L’alba in cui Cuba nazionalizzò 26 proprietà yankee

Il 7 agosto 1960 si chiudeva all’Avana il I° Congresso della Gioventù e, nelle prime ore del mattino, Fidel annunciò che la Rivoluzione, esercitando i propri diritti sovrani, nazionalizzava un gruppo di beni e imprese yankee che da anni sfruttavano le ricchezze di Cuba.

Il 7 agosto 1960 è una data storica per la Rivoluzione Cubana e per gli altri paesi fratelli della regione.

Quel giorno si chiudeva all’Avana il I° Congresso della Gioventù e, nelle prime ore del mattino, FIDEL annunciò al popolo cubano e al mondo che la Rivoluzione, in esercizio dei propri diritti sovrani, nazionalizzava una serie di beni e imprese yankee che da anni sfruttavano le ricchezze della nostra Isola.

Questa misura di grande portata era una risposta alle aggressioni economiche che il governo degli Stati Uniti stava perpetrando contro Cuba dopo la promulgazione della Legge di Riforma Agraria.

All’epoca gli statunitensi non capivano, e ancora oggi non vogliono capire, ciò che Fidel disse quella mattina: «Se gli yankee tenteranno di distruggere la Rivoluzione con la forza, non troveranno il loro Guatemala, ma la loro Waterloo».

L’evento riunì allo Stadio del Cerro (oggi Stadio Latinoamericano), la notte di sabato 6 agosto 1960, più di 35000 persone in uno splendido spettacolo giovanile.

Fidel arrivò alle 22.25 accompagnato da Raúl e Vilma, dal presidente Osvaldo Dorticós e da altri ministri.

Quando il Comandante salì sul palco improvvisato, dentro e fuori dallo stadio si levò un’ovazione di benvenuto interminabile. Pochi minuti dopo, il Segretario Generale del Congresso lesse l’accordo di solidarietà con la Rivoluzione cubana approvato dall’Assemblea della Gioventù Latinoamericana.

Alle 11.55 il Comandante in Capo FIDEL CASTRO iniziò il suo discorso, difendendo con fermezza e nobiltà che, esercitando i suoi diritti sovrani, il Governo Rivoluzionario nazionalizzava, mediante espropriazione forzata, le imprese e i beni di proprietà di persone fisiche o giuridiche statunitensi.

Mentre Fidel nominava le aziende o le centrali nazionalizzate, il popolo approvava con forza la decisione con un energico «Se llamaba!» (Si chiamava!), favorito dalla voce vibrante di Raúl.

Il Comandante disse anche che ogni aggressione degli yankee contro Cuba sarebbe stata ripagata «colpo su colpo».

A un certo punto del suo intervento, il leader della Rivoluzione perde la voce e la folla inizia a chiedergli «Che riposi, che riposi!». Ma Fidel vuole continuare… Allora il popolo preoccupato reclama la presenza di RAÚL CASTRO.

Raúl, prendendo il microfono, dice che Fidel deve prendersi più cura di sé. Ricorda che «combattere contro l’esercito di Batista, appoggiato e sostenuto, istruito e armato dagli yankee, è stato un compito difficile, ma ancora più difficile è stato cercare di tenere Fidel lontano dai combattimenti e dalla linea di fuoco durante i due anni di guerra civile».

È stato il nostro Generale dell’Esercito a leggere il testo della Legge 851 sulle nazionalizzazioni, in cui vengono argomentati tutti i dettagli di questo processo legittimo.

Pochi istanti dopo arriva il CHE , che si unisce alla tribuna, e dopo una breve pausa Raúl commenta che ha «una brutta notizia per l’imperialismo yankee perché potrebbe andarsene di nuovo, ma Fidel sta riacquistando la voce. Faremo un piccolo sforzo, lui e noi: lui parlando a bassa voce e voi facendo silenzio (applausi), solo per cinque minuti, mentre canteremo l’inno nazionale diretto da Almeida».

Fidel tornò e terminò il suo storico discorso, in cui risaltò con forza la difesa della sovranità della Patria.

NEL CONTESTO:
  • Le società cubane Corporación Cimex S.A. e Unión Cuba Petróleo (Cupet) hanno intrapreso le azioni legali necessarie, tramite i propri avvocati, per difendersi dinanzi alla corte federale del distretto di Columbia, negli Stati Uniti, dalla causa intentata dalla multinazionale ExxonMobil, ai sensi del Titolo III della Legge Helms-Burton.
  • Non è la prima volta, né è insolito, che entità cubane difendano i propri interessi nel sistema giudiziario statunitense. Dal 1960, lo hanno fatto in più di 40 occasioni, ottenendo verdetti favorevoli in diversi casi.
  • Dopo l’attivazione del Titolo III della legge Helms-Burton, il 2 maggio di quest’anno, la compagnia petrolifera ExxonMobil è stata la prima grande società a citare in giudizio le imprese cubane davanti a un tribunale statunitense.
  • La legge Helms-Burton è uno strumento legale e politico dell’aggressione del governo degli Stati Uniti contro Cuba, che cerca di perpetuare e internazionalizzare il blocco economico, commerciale e finanziario, nonché di intimidire e minacciare gli imprenditori di paesi terzi che investono o mantengono legittimamente attività commerciali nell’isola.
  • Come hanno sostenuto giuristi cubani e internazionali, questa legge si basa su molte falsità. La più ricorrente è che il processo di nazionalizzazione, giusto e legittimo, che ha avuto luogo a Cuba negli anni ’60, fosse illegittimo e illegale.
  • Lo Stato cubano ha ribadito in più occasioni che la legge Helms-Burton è inapplicabile sul territorio nazionale e che non le riconosce né le riconoscerà alcun effetto giuridico. Al contrario, promuoverà tutte le azioni che riterrà necessarie per impedirne l’applicazione, come stabilito dalla legge di riaffermazione della dignità e della sovranità cubane del 1996.

Fonte: Granma

Traduzione: italiacuba.it

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.