#ENVIDEO | El presidente de #Venezuela 🇻🇪, Nicolás Maduro, confirma que la petrolera Chevron reiniciará actividades en el país luego de que #Caracas y #Washington 🇺🇸 alcanzaran un acuerdo sobre el tema 🛢️ pic.twitter.com/TmNm365xvR
— teleSUR TV (@teleSURtv) July 25, 2025
La decisione USA di ampliare il margine operativo di Chevron in territorio venezuelano e le ragioni geopolitiche che la precedono.
Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha confermato, giovedì, che alla compagnia Chevron è stata notificata la concessione di licenze per proseguire le sue operazioni nel Paese, ponendo fine a mesi di incertezza sul suo futuro in territorio venezuelano.
La notizia, inizialmente riportata dal quotidiano USA The Wall Street Journal, è stata confermata dallo stesso presidente in un’intervista esclusiva a teleSUR, nella quale ha dichiarato che sono già stati istituiti tavoli di lavoro per il reintegro formale dell’impresa, secondo i principi della legalità.
Durante l’intervista, Maduro ha precisato che la vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez è stata informata della questione e ha confermato alla compagnia il benvenuto a operare nel Paese. “Così come abbiamo sempre detto a tutte le imprese internazionali: sono le benvenute a lavorare in Venezuela. In questi mesi, in cui sono durati i ricatti, il Venezuela è cresciuto del 12% nell’attività petrolifera senza bisogno di licenze”, ha sottolineato il presidente.
Secondo quanto riportato dal portale Misión Verdad, citando media come Reuters, Miami Herald e The New York Times, la misura non era isolata rispetto ai negoziati per lo scambio dei 252 venezuelani detenuti all’estero, nell’ambito dei quali sono stati liberati 10 cittadini USA il 18 luglio scorso; ciò lascia intendere che la licenza faccia parte di un pacchetto di negoziazioni più ampio tra i due Paesi.
Sebbene i termini specifici della licenza non siano stati ancora divulgati ufficialmente dal Dipartimento del Tesoro USA, fonti governative citate dai media locali indicano che la misura rientra in un ampliamento della capacità operativa della compagnia petrolifera nel Paese.
Negoziati Washington-Caracas
Il processo che ha portato al rilascio di questa nuova licenza si inserisce in una serie di colloqui tra il governo USA e quello venezuelano. Secondo l’analisi di Misión Verdad, tali negoziati hanno coinvolto l’allora presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio, ma anche l’inviato speciale Richard Grenell, che ha guidato i primi dialoghi con il governo venezuelano.
Misión Verdad precisa che, mentre Rubio promuoveva uno scambio di prigionieri come strategia politica, Grenell lavorava in parallelo a un accordo diverso, focalizzato sul permettere la continuità operativa di Chevron. Questa doppia linea negoziale ha evidenziato tensioni interne alla squadra di Trump, con due approcci differenti.
Il presidente Maduro ha confermato questa struttura negoziale, affermando nel suo programma ‘Con Maduro+’ che “non c’è stato un solo giorno in cui Jorge Rodríguez non abbia parlato con l’ambasciatore McNamara, con l’inviato speciale Rick Grenell e con tanti altri, finché si è riusciti a raggiungere risultati, per gradi, come li abbiamo ottenuti”.
L’analisi di Misión Verdad evidenzia inoltre che l’insistenza della multinazionale nel voler restare in Venezuela risponde a motivazioni strategiche chiare. Il presidente e CEO della compagnia, Mike Wirth, aveva già spiegato che il Venezuela offre condizioni logistiche, tecniche ed economiche insostituibili, soprattutto per le raffinerie della costa del Golfo degli USA, progettate per lavorare greggio pesante.
Secondo Wirth, le sanzioni imposte da Trump avevano bloccato l’ingresso del petrolio venezuelano negli USA, ma l’amministrazione Biden ne ha consentito nuovamente l’arrivo per soddisfare la domanda di queste raffinerie.
Questa realtà strategica ha reso Chevron un attore centrale nei negoziati, riaffermando la sua volontà di preservare la propria presenza nel mercato venezuelano. La compagnia, infatti, non ha mai cessato del tutto le proprie attività nel Paese, mantenendo operazioni ridotte anche nei momenti di massima tensione normativa.
