Impunità e manipolazione nella “guerra alla droga”
William “Billy” Lavigne e Mark Leshikar —due amici veterani militari—, un fine settimana di alcol e droga, armi, una lite degenerata in tragedia e minori in mezzo a tutto questo. Da qui parte l’analisi di Seth Harp sulla crisi morale che aleggia intorno a Fort Bragg —una base militare dove si addestrano Forze Speciali statunitensi in Carolina del Nord.
Per decenni gli USA hanno costruito una narrativa egemonica sulla “guerra alla droga” e sulla “lotta al terrorismo” con l’obiettivo di presentarsi come garanti della salvezza del mondo dal caos, dall’insicurezza e dal crimine organizzato.
Tuttavia, un esame approfondito delle loro stesse strutture militari e giudiziarie rivela che, ben lontano dallo sradicare il narcotraffico, queste guerre ne hanno accelerato l’integrazione nel cuore dell’apparato di sicurezza USA e hanno generato una crisi di dipendenze, criminalità e impunità che viene sistematicamente occultata.
Fort Bragg: epicentro dell’impunità e della dipendenza militare
La base militare di Fort Bragg, in Carolina del Nord, è il simbolo della crisi interna che gli USA vivono in materia di droghe. Secondo l’inchiesta recentemente pubblicata da Harp in Il cartello di Fort Bragg, questa base, sede di unità d’élite come la Delta Force e i Berretti Verdi, è diventata il centro di una rete criminale che operava con assoluta impunità. I dati sono allarmanti:
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Tra il 2020 e il 2021 ci sono stati 109 morti a Fort Bragg, di cui solo 4 in combattimento. Gli altri sono stati suicidi, overdose e omicidi.
- Il tasso di suicidi nella base è di circa 40 ogni 100 mila militari, il triplo della media nazionale (13,5 ogni 100 mila).
- Secondo il Pentagono, il tasso di overdose mortali a Fort Bragg è stato di 36 ogni 100 mila soldati, superiore alla media nazionale di 28.
- Tra gennaio 2017 e settembre 2022, 15293 militari in servizio attivo hanno subito un’overdose, di cui 322 mortali. “Il numero di morti per overdose legate al fentayl è raddoppiato negli ultimi 5 anni”, ha avvertito il Pentagono nel suo rapporto.
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La base ha registrato 142 overdose nel 2023, il 300% in più rispetto al 2020.
Questa epidemia ha le sue radici nelle guerre globali. L’elevato ritmo operativo di unità come la Delta Force in Iraq e Afghanistan —che arrivavano a compiere fino a 10 retate notturne— ha generato un trauma diffuso. Per sopportarne il peso, i medici del Comando Congiunto per le Operazioni Speciali (JSOC) distribuivano anfetamine, come Dexedrina e Adderall, per combattere la stanchezza; oppioidi come il Tramadol e benzodiazepine come lo Xanax per l’ansia e il dolore. Questa “cucina farmaceutica” ha normalizzato il consumo di sostanze e favorito il passaggio a droghe illegali come cocaina, eroina ed MDMA (ecstasy).
La cultura dell’impunità ha permesso che questa dipendenza sfociasse nel crimine. Il sergente maggiore William “Billy” Lavigne, della Delta Force, era un tossicodipendente e trafficante che vendeva metanfetamine e cocaina dalla base. Nel marzo 2018 uccise il suo compagno Mark Leshikar, anch’egli membro della stessa unità, dopo un fine settimana di consumo intensivo di droghe. Nonostante le prove forensi contraddicessero la sua versione di legittima difesa, non fu mai processato. L’intelligence militare e la procura chiusero il caso rapidamente, manipolando persino la testimonianza di una bambina di sei anni.
Lavigne era solo un anello di una rete ben più ampia. Guidata da Freddie Wayne Huff, un ex agente statale con legami con il cartello dei Los Zetas, e Timothy Dumas, un soldato in servizio attivo che manipolava gli inventari delle armi a Fort Bragg, l’organizzazione importava cocaina dal Messico e distribuiva “chili e chili di coca” dentro e fuori dalla base con tecniche sofisticate di occultamento.
La rete trafficava anche armi rubate dagli arsenali, poi vendute sul mercato nero, persino a gruppi legati al crimine organizzato come i Bloods e i Crips. Questo schema di impunità rivela che, mentre i civili vengono criminalizzati, i soldati d’élite vengono protetti.
Una macchina di insabbiamento giudiziario e manipolazione mediatica
Secondo l’Istituto Nazionale per l’Abuso di Droghe (NIDA), l’11% dei militari in servizio attivo dichiara consumo di droghe illegali, percentuale che sale al 25% tra i veterani di Iraq e Afghanistan. Invece di affrontare la crisi in modo integrale, l’esercito ha preferito congedare i soldati tossicodipendenti senza offrire cure, motivo per cui è stato denunciato più volte.
Il sistema giudiziario e i media hanno avuto un ruolo cruciale nell’occultare questa crisi. I casi che coinvolgevano membri delle unità d’élite venivano sistematicamente deviati verso tribunali militari opachi, dove l’impunità era garantita.
