La contraddizione “strategica” di Trump verso il Venezuela

Tra Chevron, il Cartello de los Soles e la frattura interna

In meno di meno di 48 ore, il governo di Donald Trump ha compiuto due mosse apparentemente contraddittorie nella sua politica verso il Venezuela. Da un lato, il Dipartimento del Tesoro USA ha autorizzato la compagnia petrolifera Chevron a riprendere le operazioni nel paese, rinnovando la sua Licenza Generale e consentendo estrazione,  commercializzazione ed esportazione di petrolio venezuelano, seppur a determinate condizioni. Dall’altro, il giorno successivo, il segretario di Stato Marco Rubio ha lanciato un’offensiva mediatica accusando il presidente Nicolás Maduro di essere il “capo del Cartello de los Soles”, un’organizzazione definita narco-terrorista che, secondo lui, “ha preso il controllo di un paese” e collabora con il Cartello di Sinaloa e il Tren de Aragua.

Questa contraddizione non è un errore di calcolo: è il riflesso di una battaglia interna all’amministrazione Trump, dove interessi economici, geopolitici e personali si intrecciano su una scacchiera sempre più instabile.

Chevron riprende le operazioni in Venezuela: un segnale pragmatico?

La decisione di permettere a Chevron di riprendere le sue attività in Venezuela è stata annunciata con discrezione, ma ha avuto un impatto diretto sui mercati energetici globali. Secondo alcune fonti, la licenza rinnovata consente alla compagnia di operare in joint venture con Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA), in particolare in progetti come Petropiar, nello stato Anzoátegui, e in campi strategici nello stato Zulia.

La misura, pur limitata, rappresenta una svolta pragmatica dopo anni di sanzioni che hanno paralizzato l’economia venezuelana e, paradossalmente, indebolito l’influenza USA nella regione. Per il governo Trump, questa riapertura risponde a una necessità immediata: stabilizzare i prezzi del petrolio e garantire forniture alternative in un contesto di tensioni globali e minacce di recessione.

Per Chevron, che aveva già investito milioni nelle infrastrutture venezuelane, si tratta di un asset pronto a produrre, senza bisogno di nuovi investimenti ingenti. La ripresa della licenza non è un atto di buona volontà, bensì una manovra di sopravvivenza economica in uno scenario di volatilità energetica.

La società petrolifera ha negoziato con il governo venezuelano persino negli anni più critici della pressione USA, cercando di proteggere i propri asset e mantenere una posizione privilegiata per quando le condizioni cambieranno.

Tuttavia, la misura mette anche in luce una frattura nella politica estera di Trump: mentre il suo governo ha mantenuto una retorica massimalista contro Maduro, la realtà energetica ed economica impone un allentamento dell’assedio.

Questo avvicinamento pragmatico si scontra frontalmente con la narrativa ufficiale promossa da una delle figure più influenti del gabinetto: Marco Rubio.

Resurrezione di una narrativa falsa: il Cartello de los Soles

Poco dopo l’autorizzazione a Chevron, Rubio è intervenuto nelle reti sociali con una dichiarazione incendiaria: “Maduro non è il presidente del Venezuela e il suo regime non è il governo legittimo. Maduro è il capo del Cartello de los Soles, un’organizzazione narco-terrorista che ha preso il controllo di un paese”, ha scritto il segretario di Stato sul suo profilo X.

Questo è avvenuto in concomitanza con le elezioni municipali in Venezuela, alle quali una parte dell’opposizione ha deciso di astenersi.

Ciò che colpisce non è solo il contenuto, bensì il tempismo. La riattivazione di Chevron implicava un riconoscimento di fatto del governo venezuelano come interlocutore valido per accordi energetici. Come conciliare ciò con un’accusa di narco-terrorismo? La risposta sembra risiedere nella frattura interna al governo Trump: mentre alcuni settori cercano soluzioni pratiche, altri, capeggiati da Rubio, hanno bisogno di mantenere viva la narrativa del “nemico” per giustificare la propria esistenza politica.

Il problema di questo racconto è che non sono mai state presentate prove conclusive a sostegno dell’accusa. Il “Cartello de los Soles” è una costruzione retorica smontata più volte da esperti di sicurezza e relazioni internazionali. Non esistono prove concrete dell’esistenza di un’organizzazione con quel nome, né che l’alto governo venezuelano diriga una struttura di narcotraffico a fini criminali. Si tratta piuttosto di uno strumento di delegittimazione, usato ripetutamente nel corso dell’ultimo decennio per giustificare sanzioni, blocchi e pressioni internazionali.

