L’incredibile favola del Cartello dei Soli

teleSUR

Il “Cartello dei Soli” non appare nel rapporto 2025 dell’Agenzia USA per il Controllo della Droga (DEA). Non c’era nemmeno in quello del 2024, né in quelli immediatamente precedenti. Nessuna delle agenzie USA è stata in grado di documentare un’accusa seria sotto la formula del “narco-Stato venezuelano”; ciononostante, questa costruzione narrativa viene sostenuta da oltre due decenni.

Secondo il racconto diffuso, si tratterebbe di una rete di generali venezuelani coinvolti nel narcotraffico, in alleanza con cartelli colombiani e messicani. L’ipotesi, la sua elaborazione e  installazione nell’opinione pubblica internazionale hanno preso corpo nella stampa internazionale egemonica a partire dal 2015, momento in cui si diede per certa l’esistenza del Cartello dei Soli e, in base a questa “verifica”, si iniziò a incriminare il Venezuela in casi di narcotraffico. Una tesi che contraddice tutti i documenti e i rapporti specializzati sulla produzione, traffico e consumo di stupefacenti.

Come documenta il ricercatore Fernando Casado nel suo libro ‘Il Cartello dei Soli, una nuova invenzione per attaccare il Venezuela’, le prove per tali incriminazioni “brillano per la loro assenza” e si basano su testimonianze di dubbia credibilità.

Il Cartello dei Soli

Nel 2015, l’eufemismo del Cartello dei Soli fece la prima pagina nei grandi media internazionali. Fughe di notizie provenienti da fonti legate ai servizi d’intelligence USA, in particolare DEA e CIA, veicolate da giornalisti come Emili Blasco, corrispondente del quotidiano spagnolo ABC negli USA, alimentarono i titoli di tutte le agenzie e i grandi conglomerati mediatici.

Queste fughe di notizie, lungi dall’essere verificate, vennero presentate come rivelazioni sensazionali, conferendo legittimità a una narrativa priva di fondamento probatorio. Una delle principali caratteristiche della montatura è la sua dipendenza da testimonianze di dubbia credibilità, come quella di Leamsy Salazar, ex guardia del corpo di Hugo Chávez, disertore rifugiatosi negli USA e rese dichiarazioni in circostanze sospette.

Le sue affermazioni, che accusano figure come Diosdado Cabello di essere capi del narcotraffico statale, vengono presentate come prove definitive, benché provengano da un informatore infedele che potrebbe aver negoziato benefici con le autorità USA. Né l’inchiesta né lo stesso accusato hanno mai presentato prove a sostegno di queste accuse, il che mette in dubbio la serietà del processo.

La mancanza di prove concrete e la ripetizione circolare di informazioni tra media creano un effetto-eco che simula veridicità.

Per esempio, articoli di ABC e The Wall Street Journal si citano reciprocamente come fonte, senza apportare documentazione indipendente. Perfino quando si menzionano sequestri di droga, come nel caso di un aereo a Valencia nel 2012, si riconosce che furono le autorità venezuelane ad arrestare i responsabili, contraddicendo l’idea di uno Stato complice.

Tuttavia, negli anni successivi, la denominazione “Cartello dei Soli” fu progressivamente accantonata a favore di altre strategie di attacco contro il Venezuela. Le azioni destabilizzatrici migrarono verso altre modalità o persino si optò per altre organizzazioni criminali, come la ormai estinta banda del Tren de Aragua. Tuttavia, quest’anno la narrativa è stata riproposta a partire dal caso di Hugo “El Pollo” Carvajal che, dopo anni di carcere e pressioni giudiziarie, si è infine dichiarato colpevole negli USA per accuse legate al narcotraffico.

Come nel caso di Leamsy Salazar, si tratta di una confessione tardiva, ottenuta in condizioni discutibili, utile più a mantenere in vita il racconto del presunto cartello venezuelano che a chiarire i fatti. Nel comunicato ufficiale, il procuratore federale Jay Clayton ha dichiarato che “Hugo Armando Carvajal Barrios è stato uno degli uomini più potenti del Venezuela. Per anni, lui e altri funzionari del cosiddetto Cartello dei Soli hanno usato la cocaina come un’arma, inondando New York e altre città USA di veleno, in alleanza con un’organizzazione terroristica come le FARC”.

