Milei, la Scuola Austriaca e le sue allucinazioni

Atilio Borón

Il presidente argentino è un fervente credente nelle teorie sviluppate dagli economisti della Scuola Austriaca e nella loro conclusione più radicale e intransigente: l’anarco-capitalismo di Murray Rothbard che, non pago di sottomettere tutta la vita sociale alla magia dei mercati, arriva all’estremo di proporre la semplice e pura abolizione dello Stato. È esattamente ciò che Milei, autoproclamatosi “talpa”, intende fare distruggendolo dall’interno, cosa che in una certa misura sta già riuscendo a realizzare, per disgrazia di chi (soprav)vive in questo paese.

In precedenti lavori ho dimostrato l’insanabile debolezza teorica di entrambe le correnti di pensiero e la loro totale incomprensione del funzionamento reale di un’economia capitalista. Le loro teorie non si riferiscono alle realtà del loro tempo, ma sono trovate e speculazioni che nulla hanno a che vedere con il capitalismo realmente esistente. Nel caso argentino, questo delirio è aggravato dall’esoterismo e dalle fantasticherie a cui il presidente è tanto incline (l’Argentina come potenza mondiale! per esempio) e dal suo notevole disprezzo per i dati concreti, che lo porta a utilizzare un numero magico, 17000, quasi per qualsiasi cosa.

Il presidente argentino è un fervente credente nelle teorie sviluppate dagli economisti della Scuola Austriaca e nel loro sbocco più radicale e intransigente: l’anarco-capitalismo di Murray Rothbard che, non contento di sottomettere tutta la vita sociale alla magia dei mercati, arriva all’estremo di proporre la semplice e pura abolizione dello Stato. È proprio questo che Milei, autoproclamatosi “talpa”, intende fare distruggendolo dall’interno, cosa che in certa misura sta già riuscendo a realizzare, per disgrazia di chi (soprav)vive in questo paese.

In precedenti lavori ho dimostrato l’insanabile debolezza teorica di entrambe le correnti di pensiero e la loro totale incomprensione del funzionamento reale di un’economia capitalista. Le loro teorie non si riferiscono alle realtà del loro tempo, ma sono trovate e speculazioni che nulla hanno a che vedere con il capitalismo realmente esistente. Nel caso argentino questo delirio si complica per l’esoterismo e le fantasticherie a cui il presidente è tanto affezionato (l’Argentina come potenza mondiale! per esempio) e per il suo notevole disprezzo per i dati concreti, che lo porta a usare un numero magico, 17.000, quasi per qualsiasi cosa.

La miseria teorica della Scuola Austriaca e della sua derivazione newyorkese, Rothbard, salta agli occhi non appena si confrontano le loro elucubrazioni con l’economia austriaca “realmente esistente”. Per gli apostoli della supremazia assoluta dei mercati deve risultare un dato indigesto il fatto che in Austria la spesa pubblica in rapporto al PIL sia oscillata tra il 48,5% nel 2019, fino ad arrivare al 59,4% durante la pandemia del 2020, stabilizzandosi nel 2024 intorno al 56%.

Che cosa ha a che vedere questo con la sfrenata predicazione di Milei e dei suoi proseliti? Niente. Il loro è puro ubriacamento ideologico. Il debito pubblico in Austria ha raggiunto lo scorso anno l’81,8% del PIL e il deficit fiscale – anatema per il nostro governo – è salito nello stesso anno fino al 4,7% del PIL.

Le autorità austriache sono totalmente estranee ai deliri della squadra di governo argentina e al loro culto superstizioso dell’“equilibrio fiscale”. Quasi nessun governo al mondo crede in questa sciocchezza, poiché la stragrande maggioranza dei governi ha i conti in rosso.

Alla luce di ciò, nessuno dovrebbe stupirsi dell’elevato livello di interventismo statale che prevale in Austria. Lontano dai pregiudizi, dagli insulti e dal culto della crudeltà praticati dal governo di Milei, in quel paese dell’Europa centrale la maggioranza dei residenti di Vienna – circa il 60% – vive in alloggi pubblici e gli affitti, sia di questi che di quelli che abitano in case municipali, sono soggetti a una rigorosa regolamentazione statale, che li mantiene ben al di sotto del prezzo di mercato.

Le abitazioni costruite prima del 1945 sono anch’esse sottoposte a una severa regolamentazione. Una pratica simile – chiamata rent stabilization – esiste anche a New York, cosa che gli economisti libertari sembrano ignorare del tutto. Nella big apple circa il 45% degli affitti è regolato dalle autorità municipali.

