Le bugie di Rubio 7. Espelleranno il signor Cicilia?

È risaputa l’intensità con cui l’attuale capo della Casa Bianca afferma di lavorare per espellere tutti gli immigrati che circolano per le strade del suo Paese, in particolare quelli che hanno precedenti penali.

Nella sua più recente apparizione televisiva o show, penna alla mano, Trump ha approvato una nuova norma per gestire la febbre da fentanil, che sta portando quella società sull’orlo del collasso. La cosiddetta legge per fermare tutto il traffico letale di fentanil (HALT Fentanyl Act) stabilisce chiaramente che un aggravante al già grave reato di traffico di droga è il fatto di essere un immigrato.

La disposizione si aggiunge ad altre dichiarazioni e, in generale, alla politica o alla politicizzazione di questa questione, che qualifica come criminali tutti gli immigrati irregolari presenti negli USA, con particolare riferimento a quelli associati al traffico di droga, sforzandosi di dimostrare che tutti i deportati o deportabili hanno commesso un reato grave.

La criminalizzazione dell’immigrazione costituisce l’argomento principale, se non l’unico, utilizzato dalla Casa Bianca per il dispiegamento altamente repressivo delle sue unità di agenti dell’immigrazione incappucciati, che hanno l’obiettivo di garantire nuovi record di espulsioni, senza troppe formalità.

La cosiddetta “tolleranza zero” di Trump coinvolge organicamente il Dipartimento di Stato, che deve applicarla in quanto riguarda figure e strutture criminali straniere e comporta la persecuzione di individui legati al traffico di droga, anche se i reati sono stati commessi decenni fa.

Stabilito il contesto e la priorità che Trump attribuisce alla questione, sorge spontanea la domanda: Cicilia sarà espulso? Per cominciare, chi è questo Orlando Cicilia? Qual è il suo nome e cognome completo?

Emigrato da Cuba all’età di 15 anni, nel 1971, Cicilia ha finito per sposare nientemeno che Barbara, la sorella maggiore del segretario di Stato, Rubio; è suo cognato, con cui mantiene un rapporto fluido e da cui ha ottenuto importanti sostegni per la sua maratona politica.

Ebbene, Orlando Cicilia soddisfa tutti i requisiti previsti dalla legge, dalla politica e dalle ripetute dichiarazioni di Trump per essere espulso. Sì, Cicilia è un ex detenuto per traffico di droga ed è un immigrato, indipendentemente dal grado di regolamentazione di cui gode, cosa che è stata opportunamente chiarita, ovvero che il suo status è irrilevante: se ha commesso un reato in passato, per il quale ha scontato la pena, è comunque soggetto a espulsione, per chi non lo avesse capito.

Nel 1989 il cognato di Rubio è stato arrestato in quella che è stata definita “Operazione Cobra”, condannato a 35 anni di carcere con l’accusa di cospirazione per distribuzione di cocaina e marijuana, compresa la sua appartenenza a una banda che, tra gli altri misfatti, ha ucciso o corrotto membri della polizia di Miami.

In concomitanza con l’ascesa politica di suo cognato Marco, Cicilia è uscito di prigione nel 2000 e, sebbene non ci siano prove pubbliche che una cosa sia collegata all’altra, alcuni media dell’epoca hanno naturalmente stabilito tale associazione. A ciò si è aggiunto un altro scandalo successivo, quando Rubio, in qualità di capo della maggioranza della Camera dei Rappresentanti della Florida, ha fatto pressioni affinché al cognato fosse concessa una licenza per attività immobiliari.

In questa sordida vicenda, che ha acquisito una certa e logica notorietà quando Rubio ha voluto candidarsi alla presidenza del Paese nel 2016, è trapelato dai media locali di Miami che è molto probabile che al momento dello scandalo, quando Cicilia è finito in prigione, l’attuale segretario di Stato fosse a conoscenza del reato che veniva commesso.

Infatti, il centro di comando delle operazioni di Cicilia era situato proprio nella casa coniugale di Barbara e Cicilia, che all’epoca si trovava nel quartiere di West Kendall, a sud-ovest della città di Miami. In quell’immobile il giovane Rubio ha vissuto per un certo periodo e poi lo frequentava assiduamente, dove c’era letteralmente un magazzino pieno di confezioni di droga, contanti e altri materiali utilizzati per commettere il suddetto reato.

In quel lontano 2016, Rubio giurò di essere estraneo alla vicenda, che si trattava di una questione privata, come aggiunsero i suoi portavoce quando furono interrogati su un argomento così delicato. In altre parole, Rubio mentì, fedele alla sua abitudine.

Pertanto, il caso Cicilia acquista improvvisamente un’insolita attualità per quanto già spiegato, in relazione alle nuove politiche anti-immigrazione e al modo in cui il suo profilo si inserisce in esse.

Anche la domanda iniziale può essere collegata al modo in cui le autorità statunitensi stanno agendo nei confronti di altri emigrati cubani, compresi quelli che risiedono da anni in quel paese, ma che, avendo precedenti penali, sono oggetto di procedimenti giudiziari o sono già stati espulsi, alcuni ai confini del mondo senza troppe remore.

Si stima che non meno di 42 mila cubani possano essere espulsi e, secondo la retorica dell’amministrazione, tutti o la stragrande maggioranza sono ex detenuti o almeno trasgressori della legge, per il semplice fatto di rimanere nel paese senza documenti. Torna la domanda: Cicilia è in quelle statistiche? Dovrebbe esserci?

O una domanda ancora più urgente. Cosa dovrebbe fare il segretario Rubio? Ricordiamo che uno dei suoi attacchi contro terzi è quello di eliminare i visti e i permessi di ingresso negli Stati Uniti. E ha affermato che vivere in quel Paese è un privilegio che non tutti meritano, tanto meno i criminali e soprattutto i narcotrafficanti immigrati.

Il signor Rubio contribuirà alla deportazione di Cicilia, secondo le precise indicazioni del presidente?

La domanda è quantomeno retorica, perché si conosce già la risposta che darà il segretario Rubio. “Nessuno toccherà la mia famiglia!”, dirà, dopotutto è stata questa la risposta del capo Trump quando gli è stato chiesto della moglie immigrata, che ovviamente non è stata condannata per traffico di droga come Cicilia, francamente non è la stessa cosa.

Cicilia ha anche un altro vantaggio: si calcola che abbia un patrimonio valutato in diverse centinaia di milioni di dollari, chissà come l’ha ottenuto, anche se è stato stabilito che i 15 milioni di dollari che il traffico di stupefacenti ha fruttato a Cicilia non sono mai stati ritrovati; è probabile quindi che quella cifra sia il capitale iniziale dell’attuale prosperità di questa peculiare famiglia.

Pertanto, il cognato del signor Rubio non dovrebbe preoccuparsi perché si trova in un Paese in cui, fin dalle sue origini, il denaro conta più della morale, ed è inoltre praticamente impunibile grazie al sostegno della “cosa nostra” di origine cubana di Miami, che accompagna e sostiene il signor Rubio. In ogni caso, se dovesse essere espulso, di certo a Cuba nessuno lo vuole, vediamo dove lo manderanno.

A proposito, #NarcoRubio è l’hashtag che sempre più spesso identifica i messaggi sul segretario di Stato sul social network X. Tutto porta a concludere che sia vero.

Fonte: CubaSi

Traduzione: italiacuba.it

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