Eppure Carvajal aveva rotto pubblicamente con il governo venezuelano nel 2017, avvicinandosi sempre più all’opposizione estremista e, nel 2019, appoggiò apertamente il progetto Guaidó. Arrivò persino a esortare i suoi ex compagni militari a ribellarsi, un mese dopo lo scoppio delle proteste che miravano a rovesciare Maduro per insediare Guaidó.

Arrestato in Spagna su mandato di estradizione di Washington, Carvajal venne catturato e nel luglio 2023 estradato negli USA.

Due anni dopo, il 25 giugno di quest’anno, Carvajal – ex capo dei servizi segreti venezuelani, dopo anni di latitanza dalla giustizia – si è dichiarato colpevole di “cospirazione per importare cocaina negli USA, narcoterrorismo in collaborazione con la defunta guerriglia delle FARC e altri reati connessi ad armi”, venendo presentato come attore centrale di una presunta struttura criminale all’interno dello Stato venezuelano.

Nonostante l’intero procedimento si rifaccia a un’indagine di molto anteriore, è la dichiarazione, la sua condotta e la sua auto-dichiarazione di colpevolezza a costituire la base per accusare l’attuale presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, come presunto capo del Cartello. Nient’altro. Ma da ciò si è arrivati a offrire una ricompensa che è stata portata alla cifra di 50 milioni di $ per informazioni utili a localizzare il Presidente bolivariano (sic).

Subito dopo, The New York Times pubblicò indiscrezioni sulla firma di un decreto presidenziale segreto da parte di Donald Trump per autorizzare attacchi militari senza passare per il Congresso, mentre l’agenzia britannica Reuters diffuse informazioni non verificabili su presunti dispiegamenti navali, con oltre 4000 marines a bordo diretti ai Caraibi del Sud.

Il caso Noriega

La costruzione della narrativa del presunto “Cartello dei Soli” in Venezuela presenta analogie con il caso del generale panamense Manuel Antonio Noriega, la cui figura fu trasformata dagli USA da alleato strategico durante la Guerra Fredda a “narcocapo” nemico, così da giustificare l’invasione di Panama nel 1989.

Come Noriega, anche alti funzionari venezuelani vengono oggi indicati come capi di un “narco-Stato”, senza che siano presentate prove materiali solide, ma basandosi su testimonianze di disertori, informatori in cerca di benefici giudiziari e fughe di notizie provenienti da agenzie come la DEA (che neppure considera il Cartello dei Soli un’organizzazione di narcotraffico in attività).

Noriega fu accusato di narcotraffico dopo anni di collaborazione con la CIA in operazioni segrete in America Latina, così come il Venezuela venne accusato di complicità nel traffico di droga dopo aver espulso la DEA nel 2005 per attività di spionaggio e corruzione.

La realtà, però, smentisce questa narrativa: solo nel 2025 il Venezuela ha sequestrato oltre 3,9 milioni di dosi di droga, superando i dati dell’anno precedente e riducendo il traffico illecito del 23% rispetto al 2023. Questi risultati, frutto di una strategia integrata tra forze armate, polizia e comunità, sono riconosciuti da organismi internazionali e contrastano con le accuse infondate del Dipartimento di Stato. Lungi dall’essere un “narco-Stato”, il Venezuela ha arrestato i capi di cartelli colombiani e stranieri, estradandoli perfino negli USA, mentre il suo Piano Nazionale Antidroga 2026-2031 riflette un approccio integrale e sovrano.

I rapporti della DEA

Nonostante le accuse del governo Trump e di altri settori politici, la DEA non menziona il Venezuela né come produttore, né come corridoio, né come centro di riciclaggio di denaro.

Al contrario, i rapporti descrivono con precisione le rotte del narcotraffico:

  • La cocaina si produce in Colombia, Perù e Bolivia.
  • Viene trasportata dai cartelli messicani attraverso l’America Centrale, o via mare verso isole dei Caraibi come Porto Rico e Repubblica Dominicana.
  • La maggior parte dei sequestri avviene in California, al confine con il Messico.

Il Venezuela non compare in nessuna di queste rotte, nemmeno come punto secondario o alternativo. L’unico riferimento al paese riguarda il Tren de Aragua ma, come segnala il documento, neppure in questo caso viene associato al traffico internazionale di droga.

