Ma è già troppo tardi
La recente accusa della procuratrice USA Pam Bondi contro il presidente Nicolás Maduro — di guidare simultaneamente il Cartello dei Soli, il Tren de Aragua (TdA) e persino il Cartello di Sinaloa — è uno schiaffo alla ragione e al diritto internazionale, e rappresenta il culmine di un’operazione di disinformazione sostenuta, orchestrata dai centri di potere di Washington, che ha trasformato il Venezuela in un capro espiatorio permanente per giustificare sanzioni, interventi occulti e politiche migratorie di stampo fascistoide.
Al centro di questa macchina di demonizzazione non c’è un’indagine seria, né prove giudiziarie o forensi. C’è un rapporto fraudolento, redatto da Joseph Humire, direttore del Center for a Secure Free Society (SFS), un centro studi conservatore legato all’estrema destra USA.
L’accusa proviene da InSight Crime, che “ha identificato cinque voci di eventi nel tracciatore che sembrano essere state completamente inventate” in un documento che, lungi dall’essere un’analisi, è una finzione ideologica con conseguenze reali: la militarizzazione del sud degli USA, l’irrigidimento delle politiche migratorie e la riattivazione dell’agenda di “intervento umanitario” contro il Venezuela.
Il rapporto, intitolato “Deragliando il Tren de Aragua”, pubblicato dalla Heritage Foundation il 5 dicembre 2024 e firmato da Humire, si presenta come un documento strategico per la “sicurezza emisferica”. Ma ciò che rivela non è una reale minaccia criminale, bensì una menzogna calcolata, costruita su supposizioni, generalizzazioni e una manipolazione sfacciata del linguaggio.
“InSight Crime non ha trovato alcuna base per le voci false, e i dipartimenti di polizia locali hanno informato gli investigatori che i presunti reati non esistevano. InSight Crime ha analizzato oltre 90 voci e ha scoperto che molte si basavano su fonti non verificate”, riporta un servizio pubblicato su The Guardian sull’argomento.
Da parte sua, Humire sostiene che “il TdA è un’organizzazione criminale ‘prodotto delle politiche del governo venezuelano, dove Stato e reti criminali si fondono’”, e che le prigioni venezuelane funzionano come “centri di potere per gli obiettivi geopolitici del presidente venezuelano Nicolás Maduro, imponendo controllo sociale sulla popolazione e addestrando detenuti venezuelani su come penetrare nelle comunità di migranti”.
Queste affermazioni non hanno basi empiriche. Sono un’invenzione ideologica, al massimo. Il TdA, come ha ben documentato Misión Verdad, era fino a pochi anni fa un gruppo criminale di portata locale, nato all’interno della prigione di Tocorón, nello stato di Aragua. La sua trasformazione in un’“organizzazione criminale transnazionale” coincide con un’offensiva mediatica nel 2023 promossa da testate come The Economist, CNN, Telemundo e InSight Crime — quest’ultimo con patrocinio del Dipartimento di Stato — proprio mentre si intensificava il discorso anti-migratorio negli USA e si preparava il terreno per la campagna di Donald Trump nelle elezioni del 2024.
Perfino le agenzie di intelligence USA contraddicono la versione del legame tra il TdA e il Palazzo di Miraflores.
Humire, ex analista del Dipartimento di Stato e figura ricorrente nei circoli di politica estera della destra USA, ha sfruttato questa narrazione per imporla come politica di Stato. Il suo rapporto non è un’analisi indipendente: riproduce, quasi testualmente, le linee centrali del libro-reportage ‘El Tren de Aragua: la banda que revolucionó el crimen organizado en América Latina’, scritto dalla giornalista venezuelana Ronna Rízquez. Un testo che, scrive il nostro analista Diego Sequera, “risponde a tutte le pulsioni confermative che associano il TdA al governo, con più di una contorsione per far quadrare il cerchio”, e che costituisce “un oceano di disinformazione sostenuto da pochi isolotti disabitati di certezze verificabili, comunque distorte fino alle ultime conseguenze senza riguardo per il patto di verosimiglianza”.
Infatti, l’appoggio su fonti secondarie e una narrazione deliberatamente fictionale per la considerazione di politiche governative a Washington produce una delegittimazione di quella stessa matrice, sia per origine che per le sue conseguenze.
Il rapporto di Humire è diventato documento guida per la seconda amministrazione Trump, che lo ha adottato come base per una strategia di “sicurezza integrale” contro il Venezuela. Non si tratta di combattere la criminalità organizzata, ma di legittimare una politica di ingerenza distruttiva.
