Tappe delle tensioni a carattere destituente
Dall’avvento della Rivoluzione Bolivariana guidata dal Comandante Hugo Chávez, l’agenda golpista e destabilizzatrice è stata costantemente all’ordine del giorno. L’opposizione, fallimento dopo fallimento politico ed elettorale, ha cercato di impadronirsi del potere attraverso strategie basate sulla violenza e sul caos ad ogni costo. Un anno fa se ne ebbe la prova più recente, con l’insurrezione criminale seguita alle elezioni presidenziali che hanno visto la rielezione del presidente Nicolás Maduro.
La seguente cronologia presenta i principali momenti di tensione caratterizzati da violenza politica con motivazioni destituenti in Venezuela, dal 2002 al 2024.
Qui si riflettono, in maniera sintetica, gli episodi che hanno sconvolto la vita politica, economica, sociale ed esistenziale del paese, segnati da (tentativi di) destituzione del governo, proteste violente (guarimbas), cospirazioni militari, incursioni straniere, magnicidi frustrati, ecc., che hanno contraddistinto il Venezuela nelle ultime due decadi e mezzo.
Che la seguente successione di avvenimenti serva come memoria storica contro l’oblio di un’agenda continuata che mostra ancora di non volersi arrestare, con protagonisti ben noti dello spettro politico venezuelano e internazionale, soprattutto statunitense, alla ricerca di un cambio di regime fino ad oggi centinaia di volte frustrato dalla determinazione popolare e statale di difendere il proprio diritto all’esistenza.
Cronologia 2002-2024
11-13 aprile 2002. Colpo di Stato militare-imprenditoriale e contro-golpe militare-popolare. Magnicidio frustrato del presidente Hugo Chávez. Pedro Carmona Estanga si autoproclama presidente. Bilancio: 19 morti e più di 60 feriti.
9 dicembre 2002 – 3 febbraio 2003. Sabotaggio petrolifero. Dirigenti di PDVSA, Fedecámaras e CTV paralizzano l’industria petrolifera. Decine di feriti; perdita economica stimata in circa 20 miliardi di $.
27 febbraio – 7 marzo 2004. Prima ondata di guarimbas in occasione del referendum revocatorio. Barricate urbane a Caracas e in diversi stati. Bilancio: circa una decina di morti, per lo più per colpi d’arma da fuoco nelle barricate.
12 maggio 2004. Il presidente Chávez denuncia una cospirazione internazionale dopo aver neutralizzato tre giorni prima l’“Operazione Daktari”, con la partecipazione di oltre 150 paramilitari.
15 agosto 2004. Referendum revocatorio. Chávez vince con il 59,1%. L’opposizione, tra cui María Corina Machado, denuncia brogli e tenta di organizzare proteste in varie città. Si registrano saccheggi ed episodi di violenza isolata senza morti immediati.
28 maggio 2007. Il cosiddetto Movimento Studentesco avvia le marce delle “mani bianche” e proteste violente, dopo la mancata rinnovazione della concessione alla televisione privata RCTV.
15 agosto 2007. Chávez propone una riforma costituzionale. Le “mani bianche” riprendono la loro agenda di mobilitazioni con episodi di guarimbas (incendi di infrastrutture e beni, barricate, scioperi brevi, scontri con le forze dell’ordine, disordini, violenza fisica, ecc.) per il resto dell’anno.
14 -19 aprile 2013. Nicolás Maduro vince le presidenziali contro Henrique Capriles, che denuncia brogli e invita a “scaricare la rabbia”. Tra il 15 e il 19 aprile si registrano attacchi e assedi a 35 sedi di Barrio Adentro, ospedali, istituzioni statali, sedi di Mercal e Pdval, del PSUV e del CNE, oltre a media alternativi e comunitari. Bilancio: 11 morti (2 minorenni) e più di 140 feriti.
12 febbraio – 24 marzo 2014. “La Salida”: tentativo di guerra civile e rivoluzione colorata con proteste violente a livello nazionale guidate da Leopoldo López, María Corina Machado e Antonio Ledezma. Bilancio: 43 morti e oltre 800 feriti; López arrestato il 18 febbraio.
25 marzo 2014. Arrestati generali dell’Aeronautica con legami con l’opposizione. Preparavano un piano di sollevazione militare, denunciato da ufficiali di rango inferiore.
12 febbraio 2015. Tentativo di colpo di Stato smantellato, noto come “Golpe Azul” o “Operazione Gerico”. Piano per armare un aereo Tucano e attaccare il Palazzo di Miraflores, o colpire Maduro durante cerimonie ufficiali.
8 marzo 2015. Il presidente USA Barack Obama emette l’ordine esecutivo 13692 (“Decreto Obama”), che definisce il Venezuela “una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli USA”.