Prospettive e posizionamento strategico
Miguel Jaimes, esperto di geopolitica del petrolio intervistato da teleSUR, ha dichiarato che la decisione USA risponde a interessi strategici, considerando che il Paese sta affrontando una riduzione della propria produzione petrolifera. “È una decisione molto importante per il Paese, strategica”, ha affermato Jaimes, sottolineando che “gli USA hanno bisogno del nostro greggio e noi abbiamo bisogno di estrarre petrolio”.
Jaimes ha considerato che questa misura potrebbe aprire la strada ad un allentamento di altre sanzioni, e ha osservato che “la Casa Bianca è ben consapevole, o dovrebbe esserlo, e i suoi consiglieri glielo staranno segnalando, dei progressi che il Venezuela sta facendo nel dialogo con il mondo”. Secondo l’analista, il ritorno di Chevron in Venezuela rientra in una riformulazione della strategia diplomatica USA, nella quale figure come Rubio e Grenell hanno avuto ruoli differenziati nei negoziati.
Il rapporto di Misión Verdad segnala anche che la licenza concessa alla compagnia potrebbe avere implicazioni per altre imprese europee con operazioni nel Paese, come ENI, Repsol e Reliance, che potrebbero valutare accordi simili. La misura si inserisce in un contesto di negoziati tra funzionari USA e venezuelani, inclusi il presidente dell’Assemblea Nazionale, Jorge Rodríguez. Secondo The Wall Street Journal, i due Paesi starebbero persino valutando la riapertura delle ambasciate, anche se non sono stati annunciati progressi ufficiali.
Infine, la conferma ufficiale della licenza da parte del presidente Maduro evidenzia che le conversazioni tra i due Paesi hanno raggiunto un nuovo livello di pragmatismo. “Non rappresentiamo una minaccia per nessuna nazione, tanto meno per Washington. E loro lo sanno bene, lì alla Casa Bianca”, ha concluso Jaimes, sottolineando che il Venezuela è riuscito a mantenere una produzione stabile ed è in grado di raggiungere i due milioni di barili al giorno nel prossimo futuro.
Condizionamenti ed interessi
La decisione USA di rilanciare lo sviluppo di Chevron in Venezuela si colloca in un contesto di rapida crescita della domanda energetica mondiale, trainata principalmente dai Paesi in via di sviluppo.
Le proiezioni dell’OPEC nel suo World Oil Outlook 2025 indicano che la domanda globale di energia primaria crescerà dai 308 milioni di barili equivalenti di petrolio al giorno (mboe/g) nel 2024 a 378 mboe/g nel 2050. Ciò implicherebbe un incremento del 23% nel periodo considerato, con una media annua dello 0,8%.
Secondo l’OPEC, queste proiezioni supereranno l’incremento previsto nell’uso di energie rinnovabili e nucleari, per cui il petrolio continuerà a essere la fonte dominante, con una quota di circa il 30% nel mix energetico del 2050.
Ma per gli USA la questione energetica è anche una sfida immediata. Soprattutto considerando che, nell’ultimo periodo, il Paese sta vivendo una crescita record nel proprio consumo interno di energia.
Secondo l’Amministrazione per l’Informazione sull’Energia (EIA), si prevede che la domanda elettrica USA raggiungerà i 4189 miliardi di kWh nel 2025 e i 4278 miliardi nel 2026, superando il record del 2024. Questo aumento è dovuto in parte al crescente uso di elettricità nei settori residenziale e commerciale, nonché alla domanda generata dai data center dedicati all’intelligenza artificiale e alle criptovalute. Nonostante l’impulso dato alle energie pulite, il Paese deve garantire l’approvvigionamento energetico interno nel breve termine.
In questo scenario, il petrolio venezuelano assume un’importanza strategica per gli USA. Il greggio pesante venezuelano è infatti compatibile con le raffinerie della costa del Golfo, progettate specificamente per lavorare questo tipo di petrolio. La licenza concessa alla compagnia USA permette l’accesso a questa risorsa energetica chiave, contribuendo a stabilizzare il mercato interno e a sostenere gli alleati internazionali interessati a diversificare le proprie importazioni.