Tra le sue raccomandazioni figura la creazione di un gruppo di lavoro emisferico, ispirato all’Operazione Inherent Resolve — la campagna militare contro lo Stato Islamico in Siria e Iraq — per “sconfiggere il TdA” attraverso un “approccio di tutto il governo” (whole-of-government approach). Questo include il dispiegamento di forze speciali, consulenza militare dal Comando Sud e intervento diretto in territori di paesi vicini.
Si tratta di sconfiggere una banda criminale o distruggere lo Stato venezuelano? L’ambiguità è deliberata.
Crimine e punizione
Ma il problema più grave è l’uso strumentale del TdA per criminalizzare un’intera nazione. Humire afferma che “il TdA è il proxy perfetto e uno strumento di guerra asimmetrica per destabilizzare paesi democratici, mantenendo un alto grado di negazione plausibile”. E in un goffo giro ideologico aggiunge: “Poiché è legato al governo venezuelano, il TdA ha fondamenta socialiste”, e che i suoi assalti a complessi residenziali “rappresentano la sua ideologia di ‘invasione’, catturando proprietà private per imporre controllo sociale”.
Questa associazione tra crimine e socialismo non è casuale: è una risorsa dell’anticomunismo del secolo scorso, aggiornata con il linguaggio della “guerra al terrorismo”. La parola “invasione”, in questo contesto, ha una doppia funzione: da un lato, cerca di associare il chavismo alla criminalità; dall’altro, diventa un dispositivo di panico per giustificare l’irrigidimento delle politiche migratorie.
All’improvviso, le ondate migratorie venezuelane — per lo più conseguenza delle sanzioni imposte dagli USA — vengono descritte come “invasioni ibride”, una minaccia esistenziale che richiede risposte militari.
La realtà, invece, è un’altra. Il Tren de Aragua “non ha rivoluzionato assolutamente nulla negli schemi predatori delle economie illecite”, spiega Sequera. Come le maras centroamericane, il Primeiro Comando da Capital o il Comando Vermelho brasiliano, la sua origine risiede nell’interazione tra il sistema penitenziario e l’esterno.
Ma la sua principale novità non risiedeva nell’espansione territoriale, bensì nella capacità di sfruttare la vulnerabilità dei migranti per estorcere, reclutare e generare paura.
Nel processo di costruzione di questa finzione vengono omesse deliberatamente le azioni dello Stato venezuelano per smantellare il controllo del TdA. Nel 2023 le forze di sicurezza hanno riconquistato la prigione di Tocorón, sede storica del gruppo, in un’operazione che avrebbe dovuto essere riconosciuta come un reale progresso nella lotta contro il crimine. Ma invece di essere apprezzata, è stata interpretata come prova che lo Stato lo controllava.
Una logica perversa, solo per il Venezuela — e per il resto dei paesi dell’“asse del male” —: se lo combatti, è perché lo hai creato.
La narrativa del TdA serve anche a giustificare l’accusa più delirante di tutte: che Nicolás Maduro guidi il Cartello di Sinaloa. Un’affermazione che ignora completamente la storia della criminalità organizzata in Messico, dove il Cartello di Sinaloa ha mantenuto, per decenni, rapporti opachi con agenzie USA. Come ha rivelato il Wall Street Journal, Ismael “El Mayo” Zambada è stato arrestato nel luglio 2024 a seguito di un’operazione sotto copertura dell’FBI che lo ha attirato in Texas con un’esca. E suo figlio, Vicentillo Zambada Niebla, ha cercato nel processo di usare la difesa di “autorità pubblica”, sostenendo che suo padre collaborava con la DEA. La presidentessa Claudia Sheinbaum è stata chiara: non esiste alcuna prova che colleghi il Venezuela al Cartello di Sinaloa.
Tutto ciò rivela che l’accusa contro Maduro è un altro tentativo di dominio. Il rapporto di Joseph Humire è un pezzo chiave di questa strategia. Un documento che, sotto le spoglie dell’analisi, è uno strumento di guerra politico-mediatica. Le sue conseguenze sono reali: raddoppio della taglia per la cattura del presidente Maduro a 50 milioni di dollari, proposte per usare Guantánamo come centro di detenzione per migranti, la legge Laken Riley e pressioni per dichiarare il Venezuela “Stato sponsor del terrorismo”.
La verità è che il “narcostato venezuelano” non esiste. Esistono invece un centro studi che mente, una procuratrice che ripete finzioni e una politica estera USA che strumentalizza il crimine come pretesto per mantenere il Venezuela sotto assedio.
Nel frattempo, gli USA trattano petrolio con Caracas, revocano sanzioni parziali e cercano stabilità energetica. La contraddizione è evidente: il governo viene demonizzato in pubblico, ma si negozia con esso in privato.
