È necessario studiare il carattere filosofico dell’opera rivoluzionaria di Fidel insieme al suo popolo. Non per ambizioni museali o enciclopediche, bensì perché l’umanità vive una crisi di direzione rivoluzionaria in cui sono indispensabili gli apporti e i dibattiti che il suo pensiero e la sua opera fecondano permanentemente. Fidel ha sempre creduto che fosse possibile cambiare il mondo, perché è insostenibile e intollerabile l’aberrazione oligarchica che fa della vita una mostruosità desolante in cui si distruggono la specie umana e l’intero pianeta.
Tra tutte le dimensioni rivoluzionarie di Fidel, quella di “filosofo” ha un proprio splendore e definizioni proprie. Nel suo pensiero, e soprattutto nella sua prassi, tracciò coordinate chiarissime per comprendere la sua intelligenza e la sua attualità rivoluzionaria, capaci di sovrapporsi al trascorrere del tempo e a qualsiasi forma di oblio. Fidel, per esempio, diede corpo al pensiero di José Martí, lo fece suo e lo approfondì.
Fidel intraprese una lotta permanente contro la realtà miserabile che logorava il popolo, non solo sotto la dittatura di Batista, ma molto prima. Da quel Martí e da quella lotta contro l’ingiustizia emerge la certezza definitiva di un filosofare in lotta che ascende verso la prassi rivoluzionaria e che, compiuto come esempio e con lealtà per tutta la vita, sconfigge la morte e sconfigge l’oblio. Perché le idee rivoluzionarie sono idee che devono perfezionarsi costantemente.
Contro l’operazione mediatica o psicologica imperiale che ha cercato di convincerci che con la morte di Fidel sia morta anche la rivoluzione, abbiamo in eredità il bastione della sua Filosofia critica, che seppe essere fonte etica mondiale, luce di dignità a prova di tutto. Seppe chiamare per nome ciascuna delle virtù dei rivoluzionari e anche ciascuno dei loro errori. Seppe essere visionario esemplare e studioso rigoroso delle lotte (e delle minacce contro quelle lotte), grazie al privilegio della sua intelligenza creativa, pienamente radicata nel metodo di Marx ed Engels nell’azione diretta. Seppe chiarire la premessa più importante di una Rivoluzione, che non è «proprietà» di Fidel, bensì del popolo rivoluzionario di Cuba.
Nel repertorio delle idee filosofiche di Fidel spicca la sua preoccupazione essenziale per l’umanità, specialmente per il carattere rivoluzionario dell’umanità, e evidenzia la sua sempre esemplare fiducia nel fatto che sia possibile e inarrestabile l’ascesa degli esseri umani verso una società superiore. Per questo Fidel è presente in ogni ribellione, nonostante i dibattiti, le contraddizioni e i passi indietro che l’umanità soffre.
La filosofia socialista di Fidel, il suo filosofare sulla società superiore e i cammini verso di essa, continua la sua marcia e il suo perfezionamento nelle mani dello stesso popolo cubano. «Se vogliamo esprimere come aspiriamo che siano i nostri combattenti rivoluzionari, i nostri militanti, i nostri uomini, dobbiamo dire senza alcuna esitazione: Che siano come il Che! Se vogliamo esprimere come vogliamo che siano gli uomini delle future generazioni, dobbiamo dire: Che siano come il Che! Se vogliamo dire come desideriamo che vengano educati i nostri bambini, dobbiamo dire senza esitazione: Vogliamo che vengano educati nello spirito del Che!»
Ma la consegna è difenderlo dall’essere trasformato in Dio, così come Feliú invoca pensando al Che. Come ogni essere umano rivoluzionario, anche Fidel ha errori – che lui stesso riconobbe – e mancanze che lui stesso ammise, nella dinamica della sua formazione o nelle tensioni mondiali che Cuba ha vissuto e vive. «Ho commesso errori, ma nessuno strategico, semplicemente tattico. Non ho neppure un atomo di rimorso per ciò che abbiamo fatto nel nostro paese», disse in un’intervista.
Fidel maturò nel suo pensiero la certezza che una Rivoluzione (che un tempo sembrava impossibile) dovesse realizzarsi, rendendosi concreta, trasformando la teoria e il metodo in azione. Tutto ciò nonostante le minacce e gli attacchi dell’imperialismo USA… una rivoluzione era in marcia. Fiducia nell’umanità, diffidenza verso l’impero. Il pensiero filosofico di Fidel, che non è opera decorativa, è impregnato di verità umane ed è questo che lo rende, insieme alla sua radice rivoluzionaria, materia contagiosa.
