 2024, que fue de 7%.

Si bien estos datos sugieren un impulso general de la actividad comercial en el país, también es sintomático de otros fenómenos, como el desplazamiento mayor de consumidores a los establecimientos tipo retail y centros comerciales, en busca de “espacios económicos seguros”, o como diría la frase de una reconocida cadena de abastos: buscando “vivir mejor por menos”.

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