La finzione accusatoria contro Maduro non è un errore: è un piano. E finché ci sarà chi ripeterà il copione senza metterlo in discussione, la menzogna continuerà a essere politica.
Pero ya es demasiado tarde
En EE.UU. vuelven a desmentir el vínculo entre el Tren de Aragua y Miraflores
La reciente acusación de la fiscal estadounidense Pam Bondi contra el presidente Nicolás Maduro —de liderar simultáneamente el Cártel de los Soles, el Tren de Aragua (TdA) e, incluso, el Cártel de Sinaloa— es una burla a la razón y al derecho internacional, y comprende el clímax de una operación de desinformación sostenida, orquestada desde los centros de poder de Washington, que ha convertido a Venezuela en un chivo expiatorio permanente para justificar sanciones, intervenciones encubiertas y políticas migratorias de corte fascistoide.
En el centro de esta maquinaria de demonización no hay una investigación seria, ni evidencia judicial, ni pruebas forenses. Hay un informe fraudulento, redactado por Joseph Humire, director del Center for a Secure Free Society (SFS), un think tank conservador ligado con la extrema derecha estadounidense.
La acusación proviene de InSight Crime, que “identificó cinco entradas de eventos en el rastreador que parecen haber sido completamente inventadas” en un documento que, lejos de ser un análisis, es una ficción ideológica con consecuencias reales: la militarización del sur de Estados Unidos, el endurecimiento de las políticas migratorias y la reactivación de la agenda de “intervención humanitaria” contra Venezuela.
El informe, titulado “Descarrilando el Tren de Aragua”, publicado por la Heritage Foundation el 5 de diciembre de 2024 y firmado por Humire, se presenta como un documento estratégico para la “seguridad hemisférica”. Pero lo que revela no es una amenaza criminal real sino una mentira calculada, construida a partir de supuestos, generalizaciones y una manipulación descarada del lenguaje.
“InSight Crime no encontró ninguna base para las entradas falsas, y los departamentos de policía locales informaron a los investigadores que los supuestos delitos eran inexistentes. InSight Crime analizó más de 90 de las entradas y descubrió que muchas se basaban en fuentes no verificadas”, reseña un reportaje publicado en The Guardian sobre el tema.
Por su lado, Humire sostiene que “el TdA es una organización delictiva ‘producto de las políticas del gobierno venezolano, donde se funden el Estado con las redes criminales'”, y que las prisiones venezolanas funcionan como “centros de poder para los objetivos geopolíticos del presidente venezolano Nicolás Maduro, imponiendo control social sobre la población y entrenando a reos venezolanos en cómo penetrar en comunidades migrantes”.
Estas afirmaciones no tienen base empírica. Son una invención ideológica, a lo mucho. El TdA, como bien ha documentado Misión Verdad, era hasta hace pocos años un grupo delictivo de alcance local, surgido en el interior de la cárcel de Tocorón, en el estado Aragua. Su transformación en una “organización criminal transnacional” coincidió con una ofensiva mediática en 2023 impulsada por medios como The Economist, CNN, Telemundo e Insight Crime —este último con patrocinio del Departamento de Estado—, precisamente cuando se intensificaba el discurso antimigratorio en EE.UU. y se preparaba el terreno para la campaña de Donald Trump en las elecciones de 2024.
Incluso las oficinas de inteligencia estadounidenses contradicen la versión del vínculo entre el TdA y el Palacio de Miraflores.
Humire, exanalista del Departamento de Estado y figura recurrente en los círculos de política exterior de la derecha estadounidense, aprovechó esta narrativa para inducirla como política de Estado. Su informe no es un análisis independiente: reproduce, casi textualmente, las líneas centrales del libro-reportaje El Tren de Aragua: la banda que revolucionó el crimen organizado en América Latina, escrito por la periodista venezolana Ronna Rízquez. Un escrito que, escribe nuestro analista Diego Sequera, “cumple con todas las pulsiones confirmatorias que asocian al TdA con el gobierno, con más de una pirueta que le dé la cuadratura al círculo”, y que constituye “un océano de desinformación que se aguanta con unos cuantos islotes deshabitados de certezas verificables, no obstante torcidas hasta sus últimas consecuencias sin importar el pacto de verosimilitud”.
En efecto, el apoyo en fuentes secundarias y una narrativa deliberadamente ficcional para la consideración de políticas gubernamentales en Washington conjuga una deslegitimación de esa misma matriz, tanto por origen como por sus consecuencias.
El informe de Humire se convirtió en documento rector para la segunda administración Trump, que lo adoptó como base para una estrategia de “seguridad integral” contra Venezuela. No se trata de luchar contra el crimen organizado, sino de legitimar una política de injerencia destructiva.