Il cosiddetto “Cartello dei Soli” non compare in alcun rapporto DEA, né in quello del 2024, né in quello del 2025, né in nessuno precedente. Nessun nome, nessuna struttura, nessuna operazione, neppure un accenno indiretto.

La stessa DEA ammette esplicitamente che gli USA sono il nodo centrale del riciclaggio di denaro del narcotraffico internazionale, in un sistema che coinvolge istituzioni finanziarie, servizi legali, agenti immobiliari e piattaforme digitali.

La Banca Dati Consolidata Antidroga (CCDB)

Il governo USA ha imposto l’etichetta sul Venezuela di “narco-Stato”, ma i dati più recenti della CCDB, realizzata dalle Nazioni Unite contraddicono tale denominazione.

La CCDB raccoglie una collezione di molteplici fonti di dati globali sul traffico illegale di droga da fonti di intelligence come rilevamento, sorveglianza, dati su sequestri e applicazione della legge. Secondo il Dipartimento della Difesa, “le stime basate sugli eventi della CCDB sono la migliore fonte autorizzata disponibile per stimare gli illeciti flussi noti di droga attraverso la Zona di Transito. Tutti i dati sugli eventi contenuti nella CCDB sono considerati di alta affidabilità (il più possibile precisi, completi e imparziali nella loro presentazione e sostanza)».

Combinando i dati della CCDB con dichiarazioni pubbliche e presentazioni realizzate da funzionari della DEA, Dipartimento della Difesa e Dipartimento di Stato riguardo alle trendenze del traffico di droga nelle Americhe, analisti USA concludono che:

  • i dati del governo USA suggeriscono che il Venezuela non sia un paese di transito principale per la cocaina destinata agli USA;
  • circa il 90% della cocaina diretta negli USA viaggia attraverso le rotte dei Caraibi Occidentali e del Pacifico Orientale, non attraverso le acque del Caribe Orientale venezuelane;
  • ci fu un aumento del traffico di cocaina attraverso il Venezuela tra il 2012 e il 2017, ma questo corrisponde all’improvviso boom produttivo colombiano nello stesso periodo;
  • I dati della CCDB suggeriscono che la quantità di cocaina trafficata attraverso la Colombia è aumentata da 918 tonnellate metriche nel 2012 a 2478 tonnellate metriche nel 2017 (un incremento del 269%), e da 159 a 249 tonnellate.
  • i dati della CCDB degli USA mostrano che i flussi attraverso il Venezuela sono diminuiti dopo il picco del 2017;
  • secondo i dati della CCDB tra il 2017 e il 2018 la quantità di cocaina cadde del 13% e continuarono a scendere leggermente fino a metà 2019.

Sebbene il rapporto non lo menzioni, questa riduzione è conseguenza della lotta frontale e decisa del governo bolivariano al narcotraffico.

Il rapporto dell’ONU

Il rapporto mondiale 2025 dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (ONUDD) classifica il Venezuela tra i paesi che né producono né trafficano droga, smontando la favola del famoso Cartello dei Soli.

Il Rapporto Mondiale sulla Droga 2025 rivela che il Venezuela continua a essere libero da coltivazioni illecite e compare soltanto con una menzione marginale come rotta del traffico di stupefacenti verso Stati Uniti ed Europa.

Secondo l’ONUDD, il Venezuela ha ottenuto consolidarsi, negli ultimi 15 anni, come territorio libero da coltivi di coca, marijuana e produzione di cocaina. Questo dato risulta ancora più rilevante considerando che la produzione mondiale di cocaina ha raggiunto le 3708 tonnellate annue.

Allo stesso modo, il Rapporto Europeo sulle Droghe 2025 dell’Unione Europea non menziona il Venezuela come corridoio rilevante del narcotraffico internazionale.

Per ONU e la stessa UE, le questioni di fondo sul grave problema trasnazionale del narcotraffico si trovano negli USA, Messico, Colombia ed Ecuador come nodi critici della produzione, traffico e consumo di droga.

I rapporti sono eloquenti: il Cartello dei Soli esiste unicamente come racconto costruito da funzionari USA e ripetuto dalla grande stampa internazionale.