Questo contagiò milioni di esseri umani e fece maturare Fidel come dirigente, mentre al tempo stesso si fece educatore popolare e statista di nuovo tipo, lontano dalle forme politiche ingessate, superando le vanità diplomatiche convenzionali e dando vita al nuovo ordine della fraternità rivoluzionaria con tutti i popoli e all’unità della Rivoluzione verso il Socialismo e la liberazione nazionale.
Elemento chiave del suo filosofare la Rivoluzione – come rivoluzionario – si esprime nel pensiero del suo popolo, che si trasformerà da sé per vedere nascere una nuova coscienza che è conquista epistemologica, etica ed estetica.
Tutto ciò filosofato in chiave di umanista di nuovo tipo, forgiato nella lotta rivoluzionaria. Fidel sempre audace e fraterno. Il suo pensiero ha oltrepassato i confini. Fidel seppe concedersi tempo per riflettere profondamente, senza trascurare le urgenze e senza frenare la lotta. In particolare la «Battaglia delle Idee». Filosofo senza smettere di essere soldato, pensatore in azione per la libertà e la giustizia. Soldato delle idee e della morale della pratica. Pretese, insieme a Chávez, l’esistenza di una Rete di Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità.
Fidel, dalla sua altezza e ampiezza intellettuale, dalla sua statura morale e politica, aveva tra le sue preoccupazioni permanenti quella di far conoscere le idee, trasmetterle, diffonderle. Dilemma di tutti i nostri fronti e delle nostre lotte. Fidel ricorreva a ogni grazia e a ogni audacia pur di far espandere con chiarezza gli ideali rivoluzionari (la sua Filosofia) maturati dai popoli, con i loro sogni di giustizia e uguaglianza; con i loro progetti di equità e felicità. Era disposto ad ammettere tutto, senza confondere tattica e strategia, perché la sua etica aveva anche una chiarezza meridiana, margini indiscutibili e solidità a prova di tutto. La sua etica umanista… la sua etica in piedi di lotta. La sua consegna filosofica sempre valida: «Dentro la rivoluzione tutto; fuori della rivoluzione nulla». È chiaro.
(Tratto da Cubaperiodistas)
Fidel filósofo: El eslabón más alto de la dignidad
Por: Fernando Buen Abad
Es preciso estudiar el carácter filosófico de la obra revolucionaria de Fidel de la mano de su pueblo. No por ambiciones museísticas o enciclopédicas, sino porque la humanidad vive una crisis de dirección revolucionaria donde son indispensables los aportes y los debates posibles que su pensamiento y su obra fecundan permanentemente. Siempre creyó Fidel que es posible cambiar al mundo, porque es insostenible e insoportable la aberración oligarca que hace de la vida un esperpento desolador donde se destruye a la especie humana y al planeta entero.
Entre todas las dimensiones revolucionarias de Fidel, la de “filósofo” tiene brillo y definiciones propias. En su pensamiento, y especialmente en su praxis, fijó coordenadas clarísimas para entender su inteligencia y su vigencia revolucionaria capaces de superponerse al paso del tiempo y a toda forma del olvido. Fidel, por ejemplo, prestó carne al pensamiento de José Martí, lo hizo suyo y lo profundizó.
Fidel trabó litigio permanente contra la realidad miserable que carcomía al pueblo, no solo bajo la dictadura de Batista, sino mucho antes. De aquel Martí y de ese litigio contra la injusticia emerge la certeza definitiva de un filosofar en lucha que asciende hacia la praxis revolucionaria y que por cumplirse como ejemplo y con lealtad durante toda una vida, derrota a la muerte y derrota al olvido. Porque las ideas revolucionarias son ideas que deben perfeccionarse permanentemente.
Contra la operación mediática o psicológica imperial que ha tratado de convencernos de que muerto Fidel está muerta la revolución, tenemos por herencia el bastión de su Filosofía crítica, que supo ser vertedero ético mundial, que supo ser luz de dignidad a prueba de todo. Que supo llamar por su nombre a cada una de las virtudes de los revolucionarios y también a cada uno de sus errores. Que supo ser visionario ejemplar y estudioso riguroso de las luchas (y de las amenazas contra esas luchas), gracias al privilegio de su inteligencia creadora en pleno uso del método de Marx y Engels en la acción directa. Supo esclarecer la premisa más importante en una Revolución que no es “propiedad” de Fidel sino del pueblo revolucionario de Cuba.