12-13 febbraio 2016. Sventato un piano per bombardare obiettivi strategici di istituzioni statali e civili, un tentativo di colpo militare secondo la dottrina dello shock. Da ciò derivò l’arresto di Antonio Ledezma, per via della sorveglianza della DGCIM – Direzione Generale di Controintelligence Militare – del Venezuela e della Milizia.
Primo trimestre del 2017. Cattura progressiva dei membri dell’Operazione “Spada di Dio”, tra cui Ángel Vivas e Raúl Baduel, ex generale di Brigata e ex generale della FANB rispettivamente, i quali avevano reclutato ufficiali subalterni con l’obiettivo di portare a termine un assassinio contro il presidente Maduro, prendere Fuerte Tiuna e formare uno Stato Maggiore di fatto.
Marzo-aprile 2017. Ex funzionari della DISIP, insieme al colonnello (r) Zomacal Hernández, stavano per eseguire l’Operazione “Scudo Zamorano”. A quest’ultimo furono sequestrati 32 chili di esplosivo C4 e altre armi che sarebbero state utilizzate in un piano golpista. Tra i pianificatori figuravano i politici Roberto Enríquez, Oswaldo Álvarez Paz e Julio Borges.
Dal 1º aprile al 31 luglio 2017. Piano insurrezionale con elementi di guerra ibrida, che includevano violenza armata, tratti paramilitari, fattori professionali (Óscar Pérez, ecc.), fino al giorno successivo alle elezioni dell’Assemblea Nazionale Costituente. Una escalation rispetto a “La Salida” in termini di tempo, risorse e metodi. Bilancio: oltre 160 morti e quasi 2000 feriti.
6 agosto 2017. “Operazione David”: attacco al Fuerte Paramacay (Carabobo), neutralizzato dalla FANB.
Marzo 2018. Smantellato il piano golpista militare “Movimento di Transizione alla Dignità del Popolo”, con la partecipazione di gruppi di generali in riserva attiva.
18 aprile 2018. L’Operazione “Gedeón II” delle autorità statali riuscì a smantellare una cellula terroristica coinvolta in atti destabilizzanti volti a generare allarme nella popolazione e a impedire le elezioni presidenziali del 20 maggio, nelle quali sarebbe stato rieletto Nicolás Maduro.
Maggio 2018. Frustrazione e smantellamento di due operazioni: “Constitución” e “Armagedón”, entrambe con l’obiettivo di sabotare le elezioni presidenziali; la prima con la consulenza di funzionari USA e colombiani; l’ultima contemplava l’omicidio del presidente.
4 agosto 2018. Attentato con droni esplosivi contro Maduro e alti funzionari a Caracas (“Operazione David contro Golia”), organizzato dalla Colombia.
23 gennaio 2019. Juan Guaidó si autoproclama “presidente ad interim”; riconosciuto da USA e da alcune decine di paesi.
23 febbraio 2019. Tentativo di ingresso di “aiuti umanitari” della USAID attraverso le frontiere colombo-venezuelane, la cosiddetta “Battaglia dei Ponti”, nelle vie di collegamento tra i due paesi. In un altro scenario di confronto, si verificò l’assedio a installazioni militari e scontri armati nella città tachirense di Ureña. Ci furono decine di feriti e si registrarono quattro morti.
30 aprile 2019. Fallito alzamento militare “Operazione Libertà” guidato da Guaidó e López presso la base aerea La Carlota (Caracas). López si rifugia nell’ambasciata spagnola.
3 maggio 2020. Incursione mercenaria-paramilitare sulla costa dello stato de La Guaira, sventata dall’intelligence militare-popolare e le autoritàdi sicurezza. Coinvolti narcotraffico colombiano, DEA, società Silvercorp e l’entourage poliitco e finanziario del falso governo Guaidó, con un contratto da 212 milioni di dollari che includeva il magnicidio di Maduro.
28 luglio – 3 agosto 2024. Rielezione del presidente Maduro. María Corina Machado ed Edmundo González Urrutia tornarono ad accusare di frode elettorale e convocarono proteste che degenerarono in un’escalation di violenza e caos distruttivo, in un contesto di insurrezione con fattori criminali e tratti golpisti. Con un bilancio di 25 persone decedute e 131 ferite, la maggior parte degli avvenimenti si concentrò nel Distretto Capitale e nello stato di Aragua; il 76,2% degli incidenti si verificò nel quadro di manifestazioni violente, con una natura pianificata e organizzata sia degli eventi sia delle loro deplorevoli conseguenze. Furono distrutti beni pubblici e privati, comprese strutture educative e sanitarie.