A differenza di quanto fa il governo argentino, che non rispetta l’obbligo costituzionale di finanziare l’ospedale pubblico – caso Garrahan e tanti altri – così come le agenzie specializzate nel settore sanitario, in Austria le istituzioni statali garantiscono una copertura gratuita e universale per tutti i residenti, compresi gli stranieri legalmente stabiliti nel paese. Il sistema è finanziato tramite un contributo pari al 7,5% del salario lordo, versato in parti uguali dai lavoratori e dai datori di lavoro.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Austria si colloca tra i 10 migliori paesi per quanto riguarda l’assistenza sanitaria alla popolazione. Lo stesso accade per l’istruzione: pubblica e gratuita fin dalla scuola dell’infanzia; obbligatoria, pubblica e gratuita nella primaria e nella secondaria; pubblica e gratuita anche a livello universitario.

Una rigorosa regolamentazione del mercato del lavoro, con un chiaro orientamento pro-lavoro, garantisce un livello di uguaglianza economica superiore a quello di altri paesi sviluppati. Il coefficiente di Gini, che misura la disuguaglianza economica (più alto è il valore, maggiore è la disuguaglianza), è uno dei più bassi tra i paesi sviluppati: 28,1 contro 41,8 degli USA, il paese modello per Milei e i suoi seguaci.

In conclusione, la gestione statale è riuscita ad attenuare le disuguaglianze socioeconomiche che il capitalismo riproduce e accresce incessantemente. Ciò è stato possibile perché nessun governo – di qualsiasi colore politico: conservatori, democristiani, socialdemocratici, liberali, coalizioni varie – che abbia governato l’Austria dalla fine della guerra ha mai pensato di fare della motosega il simbolo della propria gestione. Aberrazioni macroscopiche come quelle in cui cade il nostro governo sono impensabili altrove.

Sono state le attive politiche governative a rendere l’Austria un paese più egualitario e solidale dell’Argentina, impedendo che i mercati spazzassero via i diritti inerenti alla cittadinanza – alla salute, all’istruzione, alla previdenza sociale, ecc. – e impoverissero settori sempre più ampi della popolazione, sacrificati sull’altare dei profitti aziendali.

In altre parole, la Scuola Austriaca (ormai un pezzo da museo) e i suoi cultori hanno dimostrato, come i libertari argentini, di non avere la minima idea di come funzioni l’economia dei rispettivi paesi e di essere soltanto una setta esoterica e fondamentalista, abilmente manipolata da una vorace classe imprenditoriale che se ne serve per intascare profitti favolosi e vendere il paese al miglior offerente.

(Tratto da Página 12)


Milei, la Escuela Austríaca y sus alucinaciones

Por: Atilio Borón 

El presidente argentino es un fervoroso creyente en las teorías desarrolladas por los economistas de la Escuela Austríaca y su remate más radical e intransigente: el anarco capitalismo de Murray Rothbard que no conforme con someter toda la vida social a la magia de los mercados llega al extremo de proponer la lisa y llana abolición del estado. Eso es lo que Milei, auto confesado “topo”, pretende hacer destruyéndolo desde adentro, cosa que en cierta medida ya está logrando, para desgracia de quienes (sobre)vivimos en este país.

En anteriores trabajos he demostrado la insanable debilidad teórica de ambas corrientes de pensamiento y su total incomprensión del funcionamiento real de una economía capitalista. Sus teorías no se remiten a las realidades de su tiempo sino que son ocurrencias y especulaciones que nada tienen que ver con el capitalismo realmente existente. En el caso argentino este desvarío se complica por el esoterismo y las fabulaciones a las cuales es tan afecto el presidente (¡la Argentina como una potencia mundial!, por ejemplo) y su notable desprecio por los datos concretos que lo llevan a utilizar un número mágico, 17.000, casi para cualquier cosa.

El presidente argentino es un fervoroso creyente en las teorías desarrolladas por los economistas de la Escuela Austríaca y su remate más radical e intransigente: el anarco capitalismo de Murray Rothbard que no conforme con someter toda la vida social a la magia de los mercados llega al extremo de proponer la lisa y llana abolición del estado. Eso es lo que Milei, auto confesado “topo”, pretende hacer destruyéndolo desde adentro, cosa que en cierta medida ya está logrando, para desgracia de quienes (sobre)vivimos en este país.

En anteriores trabajos he demostrado la insanable debilidad teórica de ambas corrientes de pensamiento y su total incomprensión del funcionamiento real de una economía capitalista. Sus teorías no se remiten a las realidades de su tiempo sino que son ocurrencias y especulaciones que nada tienen que ver con el capitalismo realmente existente. En el caso argentino este desvarío se complica por el esoterismo y las fabulaciones a las cuales es tan afecto el presidente (¡la Argentina como una potencia mundial!, por ejemplo) y su notable desprecio por los datos concretos que lo llevan a utilizar un número mágico, 17.000, casi para cualquier cosa.