La increíble fábula del Cártel de los Soles

teleSUR

El “Cártel de los Soles” no aparece en el informe de 2025 la Administración de Control de Drogas´estadounidense (DEA, por sus siglas en inglés). Tampoco está en el del 2024, ni en los inmediatos anteriores. Y ninguna de las agencias estadounidenses han podido documentar una acusación seria bajo la figura del “narcoestado venezolano”; sin embargo, esta construcción narrativa ha sido sostenida por más de dos décadas.

Según el relato instalado, se trataría de una red de generales venezolanos involucrados en el narcotráfico, en alianza con cárteles colombianos y mexicanos. La hipótesis, su desarrollo e instalación en la opinión pública internacional tuvo lugar en la prensa internacional hegemónica desde el año 2015, momento en el que se dió por cierta la existencia del Cartel de los Soles y, en base a esta verificación, se incrimina a Venezuela en casos de narcotráfico. Algo que contradice todos los documentos e informes especializados en la producción, tráfico y consumo de estupefacientes.

Como documenta el investigador Fernando Casado en su libro “El Cartel de los Soles, un nuevo invento para atacar a Venezuela”, las pruebas para tales incriminaciones “brillan por su ausencia” y se basan en testimonios de dudosa credibilidad.

El Cártel de los Soles

En 2015, el eufemismo del Cartel de los Soles, fue tapa en los grandes medios internacionales. Filtraciones provenientes de fuentes vinculadas a los servicios de inteligencia estadounidenses, particularmente la DEA y la CIA, canalizadas a través de periodistas como Emili Blasco, corresponsal de periódico español ABC en Estados Unidos, alimentaron titulares de todas las agencias y multimedios internacionales.

Estas filtraciones, lejos de ser verificadas, fueron presentadas como revelaciones sensacionales, dando legitimidad a una narrativa sin sustento probatorio. Una de las principales características del montaje es su dependencia de testimonios de dudosa credibilidad, como el de Leamsy Salazar, exguardaespaldas de Hugo Chávez que desertó a Estados Unidos y declaró bajo circunstancias sospechosas.

Sus afirmaciones, que señalan a figuras como Diosdado Cabello como jefes del narcotráfico estatal, son presentadas como pruebas definitivas, a pesar de que provienen de un informante desafecto que podría estar negociando beneficios con las autoridades estadounidenses. Ni la investigación ni el propio acusado han presentado pruebas que respalden estas acusaciones, lo que pone en duda la seriedad del proceso.

La falta de pruebas concretas y la repetición circular de información entre medios crean un efecto de eco que simula veracidad.

Por ejemplo, artículos de ABC y The Wall Street Journal se citan mutuamente como fuente, sin aportar documentación independiente. Incluso cuando se mencionan incautaciones de drogas, como en el caso de un avión en Valencia en 2012, se reconoce que las autoridades venezolanas detuvieron a los responsables, lo que contradice la idea de un Estado cómplice.

Sin embargo, la denominación Cártel de los Soles había quedado relegado a otras estrategias para atacar a Venezuela. Las acciones desestabilizadoras migraron a otras modalidades o, incluso, se optó por otras organizaciones crimienales, como la extinta banda del Tren de Aragua. Sin embargo, este año la narrativa fue reeditada a partir del caso de Hugo “El Pollo” Carvajal quien, tras años de prisión y presiones judiciales, finalmente se declaró culpable en Estados Unidos por cargos relacionados con el narcotráfico.

Como la de Leamsy Salazar, otra confesión tardía, obtenida bajo condiciones cuestionables, que sirve menos para esclarecer hechos y más para mantener con vida el cuento del supuesto cartel venezolano. En el comunicado oficial, el fiscal federal Jay Clayton declaró que “Hugo Armando Carvajal Barrios fue uno de los hombres más poderosos de Venezuela. Por años, él y otros funcionarios del llamado Cartel de los Soles usaron la cocaína como un arma, inundando Nueva York y otras ciudades estadounidenses con veneno, en alianza con una organización terrorista como las FARC”.

Sin embargo, Hugo Carvajal rompió públicamente con el gobierno venezolano en 2017 y desde entonces incrementó su alineamiento con la oposición extremista venezolana y, en 2019, respaldó abiertamente el proyecto Guaidó. Incluso Carvajal exhortó a sus antiguos compañeros militares a rebelarse, un mes después de que surgieron protestas que pretendía derrocar a Maduro en pos de la isntalación de Guaidó.