Hitos de las tensiones con carácter destituyente
Cronología especial de la violencia política en Venezuela (2002-2024)
Desde la asunción de la Revolución Bolivariana liderada por el Comandante Hugo Chávez, la agenda golpista y desestabilizadora ha estado al servicio del día. La oposición, fracaso tras fracaso político y electoral, ha intentado hacerse con el poder con estrategias que enmarcan la violencia y el caos a como dé lugar. Hace un año se dio la muestra más reciente de esto, con la insurrección criminal luego de las elecciones presidenciales donde resultó reelecto el presidente Nicolás Maduro.
La siguiente cronología presenta los principales hitos de tensión que incluyen violencia política con motivaciones destituyentes en Venezuela, desde el año 2002 hasta 2024.
Acá se reflejan, de manera sucinta, los episodios que han conmocionado la vida política, económica, social y existencial de Venezuela, marcados por (intentos de) destitución del gobierno, protestas violentas (guarimbas), conspiraciones militares, incursiones extranjeras, magnicidios frustrados, etc., que han caracterizado al país en las últimas dos décadas y media.
Que la siguiente sucesión de acontecimientos sirva de memoria histórica ante el desolvido de una continuada agenda que aún tiene visos de no cesar, con protagonistas harto conocidos del espectro político venezolano y foráneo, sobre todo estadounidense, en busca de un cambio de régimen hasta ahora cien veces frustrado por la determinación popular y estatal por conservar su derecha a la existencia.
Cronología 2002-2024
11-13 de abril de 2002. Golpe de Estado militar-empresarial y contragolpe militar-popular. Magnicidio frustrado del presidente Hugo Chávez. Pedro Carmona Estanga se autoproclama presidente. Saldo: 19 muertos y más de 60 heridos.
9 de diciembre de 2002-3 de febrero de 2003. Sabotaje petrolero. Dirigentes de PDVSA, Fedecámaras y la CTV cierran la industria petrolera. Decenas de heridos; pérdida económica de unos 20.000 millones de dólares.
27 de febrero-7 de marzo de 2004. Primera oleada de guarimbas en el marco del referéndum revocatorio, cuando se registra este tipo de acciones opositoras de calle. Barricadas urbanas en Caracas y varios estados. Saldo: casi una decena de muertos, la mayoría por disparos en barricadas.
12 de mayo de 2004. El presidente Chávez denuncia una conspiración internacional luego de haber neutralizado la Operación Daktari tres días antes, de la cual participaban más de 150 paramilitares.
15 de agosto de 2004. Referéndum revocatorio. Hugo Chávez gana con 59,1%. La oposición, entre sus voceras María Corina Machado, denuncia fraude e intenta instalar protestas en varias ciudades. Registro de saqueos y enfrentamientos aislados sin fallecidos inmediatos.
28 de mayo de 2007. El llamado Movimiento Estudiantil comienza las marchas de los “manos blancas” y protestas violentas, tras la no renovación de la concesión a la televisora privada RCTV.
15 de agosto de 2007. El presidente Chávez propone una reforma constitucional. Los “manos blancas” retoman su agenda de movilizaciones en varios puntos del país con episodios de guarimbas (quema de infraestructuras y bienes, barricadas, paros cortos, enfrentamientos con los cuerpos de seguridad, disturbios, violencia física, etc.) durante el resto del año.
14-19 de abril de 2013. El presidente Nicolás Maduro gana las elecciones presidenciales contra Henrique Capriles, quien denuncia fraude y llama a “descargar la arrechera”. Entre el 15 y el 19 de abril se registraron ataques y asedios a 35 instalaciones de Barrio Adentro, más hospitales, instituciones estatales, sedes de Mercal y Pdval, sedes del PSUV y del CNE, medios alternativos y comunitarios. Saldo: 11 fallecidos (2 menores de edad) y más de 140 heridos.
12 de febrero al 24 de marzo de 2014. “La Salida”: ensayo de guerra civil y revolución de color con protestas violentas a nivel nacional lideradas por Leopoldo López, María Corina Machado y Antonio Ledezma. Saldo: 43 muertos y más de 800 heridos; López es arrestado el 18 de febrero.
25 de marzo de 2014. Un grupo de generales de la Aviación Militar fue capturado, con vínculos directos con sectores de la oposición. Preparaban un plan de alzamiento militar, denunciado por oficiales de menor rango.
12 de febrero de 2015. Intento de golpe desmantelado, llamado “Golpe Azul” u “Operación Jericó”. El plan consistía en artillar un avión Tucano y atacar el Palacio de Miraflores, o donde participara el presidente, durante los actos conmemorativos convocados con motivo del Día de la Juventud.
8 de marzo de 2015. El entonces presidente de Estados Unidos, Barack Obama, emitió la orden ejecutiva 13692 (mejor conocida como el “Decreto Obama”) que califica a Venezuela como “amenaza inusual y extraordinaria a la seguridad nacional y la política exterior de los Estados Unidos de América”.