Entre sus recomendaciones figura la creación de un grupo de trabajo hemisférico, inspirado en la Operación Inherent Resolve —la campaña militar contra el Estado Islámico en Siria e Irak—, para “derrotar al TdA” mediante una “aproximación de todo el gobierno” (whole-of-government-approach). Esto incluye el despliegue de fuerzas especiales, asesoría militar desde el Comando Sur y la intervención directa en territorios de países vecinos.
¿Se refiere a derrotar a una banda delictiva o destruir el Estado venezolano? La ambigüedad es deliberada.
Crimen y castigo
Pero lo más grave es la instrumentalización del TdA para criminalizar toda una nación. Humire afirma que “el TdA es el proxy perfecto y una herramienta de guerra asimétrica para desestabilizar países democráticos, mientras conserva un alto grado de negación plausible”. Y en un giro ideológico torpe, añade: “Porque está vinculado con el gobierno venezolano, el TdA tiene cimientos socialistas”, y que sus asaltos a complejos residenciales “representan su ideología de ‘invasión’ capturando propiedad privada para imponer control social”.
Esta asociación entre crimen y socialismo no es casual: es un recurso del anticomunismo del siglo pasado, actualizado con el lenguaje de la “guerra contra el terrorismo”. La palabra “invasión”, en este contexto, cumple una doble función: por un lado, intenta asociar al chavismo con la criminalidad; por otro, se convierte en un dispositivo de pánico para justificar el endurecimiento de las políticas migratorias.
De pronto, las olas migratorias venezolanas —en su mayoría resultado de las sanciones impuestas por EE.UU.— son descritas como “invasiones híbridas”, una amenaza existencial que requiere respuestas militares.
La realidad, sin embargo, es otra. El Tren de Aragua “no revolucionó absolutamente nada de los esquemas depredadores de las economías ilícitas”, explica Sequera. Como las maras centroamericanas, el Primer Comando Capital o el Comando Vermelho brasileño, su origen está en la interacción entre el sistema penitenciario y el exterior.
Pero su principal novedad no radicaba en la expansión territorial sino en la capacidad de aprovechar la vulnerabilidad de los migrantes para extorsionar, reclutar y generar miedo.
En el ínterin de construcción de esta ficción se omiten deliberadamente las acciones del Estado venezolano para desmantelar el control del TdA. En 2023 las fuerzas de seguridad recuperaron la cárcel de Tocorón, sede histórica del grupo, en una operación que debió reconocerse como un avance real en la lucha contra el crimen. Pero en lugar de valorarse, se interpretó como una prueba de que el Estado lo controlaba.
Una lógica perversa, solo para Venezuela —y el resto de países del “eje del mal”—: si lo combates, es porque lo creaste.
La narrativa del TdA también sirve para justificar la acusación más delirante de todas: que Nicolás Maduro lidera el Cártel de Sinaloa. Una afirmación que ignora por completo la historia del crimen organizado en México, donde el Cártel de Sinaloa ha mantenido, durante décadas, relaciones opacas con agencias estadounidenses. Como reveló el Wall Street Journal, Ismael “El Mayo” Zambada fue detenido en julio de 2024 tras una operación encubierta del FBI que lo atrajo a Texas con un señuelo. Y su hijo, Vicentillo Zambada Niebla, intentó en su juicio usar la defensa de “autoridad pública”, alegando que su padre colaboraba con la DEA. La presidenta Claudia Sheinbaum ha sido clara: no existe ninguna evidencia que vincule a Venezuela con el Cártel de Sinaloa.
Todo esto revela que la acusación contra Maduro es otro intento de dominación. El informe de Joseph Humire es una pieza clave de esa estrategia. Un documento que, bajo la fachada del análisis, es una herramienta de guerra político-mediática. Sus consecuencias son reales: la duplicación de la recompensa por la captura del presidente Maduro a 50 millones de dólares, propuestas para usar Guantánamo como centro de detención de migrantes, la Ley Laken Riley y presiones para declarar a Venezuela como “Estado patrocinador del terrorismo”.
La verdad es que el “narcoestado venezolano” no existe. Sí, en cambio, un think tank que miente, una fiscal que repite ficciones y una política exterior estadounidense que instrumentaliza el crimen como pretexto para mantener Venezuela bajo asedio.
Mientras tanto, EE.UU. negocia petróleo con Caracas, levanta sanciones parciales y busca estabilidad energética. La contradicción es evidente: se demoniza al gobierno en público, pero se negocia con él en privado.
La ficción acusatoria contra Maduro no es un error: es un plan. Y mientras haya quien repita el guion sin cuestionarlo, la mentira seguirá siendo política.