Detenido en España por una orden de extradición emitida desde Washington, Carvajal fue capturado y en julio de 2023 fue finalmente extraditado a Estados Unidos.

Dos años después, el 25 de junio de este año, Carvajal, exjefe de los servicios de inteligencia venezolanos y tras años de evadir la Justicia, se declaró culpable de “conspiración para importar cocaína a Estados Unidos, narcoterrorismo en colaboración con la extinta guerrilla de las FARC y otros delitos relacionados con armas” y de ser un actor central en una supuesta estructura criminal dentro del Estado venezolano.

Pese a que toda la causa se remite a una investigación muy anterior y la declaración, la actuación y su declaratoria es la base para acusar al actual presidente de Venezuela, Nicolás Maduro, como el supuesto jefe del Cártel. No hay más. Pero a partir de ello se ofreció una recompensa que se llevó al monto de 50 millones de dólares por datos que permitan ubicar el paradero del Presidente bolivariano (sic).

Tras ellos, el medio estadounidense The New York Times filtró informes de la firma de un decreto presidencial secreto por parte del presidente estadounidense, Donald Trump, para atacar territorio extranjero sin autorización del Congreso y la agencia británica, Reuters, difundió información no constatable de supuestos despliegues de acorazados y buques anfibios, con más de 4.000 marines a bordo, con rumbo al Caribe Sur.

El caso Noriega

La construcción de la narrativa del supuesto “Cartel de los Soles” en Venezuela guarda similitudes con el caso del general panameño Manuel Antonio Noriega, cuya figura fue transformada por Estados Unidos de aliado estratégico durante la Guerra Fría a “narcocapo” enemigo, justificando así la invasión de Panamá en 1989.

Al igual que Noriega, altos funcionarios venezolanos son hoy señalados como cabecillas de un “narcoestado”, sin que se presenten pruebas materiales contundentes, sino basándose en testimonios de desertores, informantes con intereses en obtener beneficios judiciales y filtraciones provenientes de agencias como la DEA (que nisiquiera considera al Cartel de los Soles como estructura del narcotráfico en funcionamiento).

Noriega fue acusado de narcotráfico después de años de colaborar con la CIA en operaciones encubiertas en América Latina, al igual que Venezuela fue señalada como cómplice del tráfico de drogas tras expulsar a la DEA en 2005 por actividades de espionaje y corrupción.

Sin embargo, la realidad sobre el terreno contradice esta narrativa. Venezuela ha demostrado una efectiva capacidad de interdicción: en lo que va de 2025, ha incautado más de 3,9 millones de dosis de drogas, superando las cifras del año anterior, y ha reducido el tráfico ilícito en un 23% respecto a 2023. Estos logros, producto de una estrategia integrada entre fuerzas militares, policiales y comunidades, están respaldados por organismos internacionales y contrastan con las acusaciones infundadas del Departamento de Estado. Lejos de ser un “narcoestado”, Venezuela ha capturado a capos de carteles colombianos y extranjeros, extraditándolos incluso a Estados Unidos, mientras que su Plan Nacional Antidrogas 2026-2031 refleja un enfoque integral y soberano.

Informes de la DEA

A pesar de que el gobierno de Donald Trump y otros sectores políticos han acusado reiteradamente a Venezuela de ser un “Estado narco”, la DEA no menciona al país ni como productor, ni como corredor, ni como centro de lavado de capitales.

Por el contrario, los informes detallan con precisión las rutas del narcotráfico:

-La cocaína se produce en Colombia, Perú y Bolivia.

-Es transportada por cárteles mexicanos a través de Centroamérica, o por mar a islas del Caribe como Puerto Rico y República Dominicana.

-La mayoría de las incautaciones ocurren en California, en la frontera con México.

Venezuela no aparece en ninguna de estas rutas. Ni siquiera como un punto secundario o alternativo. La única referencia a Venezuela en los informes recientes es al “Tren de Aragua”, pero como señala el documento, ni siquiera en este caso se le vincula con el tráfico internacional de drogas.