12-13 de febrero de 2016. Desmantelamiento de un plan para atacar de manera aérea puntos estratégicos de instituciones estatales; incluía operativos contra civiles también. Un intento de golpe militar bajo la doctrina del shock. De aquí derivó la captura de Antonio Ledezma, por rastreo de la DGCIM y la Milicia.
Primer trimestre de 2017. Captura progresiva de los integrantes de la Operación “Espada de Dios”, entre ellos Ángel Vivas y Raúl Baduel, exgeneral de Brigada y exgeneral de la FANB respectivamente, quienes habían reclutado oficiales subalternos con el fin de concretar un magnicidio contra el presidente Maduro, tomar Fuerte Tiuna y formar un Estado Mayor de facto.
Marzo-abril de 2017. Exfuncionarios de la DISIP, junto con el coronel (r) Zomacal Hernández, iban a ejecutar la Operación “Escudo Zamorano”. A este último se le decomisaron 32 kilos de explosivo C4 y otras armas que serían utilizadas en un plan golpista. Entre los planificadores se encontraban los políticos Roberto Enríquez, Oswaldo Álvarez Paz y Julio Borges.
1 de abril al 31 de julio de 2017. Plan insurreccional con elementos de guerra híbrida, incluyendo violencia armada, rasgos paramilitares, factores profesionales (Óscar Pérez, etc.), hasta un día después de las elecciones de la Asamblea Nacional Constituyente. Una escalada respecto a “La Salida” en tiempo, recursos y métodos. Saldo: más de 160 muertos y casi 2.000 heridos.
6 de agosto de 2017. Operación “David”: ataque al Fuerte Paramacay en el estado Carabobo y neutralizado por la FANB.
Marzo de 2018. Se detectó un plan golpista militar, llamado “Movimiento de Transición a la Dignidad del Pueblo”, en el que estuvo involucrado un grupo de generales en condición de reserva activa.
18 de abril de 2018. La Operación “Gedeón II” de las autoridades estatales logró desarticular una célula terrorista involucrada en actos desestabilizadores que buscaban generar zozobra en la población e impedir las elecciones presidenciales del 20 de mayo, donde resultará reelecto Nicolás Maduro.
Mayo de 2018. Frustración y desmantelamiento de dos operaciones: “Constitución” y “Armagedón”, ambos con el objetivo de sabotear las elecciones presidenciales; el primero con asesoramiento de funcionarios estadounidenses y colombianos; el último contemplaba el magnicidio del primer mandatario nacional.
4 de agosto de 2018. Atentado frustrado con drones explosivos contra el presidente Nicolás Maduro, ministros y alto mando militar en Caracas (Operación “David contra Goliat”), gestado desde Colombia.
23 de enero de 2019. Juan Guaidó se autoproclama “presidente interino”; EE.UU. y unas decenas de países lo reconocen.
23 de febrero de 2019. Intento de ingreso de “ayuda humanitaria” de la USAID y por las fronteras colombo-venezolanas, la llamada “Batalla de los Puentes”, en las vías de conexión entre ambos países. En otro escenario de confrontación, se dio el asedio a instalaciones militares y enfrentamientos armados en la ciudad tachirense de Ureña. Hubo decenas de heridos y se contabilizaron cuatro muertos.
30 de abril de 2019. Fallido alzamiento militar “Operación Libertad” liderado por Guaidó y Leopoldo López desde las afueras de la base aérea de La Carlota (Caracas). López se refugia en la embajada de España.
3 de mayo de 2020. Incursión mercenaria-paramilitar en la costa del estado La Guaira, frustrada por la inteligencia militar-popular y las autoridades de seguridad, con una composición de agentes como el narcotráfico colombiano, la DEA, la empresa mercenaria Silvercorp y el auspicio político y financiero del falso gobierno de Juan Guaidó, bajo un contrato de 212 millones de dólares que instruía el magnicidio presidencial.
28 de julio al 3 de agosto de 2024. Reelección del presidente Maduro. María Corina Machado y Edmundo González Urrutia volvieron a cantar fraude electoral y convocaron a protestas que derivaron en una escalada de violencia y caos destructivo, en un contexto de insurrección con factores criminales y tintes golpistas. Con un saldo de 25 personas fallecidas y 131 heridas, la mayoría de los acontecimientos se focalizaron en el Distrito Capital y en el estado Aragua; 76,2% de los incidentes ocurrió en el marco de manifestaciones violentas, bajo una naturaleza planificada y organizada tanto de los eventos como de sus lamentables consecuencias. Fueron destruidos bienes públicos y privados, incluidas instalaciones educativas y de salud.