En el repertorio de las ideas filosóficas de Fidel destaca su preocupación esencial por la humanidad, especialmente por el carácter revolucionario de la humanidad, y destaca su siempre ejemplar confianza en que es posible e irrefrenable el ascenso de los seres humanos hacia una sociedad superior. Por eso Fidel está presente en toda rebeldía, a pesar de los debates, las contradicciones y los retrocesos que la humanidad sufre.
La filosofía socialista de Fidel, su filosofar la sociedad superior y los caminos hacia ella, continua su marcha y perfeccionamiento en manos del propio pueblo cubano. “Si queremos expresar cómo aspiramos que sean nuestros combatientes revolucionarios, nuestros militantes, nuestros hombres, debemos decir sin vacilación de ninguna índole: ¡Que sean como el Che! Si queremos expresar cómo queremos que sean los hombres de las futuras generaciones, debemos decir: ¡Que sean como el Che! Si queremos decir cómo deseamos que se eduquen nuestros niños, debemos decir sin vacilación: ¡Queremos que se eduquen en el espíritu del Che!”
Pero la consigna es defenderlo de ser Dios, tal cual Feliú lo invoca pensando en el Che. Como todo ser humano revolucionario hay en Fidel errores —que él mismo reconoció y faltantes que él mismo admitió—, en la dinámica misma de su formación o de las tensiones mundiales que Cuba tuvo y tiene. “He cometido errores, pero ninguno estratégico, simplemente táctico. No tengo ni un átomo de arrepentimiento de lo que hemos hecho en nuestro país”, dijo en una entrevista.
Fidel incubó en su pensamiento la certeza de que una Revolución (que alguna vez pareció imposible) debía realizarse (hacerse realidad) convirtiendo su teoría y su método en acción concreta. Todo a pesar de las amenazas y los ataques del imperialismo norteamericano… había una revolución en marcha. Confianza en la humanidad, desconfianza en el imperio. El pensar filosófico de Fidel, que no es obra decorativa, está impregnado de verdades humanas y eso es lo que lo hace, junto a su raíz revolucionaria, materia contagiosa.
Eso contagió a millones de seres humanos, e hizo a Fidel madurar como líder al mismo tiempo que se hizo educador popular y estadista de nuevo cuño, alejado de las formas políticas acartonadas, diluyendo las veleidades diplomáticas convencionales y pariendo el nuevo orden de la fraternidad revolucionaria con todos los pueblos y la unidad de la Revolución al Socialismo con la liberación nacional.
Pieza clave de su filosofar la Revolución —como revolucionario— se expresa en el pensar de su pueblo, que se transformará a sí mismo para ver nacer una nueva conciencia que es logro epistemológico, ético y estético.
Todo ello filosofado en clave de humanista, de nuevo tipo, forjado en la lucha revolucionaria. Fidel siempre audaz y fraterno. Su pensamiento ha trascendido las fronteras. Fidel supo darse tiempo para reflexionar profundamente, sin dejar las urgencias y sin frenar el combate. Especialmente la “Batalla de las Ideas”. Filósofo sin dejar de ser soldado, pensador en acción para la libertad y la justicia. Soldado de las ideas y de la moral de la práctica. Exigió, junto a Chávez, la existencia de una Red de Intelectuales y Artistas en Defensa de la Humanidad.
Fidel, desde su altura y anchura intelectual, desde su envergadura moral y política, tenía entre sus preocupaciones el problema permanente de hacer conocer las ideas, trasmitirlas, contagiarlas. Dilema de todos nuestros frentes y nuestras luchas. Apelaba Fidel a cuanta gracia y a cuanta audacia hicieran expandir (con claridad) los idearios revolucionarios (su Filosofía) madurados por los pueblos, con sus sueños de justicia y de igualdad; con sus planes de equidad y de felicidad. Estaba Fidel dispuesto a admitirlo todo, sin confundir la táctica con las estrategias, porque su ética tenía también claridad meridiana, márgenes irrefutables y solvencia a toda prueba. Su ética humanista… su ética en pie de lucha. Su consigna filosófica vigente: “Dentro de la revolución todo; fuera de la revolución nada”. Está claro.
(Tomado de Cubaperiodistas)