El llamado “Cartel de los Soles” no aparece en ningún informe de la DEA, ni en el de 2024, ni en el de 2025, ni en ninguno anterior. No hay nombres, estructuras, operaciones, ni siquiera una mención indirecta.

En tanto, la DEA admite de forma explícita y confirman que Estados Unidos es el nudo central del lavado de dinero del narcotráfico internacional y señala la existencia de un sistema estructural que involucra instituciones financieras, servicios legales, agentes inmobiliarios y plataformas digitales.

La Base de Datos Consolidada Antidrogas (CCDB)

El gobierno de Estados Unidos ha impuesto la calificación sobre Venezuela de “Narco Estado”, pero los datos recientes de la CCBD, realizada por las Naciones Unidas, se contradice con tal denominación.

La CCDB utiliza una colección de múltiples fuentes de eventos globales de tráfico ilegal de drogas que se obtiene de datos de inteligencia como detección y vigilancia, así como datos de interdicción y aplicación de la ley. Según el Departamento de Defensa, “Las estimaciones basadas en eventos de la CCDB son la mejor fuente autorizada disponible para estimar el flujo conocido de drogas ilícitas a través de la Zona de Tránsito.  Todos los datos de eventos contenidos en la CCDB se consideran de alta confianza (precisos, completos e imparciales en su presentación y sustancia como sea posible)”.

Si se complementan las estimaciones de la CCDB con declaraciones públicas y presentaciones realizadas por funcionarios de la DEA, el Departamento de Defensa y el Departamento de Estado con respecto a las tendencias del tráfico de drogas en las Américas, concluyen analistas norteamericanos que:

datos del gobierno estadounidense sugieren que Venezuela no es un país de tránsito principal para la cocaína con destino a Estados Unidos.

Alrededor del 90 % de toda la cocaína con destino a EE. UU. se trafica a través de las rutas del Caribe Occidental y el Pacífico Oriental, no a través de los mares del Caribe Oriental venezolanos.

Hubo un aumento en el flujo de cocaína a través de Venezuela entre 2012 y 2017, pero dicho aumento se corresponde con un aumento repentino en la producción de cocaína en Colombia durante ese mismo período.

Los datos de la CCDB sugieren que la cantidad de cocaína traficada a través de Colombia aumentó de 918 toneladas métricas en 2012 a 2478 toneladas métricas en 2017 (un aumento del 269 %), y de 159 a 249 toneladas.

Los datos de la CCDB de EE. UU. muestran que los flujos de cocaína a través de Venezuela han disminuido desde que alcanzaron su punto máximo en 2017.

Según datos de la CCDB, la cantidad de cocaína que fluye a través de Venezuela cayó un 13 % entre 2017 y 2018, y pareció seguir disminuyendo ligeramente hasta mediados de 2019.

Aunque el informe no lo mencione, la reducción es consecuencia del combate frontal y decidido del gobierno bolivariano al narcotráfico.

El informe de la ONU

El informe mundial 2025 de la ONU de la Oficina Contra la Droga y el Delito (Onudd) califica a Venezuela entre los países que ni produce ni trafican drogas, echando por tierra la fábula del famoso Cartel de los Soles.

El Reporte Mundial sobre Drogas 2025, revela que Venezuela se mantiene libre de cultivos ilícitos, además, aparece con mención mínima como ruta del tráfico de estupefacientes hacia Estados Unidos y Europa.

Según la Onudd, Venezuela ha logrado consolidarse en los últimos 15 años como territorio libre de cultivos de hoja de coca, de marihuana y procesamiento de cocaína. Este dato es particularmente relevante dado que, según la instancia, la producción de cocaína a nivel mundial ha aumentado considerablemente hasta las 3.708 toneladas al año.

De igual modo el Informe Europeo sobre las Drogas 2025: Tendencias y Avances, publicado por la Unión Europea, correspondiente al año 2025, no hace menciones al respecto de Venezuela como corredor relevante del narcotráfico internacional.

Según la ONU y la misma Unión Europea, las cuestiones de fondo sobre el grave problema transnacional del narcotráfico se encuentran en Estados Unidos, México, Colombia y Ecuador como nudos críticos de la producción, tráfico y consumo de drogas.

Los informes son elocuentes, el Cártel de los Soles existe únicamente como relato manejado por funcionarios estadounidenses y comentado por la gran prensa internacional.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.