Marco Rubio come pedina di ExxonMobil

Qui entra in gioco un fattore chiave che raramente compare nei comunicati ufficiali, ma che muove i fili dietro le quinte: ExxonMobil. La compagnia petrolifera USA porta avanti da decenni una guerra contro il Venezuela, intensificata dalle attività di esplorazione nel blocco offshore Stabroek, in acque contese tra Venezuela e Guyana.

Il Venezuela non riconosce la sovranità della Guyana su quella zona e il suo governo è riuscito a ostacolare le ambizioni della Big Oil, che sfrutta quel campo con il sostegno delle ultime amministrazioni USA

Alejandro Terán Martínez, direttore dell’Associazione Latinoamericana degli Imprenditori del Petrolio, è stato chiaro: “Questa guerra è la guerra di ExxonMobil e Marco Rubio contro Chevron”. In un’intervista all’Agenzia Venezuela News, Terán ha affermato che Rubio è stato il principale promotore delle sanzioni contro il Venezuela, non per ragioni ideologiche ma per interessi corporativi: “È lui il responsabile dei fatti che stanno accadendo in Venezuela”, ha dichiarato.

Infatti, il presidente Maduro ha accusato direttamente Rubio di cospirare per rovesciarlo e consegnare l’Esequibo a ExxonMobil. E non si tratta di un’accusa infondata: lo scorso marzo, la vicepresidente esecutiva e ministra degli Idrocarburi, Delcy Rodríguez, ha denunciato un complotto nel quale la compagnia petrolifera risulta protagonista di azioni dannose contro il Venezuela.

Ha mostrato un documento intitolato “Sanzioni sul petrolio venezuelano: meno denaro significa meno potere”, firmato da operatori politici e lobbisti USA legati a ExxonMobil, tra cui figurava David Scott Scheer. Questo contractor militare della Northrop Grumman e finanziatore dell’attuale segretario di Stato Marco Rubio, ha partecipato all’attività di lobbying per far revocare all’amministrazione Trump, tramite il Dipartimento del Tesoro, la licenza a Chevron e bloccarne le operazioni in Venezuela.

La revoca precedente della licenza a Chevron, nel 2023, è avvenuta proprio mentre ExxonMobil intensificava le attività in Guyana. Ora, con il ritorno di Chevron, ExxonMobil vede minacciata la propria posizione egemonica nella regione. Rubio, come suo portavoce politico, reagisce attaccando il governo venezuelano con una narrativa logora, ma ancora efficace per creare tensione.

Tra divisioni, contraddizioni, scandali mediatici e fake news

Il governo Trump è un campo di battaglia tra fazioni che rappresentano interessi differenti: l’ala pragmatica, preoccupata per l’economia e la stabilità energetica; e l’ala ideologica, guidata da figure come Rubio, che privilegia lo scontro e la narrativa della “minaccia rossa” in America Latina.

Si tratta di una frattura evidente: da vari ambiti analitici si è sottolineato come Trump navighi tra scandali, impopolarità e una possibile recessione. La sua strategia verso il Venezuela riflette questa precarietà: cerca benefici economici immediati — come il petrolio venezuelano — senza spaventare gli investitori, che chiedono stabilità, ma allo stesso tempo deve accontentare le sue basi più radicali, che pretendono mano dura contro governi come quello venezuelano.

Inoltre, la proliferazione di fake news e di narrazioni infondate, come la presunta Impresa Criminale Congiunta Bolivariana — inventata nel 2019 —, il Tren de Aragua — estinto in Venezuela — o il Cartello de los Soles — inesistente —, fa parte di una tattica di distrazione. Mentre la stampa internazionale dibatte su presunti treni o cartelli, si distoglie l’attenzione dai veri interessi in gioco: il controllo del petrolio, l’egemonia regionale e i contratti multimiliardari in discussione.

In mezzo a questo tira e molla, il Venezuela è riuscito a capitalizzare le contraddizioni di Washington, dimostrando che la “massima pressione” non ha funzionato. Nel frattempo, Trump continua a navigare in un mare di crisi interne, dove ogni mossa di politica estera sembra rispondere più a calcoli di sopravvivenza che a una strategia coerente.

