Dal suo arrivo a Cuba nel novembre 2024 come incaricato d’affari USA, Mike Hammer ha compiuto una serie di azioni che violano i principi più elementari della diplomazia e delle convenzioni internazionali che regolano le relazioni tra Stati. Il suo comportamento, lungi dal promuovere il dialogo bilaterale, è stato caratterizzato dal proselitismo, dal confronto e dal sostegno aperto ai settori controrivoluzionari, sia all’interno che all’esterno dell’isola.
Violazioni della diplomazia e delle convenzioni internazionali
Hammer ha ripetutamente ignorato le norme stabilite dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche (1961) e dall’articolo 41 della Carta delle Nazioni Unite, che impongono ai rappresentanti diplomatici di astenersi dall’interferire negli affari interni del paese ospitante. Tuttavia, la sua agenda pubblica è consistita in:
- Incontrare esclusivamente figure controrivoluzionarie, evitando il contatto con le autorità cubane, anche durante le visite nelle province dove il protocollo diplomatico richiede il coordinamento con i governi locali.
- Promuovere apertamente la divisione tra generazioni, cercando di mettere gli uni contro gli altri i cubani nati prima e dopo il 1959, in un goffo tentativo di delegittimare la storia rivoluzionaria.
- Sfidare il MINREX, i cui richiami all’ordine di fronte al suo comportamento ingerente sono stati sistematicamente ignorati.
Un diplomatico che non negozia, ma distrugge
Hammer ha chiarito che non è a Cuba per costruire ponti, ma per rafforzare la politica ostile del suo governo:
- Difende il blocco economico, nonostante l’ONU lo condanni ogni anno come una violazione del diritto internazionale.
- Nega qualsiasi interesse a negoziare con il governo cubano, anche in materia di immigrazione, dando invece priorità al sostegno a persone finanziate dal suo governo per promuovere il desiderato «cambio di regime» all’interno dell’isola.
- Attacca figure storiche di Cuba, tra cui José Martí, nel tentativo di riscrivere la storia nazionale e minare i simboli dell’identità cubana.
Legami con la controrivoluzione e la destra di Miami
Il suo allineamento con i settori estremisti è evidente:
- Ha accettato il titolo di “Ambasciatore dell’esilio” conferitogli da gruppi di Miami, legittimando coloro che sostengono un intervento a Cuba.
- Ha incontrato James Cason, noto per il suo ruolo aggressivo durante la missione degli Stati Uniti all’Avana (2002-2005), che mirava a destabilizzare il Paese.
- Utilizza «Radio Martí» come piattaforma, un mezzo finanziato da Washington per la propaganda anticubana, ignorando la stampa nazionale.
Un precedente pericoloso: provocazione o rottura?
L’atteggiamento di Hammer ricorda quello dei diplomatici espulsi in passato per attività di ingerenza. La sua strategia sembra progettata per:
- Provocare una crisi diplomatica che giustifichi maggiori sanzioni.
- Rafforzare la narrativa del «regime illegittimo», utilizzata da Marco Rubio e dall’amministrazione Trump-Biden per mantenere la politica di soffocamento economico.
- Servire le sue ambizioni personali all’interno del Dipartimento di Stato, dove ha dimostrato una totale mancanza di etica professionale, come già accaduto in Africa.
La diplomazia come copertura
Mike Hammer non è un diplomatico, ma un operatore politico al servizio di un’agenda di dominio e sovversione. La sua missione a Cuba conferma che gli USA non cercano relazioni di rispetto, ma l’imposizione della loro volontà attraverso la pressione e la destabilizzazione.
Il governo cubano è stato paziente, ma la pazienza ha dei limiti. La comunità internazionale deve denunciare queste violazioni, perché ciò che sta accadendo a Cuba non è diplomazia: è guerra politica mascherata.
Fonte: Razones de Cuba
Traduzione: italiacuba.it
