Denunciando: Giménez non ha detto questo…

Arleen Rodríguez Derivet

Prima le cose importanti: essendo uno spazio destinato a smontare menzogne, ci tocca rettificare se, nel cammino della verità, inciampiamo in una menzogna, crediamo che sia verità e la condividiamo in rete.

Questo ci è accaduto nell’emissione di martedì 16 settembre. Al termine dell’episodio radiofonico, Reinier Duardo ha trovato un post su Facebook in cui si smentivano presunte dichiarazioni di Carlos Giménez, secondo le quali gli emigrati cubani dovrebbero sacrificare i propri cari sull’Isola con ogni tipo di penuria se vogliono vedere la fine della Rivoluzione (del castrismo, come dicono).

Effettivamente, il presunto post di Giménez che abbiamo commentato è stato smentito sui social ed è giusto chiarirlo, perché non serve mentire per smascherare un anticubano tanto viscerale. La quantità di offese e aggressioni verbali che di solito sputa nelle emittenti televisive della Florida ci solleva dall’onere di provarlo. Qualunque cosa di negativa si dica di lui risulta perfettamente coerente con la personalità di questo signore, che ha dedicato la sua poltrona al Congresso americano a promuovere retate contro gli emigrati che desiderano una relazione normale con Cuba e ogni sorta di attacchi contro qualsiasi azione che possa aiutare l’economia di questo paese. Quindi vale la rettifica: Giménez non ha detto questo. Ha detto e fatto e continua a fare cose peggiori.

Rettificato l’errore della citazione, analizziamo uno degli argomenti più forti del Rapporto sul blocco a Cuba, presentato mercoledì dal cancelliere cubano Bruno Rodríguez: le conseguenze dell’assedio non solo provocano enormi perdite economiche, quantificabili in denaro. Colpiscono profondamente gli esseri umani.

L’accusa non richiede prove in un momento particolarmente difficile per i cubani, quando tutti noi soffriamo direttamente e sulla nostra pelle le conseguenze combinate delle politiche di persecuzione e di assedio. Come ha detto Bruno, non si tratta di numeri, si tratta di sofferenza.

L’effetto del blocco sulla psiche collettiva ha molte dimensioni, cresce, sale di grado e si fa sentire in tutte le case, soprattutto durante i lunghi blackout o quando una programmazione che cerca di togliere incertezza all’imponderabile sparisce, aumentando l’angoscia personale e collettiva man mano che la disponibilità di generazione elettrica raggiunge livelli record di insufficienza.

È importante menzionare questo aspetto, perché insieme al danno contabilizzato di tutti gli introiti che ci sottrae il blocco, compresi gli importi imprescindibili per riparare le termoelettriche più vecchie o per pagare una nave di combustibile o di grano, c’è quel danno psicologico alle famiglie, alle case, ai nuclei separati e ulteriormente puniti con restrizioni ai viaggi e alle rimesse.

Bárbara Betancourt sottolinea che questo effetto non si percepisce solo dentro Cuba. Fuori dal paese, il blocco si esprime in molte maniere: enormi difficoltà anche solo per poter effettuare un cambio minimo di valuta in una banca, nella stigmatizzazione dei cubani negli aeroporti e in altri luoghi di transito. Sommiamo poi le pressioni e le truffe subite da artisti e intellettuali a cui non viene perdonato di aver deciso di vivere e produrre dentro Cuba.

Particolarmente rilevante, nella conferenza stampa del Cancelliere, la caratterizzazione di Marco Rubio come criminale internazionale per il suo appoggio aperto a Netanyahu e alla pulizia etnica, al genocidio a Gaza, che il segretario di Stato USA sostiene con entusiasmo, qualcosa che né lui né il suo presidente Donald Trump hanno il pudore di nascondere, entrambi universalmente condannati per il loro aperto sostegno ai genocidi sionisti.

Nel frattempo, Gaza continua a morire tra le proprie macerie e sotto nuove bombe.

Continuiamo Denunciando.


Chapeando: Giménez no dijo eso…

Por: Arleen Rodríguez Derivet

Primero lo primero: como espacio destinado a desmontar mentiras, nos toca rectificar si en el camino de la verdad tropezamos con una mentira, creímos que era verdad y la compartimos en red.

Eso nos pasó en la emisión del martes 16 de septiembre. Al terminar el episodio radial, Reinier Duardo encontró un post en Facebook donde se desmienten supuestas declaraciones de Carlos Giménez, según las cuales los emigrados cubanos deben sacrificar a sus seres queridos de la Isla con todo tipo de escases si quieren ver el fin de la Revolución (del castrismo dicen).

Efectivamente, el supuesto post de Giménez que comentamos fue desmentido en redes y vale aclararlo porque no hace falta mentir para desenmascarar a tan profundo anticubano. La cantidad de ofensas y agresiones verbales que suele escupir en las televisoras de la Florida nos releva de probarlo. Lo peor que se diga suena muy coherente con la personalidad de este señor que ha dedicado su silla en el Congreso americano para promover cacerías de emigrados que quieren una relación normal con Cuba y todo tipo de ataques a cualquier acción que pueda ayudar a la economía de este país. Así que vale la rectificación: Giménez no dijo eso. Dijo e hizo y hace cosas peores.

Rectificado el error de la cita, analizamos uno de los más poderosos argumentos del Informe sobre el bloqueo a Cuba, presentado el miércoles por el canciller cubano Bruno Rodríguez: las afectaciones del cerco no sólo provocan grandes pérdidas económicas, cuantificables en dinero. Dañan profundamente a los seres humanos.

La acusación no precisa pruebas en un momento particularmente difícil para los cubanos, cuando todos sufrimos directamente y en carne propia las consecuencias combinadas de las políticas de persecución y cerco. Como dijo Bruno, no se trata de números, se trata de sufrimiento.

El efecto del bloqueo en la psiquis colectiva tiene múltiples dimensiones, escala, sube grados y se hace sentir en todos los hogares especialmente durante apagones prolongados o cuando una programación que trata de quitarle incertidumbre al imponderable, desaparece y aumenta la angustia personal y colectiva en cuanto la disponibilidad de generación alcanza récord de insuficiencia.

Es importante mencionar ese aspecto, porque junto con la afectación contabilizada de todos los ingresos que nos quita el bloqueo, incluyendo los montos imprescindibles para reparar las termoeléctricas más viejas o para pagar un barco de combustible o de trigo, está esa afectación psicológica a los hogares, a las familias separadas y castigadas adicionalmente con restricciones de viajes y remesas.

Bárbara Betancourt apunta que ese efecto no se siente solo dentro de Cuba. Fuera del país, el bloqueo tiene muchas maneras de expresarse en dificultades enormes para poder hacer un mínimo cambio de divisas en un banco, en la singularización de los cubanos en aeropuertos y otros lugares de tránsito. Súmense las presiones y estafas que sufren artistas e intelectuales a los que no les perdonan haber decidido hacer vida y obra dentro de Cuba.

Especialmente destacable de la conferencia de prensa del Canciller, la caracterización de Marco Rubio como criminal internacional por su apoyo abierto a Netanyahu y a la limpieza étnica, el genocidio en Gaza que el Secretario de Estado americano apoya con entusiasmo, algo que no tienen el pudor de ocultar ni él ni su presidente Donald Trump, universalmente condenados ambos por su abiero apoyo a los genocidas sionistas. Mientras, Gaza sigue muriendo entre sus propios escombros y nuevas bombas. Seguimos Chapeando.

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