In questo contesto, il Venezuela è di per sé una scacchiera. E i giocatori non sono solo i suoi dirigenti, ma anche le corporazioni e i politici che usano la sofferenza come merce di scambio. La contraddizione tra Chevron e il Cartello de los Soles non è un errore: è un disegno.


Entre Chevron, el Cartel de los Soles y la fractura interna

La contradicción “estratégica” de Trump en torno a Venezuela

En menos de 48 horas el gobierno de Donald Trump dio dos pasos aparentemente contradictorios sobre su política hacia Venezuela. Por un lado, el Departamento del Tesoro estadounidense autorizó a la petrolera Chevron para que reanudase operaciones en el país, renovando su Licencia General y permitiendo la extracción, comercialización y exportación de crudo venezolano bajo ciertas condiciones. Por otro lado, al día siguiente, el secretario de Estado, Marco Rubio, lanzó una ofensiva mediática al acusar al presidente Nicolás Maduro de ser el “líder del Cartel de los Soles”, una organización calificada de narcoterrorista que, según afirmó, “se ha apoderado de un país” y colabora con el Cartel de Sinaloa y el Tren de Aragua.

Esta contradicción no es un error de cálculo: es el reflejo de una batalla interna en la administración Trump, donde intereses económicos, geopolíticos y personales se entrecruzan en un tablero cada vez más inestable.

Chevron reanuda operaciones en Venezuela: ¿Un guiño pragmático?

La decisión de permitir que Chevron retome sus actividades en Venezuela fue anunciada con discreción, pero con un impacto directo sobre los mercados energéticos globales. Según reportes, la licencia renovada permite a la empresa operar en joint ventures con Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA), especialmente en proyectos como Petropiar, estado Anzoátegui, y en campos claves en el estado Zulia.

La medida, aunque limitada, representa un giro pragmático frente a años de sanciones que han paralizado la economía venezolana y, paradójicamente, debilitado la influencia estadounidense en la región. Para el gobierno de Trump, esta reapertura responde a una necesidad inmediata: estabilizar los precios del petróleo y asegurar suministros alternativos en un contexto de tensiones globales y amenazas de recesión.

Para Chevron, que ya había invertido millones en infraestructura venezolana, representa un activo listo para producir, sin necesidad de nuevos desembolsos masivos. La reanudación de la licencia no es un acto de buena voluntad sino una maniobra de supervivencia económica en un escenario de volatilidad energética.

La petrolera ha negociado con el gobierno venezolano incluso durante los años más álgidos de la presión estadounidense, buscando proteger sus activos y mantener una posición privilegiada para cuando las condiciones cambiaran.

Sin embargo, la medida también expone una fisura en la política exterior de Trump: mientras su gobierno ha mantenido una retórica maximalista contra Maduro, la realidad energética y económica obliga a flexibilizar el cerco.

Tal acercamiento pragmático choca frontalmente con la narrativa oficial que ha promovido una de las figuras más influyentes del gabinete: Marco Rubio.

Resurrección de una narrativa falsa: el Cartel de los Soles

Poco después de la autorización a Chevron, Rubio irrumpió en redes sociales con una declaración incendiaria: “Maduro no es el presidente de Venezuela y su régimen no es el gobierno legítimo. Maduro es el líder del Cartel de los Soles, una organización narcoterrorista que se ha apoderado de un país”, escribió el secretario de Estado en su cuenta de X.

Esto coincidió con las elecciones municipales en Venezuela, en las que una parte de la oposición decidió abstenerse.

Lo llamativo no es solo el contenido, sino el momento. La reactivación de Chevron implicaba un reconocimiento de facto del gobierno venezolano como interlocutor válido para acuerdos energéticos. ¿Cómo conciliar eso con una acusación de narcoterrorismo? La respuesta parece estar en la fractura interna del gobierno de Trump: mientras algunos sectores buscan soluciones prácticas otros, encabezados por Rubio, necesitan mantener viva la narrativa del “enemigo” para justificar su existencia política.

El problema de dicho relato es que nunca se han presentado pruebas concluyentes que respalden la acusación. El “Cartel de los Soles” es una construcción retórica que ha sido desmontada en múltiples ocasiones por expertos en seguridad y relaciones internacionales. No existe evidencia concreta de una organización con ese nombre, ni de que el alto gobierno venezolano dirija una estructura de tráfico de drogas con fines criminales. Más bien, se trata de una herramienta de deslegitimación, usada una y otra vez desde la década pasada, para justificar sanciones, bloqueos y presión internacional.