L’opera di Harp riporta anche il caso emblematico di Cristóbal López Vallejo, accusato di aver violentato la tenente Erin Scanlon nel settembre 2016. Dopo una massiccia pressione istituzionale, i registri giudiziari furono espurgati e il caso trasferito a un tribunale militare a Fort Bragg. Il processo, composto da dieci ufficiali superiori tutti legati al comando delle operazioni speciali (Usasoc), respinse le accuse nonostante la testimonianza della vittima. Le registrazioni del processo furono distrutte dall’Usasoc, impedendo qualsiasi revisione trasparente.
La DEA, da parte sua, ha falsificato i dati sull’origine dell’eroina negli USA, attribuendola al Messico (“Mexican White”), nonostante i campioni coincidessero con il profilo afgano. Nel 2017, mentre l’Afghanistan produceva l’80% dell’eroina globale, l’agenzia addossava tutta la responsabilità ai cartelli messicani.
I media hanno fatto da cassa di risonanza alla narrativa ufficiale. Invece di indagare il problema alla radice, canali come New York Times e Associated Press diffusero teorie che attribuivano i crimini e i comportamenti violenti al Lariam, un antimalarico, distogliendo così l’attenzione dal consumo generalizzato di droghe e dalla cultura tossica all’interno delle Forze Speciali.
Questa manipolazione è arrivata fino ai vertici del potere. Il medico personale di Donald Trump, Ronny Jackson, noto come “Candy Man”, distribuiva stimolanti e ansiolitici senza alcun controllo alla Casa Bianca. La sua nomina, nonostante le accuse di cattiva gestione e prescrizioni indebite, inviò un chiaro messaggio di tolleranza istituzionale verso l’abuso di sostanze.
La contraddizione tra la retorica di Washington e la realtà di Fort Bragg è il prodotto di un sistema che privilegia il potere e il controllo sulla vita e sulla giustizia. Le guerre globali contro il terrorismo e la droga sono servite a militarizzare intere regioni, destabilizzare paesi e aprire mercati al capitale estrattivista; internamente, hanno invece prodotto una generazione di soldati traumatizzati, tossicodipendenti e abbandonati dallo stesso sistema che avevano giurato di servire.
La rete criminale di Fort Bragg opera perché lo Stato lo consente attraverso i suoi apparati giudiziario, militare e mediatico. È la manifestazione più chiara che la “guerra alla droga” non è mai stata concepita per sradicare il narcotraffico, ma come strumento per gestirlo, controllarlo e, soprattutto, occultare la profonda complicità con questa industria globale.
Impunidad y manipulación en la “guerra contra las drogas”
EE.UU. tiene su propio cártel narcomilitar en Fort Bragg
William “Billy” Lavigne y Mark Leshikar —dos amigos veteranos militares—, un fin de semana de alcohol y drogas, armas, una pelea que escaló a tragedia y menores de edad en medio de todo. Desde allí enfoca Seth Harp la crisis moral que ronda al Fuerte Bragg —o Fort Bragg—, una instalación militar en la que se forman Fuerzas Especiales estadounidenses en Carolina del Norte.
Estados Unidos ha construido durante décadas una narrativa hegemónica en torno a la “guerra contra las drogas” y la “lucha contra el terrorismo” con el objetivo de presentarse como garante para salvar el mundo del caos, de la inseguridad y del crimen organizado.
Sin embargo, una mirada profunda a sus propias estructuras militares y judiciales revela que, lejos de erradicar el narcotráfico, estas guerras han acelerado su integración en el corazón del aparato de seguridad estadounidense y han generado una crisis de adicciones, criminalidad e impunidad que es sistemáticamente ocultada.
Fort Bragg: epicentro de la impunidad y la adicción militar
La base militar de Fort Bragg, en Carolina del Norte, es el símbolo de la crisis interna que vive Estados Unidos respecto al tema de las drogas. Según la investigación recientemente publicada por Harp en “El cártel de Fort Bragg”, esta base, hogar de unidades de élite como la Fuerza Delta y los Boinas Verdes, se convirtió en el centro de una red criminal que operaba con impunidad absoluta. Las estadísticas son alarmantes:
Entre 2020 y 2021 hubo 109 muertes en Fort Bragg, de las cuales solo cuatro ocurrieron en combate. El resto fueron suicidios, sobredosis y homicidios.
La tasa de suicidios en la base es de aproximadamente 40 por cada 100 mil militares, el triple del promedio nacional (13,5 por cada 100 mil).
Según el Pentágono, la tasa de sobredosis mortales en Fort Bragg fue de 36 por cada 100 mil soldados, superior al promedio nacional de 28.
Entre enero de 2017 y septiembre de 2022 15 mil 293 militares en servicio activo sufrieron sobredosis de drogas, 322 de ellas mortales. “El número de muertes por sobredosis relacionadas con el fentanilo se ha duplicado en los últimos cinco años”, advirtió el Pentágono en su informe.
La base registró 142 sobredosis en 2023, 300% más que en 2020.