In questo contesto, si comprende come – nonostante le precedenti dichiarazioni ostili del presidente Donald Trump nei confronti del Venezuela – la decisione di autorizzare l’espansione delle operazioni di Chevron in territorio bolivariano risponda a necessità ed interessi di Washington, nel tentativo di equilibrare i propri obiettivi energetici e geopolitici.
Por qué EEUU redujo restricciones a Chevron para operar en Venezuela
La decisión de EE.UU. de ampliar el marco de operaciones de Chevron en suelo venezolano y las razones geopolíticas que la preceden.
teleSUR
El presidente de Venezuela, Nicolás Maduro, confirmó este jueves que la empresa Chevron fue notificada de la concesión de licencias para seguir sus operaciones en Venezuela, poniendo fin a meses de incertidumbre sobre su futuro en el país.
La noticia, inicialmente reportada por el medio estadounidense The Wall Street Journal, fue confirmada por el propio mandatario en una entrevista exclusiva con teleSUR, donde indicó que ya se encuentran establecidas mesas de trabajo para la reincorporación formal de la empresa bajo los principios de legalidad.
Durante la entrevista, Maduro precisó que la vicepresidenta Ejecutiva, Delcy Rodríguez, fue informada al respecto y ratificó a la empresa la bienvenida para trabajar en Venezuela. “Así como lo hemos dicho siempre a todas las empresas internacionales, son bienvenidos a trabajar en Venezuela. En estos meses, que duraron los chantajes, Venezuela creció 12 por ciento en la actividad petrolera sin la necesidad de licencias”, destacó el mandatario.
Según informó el medio Misión Verdad, citando a medios como Reuters, el Miami Herald y The New York Times, la medida se no estuvo aislada de los diálogos para el canje de 252 venezolanos secuestrados, del cual fueron liberados diez ciudadanos estadounidenses concretada el pasado 18 de julio; lo que sugiere que la licencia forma parte de un paquete de negociaciones más amplio entre ambos países.
Aunque los términos específicos de la licencia aún no han sido divulgados oficialmente por el Departamento del Tesoro estadounidense, medios locales indican en base a fuentes de Gobierno, que esta medida forma parte de una ampliación de la capacidad operativa de la petrolera en el país.
Negociaciones Washington-Caracas
El proceso que condujo a esta nueva licencia se enmarca en una serie de conversaciones entre el gobierno de Estados Unidos y el de Venezuela. Según el informe de Misión Verdad, estas negociaciones involucraron al entonces presidente Donald Trump y al secretario de Estado Marco Rubio, aunque también contaron con la participación del enviado especial Richard Grenell, quien lideró diálogos iniciales con el gobierno venezolano.
Misión Verdad detalla que, mientras Rubio impulsaba un canje de presos como estrategia política, Grenell trabajaba en paralelo en un acuerdo distinto, enfocado en permitir la continuidad de las operaciones de Chevron. Esta dualidad reveló tensiones internas en el equipo de Trump, con dos enfoques diferentes.
El presidente Maduro confirmó esta arquitectura negociadora al afirmar en su programa Con Maduro+ que “no hubo un día que Jorge Rodríguez no hablara con el embajador McNamara, con el enviado especial Rick Grenell y pare usted de contar, hasta que se fue logrando como lo hemos logrado por partes”.
El análisis de Misión Verdad también destaca que la insistencia de la multinacional en permanecer en Venezuela obedece a razones estratégicas claras. El presidente y CEO de la multinacional, Mike Wirth, explicó anteriormente que Venezuela ofrece condiciones logísticas, técnicas y económicas irremplazables, especialmente para las refinerías del Golfo de EE.UU. diseñadas para procesar crudo pesado.
Según Wirth, las sanciones impuestas por Trump impidieron la entrada de petróleo venezolano a Estados Unidos, pero la administración Biden permitió su regreso para suplir la demanda de estas refinerías.
Esta realidad estratégica convirtió a la petrolera en un actor clave dentro de las negociaciones, reafirmando su apuesta por preservar su espacio en el mercado venezolano. La petrolera nunca dejó de operar completamente en el país, manteniendo actividades reducidas incluso durante los períodos de mayor tensión regulatoria.