Marco Rubio como ficha de ExxonMobil

Aquí entra en juego un factor clave que rara vez aparece en los comunicados oficiales, pero que mueve los hilos tras bambalinas: ExxonMobil. La petrolera estadounidense ha mantenido una guerra prolongada contra Venezuela por décadas, acelerada por las actividades de exploración en el bloque offshore Stabroek, en aguas que son disputadas entre Venezuela y Guyana.

Venezuela no reconoce la soberanía de Guyana sobre esa zona, y su gobierno ha logrado frenar las ambiciones de la Big Oil, que explota el campo con apoyo de las administraciones estadounidenses más recientes.

Alejandro Terán Martínez, director de la Asociación Latinoamericana de Empresarios del Petróleo, ha sido claro: “Esta guerra es la guerra de ExxonMobil y Marco Rubio contra Chevron”. En entrevista con la Agencia Venezuela News, Terán afirmó que Rubio ha sido el principal promotor de sanciones contra Venezuela, no por razones ideológicas sino por intereses corporativos: “Él es el responsable de estos hechos que están sucediendo en Venezuela”, sostuvo.

De hecho, el presidente Maduro ha acusado directamente a Rubio de conspirar para derrocarlo y entregar el Esequibo a ExxonMobil. Y no es una acusación gratuita: en marzo pasado la vicepresidenta ejecutiva y ministra de Hidrocarburos, Delcy Rodríguez, denunció una trama conspirativa en la cual la susodicha petrolera es la protagonista de acciones lesivas contra Venezuela.

Mostró un documento titulado “Sanciones en el petróleo de Venezuela: menos dinero significa menos poder”, firmado por operadores políticos y lobbistas estadounidenses de ExxonMobil, entre quienes estaba David Scott Scheer. Este contratista militar de Northrop Grumman y financista del actual secretario de Estado, Marco Rubio, participó en el cabildeo para que la administración Trump, vía Departamento del Tesoro, revocara la licencia a Chevron y así cesara sus operaciones en Venezuela.

La revocatoria previa de la licencia a Chevron, en 2023, ocurrió justo cuando ExxonMobil intensificaba su explotación en Guyana. Ahora, con Chevron de vuelta, ExxonMobil ve amenazada su posición hegemónica en la región. Rubio, como su vocero político, responde atacando el gobierno venezolano con una narrativa ya desgastada, pero efectiva para generar tensión.

Entre divisiones, contradicciones, escándalos mediáticos y fakes

El gobierno de Trump es un campo de batalla entre facciones que representan intereses distintos: el ala pragmática, preocupada por la economía y la estabilidad energética; y el ala ideológica, encabezada por figuras como Rubio, que prioriza la confrontación y la narrativa de la “amenaza roja” en América Latina.

Se trata de una fractura expuesta: desde distintos enfoques de análisis se ha señalado cómo Trump navega entre escándalos, baja popularidad y una posible recesión. Su estrategia hacia Venezuela refleja esa precariedad: busca beneficios económicos inmediatos —como el petróleo venezolano— sin ahuyentar a los inversores que exigen estabilidad, al tiempo que debe complacer sus bases más radicales, que exigen mano dura contra gobiernos como el de Venezuela.

Además, la proliferación de fake news y narrativas sin sustento, como la supuesta Empresa Criminal Conjunta Bolivariana —inventada en 2019—, el Tren de Aragua —extinto en Venezuela— o el Cartel de los Soles —inexistente—, forma parte de una táctica de distracción. Mientras la prensa internacional debate sobre supuestos trenes o carteles, se desvían las miradas de los verdaderos intereses en juego: el control del petróleo, la hegemonía regional y los contratos multimillonarios que están en disputa.

En medio de este tira y afloja, Venezuela ha logrado capitalizar las contradicciones de Washington mostrando que la “máxima presión” no ha funcionado. Mientras tanto, Trump sigue navegando en un mar de crisis internas, donde cada movimiento en política exterior parece responder más a cálculos de supervivencia que a una estrategia coherente.

En este contexto, Venezuela es por sí un tablero. Y los jugadores no son solo sus líderes sino las corporaciones y los políticos que usan el sufrimiento como moneda de cambio. La contradicción entre Chevron y el Cartel de los Soles no es un error: es el diseño.

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