Esta epidemia tiene sus raíces en las guerras globales. El alto ritmo operativo de unidades como la Fuerza Delta en Irak y Afganistán —que llegaron a realizar hasta 10 redadas nocturnas— generó un trauma generalizado. Para soportar la carga, los médicos del Comando Conjunto de Operaciones Especiales (JSOC, por sus siglas en inglés) distribuían anfetaminas, como Dexedrina y Adderall, para combatir el agotamiento; también opioides como Tramadol y benzodiazepinas como Xanax para la ansiedad y el dolor. Esta “cocina farmacéutica” normalizó el consumo de sustancias y facilitó el paso a drogas ilegales como cocaína, heroína y MDMA (éxtasis).
La cultura de impunidad permitió que esta adicción derivara en crimen. El sargento mayor William “Billy” Lavigne, de la Fuerza Delta, era un adicto y traficante que vendía metanfetaminas y cocaína desde la base. En marzo de 2018 asesinó a su compañero Mark Leshikar, otro miembro de la unidad, tras un fin de semana de consumo intensivo de drogas. A pesar de que la evidencia forense contradecía su versión de legítima defensa, nunca fue procesado. La inteligencia militar y la fiscalía cerraron el caso rápidamente, manipulando incluso el testimonio de una niña de seis años.
Lavigne era solo un eslabón de una red mucho mayor. Liderada por Freddie Wayne Huff, un exagente estatal con conexiones con el cártel de Los Zetas, y Timothy Dumas, un soldado activo que manipulaba los inventarios de armas en Fort Bragg, la organización importaba cocaína desde México y “kilos y kilos de coca” distribuía dentro y fuera de la base utilizando técnicas de ocultamiento avanzadas.
La red también traficaba con armas robadas de las armerías, que luego eran vendidas en el mercado negro, incluso a grupos vinculados con el crimen organizado como los Bloods y los Crips. Este patrón de impunidad revela que, mientras los civiles son criminalizados, los soldados de élite son protegidos.
Una maquinaria de encubrimiento judicial y manipulación mediática
Según el Instituto Nacional sobre el Abuso de Drogas (NIDA, por sus siglas en inglés), 11% de los militares activos reporta uso de drogas ilegales, una cifra que aumenta a 25% entre los veteranos de Irak y Afganistán. Antes que abordar la crisis de manera integral, el ejército ha optado por despedir a soldados adictos sin ofrecer tratamiento, por lo que ha sido demandado en varias ocasiones.
El sistema judicial y los medios de comunicación han jugado un papel crucial en ocultar esta crisis. Los casos que involucraban a miembros de unidades de élite eran sistemáticamente desviados a tribunales militares opacos, donde la impunidad estaba garantizada.
La obra de Harp también detalla el emblemático caso de Cristóbal López Vallejo, acusado de violar a la teniente Erin Scanlon en septiembre de 2016. Tras una presión institucional masiva, los registros judiciales fueron expurgados y el caso fue trasladado a un tribunal militar en Fort Bragg. El juicio, compuesto por diez oficiales superiores, todos vinculados con el mando de operaciones especiales (Usasoc, por sus siglas en inglés), desestimó los cargos a pesar del testimonio de la víctima. Las grabaciones del juicio fueron destruidas por Usasoc, lo que impidió cualquier revisión transparente.
La DEA, por su parte, ha falseado datos sobre el origen de la heroína en Estados Unidos, atribuyéndola a México (“Mexican White”) a pesar de que las muestras coinciden con el perfil afgano. En 2017, mientras Afganistán producía 80% de la heroína global, dicha agencia endilgaba toda la responsabilidad a los cárteles mexicanos.
Los medios han actuado como eco de la narrativa oficial. En lugar de investigar el problema de fondo, canales como New York Times y Associated Press difundieron teorías que atribuían los crímenes y comportamientos violentos al Lariam, un antipalúdico, lo que desvió la atención del consumo generalizado de drogas y la cultura tóxica dentro de las Fuerzas Especiales.
Esta manipulación se extendió hasta la cúspide del poder. El médico personal de Donald Trump, Ronny Jackson, conocido como “el Candy Man”, distribuía estimulantes y ansiolíticos sin control en la Casa Blanca. Su nombramiento, a pesar de las acusaciones de malversación y prescripción indebida, envió un mensaje claro de tolerancia institucional hacia el abuso de sustancias.
La contradicción entre la retórica de Washington y la realidad de Fort Bragg es el producto de un sistema que prioriza el poder y el control sobre la vida y la justicia. Las guerras globales contra el terrorismo y las drogas han servido para militarizar regiones enteras, desestabilizar países y abrir mercados para el capital extractivista, mientras que, internamente, han dado pie a una generación de soldados traumatizados, adictos y abandonados por el mismo sistema que juraron servir.
La red criminal de Fort Bragg opera porque el Estado lo permite a través de sus aparatos judicial, militar y mediático. Es la manifestación más clara de que la “guerra contra las drogas” nunca fue para erradicar el narcotráfico sino una herramienta para gestionarlo, controlarlo y, sobre todo, ocultar su profunda complicidad con esta industria global.