Perspectivas y posicionamiento estratégico
Miguel Jaimes, especialista en geopolítica del petróleo entrevistado por teleSUR, afirmó que la decisión de Estados Unidos responde a intereses estratégicos, considerando que el país se enfrenta a una disminución en su propia producción petrolera. “Es una decisión muy importante para el país, estratégica”, aseguró Jaimes, quien sostuvo que “Estados Unidos necesita de nuestros crudos y nosotros necesitamos extraer petróleo”.
Jaimes consideró que esta medida podría abrir la puerta a la flexibilización de otras sanciones y señaló que “la Casa Blanca tiene muy claro, o debería de tenerlo muy claro, sus asesores se lo deben estar advirtiendo, de todo el avance que tiene Venezuela en conversar con el mundo”. Para el analista, la reaparición de Chevron en Venezuela obedece a una reconfiguración en la estrategia diplomática de Estados Unidos, donde figuras como Rubio y Grenell han jugado roles diferenciados en las negociaciones.
El informe de Misión Verdad también apunta a que la licencia otorgada a la empresa podría tener implicaciones para otras empresas europeas con operaciones en el país, como Eni, Repsol y Reliance, que podrían explorar acuerdos similares. La medida ocurre en un contexto de negociaciones entre funcionarios estadounidenses y venezolanos, incluyendo al presidente de la Asamblea Nacional, Jorge Rodríguez. Incluso, según The Wall Street Journal, ambos países evalúan reabrir embajadas, aunque no se han anunciado avances oficiales.
Finalmente, la confirmación oficial del permiso por parte del presidente Maduro pone en evidencia que las conversaciones entre ambos países han alcanzado un nuevo nivel de pragmatismo. “No somos ninguna amenaza para ninguna nación, ni menos para Washington. Y ellos lo saben allá en la Casa Blanca”, concluyó Jaimes, destacando que Venezuela ha logrado mantener una producción estable y está en condiciones de alcanzar dos millones de barriles diarios en el futuro cercano.
Condicionamientos e intereses
La decisión de reimpulsar el desarrollo de Chevron en Venezuela por parte de Estados Unidos se enmarca en un contexto de un aumentó acelerado de la demanda mundial de energía, impulsada principalmente por países en desarrollo.
Las proyecciones de la OPEP en su World Oil Outlook 2025 indican que la demanda global de energía primaria crecerá desde 308 millones de barriles equivalentes de petróleo diarios (mboe/d) en 2024 hasta 378 mboe/d en 2050. Esto implicaría un aumento de 23% en el periodo estimado, en razón de 0,8% interanual en promedio.
Estas proyecciones, según la OPEP, superarán el aumento en el uso de energías renovables y nuclear previsto, por lo que el petróleo seguirá siendo la fuente dominante, con una participación de aproximadamente 30% en el mix energético para 2050.
Pero para Estados Unidos la energía también implica un desafío en lo inmediato. Más si se tiene en cuenta que en el último periodo el país norteamericano experimenta un crecimiento récord en su consumo interno de energía.
La Administración de Información de Energía (EIA) proyecta que la demanda eléctrica estadounidense alcanzará 4.189 billones de kWh en 2025 y 4.278 billones en 2026, superando el récord de 2024. Este aumento se debe en parte al creciente uso de electricidad en sectores residenciales y comerciales, así como a la demanda de centros de datos dedicados a inteligencia artificial y criptomonedas,. A pesar de su impulso por las energías limpias, el país necesita asegurar su suministro energético interno en el corto plazo.
En este escenario, el petróleo venezolano adquiere relevancia estratégica para Estados Unidos. El crudo pesado venezolano es compatible con las refinerías del Golfo de EE.UU., diseñadas específicamente para procesar este tipo de petróleo. La licencia otorgada a la petrolera de origen estadounidense permite acceder a esta fuente energética clave, ayudando a estabilizar el mercado interno y apoyar a aliados internacionales que buscan diversificar sus importaciones.
Con este marco de referencia, puede comprenderse que, pese a las anteriores declaraciones confrontativas con Venezuela del presidente Donald Trump, la decisión de habilitar la ampliación de operaciones de Chevrón en territorio bolivariano obedece a necesidades e intereses de Washington para equilibrar sus objetivos energéticos y geopolíticos.