La miseria teórica de la Escuela Austríaca y su vástago neoyorquino, Rothbard, salta a la vista ni bien se contrastan sus elucubraciones con la economía austríaca “realmente existente”. Para los apóstoles de la absoluta primacía de los mercados debe resultarles un dato indigesto el hecho de que en Austria el gasto público en relación al PIB haya fluctuado entre el 48.5 % en 2019, llegando al 59.4 % durante la pandemia del 2020 y estabilizándose en el 2024 en torno al 56 %.

¿Qué tiene esto que ver con la desaforada prédica de Milei y sus prosélitos? Nada. Lo de ellos es pura borrachera ideológica. La deuda pública alcanzó el año pasado en Austria al 81,8 % del PIB y el déficit fiscal, anatema para nuestro gobierno, se empinó en ese mismo año hasta un 4.7 % del PIB.

Son totalmente ajenos a las autoridades austríacas los delirios del equipo gobernante argentino y su culto supersticioso al “equilibrio fiscal”. Casi ningún gobierno en el mundo cree en esa tontería pues la gran mayoría de los gobiernos tienen sus cuentas en rojo.

Dado lo anterior nadie debería sorprenderse del elevado nivel de intervencionismo estatal que prevalece en Austria. Lejos de los prejuicios, los insultos y el culto a la crueldad que practica el gobierno de Milei en aquel país centroeuropeo la mayoría de los residentes de Viena, un 60 % aproximadamente, reside en viviendas públicas y los alquileres, tanto los de ellos como los de quienes habitan en viviendas municipales se encuentran sometidos a una estricta regulación estatal que hace que los alquileres se fijen muy por debajo del precio del mercado.

Las viviendas construidas antes del año 1945 también están sometidas a una estricta regulación. Una práctica semejante -llamada el rent stabilization- existe también en New York, algo que los economistas libertarios parecen desconocer por completo. En la big apple aproximadamente un 45 por ciento de los alquileres se encuentran regulados por las autoridades municipales.

A diferencia de lo que hace el gobierno argentino que se incumple con la obligación constitucional de financiar al hospital público -caso Garrahan y tantos otros- así como a las agencias especializadas en el área de salud, en Austria las instituciones estatales garantizan una cobertura gratuita y universal para todos sus habitantes, incluyendo a los extranjeros legalmente establecidos en el país. El sistema se financia mediante un aporte equivalentes al 7.5 % del salario bruto y pagado por partes iguales entre los trabajadores y los empleadores.

Según la Organización Mundial de la Salud (OMS) Austria se encuentra entre los diez mejores países en lo tocante a la atención médica de su población. Y lo mismo ocurre con la educación: pública y gratuita desde el jardín de infantes; obligatoria, pública y gratuita en la primaria y la secundaria, y pública y gratuita en el nivel universitario.

Una rigurosa regulación del mercado de trabajo, con un claro sesgo pro-labor garantiza un nivel de igualdad económica superior al de otros países desarrollados. El coeficiente Gini que mide la desigualdad económica (cuanto más grande su valor mayor es la desigualdad) es uno de los más bajos de los países desarrollados: 28.1 contra 41.8 de Estados Unidos, el país modelo para Milei y sus secuaces.

Para concluir, la gestión estatal ha logrado atenuar las desigualdades socioeconómicas que el capitalismo reproduce y acrecienta incesantemente. Esto fue posible gracias a que ningún gobierno de los más distintos signos políticos -conservadores, democristianos, socialdemócratas, liberales, coaliciones varias-que tuvo Austria desde la posguerra se le ocurrió hacer de la motosierra el símbolo de su gestión. Esos mayúsculos desatinos como los que incurre nuestro gobierno son impensables en otras latitudes.

Fueron las activas políticas gubernamentales las que hicieron de Austria un país más igualitario y solidario que la Argentina, impidiendo que los mercados arrasen con los derechos inherentes a la ciudadanía -a la salud, la educación, la previsión social, etcétera- y empobrezcan a sectores crecientes de la población, sacrificados en el altar de las ganancias empresariales.

Es decir, la Escuela Austríaca (ya una pieza de museo) y sus cultores han demostrado, al igual que los libertarios argentinos, que no tienen la menor idea de como funciona la economía de sus respectivos países y que son tan sólo una esotérica secta fundamentalista hábilmente manipulada por una voraz clase empresaria que se aprovecha de ella para embolsar fabulosas ganancias y vender el país al mejor postor.

(Tomado de Página 12)                    

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